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Il bosco
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Titolo: Il bosco
Autore: Veronica Erspan
Contatto:
Racconto n° 3843
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I suoi piedi, in quelle scarpette di raso, facevano scricchiolare gli aghi di pino calpestati. Quel suono le fece ricordare le lunghe passeggiate nei boschi bavaresi con suo padre, alla ricerca di prede, che lei inevitabilmente faceva scappare con un colpo di tosse o uno starnuto. Non le piaceva la caccia, era un passatempo crudele e poi quelle povere bestiole, perché dovevano morire solo per far divertire i cacciatori? Guardò in alto e attraverso le fronde degli alberi maestosi, intravide un raggio di sole che le illuminò i bei capelli castani, raccolti in una treccia, grossa e pesante, che le arrivava fino alla vita. Un vitino sottile, stretto nel busto color amaranto, che esplodeva da un’ampia gonna dello stesso colore e lunga fino alle caviglie. Certo, quello non era l’abbigliamento adatto per passeggiare nel bosco ma, accidenti, così si doveva vestire una ragazza del suo rango, una principessina bavarese, imparentata addirittura con l’Imperatore d’Austria! Che le importava comunque? Il vestito era ingombrante, ma la voglia di camminare, saltellare e godersi l’aria pungente di quel mattino primaverile nei boschi del Tirolo era più forte di ogni restrizione!
Si fermò per ascoltare i rumori del bosco, chiuse gli occhi ed inspirò quell’inconfondibile profumo di corteccia, di muschio e di felci. Poi udì un suono più lontano. Era uno sciacquìo. Era acqua.
Girò la bella testa da una parte e dall’altra per capire da dove provenisse. Eccolo. A nord. Si mise a correre, per quello che poteva, sollevando con le mani la lunga gonna e le sottovesti di pizzo che la impacciavano parecchio. Eccolo: uno splendido ruscello che saltellava da un sasso all’altro, come fosse vivo. E l’acqua! Che acqua invitante, per una ragazza accaldata ed assetata! S’inginocchiò a bere, avvicinando la bocca rossa ad una cascatella che scendeva proprio di fronte a lei. Quant’era fresca e dolce e buona quell’acqua! Roteò gli occhi neri per vedere se ci fosse qualcuno nei paraggi, anche se era sicura di no. Ma, per quello che voleva fare, era meglio non avere testimoni. Un lieve sorriso le increspò le labbra. Comunque guardinga, alzò la gonna, si tolse i mutandoni bianchi e li mise sotto un cespuglio. Poi, allargando le bianche gambe tornite, si accucciò proprio sopra la cascatella e lasciò che quell’acqua fresca le arrivasse dritta dritta proprio lì, dove un giorno, le aveva detto la mamma, solo il suo sposo avrebbe potuto toccarla. Ah, che gioia! Mamma mia, che bello! Non aveva mai provato una simile sensazione. Le parve strano che, dopo un iniziale senso di frescura, sentisse un calorino delizioso… Avvicinò la mano e si toccò. Trovò qualcosa di piccolo e duro e cominciò istintivamente a toccarlo e strofinarlo…
Un fruscio la risvegliò dal suo delizioso torpore, ma si rese conto di non poter lasciare a metà quello che aveva cominciato. Doveva arrivare alla fine.
Intravvide prima un’ombra e sentì un tuffo al cuore. Poi una persona, un giovane cacciatore, con il fucile in spalla la stava guardando dall’alto del ruscello. Non disse una parola, ma dallo sguardo intenso di due splendidi occhi blu, lei intuì che aveva capito quello che stava facendo. Che vergogna e... che piacere! Si guardarono a lungo e lui si avvicinò lentamente. Era alto, slanciato, vestito come si addice ad un giovane che ama passare molto tempo nei boschi. Lui appoggiò il fucile a terra, sbottonò i pantaloni sul davanti e ne fece uscire il membro ingrossato. Tenendolo con una mano lo avvicinò alla bocca della ragazza, che si aprì e lo accolse. Lei lo succhiò con grande piacere, anche se il suo viso si arrossò per la vergogna. Cosa stava facendo? Eppure, in quel momento, alla ragazza sembrò che fosse l’unica cosa da fare. Lui spingeva dentro e fuori dalla sua bocca il membro grosso e turgido, la guardava e non diceva nulla, solo il suo respiro si fece più affannoso, finchè non emise un lamento lasciando fuoriuscire un fluido che le rimase in gola e non potè che inghiottirlo. Restarono così, immobili, a guardarsi l’un l’altra. Poi il giovane si aggiustò i pantaloni ed allungò le mani verso il suo viso. Accarezzò delicatamente le sue labbra e poi scese verso la scollatura della camicetta bianca di pizzo. I lacci che la chiudevano si sciolsero e i suoi seni, rosei e sodi, sbucarono come per incanto. Lui li guardò, a lungo, e poi li accarezzò piano, avvicinandosi sempre di più finchè arrivò a baciarli, succhiando i capezzoli con delicatezza. Allora la ragazza capì di non riuscire più a stare in quella scomoda posizione e, sopraffatta dal piacere, si lasciò scivolare a fianco del ruscello, le gambe aperte e la fessura aperta e pronta. Il giovane ammirò quello che vide: le due coscie affusolate e divaricate, quel bacino leggermente inarcato, quel ciuffetto scuro che si offriva al suo sguardo e a tutto quello che lui voleva farle. La fanciulla aveva alzato le braccia lungo la testa. Non si sentiva più intimidita, era ammirata da quel giovane così bello e taciturno. Voleva le sue carezze, i suoi baci, voleva la sua lingua lì in mezzo a lei, dove c’era come un fuoco da spegnere. Infatti, lentamente, lui le si inginocchiò davanti sollevando le sue gambe con braccia muscolose sotto le ginocchia e poi avvicinò la bocca proprio lì, sotto il pube e fu un gemito, un piccolo urlo, un piacere indescrivibile mentre la sua lingua penetrava con maestrìa nella fessura turgida e bruciante della ragazza. Sentiva solo il calore di quella bocca che sembrava volerla risucchiare tutta e intanto vedeva le fronde degli alberi, sì lontane dal suo viso, ma le sembrava di essere immersa nella natura come non mai. Il giovane continuava il suo gioco amoroso con la testa immersa tra le sue gambe e lei avrebbe voluto che non finisse mai.
Poi, all’improvviso, non fu più così e sentì freddo. Si ricoprì istintivamente con la lunga gonna stropicciata ma non aprì subito gli occhi. Un leggero fruscìo, dei passi e poi più nulla. Tutto ritornò come prima. Allora si decise e socchiudere le belle ciglia. C’era il bosco, c’era il ruscello, ma del giovane nessuna traccia. Era sparito. Si rimise in piedi, recuperò i mutandoni, e si guardò intorno. Tutto come prima e tutto diverso. La ragazza s’incamminò verso il castello. Era felice. E non avrebbe raccontato a nessuno dell’incontro col cacciatore dagli occhi blu.