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Le foglie danzano nei sogni
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Titolo:
Le foglie danzano nei sogni |
Autore:
Whipsper |
Contatto:
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Racconto
n° 3844 |
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Ti guardo, mentre leggera ti spogli, mentre i vestiti cadono come foglie cui ormai è tolta la vita, ti guardo ancheggiare e muoverti, avvicinandoti al cuore ad ogni passo, ogni battito, teso, lento, freme per te ogni pensiero, e soave avvolgi il mondo della tua grazia, liberi i seni pieni, lasci che io ti ammiri, bella, dolce, dea.
Ondeggi, cullandoti dei suoni immaginari, lasci alle spalle la fatica, le lacrime; sei tu ora a decidere, tu la padrona dei nostri destini, tu a decidere, tu a cantare. Ti lasci accarezzare come il vento che scorre sulla pelle, gelida, fredda, eppure di un calore così forte, come i capelli che sciogli sul mio viso, ognuno, piccolo pugnale diritto nell'animo, ognuno laccio a legare i cuori palpitanti, che vorrebbero fuggire e fuggire lontano, dove nessuna catena potrebbe legarli. Catene ora qui, ai polsi, alle caviglie, Whipsper, il dolce sospiro delle fruste, il dolce soave profumo di paura, il leggero tocco del dolore sussurrato. E i baci, lunghi, languidi e profondi, ad afferrare, mordere le tue labbra, il collo, i seni, sono i denti ora a solcare la tua pelle, entrano nelle morbide carni, ti strappano gemiti di dolore e piacere, sussurri, sospiri, mi vuoi. Non ora, non è il momento: incatenata sei mia, il corpo, l'anima... Sono ancora i denti ad entrare in te, ad assaporare i brividi, che ora ti strappa la fredda lama, scorre sulla tua pelle, lascia soavi tracce vermiglie, naviga nel mare della tua carne, come salpano le onde i vecchi marinai. Divide passato e presente, come le onde di vane promesse, riga la pelle, sento i sospiri. E' la mente che voglio, la tua anima stasera per me, attraverso il tuo corpo fremente, teso a tendere ancor più le catene, a far quasi scivolare la benda che ti pongo sugli occhi, e sono ora miriadi di baci sulla tua pelle, ovunque, nulla è risparmiato, ti torturo, voglio che tu mi voglia, così come la mia anima ha bisogno di te. Ed ora sarà il momento del supplizio. Lingua e lama si accarezzano, si contendono la tua pelle bianca e rosata, si inseguono nel vortice dei tuoi grandi seni, tesi al cielo, come la luna le sere d'inverno, li bacio, li mordo, voglio strapparti gemiti e sospiri, ancor più scendendo, sul ventre che già mi hai donato, che si è acceso nel pensiero lontano, e poi le gambe, anche a loro il dolce supplizio della lama tagliente, dei disegni marcati sul filo; e ti bacio, nel tuo essere donna, nell'aprirti ora, donna per me, mia per questa notte, mia per sempre, affondo in te, baci profondi, mentre i tuoi gemiti diventano grida, mentre ascolto i tuoi muscoli tendersi, stringermi a te, a volermi più in fondo, tra il corpo e l'anima l'esplosione della tua vita, mi stringi, libera, mi baci.
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