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La monta

Titolo: La monta
Autore: Heathcliff
Contatto:
Racconto n° 3911
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Neanche un cazzo di bacio. O una palpata all'uccello. Come se neanche ce l'avesse, il cazzo. Non un gesto per dargli piacere, solo il gusto di umiliarlo e guardarlo godere da solo, e la soddisfazione di schizzargli la tua sborra in gola. Non è da te, Benoit, non è quello che hai immaginato mille volte di fare se l'avessi avuto nel tuo letto. Ma quando finalmente è arrivato il momento non se li meritava, tutti gli orgasmi che hai sognato di dargli. Non dopo tutto il tempo che ti ha fatto aspettare, cazzo, perchè per troppe volte sei stato tu a masturbarti pensando a lui senza poterlo neanche sfiorare.
E in fondo non è solo per quello. E' per colpa di quella molla viziosa che ti è scattata dentro appena l'hai visto sulla porta di casa tua ieri sera, e hai notato il bassorilievo dei muscoli del petto e dell'addome in bella evidenza sotto la pelle liscia. Appena depilata. La troietta si era rasata dappertutto. Per te. Ti è bastato quello per capire cosa voleva. Sbronzo com'era, i suoi occhi e il suo corpo parlavano anche quando la sua lingua era troppo impastata per farsi capire, e tu non hai saputo resistere alla tentazione. Come se lui avesse il potere di togliere il freno a un lato di te che non volevi ammettere, nè più nè meno di quel che stava succedendo a lui, e quel gioco ti piaceva troppo per non continuare. E stamattina uguale, perchè poi la piccola troia provoca, e tu non puoi tirarti indietro. Gli devi dare quello che vuole, perchè lui è venuto per questo. E perché volete la stessa cosa, cazzo.
Al sergente dei marines piace obbedire agli ordini, è chiaro. E a te piace maledettamente darne, Chris Benoit, non negarlo. Ti si rizza come una spranga solo a vedere come reagisce, con quegli occhi stretti che si sgranano per un attimo in uno sguardo da cucciolo quando gli dici quel che deve fare e lui incredulo trasale, annaspa, manda giù la saliva come strozzato dalla vergogna, e poi cede e ubbidisce, docile docile quando ti potrebbe spezzare il collo con una mano sola. E sai bene che il meglio deve ancora venire, perché non lascerà casa tua prima che tu ti sia preso da lui quel che vuoi.
I suoi vestiti sono ancora bagnati. Gli ho dato una mia t-shirt nera che gli sta d'incanto, incollata alle curve dei muscoli come glassa sui bignè, le maniche tese sulle spalle larghe e arrotondate dai deltoidi rigonfi e polposi. I miei jeans invece gli sono grandi di due taglie, e gli scivolano bassi sui fianchi stretti, scoprendo volgarmente l'elastico griffato dei boxer Dolce e Gabbana che gli ho prestato.
Dopo la doccia si è buttato sul mio letto vestito e ha dormito fino alle due del pomeriggio. Steso di fianco a lui, un braccio intorno alla sua vita come per impedirgli di scappare, io ho ascoltato per un'ora solo la musica del suo respiro, felice come un cane con un osso in bocca. Nel silenzio cadenzato dal suo russare lieve, le parole della sua confessione mi piroettavano in mente in un walzer osceno. Non riuscivo a smettere di pensarci. Sentivo confusamente che avrei dovuto essere comprensivo e solidale, indignarmi e consolarlo, ma io ne godevo e basta, di un piacere morboso che non sapevo come reprimere. Le sue parole mi rigiravano in testa ma mi masturbavano il cazzo. Volevo sapere tutto. L’avrei torturato pur di farmi svelare ogni dettaglio. Per sfogare quella ossessione che mi perseguitava, mi sono slacciato i pantaloni e segato a denti stretti guardandolo mentre dormiva, come ieri sera, ma questa volta non ho osato neppure sfiorarlo. Dopo mezz’ora ne avevo già voglia di nuovo.
Quando lui si è svegliato ho cercato di farlo sentire a suo agio e riscattare in quel modo la durezza che ho mostrato verso di lui questa mattina. Mi sono sforzato di essere discreto e non invadente. Ho aspettato per tutto il giorno un segnale, un gesto, una parola che mi dicesse che potevo andare avanti, imponendomi di rispettare i suoi ritmi. Ma adesso basta. Adesso è tardo pomeriggio, e la mia pazienza ha un limite. Ho voglia di lui. E' tutto il giorno che il mio corpo brama un altro contatto col suo, che le mani bruciano dal bisogno di impadronirsi delle sue curve sode, e che il mio cazzo non trova pace. Mi basta guardarlo, sentire il profumo della sua pelle e il timbro maledettamente virile della sua voce profonda, e mi si rimescola il sangue in mezzo alle gambe. Caldo, gonfio, teso, il mio sesso reagisce ad ogni minima sollecitazione che la sua vista mi offre, e non posso aspettare in eterno.
Così l'ho fatto sedere di fianco a me sul divano, e ho cominciato a chiedere. "Adesso raccontami tutto per bene, McKenna."
Mi abbandono all’indietro sullo schienale, succhiando un cubano spesso quanto il mio pollice con la voluttà con cui spompino un cazzo. McKenna ha storto il naso al suo aroma potente, ma io lo assaporo di gusto: se anche non me ne piacesse il sapore, la mescolanza di machismo e ambiguità insita nel chiudere le labbra intorno a quel grosso cilindro di tabacco me lo fa preferire di gran lunga al fumo nervoso e tirannico delle sigarette.
Ad occhi chiusi, percepisco ugualmente il ritrarsi di Ace in una difensiva muta e guardinga.
“Avanti, marine, voglio i dettagli.” Ho tolto il sigaro di bocca, aperto gli occhi ancorandoli ai suoi, e lasciato che il fumo gli si spandesse intorno.
Ace distoglie la faccia, con un’espressione infastidita. “Non ho niente da dire.” Usa quella voce dura e asciutta che mi fa fremere di desiderio, ma non serve a convincermi che non menta.
“Non credo proprio, visto che hai fatto duecento chilometri per raccontarmi quello che ti è successo.”
“Te l’ho già detto ieri sera. Non c’è bisogno che ti dico altro.”
“Ieri sera eri troppo ubriaco per mettere insieme due parole di fila, Ace, e non ci ho capito granchè. Ma sembrava una storia interessante: giovane sergente dei marines si scopre frocio grazie a uno stupro collettivo ad opera di quattro o cinque uomini del suo plotone."
Lui sussulta visibilmente, piantandomi addosso un’occhiata feroce. “Non sono frocio” ringhia quasi con odio. So che vorrebbe farmi rimangiare le parole a pugni, ma intanto devo nascondere in un bicchiere di rum il sorriso soddisfatto che mi allarga la bocca. “Certo che no. E’ solo che ti piace il cazzo, ma sono due cose diverse. Vuoi un goccio?“
“Smettila Chris.” La voce è insieme supplichevole e aspra, e mi strappa il bicchiere di mano per scolarlo in un sorso solo.
"No. Sei venuto qui apposta per dire a me quel che non potevi confessare a nessun altro, e adesso voglio sapere tutto."

Confessare. Come quando era bambino e il prete gli chiedeva se aveva commesso atti impuri. Lui neanche capiva. Quando iniziò a capire, perché padre O’Flaherty prese a fargli delle domande precise su come e quando e quante volte si toccava lì fra le gambe, lui iniziò anche a provarci più gusto. A farlo, e a confessare che l’aveva fatto. Non era colpa di padre O’Flaherty. Lui non era il tipo di prete che adescava i mocciosi. Era il tipo di prete che allenava la squadra di baseball, portava i ragazzi in gita e organizzava feste e messe cantate, e a lui piaceva. Il giorno che se l’era preso sulle ginocchia per dargli una sonora sculacciata non intendeva fare altro che punirlo per aver addobbato la chiesa con le zucche e le streghe di Halloween. Ma mentre era lì a pancia sotto, col pisellino che premeva sulle cosce del prete ad ogni colpo che gli assestava, il piacere che provava era così intenso che quando l’aveva lasciato andare aveva dovuto smanettare il suo piccolo cazzetto fino a sfogare in un precoce orgasmo asciutto la piacevole tensione che quel trattamento gli aveva messo addosso. Era più forte di lui. Succedeva anche quando a punirlo in quel modo era suo padre, se invece di mollargli una veloce sberla sulle natiche si prendeva la briga di prenderselo in grembo e sculacciarlo per benino. Forse non facevano abbastanza forte, o forse era lui a sopportare bene il dolore. Fatto sta che il bruciore dei colpi gli si irradiava nel basso ventre stemperandosi in un calore irresistibile, e un piacere sconosciuto gli inturgidiva l'inguine, e lo portava d'istinto a spingere e strofinare il bacino sulle gambe di papà.
E adesso, fra fantasmi di confessioni e punizioni che gli titillano la memoria, il sergente comincia a sentirsi strano. Accaldato e con la gola asciutta, come se l'impianto di condizionamento avesse smesso di funzionare. E sa bene che non può essere un solo bicchierino di rum a fargli quell'effetto, ma l'inammissibile nostalgia di certe sensazioni. Del bruciore e dell'umiliazione delle sculacciate. Gli manca l'aria, e il respiro gli si fa inconsapevolmente più veloce e più fondo. Perchè Chris sa bene come farglielo provare di nuovo, quel miscuglio di eccitazione e di colpa cui lui non riesce a resistere. Ha capito quello di cui aveva bisogno prima ancora che se ne rendesse conto lui stesso: parole pesanti, e la forza della sua mano sulle natiche esposte. Tre mesi prima lo ha sculacciato steso bocconi sulle sue ginocchia, e lui è stato lì lì per venirgli sui pantaloni. Adesso sente quella voglia strana intossicargli il sangue sotto lo sguardo inquisitorio di Chris e le sue domande indiscrete, e il cazzo risvegliarsi e crescere. "Chris..." Subito non gli esce altro, le parole ancora incastrate fra la vergogna e il gusto perverso di quella stessa vergogna.
"Dimmi com'è andata, Ace" La voce di Chris è profonda e piena, e l'intonazione pressante come una preghiera. Sembra scavargli vibrazioni nel basso ventre. E' tutto il pomeriggio che Ace cerca di controllarsi. Che cerca di non guardare i muscoli potenti delle braccia di Chris per non sentirsene soggiogato, e che si proibisce di lasciar cadere gli occhi sul cavallo dei suoi pantaloni per non avere la tentazione di inginocchiarsi e slacciarglieli. Adesso le domande di Chris gli spogliano l'anima e la lasciano nuda e troia. Le risposte che dovrebbe dargli gliela lacerano come ferite. Ma poi le ferite fremono aperte, palpitando in attesa, e godono a sanguinare. Confessare è una morte lenta, ma non può rinunciare al piacere dell’agonia.
"Non ce l'avrebbero mai fatta se non mi avessero drogato. Credo...mi devono aver messo qualcosa nel bicchiere, altrimenti li avrei stesi tutti e cinque, quelle mezzeseghe..." Ci crede davvero, il sergente McKenna, e si sente ancora il disprezzo nella sua voce. “Mi sono risvegliato che ero piegato in due su un tavolo, coi polsi e le caviglie legati ai quattro piedi ...mi avevano bendato e spogliato...il mio culo era a loro completa disposizione..."
Oh dio, bastardi ma buongustai i tuoi amichetti, e se fossi fino in fondo quel figlio di puttana che invece mi proibisco di essere, ora ti farei piegare a novanta gradi sul tavolo della cucina, ti legherei e benderei e ti scoperei fino a che ho una goccia di sborra nelle palle, sergente McKenna, e scommetto che non ci sarebbe bisogno di drogarti questa volta, ma basterebbe che ti facessi vedere l'effetto che il tuo racconto mi sta facendo al cazzo.
"Il resto lo puoi immaginare."
No, perdio, il resto te lo voglio strappare parola per parola, e non solo perchè il mio cazzo ha bisogno di sapere quanto sei stato troia, ma anche perchè è solo così che smetterai di sentirti in colpa per quel che è successo. "Forse, ma voglio che sia tu a dirmelo."
Ace esala un sospiro stanco, poi increspa la bocca in una mezza smorfia amara. "Mi hanno trattato come la loro puttana, per tutto il tempo che hanno voluto, e riempito di sborra dappertutto. Io...io non volevo, ma non potevo difendermi, non potevo fare altro..."
Benoit succhia il suo sigaro infilandolo dritto in mezzo a uno sfacciato sorriso di scherno. "Povero piccolo, non potevi fare altro, eh? Perchè piuttosto non dici che prender del cazzo ti piaceva, e quel che ti facevano fare godevi a farlo?" Spietato, ma stuzzicarlo lo eccita troppo perché si preoccupi di non fargli male. McKenna deglutisce a fatica, mandando giù la risposta insieme alla saliva. Vorrebbe alzarsi e ricacciare a Chris quelle parole in gola, ma l’erezione che sente crescere sotto i jeans gli impedisce di reagire come si sentirebbe in dovere di fare. Si agita inquieto sul divano e distoglie lo sguardo da Chris con un sospiro nervoso, combattuto fra tentazione e vergogna. Quando si gira di nuovo verso di lui il suo grosso cazzo sbuca ritto come un manganello dalla patta aperta, punizione e insieme premio per una confessione senza pudori. “Dimmi la verità, marine.”
McKenna si sente come morire. Il desiderio di quel pezzo di carne dura gli annebbia il cervello come una droga, e il corpo gli prende a tremare. Il cazzo gli palpita sempre più duro e più caldo, e la voglia di essere penetrato gli spinge fuori le parole anche se gli escoriano la gola. "Subito mi ha fatto male. Poi…poi non so come cazzo è successo, Chris, ma mi sono trovato col cazzo duro, e mi piaceva…mi piaceva da morire… godevo come una vera troia, e alla fine avrei voluto che non smettessero più di infilarmi i loro cazzi dappertutto."
Benoit impazzisce. Un corto circuito di neuroni e nervi alla ricerca frenetica di appagamento sensoriale. Gli è addosso prima che Ace abbia finito di parlare, la lingua nella sua bocca e le mani sul suo corpo. Scambio furioso di lingue e saliva e mani impazzite che aprono e scoprono, e fianchi che premono e spingono membri eretti uno contro l'altro - i due corpi si allacciano con la smania di due amanti ma la forza di due lottatori e il divano scricchiola sotto la loro foga. Il respiro affannoso gli si spezza in grugniti e gemiti, la pelle si struscia avida godendo di ogni centimetro quadro di contatto, le t-shirt finiscono a terra come stracci e i toraci si pressano l’uno sull’altro, muscoli contro muscoli, ora contratti nella violenza del desiderio e ora abbandonati in una resa vogliosa e impaziente. Due sole mani non bastano né all’uno né all’altro, vorrebbero prendere, palpare, pizzicare, possedere, penetrare, le bocche sono dappertutto, si litigano i baci e i morsi, si succhiano come vampiri e mugolano come cani in foia. Completamente ebbri l’uno dell’altro, senza cognizione se non del piacere, del sollievo di aversi finalmente e del bisogno di possedersi di più. Finiscono dal divano al tappeto, avvinghiati in una lotta senza quartiere di desiderio, Chris sopra e Ace sotto, Chris che incalza e Ace che si arrende, Chris che infierisce e Ace che non vuole pietà -il prigioniero vuole essere sicuro di non poter sfuggire, vuole sentire la forza dell’altro soverchiare la propria e la sua lussuria abusare di lui. ... Benoit spinge e affonda, la lingua nella bocca e il cazzo contro l’addome piatto e muscoloso di McKenna, e nei lombi la smania di prendere e fottere; McKenna, schiacciato sotto, pregusta dentro quella potenza, abbandonato e succube, come se il cazzo che ora lo scopa a vuoto gli scavasse dentro un buco, a ogni colpo più aperto, e lui non volesse che sentirlo pieno. I sessi si toccano e si sfregano cercandosi l’un l’altro, guadagnando piacere ad ogni frizione e a ogni contatto, gonfi fino a traboccare, umidi di fluido filante, e tormentati dal bisogno di esplodere.
Finchè Chris non si deve staccare, col cuore in gola e il cazzo che pulsa, già troppo vicino all’orgasmo per poter continuare. Deve frenare l’impulso dei fianchi a spingere forte sul corpo caldo e liscio di Ace per non schizzargli addosso il piacere prima di averlo goduto tutto. Supplica Ace di continuare il racconto. Vorrebbe sapere tutto quello che gli hanno fatto e gli hanno detto, la cronaca di ogni secondo, quando e come ha iniziato a godere, quanti dosi di sborra ha accolto nei suoi orifizi. Si prende il cazzo e lo chiude in un massaggio lento dalla base alla punta, facendo scomparire la testa dentro e fuori dal suo cappuccio di pelle sensibile e fremente, sentendosi come se potesse venire solo a guardarlo e ascoltarlo, mentre Ace si libera con sollievo dei dettagli più sordidi. “Avevo un cazzone nero che mi sfondava il culo, Chris, e altri due sono venuti davanti e mi hanno dato il cazzo in bocca, a turno, infilandomelo così in fondo che a malapena riuscivo a respirare. A un certo punto mi hanno costretto a prenderli in bocca insieme, e le mascelle mi facevano così male che avevo paura che si slogassero, ma sentirmi pieno di tre cazzi mi faceva godere più che mai."
"E hai sborrato, marine?" La voce di Benoit è poco più di un rantolo, stretta in gola dal desiderio.
McKenna non sa dove guardare: non ha voglia di fissare Chris negli occhi e ammettere che gli sia piaciuto fino a quel punto, ma se abbassa lo sguardo sul suo membro duro e già lubrificato dal liquido che gli gocciola dalla fessura fatica a reprimere l’impulso di abbassarsi i calzoni e impalarcisi sopra. Mormora sottovoce, gli occhi bassi, ma incollati alla verga di Chris. “Sissignore. Ho sborrato senza neanche toccarmi, e più di una volta. Godevo come se avessi la fica, signore...Che troia che sono...”
L’ha detto, e solo dirlo gli ha fatto vibrare nel cazzo il bisogno di esplodere, mentre la stessa sensazione pulsa nel cazzo di Chris. “I loro cazzi devono aver stimolato il tuo bottoncino della sborra, baby” dice Chris leccandosi le labbra. Il sergente non è neanche sicuro di cosa intenda, ma sa che quando si infila un dito dentro e strofina quella piccola sporgenza ipersensibile che trova sotto i polpastrelli quando è molto eccitato un orgasmo incredibilmente intenso gli sale alla radice del cazzo senza che possa fare niente per fermarlo, e che ora darebbe qualsiasi cosa per sentire l'uccello di Chris su quel bottoncino. “Non lo so…so che mi piaceva più di tutto quello che ho provato prima.”
“E’ per questo che sei venuto da me, Ace? Perché vuoi che ti faccia io quel che ti hanno fatto loro, visto che a loro non puoi chiedere di rifarlo?”
La voce gli si arena sulle labbra, come se non avesse più suono. “Sì.”
“Allora spogliati”

Il sergente aspetta. A quattro zampe, la fronte appoggiata al lenzuolo, le spalle basse e il bacino sollevato. Le cosce un po’ larghe e la curva lombare accentuata, per offrirsi meglio. Più inarca la schiena, più sente la fessura fra le natiche allargarsi, e l’ano dilatarsi fremente di aspettativa. Un forellino increspato, appena più scuro dell’epidermide chiara e liscia che lo circonda. Non un pelo nel solco del culo, e le palle gonfie pendono glabre. Il cazzo ritto sporge come un siluro da un inguine quasi del tutto depilato. Proprio come piace a Benoit, che si lecca le labbra socchiuse su un respiro già corto, e passa un dito su quella fessura invitante come niente altro al mondo. Calda, e appena umida. Benoit cerca la saliva nella bocca asciutta, come incantato. Si toglie stivali, jeans e boxer. Il sergente aspetta già nudo, ma aspetta da troppo tempo, e fatica a dominarsi. Sa che non si potrà risparmiare il dolore, ma è pronto a sopportarlo. Anzi, lo vuole, come una punizione meritata in anticipo per il godimento che in mezzo a quel dolore piano piano si farà strada e trasformerà un soldato come lui in una spregevole troia da riempire di insulti e di sborra. Basta il tocco lieve di un polpastrello fra le natiche aperte, e lui sussulta e trema, e vuole di più, e prega: “Fottimi, Chris, cosa aspetti?”
Chris appoggia il cazzo dove dovrebbe entrare, ma di piatto, non di punta. Anche lui trema. La grossa verga si tende allo spasimo, sussulta e cola. Una goccia traslucida dopo l’altra, nella stessa attesa che strazia la fessura di Ace, la testa della sua mazza è ormai talmente lubrificata che gli basterebbe spingere per entrare. Ma vuole che per Ace sia piacevole quanto per lui.
“Non l’hai più fatto da quella volta?”
“No”
Chris prende un tubetto di gel lubrificante dal cassetto del comodino, e se ne versa sulle dita una dose abbondante che poi spalma fra le natiche aperte di Ace.
“Mai più infilato niente in questo buchetto, marine?”
“N-no…” A McKenna si incrina la voce. La sensazione delle dita di Chris che smanettano scivolose la sua piccola fica stretta – perché è così che si sente adesso, maschio di fuori e femmina dentro - lo fa rabbrividire di piacere.
“Sicuro di no? Vuoi farmi credere che dopo aver scoperto quanto ti piaceva non sei più andato a stuzzicare da dentro il tuo bottoncino, sergente McKenna?”
“No” Non vuole dire che quasi ogni volta che si masturba ora inserisce anche una o due dita nell’ano per amplificare il piacere, o che si eccita irresistibilmente a infilarsi nel culo oggetti di forma fallica immaginando di prendere dentro grossi cazzi al loro posto.
“Mmh...fammi sentire se dici la verità, sergente McKenna.” Benoit saggia con la punta dell’indice la resistenza offerta dallo sfintere di Ace. Lo trova stretto e teso, e infila dentro la prima falange, mentre il cazzo di entrambi palpita nell’anticipazione di una penetrazione completa. McKenna si è sentito arrossire dall’imbarazzo alle parole di Chris, e il suo sfintere si è chiuso così avidamente intorno al suo dito che gli sembra di non poter più tenergli nascosto niente.
“Delle volte…mi metto un dito nel culo quando mi sego… o due.”
“Allora cominciamo con questo” Il medio di Benoit gli affonda nell’ano ben lubrificato. McKenna geme forte. Una lama di piacere gli apre il grembo, facendogli accapponare la pelle. Il dito di Chris non può essere tanto più grosso del suo, ma gli sembra riempirlo fino a che si sente come traboccare. Non osa quasi immaginare quello che gli farà il cazzo, in un indistricabile groviglio di sofferenza ed estasi. Ma intanto mentre il pensiero gli attraversa il cervello, tutto il suo corpo reagisce con uno spasimo di desiderio, che gli fa spingere i fianchi all’indietro contro il dito che lo penetra, nel tentativo di sentirlo ancora più in fondo. Benoit prende a muoverlo dentro, lentamente, su e giù, e McKenna soffoca i gemiti mordendo il cuscino. Ha la bocca piena di parole oscene da femmina che non ha il coraggio di pronunciare, e gli si strozzano in gola in rochi grugniti da maschio. Ma quando Chris aggiunge il secondo dito a frugargli nel retto il sergente non riesce più a controllarsi. “Chris…oh cazzo, Chris infilami il cazzo, aprimi, sfondami come una troia…”
Benoit sfila le dita dal suo culo sempre più aperto e accogliente. “Girati. Voglio poterti guardare mentre godi, sergente McKenna”
Ace si gira supino nel letto. Il cazzo è talmente duro che svetta dritto come un obelisco dal suo ventre intarsiato di muscoli. Chris gli fa alzare le gambe divaricate e portare le ginocchia al petto, in modo da esporre il più possibile la sua rosellina. In quella posizione, la prospettiva di essere penetrato a gambe aperte, dal davanti, come una donna, lo fa sentire se possibile ancora più effeminato e più puttana. Quando Benoit reinfila dentro indice e medio, stavolta senza la delicatezza della prima volta, ma con un vigore che tradisce l’impazienza di possederlo, McKenna sente subito di essere al limite."Oh…così mi fai godere…mettici il cazzo, per favore Chris, voglio godere col tuo cazzo dentro..."
"Non sei ancora pronto, soldato. Voglio farti il meno male possibile, ma il mio cazzo è un bel po’ più grosso delle mie dita." mormora Benoit col respiro corto, facendo violenza a se stesso per non togliere la mano e mettere nell’orifizio caldo il suo uccello dritto e duro come un palo. Ma Ace non può più aspettare. “Non mi importa un cazzo del male…voglio sentirlo nel culo.” Come se non bastasse, ammettere le sue voglie ad alta voce sembra renderle ancora più pressanti. Chris spinge più forte con le dita, fuori e dentro, e Ace sente il piacere crescere in una vertigine prossima all’ orgasmo. “Chris… così sborro, fermati, fermati cazzo!” lo prega con la voce strozzata, vincendo la tentazione di portare una mano sul cazzo ed esplodere appena si tocca.
“Trattieniti, McKenna, perdio, non puoi venire adesso ” gli intima Benoit con quel tono deciso e autoritario che fa sentire Ace in suo potere, e per sottolineare il concetto gli afferra la destra e gliela blocca sopra la testa per impedirgli di masturbarsi. Egoisticamente, non vuole che Ace arrivi all’orgasmo prima di averlo penetrato per paura che una volta soddisfatto non sia più disposto a prenderlo in culo, e lo vuole eccitato e disposto a tutto come una cagna in calore. Ace si sforza di obbedire. Il ricordo di essere venuto troppo presto la sera prima gli brucia ancora, e non vuole deludere ancora Chris con un orgasmo troppo precoce. Si sforza di pensare ad altro, a qualcosa che freni la crescita esponenziale del suo godimento, i muscoli si irrigidiscono come contro il dolore e le mascelle si stringono come per non gridare, ma la volontà non è sufficiente contro la sensazione che gli procurano le dita di Chris che lo frugano dentro. Il piacere gli si insinua dentro subdolo e veloce come un serpente ora che Chris tocca il suo punto debole all’interno del retto, e McKenna non può fare niente per fermarlo quando gli morde i sensi con un orgasmo repentino e spietato.
Chris sente la prostata gonfiarsi come una noce nel retto ormai ben dilatato del sergente, e vorrebbe tirarsi indietro, ma gli legge negli occhi di non esser più in tempo; allora affonda contro la ghiandola e lo lascia spingere freneticamente il bacino sulle sue dita. Lo guarda inarcarsi, eruttando schizzi cremosi dal cazzo prima ancora che la sua mano lo afferri. I suoi grugniti a denti stretti culminano in un grido di sollievo quando lo sperma viene sparato in alto, subito seguito da un altro e un altro ancora ad ogni contrazione del membro e dell'ano. Chris gli lascia dentro le dita finchè il sergente non si abbandona nel letto agli ultimi fremiti di godimento, poi le sfila con delicatezza, si china e accoglie in bocca il cazzo colante di sborra. Lo pulisce con cura, gustando il sapore del piacere di un uomo e l'odore che gli è rimasto sulle dita. Non si aspettava certo che Ace venisse in quel modo, e se non fosse stato così eccitante guardarlo godere sarebbe stato infastidito da quella reazione troppo veloce. Ma ora non ha intenzione di dargli tregua. Non che Ace ne abbia bisogno. Il suo cazzo non accenna a sgonfiarsi mentre recupera le forze nel piacevole calore della sua bocca, e dopo qualche minuto inizia a spingergli istintivamente la cappella contro il palato, come se volesse già proseguire il piacere.
Ma ora tocca a lui. Si solleva, prende altro lubrificante e se lo spalma sul cazzo, e senza dire nulla prende le caviglie di Ace e gli solleva le gambe nella stessa posizione di prima. Ace manda un gemito di impazienza e aggancia le mani dietro le ginocchia per aiutarsi a starsene lì in offerta, le gambe larghe e sollevate e le natiche aperte. L'orgasmo di prima non era che l'antipasto, e lui se lo sente in ogni nervo ancora scoperto e teso, nel cazzo ancora duro, e soprattutto nel culo che dopo quell'assaggio di penetrazione cerca calibri più larghi e spinte più vigorose per sentirsi finalmente pieno. Non deve aspettare per molto. Sente la cappella calda e liscia appoggiarsi con fermezza, e spingere forzando i muscoli della sua fessura. McKenna trattiene il fiato, e si sforza di non contrarli, ma di restare il più rilassato e aperto possibile. Anche se visualizzando il membro enorme di Chris che gli inizia a dilatargli il culo si sente mancare. Chris si incunea lentamente ma inesorabilmente nel suo corpo teso. McKenna stringe le mascelle e chiude il lenzuolo nei pugni, sopprimendo un lungo gemito di dolore. Certo brucia. Oh cazzo, brucia da morire, brucia talmente che lacrime involontarie gli riempiono gli occhi mentre il cazzone di Chris penetra nelle sue budella, doloroso come un castigo. Il sergente si sente lacerare in mezzo alle natiche in maniera così acuta che non può fare a meno di immaginare la mazza di Chris farsi strada nel sangue, e nella polpa della sua carne viva, conficcandosi come un coltello in un buco che prima non c'era. Ma, confusamente, sente anche che per quanto il membro di Chris gli stia martoriando le viscere, quel supplizio è quello che vuole – quel che il suo corpo si merita, per le voglie da frocio che lo assillano. Se è da troia che vuol esser trattato, nel suo corpo di maschio va dolorosamente trivellata una fica, lacerando l’orifizio che la natura ha concepito sbagliato, separando a forza le mucose unite, scavando nelle sue budella un pozzo da riempire di sborra e piacere. Perché nonostante tutto lui gode. Un’ondata di dolore gli investe il basso ventre ogni volta che Chris affonda, ma poi si frange in tutto un ribollire caldo di sensazioni lussuriose dal retto alla radice del cazzo, che è rimasto duro a pulsare sul ventre. Un colpo dopo l’altro, il sergente perde l’appiglio certo sul reale, come se il cazzo di Chris gli pompasse dentro il piacere e fuori i pensieri. Perde la percezione del tempo che scorre, e non saprebbe dire se Chris lo stia scopando da un’ora o da cinque minuti. Si dimentica di dove, quando e perché il suo corpo viene scosso da quelle spinte potenti, che gli spezzano il fiato come botte, gli fanno accapponare la pelle e insieme gocciare sudore dai pori, e strizzare i pugni e le palpebre. Sa solo che ne vuole ancora e ancora, a ogni colpo ne vuole di più, perché ora a ogni colpo da un fondo di dolore gli sboccia dentro un godimento che gli pervade ogni fibra dell'essere. Quello stesso piacere a cui ha scoperto di non poter resistere durante lo stupro, Benoit ora glielo ripropone amplificato a mille dall'astinenza e dal reciproco desiderio. Di gran lunga più lungo e più grosso delle proprie dita con cui cerca da mesi di soddisfarsi, il cazzo di Chris, che prima si muoveva lento e il più possibile delicato, ora gli si infila con forza nelle viscere fino a sbattergli le palle sul culo, e a lui sembra arrivare fino al cervello. Gli dà alla testa, spandendogli dentro un piacere che lo intossica come un veleno. Gli succhia forza e controllo, gli disgrega percezioni e concetti. Per un frammento di tempo di cui entrambi non hanno misura, il cazzo di Chris neutralizza in lui ogni sensazione che non sia il bisogno di essere insieme squarciato e riempito. Ace si contorce e sussulta e rantola, sbavando gemiti dalla bocca e filo lucente dal taglio del cazzo, duro e rigido come un bastone. Goccia dopo goccia, il liquido prespermatico gli è colato lungo la superficia liscia del glande e ha preso a perdersi fra le vene rigonfie dell’asta come cera fusa lungo il fusto di una grossa e spessa candela. Lui si sente bruciare nello stesso modo, ma non più di dolore. Si aggrappa con le mani dietro alle ginocchia, divaricandosi le cosce e alzando il bacino incontro alle spinte di Chris, i bicipiti duri di marmo e il languore più caldo nel ventre. Il bruciore dell'attrito è diventato piacere bollente come magma e altrettanto pronto a esplodere, che il cazzo di Benoit gli spinge in corpo senza tregua. I suoi colpi gli strappano gemiti e grugniti e invocazioni smozzicate da puttana che lui neanche sente, ogni volta che il suo cazzo affonda stimolando il tessuto denso di innervazioni all’interno del retto. Qualcosa in lui comincia a pulsare al ritmo dei colpi, inesorabile come un ordigno a tempo. Pulsa fra le sue gambe aperte da troia, pulsa tutt'intorno al cazzo di Chris che gli sta aprendo lì in mezzo una fica, pulsa in fondo al culo e nelle palle ben tese, pulsa lungo l'asta rigida e irresistibilmente su fino al glande, pulsa più in fretta e più forte, in tutto il basso ventre, incontrollabile e violento. L'orgasmo deflagra come una bomba, senza che lui si renda conto di dove parta l'innesco, e scuote i centoventi chili di McKenna come una bambola di pezza. Nuovi schizzi di sperma sulla gola inarcata all'indietro, sul torace e sull'addome, e i precedenti non si sono ancora asciugati sui suoi muscoli viscidi di sudore e piacere.
Solo che Chris non si ferma. Non gli lascia il tempo di riprender fiato, o recuperare le forze. Il suo cazzo gli bombarda il retto di colpi serrati, e gli sembra che tocchi sempre più in fondo. Che si spinga sempre più dentro. Come se volesse scavargli le budella per trovare la sorgente di un altro orgasmo, e far sprizzare altra sborra. Per il sergente il piacere diventa un'esplosione a catena. Non è mai stato il tipo da una sola cartuccia, e il suo cazzo difficilmente si accontenta di una sborrata sola, e dopo la prima mantiene l'erezione e la voglia. Ma non è mai stato come adesso. Adesso il piacere è sparato al culmine a ripetizione, ed è più di quel che possa sopportare. Il sergente scivola senza volerlo in una dimensione distorta e parziale di pura lussuria, che annulla ogni percezione che non gli nasca in mezzo alle grosse cosce muscolose, oltre lo sfintere mostruosamente dilatato dal membro di Benoit. Il suo mondo si concentra tutto fra il cazzo e il culo, in un susseguirsi di ondate d’estasi lungo i nervi stremati da quell’overdose di piacere.
Anche se ormai non ha più nè sperma nè forze, e vorrebbe fermare le esplosioni che il cazzo di Chris gli ha innescato in corpo, respirare, placarsi, abbandonarsi sfinito. Tuttavia, finchè la mazza di Chris continua a pungolargli la prostata senza tregua, lui non può sottrarsi alle sensazioni che quel segreto bottoncino del piacere gli scatena dentro se stimolato come si deve, e continua a godere. Anche se godere non è la parola giusta. Va bene per quando affonda avanti e indietro l’uccello duro in un buco caldo e scivoloso e stretto; quello è godere. Ma non basta per descrivere quello sta provando ora, con il cazzo di Chris che gli si spinge nel culo fino ai coglioni, che gli dilata l’ano e il retto come non avrebbe mai creduto di poter sopportare, e spinge, oh dio, spinge ad ogni colpo proprio lì dove si sente morire. Prega Benoit di fermarsi, ma poi il godimento gli distorce le suppliche in bocca, e quel che arriva alle orecchie di Chris è la preghiera di continuare.
"Cazzo...oh...cazzo no...no, basta ti prego…non ce la faccio più Chris…oh cazzo fermati, ti prego, fermati… no cazzo no, non fermarti, fottimi, fottimi…"
Non c’è bisogno che glielo dica, perchè in realtà Chris non riuscirebbe a fermarsi neanche se volesse. Il suo grosso cazzo gli affonda in culo martellando la prostata in un crescendo di ritmo e potenza, e la sensazione che gli procura è così intensa che il sergente ora si sente quasi svenire dal piacere che prova. Come una foglia morta che volteggia in un tunnel buio, sballottata senza coscienza dalla forza dei colpi. Benoit gli ha spremuto fuori fiotti di sborra come sangue da una ferita aperta, e ora il suo corpo trema e sussulta in un’agonia di godimento. Le dita artigliano il letto come se si aggrappasse alla vita che sfugge, gli occhi sgranati gli colano lacrime di troppo piacere. Il suo cazzo vorrebbe ammosciarsi e riposare, ma la stimolazione anale gli trasmette senza sosta vibrazioni di piacere che lo mantengono parzialmente eretto. Le palle del tutto svuotate gli fanno male dalla continua tensione, e si sente come se al prossimo orgasmo il cazzo gli dovesse sputare sangue davvero. Non ha più la forza di reggere le cosce sollevate, e si lascia andare sotto il corpo di Chris in un completo abbandono. Cerca debolmente di respingerlo nei momenti in cui quello che prova gli sembra sul punto di annientarlo, ma tutta la sua energia gli è sprizzata fuori una sborrata dopo l’altra, e non sa come vincere il languore passivo che il suo cazzo continua a stantuffargli nelle viscere. Del tutto in balia della virilità di un altro uomo, il sergente ora può solo subire e godere, e supplicarlo di smettere.

Guarda che ormai l'ho capito che più mi dici di smetterla e più ne vuoi, troia che non sei altro. E farti capire quanto ti piace il cazzo dev'essere l'unico motivo per cui sono riuscito a resistere nel tuo culo caldo e stretto fino a questo momento invece di sborrarti dentro in due minuti, sergente McKenna. Forse è che in realtà ero più teso di te. Non potevo permettermi di pensare solo a me stesso, entrare fotterti e godere. Non potevo permettermi di farti male, o di non darti il piacere che ti avevo promesso. Così ho cercato di dimenticarmi di me per concentrarmi su di te, e leggere le tue sensazioni nei tuoi occhi. Capire che ritmo tenere e quanto forte affondare, anche se io avrei voluto fin da subito martellarti le budella a più non posso. Aspettare che smettessi di stringere i denti e iniziassi a sospirare, e spiare l’espressione sulla tua faccia per la magia di vederti godere davvero. Tutto, pur di farti pensare che ora che hai provato a farti fottere non ci potrai più rinunciare, perchè io di sicuro adesso di te non posso più far senza. Non dopo averti sentito gemere, non dopo averti visto venire col mio cazzo infilato in culo, marine, nè dopo aver sentito i tuoi muscoli d'acciaio stringermi l'uccello nell'orgasmo e le tue cosce alzate da baldracca rapirmi intorno ai fianchi per impedirmi di ritrarmi.
Ma poi perdo il controllo. Una volta che la tua sborra mi è schizzata calda sulla pancia so per certo che farti fottere ti piace, McKenna, e il bisogno imperioso del mio uccello prende il sopravvento. Devo goderti senza riguardi, e sentirti mio fino in fondo. Devo continuare, anche se mi preghi di fermarmi, e fermarmi solo quando sono al limite e il piacere mi sale dai lombi al cervello in una vampata di fuoco. Aspettare in un lungo tremito che la fiammata si riduca a brace, e poi rinfocolare il mio e il tuo godimento a colpi lenti, pazienti, abbandonati. Poi riprendere ancora ritmo e forza, e spingermi in te come se ti volessi squarciare, incalzato dalle tue suppliche sconce, fino a sentire il cazzo traboccare di lussuria, vibrante e insopportabilmente teso verso lo sfogo che gli nego. Il piacere mi insegue come marea che sale. Io mi dibatto, sfuggo, mi arrampico senza respiro, per rimanere a galla e continuare a spingere senza annegare.
Come se la mente avesse del tutto abdicato al corpo, tutto quello di cui mi rendo conto è il godimento che provo a perdermi nell’andarivieni ritmato dentro e fuori dal tuo culo finalmente aperto. Ogni dettaglio, ogni gemito e ogni tocco mi colpisce dritto dai sensi al cazzo senza passare per la coscienza, e non fa che aumentare il piacere di scoparti. Non posso chiudere gli occhi, ma neanche accorgermi di quello che vedo. Vedo la smorfia stravolta sulla tua faccia, sento i gemiti che ti riempiono la bocca, e tutto quel che vorrei fare è spingere più forte. Sento il tuo corpo cercare il mio e contrarsi e tremare nell’orgasmo, e il tuo cazzo spruzzare a ripetizione come una fontana finchè ne hai, e tutto quel che capisco è che ancora non ti basta, e a me neppure. Che avevi così voglia di cazzo che se fosse per te potrei fotterti così fino a domani, McKenna, se non avessi ricacciato indietro il piacere già troppe volte per resistere ancora molto. Per una manciata di minuti di cui perdo nozione ti fotto e godo, e basta. Ti sento pregarmi di smetterla, ma il mio cazzo percepisce solo il tuo corpo sciogliersi in un orgasmo dopo l’altro sotto il mio, e non ti ascolta. Vedo le lacrime mischiarsi al sudore sulle tue guance, ma godo troppo per riuscire a frenare lo slancio dei miei fianchi sui tuoi. Continuo, egoista, a trivellarti le budella di colpi serrati. Il piacere mi rende cieco e sordo. Come un cavallo da corsa troppo dopato, non posso fermarmi finchè non scoppio. L’orgasmo mi esplode nelle vene con la forza di una supernova. Muoio.
Per un grappolo di istanti fusi nel tempo di un lampo, non esisto se non come piacere.
Quando rinasco mi rendo a mala pena conto di dove sono. Tremo ancora così forte che le braccia non mi reggono, e crollo su di te a peso morto. Ora so quello che prova un drogato. Conosco il flash estatico cui non si può più rinunciare. Quello che lo provi una volta, e passi la vita a cercarlo di nuovo. Quello che sai che non ne avrai mai abbastanza. Non voglio più uscire. Voglio restare dentro di te e sopra di te finchè non rimetto insieme i pezzi di me stesso, e poi riprendere lentamente a rimestare col cazzo ancora duro nel tuo culo già pieno di sborra. Voglio che tu sia mio come un giocattolo, McKenna, e usarti per godere finchè voglio.
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