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La moglie del capo
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Titolo: La moglie del capo
Autore: Betelgeuse
Contatto:
Racconto n° 1001
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Ieri mattina il capo mi fa chiamare nel suo ufficio, è una stanza imponente, l'arredamento da solo mette in soggezione chiunque si trovi ad entrarci…
Il capo è una persona odiosa, sui 55 basso e grassoccio, eternamente sudaticcio, particolare predisposizione per le urla e le offese personali. Tutti lo temono, chi dei 110 dipendenti non gli ha augurato almeno un infartino?
Non mi ha fatto neppure sedere, mi ha semplicemente comunicato che lo avrei accompagnato a Milano senza altre spiegazioni.
È strano, lui non si muove mai, ha paura della nave e terrore dell'aereo anche se non lo ammetterebbe mai. Ci troviamo al porto alle 16,30, parcheggio la mia "uno" e lo raggiungo. Saremo in quattro, oltre me e lui c'è sua moglie e il suo autista e la sua Mercedes che costa più del mio appartamento. La sua signora è capitata pochissime volte in sede. Una donnetta minuta, quasi insignificante, abbastanza trasandata per la sua posizione sociale… sul tipo "Azione cattolica" o meglio "Iceberg che affonda il Titanic", deve avere almeno 15 anni meno del marito.
Sono scomparsi nella cabina di prima fino al momento dello sbarco a Civitavecchia… Non potevamo prendere i biglietti per Genova? "Meno ore con il mare sotto il culo" ha detto quel "Vampiro"…
Siamo ripartiti da Civitavecchia alle 17,15 perché il cerbero s'è fermato a contrattare una partita di lamiere, e adesso filiamo alla velocità di crociera verso l'autostrada immergendoci nel tramonto.
L'autista non dice una parola dal porto di partenza, il "Comenda" se ne sta seduto nella poltrona anteriore e io e sua moglie dietro. Lui non smette un attimo di parlare, inonda l'abitacolo di stronzate, ci irrora di luoghi comuni e ramanzine per 50 chilometri.
La signora non parla, noto soltanto che è disgustata dal marito.
In effetti, non è poi brutta come mi era sempre parsa, forse è quell'aria dura che le contrae il viso, forse quagli occhiali fuori moda, o forse l'insieme del suo Look a renderla anonima, l'ho guardata attentamente di sottecchi, magari sotto quel vestitone esagerato ha anche delle belle gambe, un bel seno… Forse con occhiali diversi, una pettinatura più moderna, un sorriso sulle labbra… Ognuno ha quel che si merita. Mi ha fatto provare un sentimento di pena… in fondo vivere con una "Piovra" non deve essere facile. A pranzo ho istintivamente preso le sue difese. Lui è un maiale, lei soffre, e ho cercato di essere gentile con lei. Credo che abbia apprezzato, immagino che non sia abituata a qualcuno che le versa da bere, che le porge prontamente quel che le serve, che le apre lo sportello della macchina o la porta della toelette… mi sono anche divertito, si, a sottolineare quanto sia cafone suo marito col mio comportamento cavalleresco.
Finalmente il "Tricheco" decide di farsi un pisolino, apre una coperta, abbassa il sedile e lo sprofonda sulle mie ginocchia. La signora sì è accorta, mi guarda con aria di scusa, e mi fa cenno di spostare le gambe per mettermi più comodo. Apprezzo e mi metto di traverso, lei apre il cellophane e prende due coperte soffici e calde, me ne porge una.
Già, il "Serpente" odia i posti chiusi, ci obbliga a viaggiare senza riscaldamento e un finestrino, il suo, leggermente aperto. Nel silenzio rifletto su quanto mi piacerebbe poterlo mandare affanculo, su quanto sia ingiusta la vita. La signora credo sonnecchi, pare scomoda, ciondola la testa ad ogni sobbalzo, apre gli occhi, le sussurro di mettersi più comoda, mi ringrazia e si sposta di lato avvolgendosi nella coperta. Credo che fra poco arriveremo a Grosseto, la signora dorme e s'è spostata fino ad appoggiare la testa sulla mia spalla... strano, non provo fastidio, in effetti lei non c'entra nulla con la tiranneria del marito, anzi, provo un senso strano di rilassatezza. Ha un buon profumo, e il suo peso è delicato, quasi discreto.
Superiamo Grosseto, il "Globicefalo", il traffico da la sveglia, la signora s'è scusata quando destandosi s'è accorta della sua imbarazzante posizione…
"Si figuri, mi fa piacere sentire che sta più comoda!"
"Grazie, lei è molto gentile, ma non voglio disturbarla."
"Cosa c'è cara?"
"Nulla, dicevo che non arriveremo mai, se avessimo preso l'aereo…" lui borbotta qualcosa, riprende a delirare per 20 chilometri e per fortuna si riaddormenta, lei è tesa, sembra tristissima, nella scarsa luce dei fari che incrociamo vedo che e ha negli occhi uno sguardo di dolorosa impotenza.
"Cerchi di riposare signora, mi faccio più in la, cerchi di distendersi!" cerco di districare le gambe che sembrano non rispondere, insisto, lei si toglie il soprabito e lo sistema come cuscino, poi titubante tenta di mettersi su un fianco, le faccio segno di poggiare le gambe su di me. Mi poggia una mano sul braccio e stringe in un gesto di ringraziamento e solidarietà, poi la aiuto a distendersi, si avvolge e si rilassa. Sento le sue gambe sotto la coperta, il freddo mi intorpidisce i polpastrelli. La signora pare intuire, si solleva e sistema la coperta, si ricorica.
Non saprei dove mettere le mani, e d'altronde è stata lei ad appoggiarmele sulle sue ginocchia, in fondo uno spesso strato di pudico tessuto le salvaguarda.
Passano venti minuti, ora ho le mani calde, non so perché tengo la mano destra quasi ad afferrare il ginocchio e la sinistra poco più in su, mi pare che sotto quel tessuto di lana di quella gonna che arriva quasi alle caviglie ci siano delle belle gambe, non capisco quale sia il motivo che mi spinge a fantasticare, nel dormiveglia la immagino con una minigonna, una vaga eccitazione mi illanguidisce, beh, almeno passerò il tempo.
La signora si muove, incrociamo un camion che sembra un albero di natale, è sveglia e mi guarda, poi il buio cancella i suoi occhi. Si muove leggermente, sento sotto le dita il tessuto spostarsi, lentamente ma inesorabilmente fino a quando l'orlo scivola via, prima sotto la destra e poi sotto la mano sinistra. Adesso sento un altro tessuto, ma non ruvido e spesso, è quello delle calze! Muovo impercettibilmente la mano, è sicuramente seta morbidissima, sento le rotonde spigolosità del suo ginocchio, la sericità delle sue gambe. Mi immobilizzo, quello che era un vago senso di eccitazione si sta trasformando in qualcosa di più concreto, ma mille domande si affollano nella mia testa.
Lo avrà fatto apposta? Che intenzioni ha? Vuole solo provocarmi per farmi licenziare?
Beh, sarebbe la soluzione per qualche problema o la mia rovina. Rimango immobile per un sacco di tempo, poi una bizzarra visione mi fa sorridere: Io, misero impiegato, me ne sto ad accarezzare le gambe della moglie del capo mentre lui dorme a un metro da noi…
Prendo a muovere la mano, accarezzo lentissimo l'incavo sotto il ginocchio, è morbido, e la seta delle calze mi da un sottile piacere. La signora distende le gambe, ma sento una mano che sfiora il mio braccio. Continuo quella esplorazione, ora con i polpastrelli le massaggio i muscoletti sopra il ginocchio, lentamente, senza fretta. La mano nel buio si appoggia più decisa al braccio. Mi muovo facendo finta di sistemarmi e nello stesso tempo salgo con la mano, lei è immobile, segno che gradisce, e allora andiamo avanti.
Passo le dita sotto la coscia, lei solleva impercettibilmente le gambe, continuo ad accarezzarle senza pressioni, sposto le dita dal basso verso l'alto, e ogni volta salgo di mezzo centimetro, sento il tessuto farsi più spesso, capisco che non porta Collants, ma calze autoreggenti o addirittura con le giarrettiere. Mai mi sarei aspettato da una donna così…
Vado avanti in quell'interminabile gioco di avanzare e ritrarmi, lei ogni tanto si muove di qualche centimetro. Finalmente arrivo al bordo delle calze, sento il bottoncino del reggicalze, sfioro la carne con i polpastrelli. La signora mi stringe il braccio, segno inequivocabile che le piace questo gioco. Lavoro solo con la mano destra, con la sinistra le tengo ferme le gambe, ora accarezzo solo la carne, molto in alto sotto la gonna, la sfioro e sento che in alcuni momenti diventa più ruvida, come se un brivido la facesse accapponare. Ma è solo un momento, ritorna subito liscia e morbida.
Mi giro leggermente spostandomi sulla sinistra. Accarezzo l'anca, sento la cucitura degli slip, lei si sposta su un fianco rendendo per me più agevole accarezzarla. Salgo con le dita su una natica, sembra soda, deve avere mutandine sottili e minuscole, credo siano di seta anche loro. Esploro il sedere godendo della sensazione serica del tessuto e morbida della carne, sono completamente eccitato, mai avrei pensato…
Passo le dita sotto il tessuto… questa è la Prova del Nove! Ma lei non si muove. Sfioro la natica, gioco nel solco con la punta delle dita, passando sempre più in profondità, ma lei non dice nulla, arrivo a toccare le parti interne, lei comincia a tremare. Scendo lungo il solco con la punta delle dita fino a quando sento una leggera umidità, intingo i polpastrelli, li faccio scorrere su e giù spingendo ogni volta un millimetro più a fondo. Passa una colonna di camion, lei mi guarda, io estraggo la mano e la porto sotto il mio naso, respiro a fondo il suo afrore, mostrando un reale piacere nel sentirlo.
Quando finisce la colonna ritorna il buio, rimetto la mano di sotto ma lei s'è voltata, adesso è supina, si sporge verso di me, allarga le gambe si abbandona a prendersi quel che sto per darle. Sposto le mutandine… adesso non c'è più bisogno di sotterfugi, la farò godere e senza mezzi termini! Comincio a massaggiarla, esploro la parte senza tralasciare alcun particolare, prima con il palmo della mano quasi aperto la accarezzo con un movimento prima verticale e poi circolare, poi lascio che tre dita lavorino in basso mentre con il pollice stimolo il "Monte di Venere" spingendo sull'Osso Pubico, la sento bagnarsi e ritmicamente emettere un fremito, sposto il pollice più in basso senza smettere di carezzare, lo appoggio fra il cappuccio e la punta della clitoride imprimendo un movimento semicircolare, mentre con le altre dita massaggio passando dalle grandi alle piccole labbra. La signora mi strizza il braccio, respira veloce, si afferra un seno.
Mi ha fatto venire un'idea, con la mano sinistra salgo verso il suo petto, sento il panno e la sua mano che strizza, come sente la mia la afferra, si sbottona, si abbassa il reggiseno e me la caccia sotto. Adesso lavoro con tutte e due le mani, ho il cazzo che mi duole da tanto è gonfio, passo da un seno all'altro titillando i capezzoli, in effetti dovrebbero essere due belle tette, sembrano sode e di buona dimensione con i capezzoli piccoli ma duri. Vado avanti così, strizzando i seni e accarezzandole la figa, senza smettere di strofinare il clitoride infilo un dito in vagina, chiudo le dita e le riapro, le allargo e le faccio roteare, il pollice si occupa di stimolare la clitoride, l'indice e il medio si infilano nella vagina. L'anulare fradicio di umori scorre in basso fino ad incontrare lo sfintere anale, lei si inarca, si posiziona per agevolare le mie esplorazioni. Appoggio il dito sul buchetto, lo massaggio e lo penetro. La signora emette un lamento che è però solo di godimento, dal sedile davanti qualcuno grugnisce: "Tutto bene cara?"
"A meraa viglia, Laa sciami doo rmire…"
"Sei sicura?" lei non risponde.
Lascio passare uno o due minuti e riprendo l'operazione. Andiamo avanti fino al casello "Firenze sud", qui lei raggiunge il terzo orgasmo e mi allontana la mano, prima si irrigidisce, si stira come a scacciare un torpore, si rilassa per mezz'ora senza più dire o fare niente se non ansimare.
Si solleva, si mette a sedere molto vicina a me, accosta le labbra al mio orecchio sinistro e mi sussurra: "Siete stato molto gentile, grazie, io non avevo mai provato a raggiungere neppure un orgasmo… e voi… Grazie! Mai in tutta la mia vita! Non avevo mai fatto una cosa del genere, scusatemi, non so cosa mi sia preso…".
Il pensiero che avevo fatto una cosa del genere con la moglie del capo, che s'era messa nelle mie mani per quasi due ore, che il "Maiale" non era mai riuscito a farla godere… tutto mi inorgoglisce, è un senso incredibile di rivincita, ora lo guardo con occhi diversi, in fondo è solo un piccolo, ricco, puzzolente Pezzo di Merda arricchito.
Lascio libera la mente in fantasticherie, mi immagino introdurmi furtivamente a casa della signora mentre il "Cornuto" è in ufficio, sento qualcosa muoversi fra le gambe, mi sento il pene appiccicaticcio e ancora non completamente rilassato, credo di avere avuto una polluzione mentre la sditalinavo, chiudo gli occhi e proseguo a fantasticare, mi vedo nel suo ufficio a urlargli contro che è un pirla, gli grido che non capisce un cazzo e che adoro sentire sua moglie urlare di piacere mentre la scopo prima di uscire sbattendo la porta.
Una sensazione mi riporta alla realtà, mi strappa da quel torpore di dormiveglia, è come se una mano passeggiasse sulla mia gamba. Mi desto completamente, la signora è appoggiata a me, ha la testa sulla mia spalla, s'accorge che sono sveglio, mi sfiora il collo con le labbra, sento una scossa attraversarmi, ruoto la testa e incontro le sue labbra. Ci rincagniamo nel sedile sotto la mia coperta, la bacio con tutti i crismi oltre il limite della decenza, lei sembra avida e inesperta, ma si lascia condurre dalla mia lingua e ripete l'esplorazione come una brava scolaretta. Sento la sua mano frugare sul davanti dei pantaloni, mollo la presa del suo seno e della sua coscia guantata di seta e mi sbottono, lei ci tuffa la mano, gioca col mio sesso ancora coperto dalle mutande, lo fa ingrossare e poi lo estrae di lato, comincia a massaggiarlo come una esperta prostituta, indugia sulle parti più sensibili, fa scorrere il palmo quasi senza toccarlo, mi dice in un sussurrro: "Ti piace?"
"È una cosa magnifica!"
"È il minimo che potessi fare!"
Si mette su un fianco poggiando un gomito al sedile, si abbassa, si infila sotto la coperta e lo prende in bocca. Guardo fuori dal finestrino le luci scorrere veloci, le tengo la testa con le dita affondate fra i capelli ad accompagnare il ritmo di quel pompino inatteso, reso ancor più eccitante dalla presenza del marito, ogni tanto lo guardo dormire, guardo il profilo dell'autista che guida immobile come una statua, ascolto le sensazioni che le labbra di lei imprimono alla pelle della mia verga, ogni tanto le spingo dolcemente la nuca per farla arrivare più in fondo, e lei ubbidisce come una dolce servetta… la moglie del capo che mi succhia l'uccello… la coperta si solleva e si abbassa per molti chilometri, poi l'orgasmo non può più trattenersi, ho già messo in pratica tutte le tecniche che conosco per ritardarlo.
Comincio ad eiaculare, lei succhia più velocemente fino a ingoiarlo tutto, si ferma, aspetta qualche minuto e lo pulisce con la lingua, poi delicatamente lo ripone non senza difficoltà dentro gli slip, chiude i pantaloni come una mammina e si abbandona sullo schienale, si massaggia le guance, credo che abbia le mascelle anchilosate dal tanto succhiare. Mi prende la mano e la guida fra le sue cosce, immagino che voglia che la masturbi, comincio. Mi interrompe, "Volevo solo farti sentire come sono bagnata… adesso riposiamoci!" si appoggia totalmente a me e dorme.

Soltanto a Milano il vecchio "Caribù" ci ha detto che eravamo li perché aveva una visita cardiologia da fare, un "piccolo intervento", non più di tre giorni prima di ritornare.
In clinica io facevo da tramite con la sede: riferivo, impartivo ordini, davo disposizioni in una noiosissima sequenza di telefonate… Fino alle sette e mezzo.
La prima sera di ricovero il "Lupo" mi fa: "Accompagna mia moglie in albergo, prendi la Mercedes, qui rimane l'autista!"
Lui in un albergo a 5 stelle, noi in una pensioncina che di stelle non ne ha mai viste.
Prendo la macchina. Lei sale davanti al mio fianco. Da quando siamo arrivati non abbiamo più parlato con la signora, solo ogni tanto mi guarda, poi distoglie lo sguardo, mi sembra imbarazzata. Mi chiede se ho voglia di tenerle compagnia per la cena. Ceniamo in un ristorante che deve essere carissimo, paga lei con la "carta oro". Usciamo, un parcheggiatore ci consegna la macchina, metto in moto e sparo il riscaldamento a manetta, cerco l'uscita nel parcheggio coperto di ghiaia che quasi si gela, lei ride per la prima volta, una bella risata. Il ristorante è un po' fuori Milano, il parcheggio è enorme, tutt'intorno sembra solo boschi, sbaglio strada, mi infilo in un vialetto… eppure mi pareva fossimo entrati da questa parte. Il vialetto termina in uno slargo fra siepi di Pitosforo alte due metri, faccio a fatica manovra nonostante il servosterzo, i fari illuminano quello che adesso appare come un tunnel vegetale, lei ride di gusto, "Ma dove mi sta portando? Non vorrà mica infrattarsi? Sono una signora sposata io!"
Stringo il volante, il suo profumo impregna l'abitacolo, il Barolo mi ovatta i pensieri, il ricordo del viaggio ronza nel cervello. ma non sono sicuro che lei… lascio girare il motore in folle, il silenzio è proporzionale alla solitudine che ci circonda, aspetto.
La signora mi guarda, poi afferra la chiavetta e spegne il motore, apre lo sportello e scende, sale sul sedile posteriore e si siede. Riaccendo il motore, lei mi guarda stupita, spengo i fari e accendo la lucetta azzurra di cortesia… "Sa, signora… è per il riscaldamento!", scendo e passo accanto a lei, chiudo la portiera e metto la sicura.
Ci guardiamo per molto tempo, senza muoverci ne toccarci, il tepore del riscaldamento comincia a farsi sentire, mi sfilo il cappotto, lei pare destarsi da un torpore e si leva la pelliccia. Una ciocca di capelli le è calata sul viso e io la scosto delicatamente, poi le sfilo gli occhiali. Lei aderisce al mio corpo, protende le labbra e la bacio. Un bacio lungo e sensuale, si scatena lasciando correre via le sue repressioni, lascia affiorare le perversioni represse per troppo anni, le sbottono la camicetta, le sollevo la gonna guardandole le gambe velate nelle calze di seta nera… ha proprio delle belle gambe altro chè! Le slaccio il reggiseno e constato che ha davvero tette sode, gioco coi piccoli capezzoli trattenendo le coppe fra le mani, lei fruga i pantaloni alla ricerca di quello che la farà godere. Ci intratteniamo per qualche minuto frugandoci dappertutto, poi la spingo sul sedile, le monto sopra, le allargo le gambe e… mi fermo: "Non abbiamo preservativi!".
"E chi se ne frega!" la penetro.
Lei si rovescia all'indietro e mugola, tiene una gamba appoggiata allo schienale e l'altra al sedile anteriore, la penetro con un movimento ritmico e costante del bacino, spingo avanti facendo scorrere la verga dentro la sua vagina, poi la ritraggo e lei mi tira con le mani artigliate sulle reni. Sento meravigliosamente il calore del suo sesso, la sensazione della figa bagnata mi fa eccitare maggiormente, quanto è meglio scopare senza preservativo non si può quantificare. Negli ultimi anni ho scopato solo con puttane indossando quel malefico strumento di gomma. Adesso mi godo la sua passera fino in fondo.
La signora mugola di piacere, ogni tanto si stuzzica i seni e trema, io la affondo con ritmo, attento alle sue reazioni, concentrato sul mio piacere. Quando lei raggiunge l'orgasmo non lo manda certo a dire, si muove come una forsennata, si contorce, geme e sospira, urla che le piace, sibila di "sfondarla" mi esorta a fare più svelto… poi mi dice: "Adesso vienimi dentro, spingilo in fondo, fammelo sentire… Vieni… dammi il tuo seme… cavalcami, sono la tua cavallina… sta llo ne…" e viene! Non mi trattengo più, aumento il ritmo e comincio a venire. Il fatto che sto irrorando di sperma la figa del capo mi esalta, penso ad ogni goccia che deposito dentro quel caldo nido come ad una rivincita, esaltato dal fatto di averla fatta godere, soddisfatto per la meraviglia di questa chiavata.
Rimaniamo abbracciati per molto tempo, ogni tanto ci frughiamo le parti intime e ci baciamo come animali in calore, poi lei si riveste, la porto all'albergo, la saluto come un estraneo, formalmente.
Da quel giorno ci incontriamo spesso, lei chiama in ufficio, e suo marito mi fa chiamare… "Vai a casa che mia moglie deve uscire, ormai si fida solo di te, portala dalla parrucchiera e aspetta che finisca!"
"Non m'importa, lo so che ci passa tutta la sera, tu aspetti! E non farmi incazzare!"
Crede davvero che aspetti? Povero cornuto! Adesso Lidia (si chiama Lidia) ha cambiato pettinatura, porta le lenti a contatto, veste elegante spendendo un sacco dei soldi del marito, ha una collezione di biancheria intima da paura che, al 95%, conosco solo io, va in palestra, frequenta ottime sale di bellezza, ha perso qualsiasi inibizione e ha affittato di nascosto una villetta sulla costa, l'abbiamo attrezzata bene, un videoregistratore fantastico e una collezione di filmini scelti.
Mi ha confessato che quando non scopiamo si masturba…