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Liquide presenze
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Titolo:
Liquide presenze |
Autore:
Pandora |
Contatto:
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Racconto
n° 1004 |
Altri
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Ci ha portato fin qui l'alito rovente dello scirocco, davanti ad un mare nero, appena illuminato da una falce di luna. C'è un'afa immobile che incolla i vestiti sul corpo e toglie il respiro: l'acqua ha un odore fresco, un leggero movimento d'invito. Sento il fruscio degli abiti e i tonfi soffici dei tuffi; li seguo e mi lascio avvolgere dall'abbraccio salato e denso movendomi a rana verso il largo. L'acqua scorre sul mio corpo nudo dandomi un piacere sottile: i capezzoli la fendono come due piccole chiglie, la peluria del pube ondeggia soffice come un'alga e il rosso anemone del sesso si apre e si chiude ad ogni bracciata. Raggiungo gli altri ma nell'oscurità non li distinguo: anche le voci hanno echi d’uccelli marini. Stanno giocando, con piccoli urli e risate: mi prendono alle spalle spingendomi sotto, riemergo girandomi e afferro risalendo due fianchi rotondi e una vita sottile. Sento i seni ondeggiare contro di me simili a meduse, morbide ed elastiche. Lottiamo sott'acqua scivolando una sull'altra con attenta noncuranza, intrecciando gambe e braccia, afferrando e tastando per risalire col respiro corto e il corpo bollente. Scappo via verso l'ombra di una barca ancorata più in la, con il cuore che mi pulsa tra le gambe e l'impressione di sciogliermi nel mare. Ansimando afferro la corda dell'ancora per riprendere fiato e mi accorgo che c'è qualcuno vicino a me. Non vedo il viso nascosto nell'ombra ma lo riconosco quando si appoggia alla mia schiena: le braccia nervose, le gambe forti e il fluttuare del suo sesso teso che si appoggia ai miei glutei con lo stesso dondolio dell'acqua. Gli altri ridono dall'altra parte della barca, sono vicini ma non ci vedono. Mi tengo alla corda e lui mi afferra i seni con le mani tormentandomi i capezzoli con una foga contagiosa, aderisce a me e io alzo i fianchi per riceverlo. Fa scorrere una mano fino al pube afferrandolo e il suo sesso entra con un colpo violento nella piccola tana marina piena d’acqua e di densi umori salati. Ci muoviamo frenetici e silenziosi, in un mare che ci asseconda e ci allontana, ci accarezza come un amante e non ci permette di fermare un piacere che monta come un temporale, creando in uno stato di delizioso tormento. Le spinte diventano più forti, mi artiglia i fianchi per tenermi contro di lui, sento le unghie e il sesso piantarsi dentro di me e improvvisa l'esplosione ritmica e violenta di un piacere liquido e denso come il mare d'agosto.
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