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Distratta
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Titolo: Distratta
Autore: Lunadinverno
Contatto:
Racconto n° 1008
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La mano solleva le ciocche ribelli e le imprigiona nello scatto del fermacapelli. Lo sguardo lontano.
Sono tutta in quel gesto.
- Indossa il completino bianco, quello nuovo e raccogli i capelli, come giovedì mattina –
Era sul display del mio cellulare stamane, imperioso e dolcissimo.
Ti piace immaginarmi, è il gioco di questa giornata.
Mi ordinerai di compiere un gesto semplice, un movimento, per il piacere di fotografarmi nella tua mente nell’attimo esatto in cui lo compio. Per sentirmi meno lontana.
Cammino nell’aula e volgo lo sguardo agli alberi nudi del giardino, sconvolto da un vento insolitamente caldo in questa mattina d’inverno e una parte di me è nei tuoi occhi.
Li hai posati su di me la settimana scorsa, un tempo sospeso, strappato, rubato.
La stanza era quasi buia quando mi hai accolta. Perché? Avevi paura che la felicità del ritrovarmi facesse male e volevi proteggere entrambi? No… hai chiuso le tende affinché nemmeno un raggio di luce potesse turbare la nostra intimità. Due corpi, due anime e il grembo oscuro di una stanza elegante ed ovattata ad accoglierci.
Mi hai allontanata di alcuni passi, chiedendomi di spogliarmi davanti a te. Nel silenzio rotto dal battito accelerato del mio cuore ho sfilato la maglia e i capezzoli turgidi premevano il tessuto sottile della camicetta. Mi sono chinata a sfilare gli stivali e il tuo sguardo ha disegnato la curva della mia schiena e dei miei glutei, per tornare alle mie dita quando hanno accompagnato la zip della camicetta. Sfilo i pantaloni e la carezza dei tuoi occhi si fa rovente.
- Non indosserai le mutandine –
Ho obbedito e attraversato la mattinata di lavoro, i discorsi con le colleghe, la città in autobus con quel calore segreto che pulsava, libero e umido.
Indugi sul pizzo delle autoreggenti, poi sul gancetto del reggiseno. E’ un attimo e la tua lingua ora guizza sui miei piccoli seni, mi assaggia e il tremore dell’attesa muove le tue dita.
Sento l’eccitazione colarmi fra le gambe e un gemito accoglie l’urgenza con cui la tua mano la incontra.
Seduto sul letto, un asciugamano in torno ai fianchi, l’odore di maschio e del tuo profumo. Bevi i miei gemiti, ti nutri del mio piacere, della mia pelle finalmente sotto le tue dita. Tremo…
Trema il mio cellulare sulla cattedra.
- Sfiora il tuo seno distrattamente, guarda fuori dalla finestra. Lascia andare un pensiero… fin qui –
Una parte di me è sempre lì, non l’hai ancora capito?
Le tue mani erano sul mio seno e non lo sfioravano. Coppe troppo grandi per me, stringevano, carezzavano, giocavano, mentre inginocchiato sul letto premevi il tuo sesso grande e duro contro i miei glutei. E’ stato in quell’attimo che la paura si è cancellata.
Ti ho detto – Prendimi anche dietro – come so che desideri fare da molto tempo.
Non me l’avresti chiesto se non fossi stata io a suggerirtelo, perché la paura di farmi del male è il tuo unico limite. La tua voce calda cerca conferme mentre non smetti di accarezzarmi, di eccitarmi, di stuzzicare il mio sesso dolcemente aperto con le tue dita. Ti sento frugare piano fra i miei glutei, inumidirmi, ungermi… ungerti… Non perdi mai il contatto con il mio corpo, mi parli, mi sussurri tenerezze, parole spinte, quelle che appartengono al nostro modo di fare l’amore, di essere amanti, complici.
Avverto la punta del tuo sesso contro il mio buchetto inviolato. Entri in punta dei piedi e non so come tu riesca a trattenere l’impeto che ti dà guardarmi carponi sul letto, i capelli sciolti, la pelle chiara tutta tesa alle sensazioni che mi regali. Sento la tua tensione nell’erezione potente, nel tremore delle mani calde con le quali guidi il mio corpo.
So che non riuscirai a penetrarmi fino in fondo. Lo sai anche tu. Io così anatomicamente piccola, e così tesa pur nel desiderio, il tuo sesso così grande e la delicatezza a comandare i tuoi gesti.
Quando mi senti gridare e ti assicuro che il dolore è accettabile e così stranamente intriso di godimento, spingi lentamente dentro e fuori di me. Perdo ogni controllo, ti parlo, ansimo, non so cosa ti dico. Anche tu parli, mi chiedi se mi piace, se lo sento. La tua mano sul mio ventre, nel mio sesso, sui miei seni…. Sui miei seni…
Mi hai girata e distesa sul letto, non ce la facevi più, la goccia trasparente e calda del mio orgasmo colata ancora sulle tue dita, il calore che ti aveva accolto ti aveva condotto allo spasimo.
Sento che vuoi riposare dentro di me, vuoi spostare la direzione dello sforzo, vuoi lasciare esplodere il piacere e sentirmi totalmente tua.
Mi divarichi le gambe e passi le dita sulle labbra, in quel gesto eccitante che ti appartiene, bagni le tue dita e accarezzi il mio sesso… la mia fichetta, come la chiami tu… La tua saliva incontra la mia eccitazione, l’orgasmo che mi hai dato pochi minuti fa. Poi il tuo sesso potente m’invade.
Spingi dentro me con calma, sai che stai per venire, sai che puoi farmi venire ancora, perché di te non sono mai sazia, perché mi ecciti e mi fai perdere la testa come nessuno, perché il sesso con te è un vortice dentro il quale mi abbandono senza stancarmi.
Il tuo bacino batte contro il mio, le tue braccia guidano i miei movimenti. Ti ritrai e affondi, ti sollevi e mi fissi negli occhi, il tuo respiro è profondo come mai prima d’ora.
Sento il calore giungere al culmine, il tuo orgasmo esplodere nel mio, pensieri, occhi, quante volte sono già venuta oggi, caldo, il tuo odore, ti amo, anch’io, ti voglio, silenzio... Silenzio.
SILENZIO! – Nell’aula torna la calma. Volgo le spalle al giardino, torno in me.
Accavallo le gambe sotto la cattedra. Sono umida.
SMS – Ho voglia di te.