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La torre dell'assassino
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Titolo: La torre dell'assassino
Autore: Babele
Contatto:
Racconto n° 1010
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Agriturismo: una pace ed una dolcezza panoramica incantevoli, un mare ed un cielo azzurrissimi che si incontrano e confondono all'infinito.
Sono seduto su una panchina di legno collocata a mezza costa di un dolce declivio collinare immerso in un pacioso ambiente bucolico ormai sconosciuto, tutt'attorno ulivi, silenzio ed il verde tenero ed odoroso dell'erba rasata di fresco.
I bungalow di canna locati qua e là sono perfettamente inseriti nella natura circostante, il centro dei servizi è nascosto in un boschetto di pioppi, i pohi clienti sono sparsi nel club e con nessuna voglia di imbrancarsi.
Sono dolci la serata, il mese (inizio giugno), la luna, il cielo, la solitudine, la temperatura, le stelle sempre più nitide, la luce sempre più fioca.
Non voglio lasciare la "mia" panchina e ceno seduto lì con un paio di panini, una birra ed una mela.
Mi ritiro di malavoglia nel bungalow assegnatomi e ne approfitto per rassettare la mia persona e prepararla per la notte.
Sono in pigiama, mi stendo sul letto, leggo, ma quello che voglio è rivedere "il paradiso terrestre" che ho tutt'attorno, mi riaffaccio sul prato e mi immergo nel mirabile sogno notturno sgombro da presenze umane.
"Ascolto" unn silenzio sconosciuto, inedito.
E un urlo lacerante, seppur soffocato.
Un paio di brividi si inseguono lungo la mia schiena e si sperdono in tutto il mio corpo, i miei occhi spauriti cercano l'origine della orrenda ferita inferta a tanta pace facendosi guidare dal senso dell'udito ed incrociano il vecchio silos per granaglie in disuso, stretto, alto, giallino, "aggrappato" al declivio cinquanta metri più in là, da me battezzato "la torre", grosso modo l'area di una stanza ma alta otto o dieci metri.
Anche la torre, pur nella sua singolarità e sproporzione stilistica di origine contadina è ben inserita nell'ambiente aiutata molto anche dal color giallino.
Una sola finestrella ferisce la continuità del muro della torre che mi sta di fronte, a circa mezz'altezza, che manda una luce fioca, sinistra, opacizzata da una tenda spessa e dalla distanza che mi separa da lei.
Pochi secondi di silenzio fan compagnia ai pensieri che mi frullano in capo e alla pace recuperata... poi strida acute, invettive, ombre annebbiate che lottano, che si inseguono e si scagliano l'una contro l'altra... membra che si intrecciano, si divincolano, urla cupe di minaccia e di terrore che si sovrappongono ed i miei brividi di paura aumentano, diventano ancor più freddi.
Si dibattono in me smarrimento, curiosità, terrore, l'impulso innato di dare il mio aiuto alla vittima predestinata.
Parto di scatto come un automa, non comandato ne sostenuto dal ben che minimo ragionamento, mi arrampico come un gatto - ma rischio di cadere come un sasso - sull'ulivo più vicino alla torre.
Si piantano le unghie nelle carni, l'assassino vibra "martellate" forsennate sulla povera vittima, aggressore ed aggredito si attaccano e feriscono con morsi belluini, le grida dell'uno e dell'altro si sovrappongono marcando la violenta determinazione dei contendenti... ma l'assassino diventa vittima, la vittima si fa assassino... ora le "martellate" le vibra... qualcosa non va.
Mi concentro e riesco finalmente a vedere meglio: proiettate dalla luce sulla tenda ci sono delle gambe dove dovrebbero esserci delle braccia, un culo dove dovrebbe trovarsi una testa, mi scuoto, cerco affannosamente di tornare in me, di ragionare, di districare... l'intrigo ed i miei occhi valutano e comprendono meglio, altrochè assassino!, ma quale vittima!
Le "martellate", invero furibonde, non sono altro che gli schianti del pisello di un maschio sul culetto di una femmina, dei peli pubici di un maschio su quelli di una femmina... del "tronco" del cuoco nella sorba della segretaria!
Ah, ecco!, appena prima era l'inverso, era la segretaria che... martellava il cuoco!
Urlano, lottano, si aggrovigliano, graffiano e mordono i rispettivi corpi nudi con dita-artigli selvaggi, ruggiscono orgasmi animaleschi con un furore che li stravolge, che ferisce profondamente la quiete serena della notte.
La violenta turbolenza "di quel tipo di piacere sessuale" si spegne lentamente.
Silenzio.
Un fascio di vivida luce si staglia ed esalta il verde dell'erba davanti alla porta appena spalancata della "torre dell'assassino".
Appaiono due ombre e poi due corpi nudi che si tengono per mano.
Adamo ed Eva si immergono nel notturno paradiso terrestre, giocano lieti coi piedi nudi nella rugiada, coi corpi nudi nella brezza, contano stelle, cantano felicità, urlano piacere, ridono della frescura che li intirizzisce, strillano gioia semplice e vera al partecipe venticello, si rincorrono giocosi, pisello di cuoco e tette di segretaria scampanellano festosi... il cuoco si blocca, se lo prende in mano, lo punta verso il cielo, gioca con lo zampillo dorato, lei corre di qua e di là a braccia aperte come se fossero ali... forse sta davvero volando, si ferma un attimo, riprende il volo... si blocca un secondo, rieccola in volo... immobile...
- Che stai facendo? -
- Sto seminando gocce del tuo seme, il germe della vita -
- A quando la maturazione?, quale il raccolto? -
- A maggio, il mese dell'amore, fiori coi petali color arcobaleno, con i calici colmi di tutti i profumi -
Il silenzio della felicità poi, ambedue affannati, infreddoliti rientrano "volando" nella "torre dell'amore", amica, complice e protettrice del loro sessual piacere genuino, selvaggio, naturale, primordiale, giusto seppur violento.
Che stan facendo rivivere daccapo.
Eccolo un miracolo!, è proprio qui, attorno all'ulivo al quale sono abbarbicato e dal quale non vorrei scendere per non calpestare certi semi-germi-fiori, nel cielo azzurro tutto stelle luccicanti, nel profumo dell'erba rugiadosa da poco tagliata, nel mare scuro che sciaborda sottovoce da lontano, nel silenzio del buio che mi circonda, nella "guerra d'amore" che sta pian-piano espandendo il suo giusto dominio dalla torra dell'assassino al prato verde, al cielo azzurro, all'aria fresca, alla lattea falce di luna un po' sorpresa, stupita, e perciò pallida, al silenzio che non è più...
Perchè adesso è piacere.
Perchè adesso è vita.