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E' stato un attimo
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Titolo:
E' stato un attimo |
Autore:
Aiduc |
Contatto:
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Racconto
n° 1013 |
Altri
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La solita routine oggi al lavoro. Montagne di pratiche da esitare, appuntamenti fissati, appuntamenti mancati, firme su firme, caffè su caffè, soliti alterchi col capufficio. Poi finalmente, verso le 13,30, un po’ di quiete, una pausa per una sigaretta che, da sola, riesco a farmi bastare per l’intera giornata. E’ successo allora, mentre guardavo dalla mia finestra al dodicesimo piano il brulichio di gente e di automobili riversate per le strade. Anche loro la fretta, gli impegni, le corse. E’ stato un attimo. Ho pensato a te. Ti ho lasciata sulla porta dopo che mi hai augurato una buona giornata come sempre, meccanicamente forse, ma con la tua infinita dolcezza. Chissà se in questo momento hai ancora la vestaglia da “cinesina”, quella bianca con i fiori rossi. Forse sì, hai detto che non avevi impegni per la mattinata. Siamo sposati da poco più di un anno, ci amiamo tanto. Ma te lo dimostro abbastanza? Come si concilia il mio duro lavoro con il nostro rapporto? Anche le telefonate dall’ufficio e gli sms non sono forse a cadenza fissa come tutto il resto? Eppure ti amo. Anzi ti adoro. Sarei perso senza di te, credo. E se uscissi all’improvviso dall’ufficio? Ho tre appuntamenti nel pomeriggio. Il capo mi farebbe una sfuriata. Una in più. Che importa. Non ha di che lamentarsi. Lavoro più del dovuto e la mia produttività arricchisce più lui che me. Ma si. Oggi vengo da te all’improvviso. Voglio amarti. Ho desiderio di fare l’amore con te che non te l’aspetti. Spensi il computer e indossai il cappotto. Lasciai l’ufficio senza dire una parola a nessuno. Avevo fretta. Ma non per me, avevo fretta per te, per venirti incontro e per dirti che ti amavo. Eccoti finalmente. Che bello, ancora la vestaglia a fiori, come speravo. Stavi per cucinarti qualcosa, davanti ai fornelli. Una espressione di sorpresa, ma nessuna domanda. Hai letto nei miei occhi la mia passione ed il mio desiderio. Mi hai detto “ti amo” ed hai mollato tutto per concedermi il tuo abbraccio. Come fai ad essere sempre così bella e curata anche quando non devi uscire? Ma si, che stupido, lo fai per me. Dovrei pensarci più spesso. Che buon profumo. Riesco a sentirlo anche quando non sei con me. Non è difficile, ho imparato a farlo anche nelle mie pause lavorative. Mi concentro sulla tua immagine e “costruisco” il tuo profumo. Così, col pensiero, col ricordo. Ogni volta che ho desiderio di te attivo il mio olfatto ed in breve sei lì, in tutta la tua grazia e la tua sensualità. Come il sapore della "madeleine" per Proust, così è il tuo odore per me, mi ricorda il mio amore, la mia felicità. Adesso quell’odore accendeva il mio desiderio, la mia voglia di te. Troppo distante la stanza da letto. Voglio vederti nuda, come sempre ma con la smania di oggi, di questa folle mattina d’inverno. I tuoi seni sono magnifici, rotondi, candidi, sodi. Te li bacio. E questi baci sono umidi, ingordi, imprecisi, sparsi. Come se dovessi ancora scoprire il tuo corpo, faccio saettare la mia lingua dalle labbra al collo, poi attorno ai capezzoli dove mi soffermo per tastare le punte già inturgidite dalla eccitazione. Nessuna parola, solo i brividi sul nostro corpo ed i tuoi sussulti appena appoggio le mie labbra sulla tua fica. La vestaglia è a terra, il tuo corpo adagiato sul tavolo dove probabilmente avevi appena finito di impastare le prelibatezze che mi avevi promesso per la cena. Ti penetro. Prepotentemente. Il mio cazzo vuole entrarti dentro come non mai. Insieme a me stesso. Urli dal piacere. Avverti l’estrema rigidità del mio membro che si fa strada in te. Sei bagnata. Mentre ti scopo non abbandono neanche per un attimo il tuo abbraccio, accarezzo la tua nuca mentre ti bacio appassionatamente sul viso e sulle labbra. E dentro. La mia lingua cerca la tua, l’avvolge, la lecca, l’accompagna dentro la mia bocca. Ti sollevo per i fianchi e tu aggrovigli le tue gambe alle mie. Sei sollevata adesso, facciamo l’amore così, in piedi, mentre con le mani posso percepire la morbidezza delle tue natiche. So che stai per venire. Non ho voglia di cambiare posizione, non voglio staccarmi da te neanche per un secondo. Voglio godere adesso, in te, insieme a te. Ti sento mordere le mie labbra. E’ adesso che mi vuoi. Aumento il ritmo del nostro amplesso. Il mio glande indietreggia fino all’apertura della vulva per poi rituffarsi ancora dentro con forza, avanti e dietro fino all’orgasmo. Restiamo abbracciati ancora, a lungo, mentre i nostri umori si confondono. Ed ho ancora voglia di te.
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