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Sorpresa
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Titolo:
Sorpresa |
Autore:
Jhonny Tyler |
Contatto:
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Racconto
n° 1020 |
Altri
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Mentre Franco torna a casa, in un qualsiasi lunedì pomeriggio, si sente insolitamente pervaso da un totale senso di quiete. Forse adesso che ha 47 anni si rende conto che la vita è stata più facile e buona del previsto. Ha un ottimo lavoro, una bella casa, la macchina che ha sempre desiderato, e soprattutto una splendida moglie che non ha mai smesso di amare sin da quel giorno di 20 prima in cui decise di sposarla. Si, è proprio felice accanto a lei, non può negarselo, e la descrive a tutti come una moglie perfetta; d’altri tempi, quasi. E anche se qualche volta ha fatto pensieri sconci su altre donne, non è mai arrivato a tradirla. Fino a stamattina aveva guardato insistentemente il culo di Ornella, la sua segretaria, ma questo non vuol dire proprio niente, anzi l’ha già dimenticato perché adesso sta per tornare a casa dal suo splendido angelo biondo. Sua moglie Serena. Per di pìù sta per farle una sorpresa, visto che è uscito due ore prima dall’ufficio per portarla a teatro. In fondo Serena a quel pallosissimo balletto di danza classica ci tiene, e anche se Franco non può proprio soffrirlo, ha deciso di accontentarla. Sarà una splendida sorpresa per lei.
Franco pensa che non c’è niente che metta più tranquillità della facciata del proprio bellissimo palazzo. Parcheggia la macchina e scende. Apre il portone d’ingresso, incrocia il signor DeBernardi che saluta sempre allo stesso modo. Apre la cassetta delle lettere e raccoglie la posta. Chiama l’ascensore, entra e preme il numero otto, poi tira fuori dalla tasca i due biglietti che ha appena comprato; li guarda, ride e sente il cuore leggero come quando da ragazzino comprava un regalino ad una fidanzatina e smaniava nell’attesa di darglielo. Quando arriva al piano l’ascensore fa un leggero sobbalzo e poi si arresta. Franco esce e si dirige con le chiavi di casa nella mano destra verso la porta del suo appartamento. Nella mano sinistra stringe i due biglietti come se avesse paura che qualcuno glieli porti via da un momento all’altro. Apre la porta, e tutto contento posa il cappotto all’appendi abiti; richiude la porta e comincia a cercare Serena. È da molto che non le fa una sorpresa. C’è una calma insolita a casa. La tv è spenta, la radio pure, e il cane non lo ha accolto come al solito. Franco pensa che forse Serena è scesa a passeggiare il cane. La cerca prima nel soggiorno, poi nei bagni; niente. Neanche in cucina c’è nessuno. Imbocca il lungo corridoio che porta, in successione, al salotto, al suo studio e poi alla loro camera da letto. Il salotto è aperto e non si vede nessuno. Franco raggiunge la porta successiva e la apre; anche nello studio calma piatta. Rimane solo la camera da letto, è l’ultima porta in fondo. Franco non ha mai saputo darsi una ragione, ma quando c’è puzza di stronzata lui lo avverte subito; adesso sente quella puzza. Ancora prima di essere attaccato con l’orecchio alla porta, avevo sentito dei rumori che definire sospetti sarebbe alquanto riduttivo. Il cigolio del letto. Il modo di ansimare di sua moglie. Il regolare “clap clap” di un suono sordo simile ad un battito di mani. Quando Franco schiude silenziosamente la porta della stanza, si rende conto che quel suono non era un battito di mani, ma i regolari colpi di reni assestati da Vincenzo, il garzone del fornaio, a sua moglie Serena, messa a quattro zampe alla fine del letto, con Vincenzo in piedi dietro di lei che la afferra saldamente per i fianchi e la stantuffa indiavolatamente. Freddy, il cane, li fissa da vicino con lo sguardo stupito e con la testa inclinata da un lato. Franco rimane paralizzato, non sa che fare. Da una parte è tentato di entrare, cominciare a gridare e fare a piccoli pezzettini il giovane garzone e quel gran puttanone di sua moglie. Dall’altra parte si rende conto che quell’osceno spettacolo lo ha fatto eccitare come un adolescente arrapato. Allora per adesso decide di non fare niente e restare a guardare. Vorrebbe piangere, vomitare, strapparsi i denti di bocca; ma non può fare a meno di guardare. Quella che vede non può essere sua moglie, non gli ha mai sentito dire quelle oscenità che sta pronunciando, che lui credeva si dicessero solo nei film porno. Serena si dimena con violenza avanti e indietro, ha la stessa espressione di quando è arrabbiata e digrigna i denti. Dice in continuazione cose del tipo “Cazzo! Si!”, oppure “Merda! Fottimi! Sono la tua cavalla, montami!”. Vincenzo invece emette dei gemiti che sono simili ai ruggiti di un leone. Ogni tanto dice cose del tipo “Sono una bestia!”, oppure “Le piace il cazzo, non è vero signora?”. Il peggio, comunque, arriva quando Franco gli sente dire: "Quel frocio di suo marito ce lo deve avere piccolo piccolo! Lo sente quanto è grosso il mio?". Serena gli risponde: "Sei un treno!". Questo è davvero troppo. Franco si allontana così come è arrivato, ed esce di casa. Decide di aspettare in macchina finchè Vincenzo non se ne va. Dopo circa quindici minuti il garzone esce dal portone, prende la sua biciclettina da quattro soldi e si allontana fischiettando. Deve avere diciasette anni al massimo. Apre lo sportello, si sporge con la testa in avanti e si fa una bella vomitata. Rimane in macchina per altre due ore ripensando a tutto quello che avevo visto e sentito. Sua moglie sbattuta come una volgare prostituta, che dice oscenità. Un ragazzino che gli da del frocio e sua moglie che per tutta risposta gli dice “sei un treno”. Decide di scendere dall’auto e di risalire a casa senza avere la minima idea di quello che farà. Mentre è in ascensore si fissa allo specchio rendendosi conto di essere sconvolto. Al posto degli occhi ha due buchi neri. Ad un tratto dice alla sua immagine riflessa allo specchio: "Cazzo, era davvero un treno, quello.".
Rientra in casa cercando di mantenere l’atteggiamento più naturale possibile. Serena è in soggiorno che guarda la tv. È illuminata da una luce particolare che proviene da fuori, e capisce che resisterle, anche volendo, è quasi impossibile. Infatti non dà la colpa al ragazzino per quello che ha visto, ma a sua moglie che all’improvviso vede come un’estranea. È seduta sul divano, con uno dei suoi succinti abitini monocromi che porta generalmente per casa, che le lasciano scoperte le lunghe e sode cosce, che le fasciano i formosi fianchi e che mettono in risalto le grosse e prosperose mammelle di splendida quarantenne. Quando Serena si accorge della presenza di suo marito volta la testa e lo saluta come sempre. Come se niente fosse successo. Franco si stupisce del controllo che riesce ad ottenere da sé stesso: "Ciao, tesoro mio. Che hai fatto oggi?". "Ciao, amore. Niente. Le solite cose, sai. Ho fatto un po’ di spesa, sono scesa a far passeggiare Freddy e poi sono rientrata." Franco si rende subito conto che questo gioco, fatto di bugie e domande di cui sa già le risposte, gli piace. Sente il suo membro smaniare nelle mutande. Si avvicina a sua moglie e le comincia ad accarezzare la testa ed i capelli. Serena sorride e reclina il capo all’indietro rilassata. Poi Franco le infila i due biglietti del teatro nella scollatura, tra le tette. Lei li tira fuori, e dopo averli osservati, abbraccia al livello della cintola suo marito che è in piedi accanto a lei. Dopo poco nota il suo membro gonfio all’interno dei calzoni. Alza la testa e incrocia gli occhi di Franco che le sorride con il suo tipico sguardo eccitato, che lei conosce bene. Si distacca un po’ e comincia a slacciargli la cintura. Poi gli dice: "Grazie, amore. Sei stato un tesoro… so che ti annoi a questi spettacoli…" e intanto gli ha già tirato fuori il turgido membro "Ma tu lo hai fatto per la tua mogliettina… che adesso sarà carina con te...". Serena comincia a succhiarlo con l’avidità di una bambina assetata che all’improvviso riceve in regalo un ghiacciolo. Franco si abbondona alla stupenda sensazione e il suo respiro diventa pesante. Non che non capitasse che Serena gli praticasse qualche fellatio di tanto in tanto, ma non si era mai comportata così disinibitamente. Franco, per forza di cose, non si stupisce per più di un secondo. Gli sembra il pompino più bello della sua vita, soprattutto per i gemiti di Serena che sembrano quelli dei film hard-core. Quando lei comincia ad usare anche la mano, insieme alla bocca, lui inizia a gemere godurioso, e dopo qualche secondo il suo succo d’amore fa capolino sulla bocca e sulle mani di sua moglie. Serena, oscenamente imbrattata, si lecca le labbra e gli sorride. Poi si alza e va verso il bagno. Franco si lascia cadere sfinito sul divano. Mentre lei si allontana, lui nota che porta le scarpe da sera con i tacchi a spillo; riesce facilmente ad immaginare il perché: così risultava sicuramente più troia ed eccitante per Vincenzo. Allora le chiede: "Come mai porti le scarpe coi tacchi?". Dopo qualche secondo di silenzio lei risponde: "Le volevo allargare camminandoci un po’. Mi stanno un po’ strettine.". Franco, a bassa voce: "Brutta troia.". "Come dici, amore?" "No, dicevo bell’idea…" "Ah… sbrigati che tra un’ora comincia lo spettacolo." Non solo ha assistito alla sua cornificazione in diretta, ma adesso gli tocca anche andare allo spettacolo più noioso del mondo. Pompino o no, è comunque incazzato. "Ma non puoi andarci con qualcun altro?" Serena esce dal bagno senza mutande e con la gonna alzata fino all’inguine e raggiunge suo marito. Porta anche le autoreggenti. "Ma come? Mi hai fatto una bellissima sorpresa e ora vuoi rovinare tutto? Ma non dovevi pensarci prima di comprare i biglietti? Con chi dovrei andarci oramai?" "Ma che cazzo ne so… vacci con chi ti pare…" "Perché mi rispondi così? Sei pazzo?" Franco si alza e si tira su mutande e calzoni: "Vado a fare un bagno.". Serena lo guarda sbigottita allontanarsi.
A mente un po’ più lucida, nella vasca da bagno, Franco si domanda da quanto tempo può andare avanti la situazione. E soprattutto: era il primo, il garzone? Questa è la domanda che lo tormenta più di tutte. Quando aveva chiesto a sua moglie cosa avesse fatto, lei gli aveva risposto nello stesso identico modo di sempre, con la massima naturalezza. Nello stesso identico modo di sempre. Sicuramente non era la prima volta con Vincenzo. Ma adesso smania di sapere con quanti uomini è successo. E poi ora lei è uscita, nonostante avesse visto il suo malumore, infischiandosene. Un comportamento da persona fredda, controllata. Il comportamento di una persona abituata a mentire e a far finta di niente, che non sente più il senso di colpa. Franco si alza di scatto dalla vasca e si asciuga. Ha deciso di appostarsi all’uscita del teatro per vedere chi ha accompagnato Serena.
Lo spettacolo finisce perfettamente in orario, tant’è che dopo cinque minuti dalla prevista fine dello spettacolo scritta sui biglietti, le persone cominciano a uscire. Franco si domanda cosa farà se vedesse Serena con un altro uomo ancora. La risposta se la da subito dopo, perché lei esce dal teatro a braccetto con uomo. Lo riconosce, ma non riesce a ricordarne il nome; è qualcuno che abita nel palazzo di fronte a lui e che frequenta lo stesso supermarket. Chiedersi come mai Serena conosce quell’uomo, oramai equivale a chiedersi di che colore era il cavallo bianco di Napoleone. Perciò decide di seguirli; tanto per soddisfare una curiosità diventata subito morbosa, che non lascia spazio alla gelosia e al disgusto che ha avvertito nel pomeriggio. Li segue a distanza con la macchina, camminando lentamente. Poi i due arrivano alla macchina di lui ed entrano. Franco si ferma a distanza; ma abbastanza vicino per vedere che hanno l’aria divertita e dialogono confidenzialmente. Lui le passa di continuo la mano tra i lunghi e lisci capelli biondo scuro; lei muove la spalla come se gli stesse massaggiando una coscia. O il cazzo. Di certo Franco non si stupirebbe in nessuno dei due casi. Appena la loro auto comincia a muoversi ricomincia l’inseguimento. La destinazione è intuibile; il palazzo di fronte casa. Quando scendono dalla macchina, Franco nota che Serena è vestita “da combattimento”. Indossa una minigonna nera, le scarpe col tacco a spillo modello “faccio ingrifare chiunque”, una maglia bianca a collo alto da sotto la quale le sue tette sembrano volere esplodere, e un cappotto nero lungo tanto per non morire assiderata. I due entrano nel palazzo, mentre Franco guarda attentamente la facciata cercando di notare una luce che si accende, in modo da potere intuire il piano in cui i due si trovano. Dopo un minuto nota una luce che si accende. È il sesto piano. Corre su a casa sua e prende il binocolo; poi si reca alla finestra che da sul lato di quella finestra, sperando di riuscire a vedere qualcosa. Molto più di quanto potesse sperare: Serena è seduta sul divano di una stanza che sembra un soggiorno, con un bicchiere in mano. La visuale non è perfetta, perché la serranda di quella stanza è semichiusa, ma se non cambia posto riuscirà comunque a tenerla d’occhio. Franco si accorge di essere eccitatissimo, come se fosse una spia in missione segreta. Si intristisce un po’ quando si rende conto che la sua missione è, però, spiare sua moglie che lo cornifica. Il cane che cerca di accoppiarsi con la sua gamba lo distoglie dai suoi pensieri. Lo scaccia con una pedata e torna alla finestra. Serena è sempre seduta sul divano, ma in piedi di fronte a lei adesso c’è l’uomo, con le braghe abbassate fino alle caviglie e Serena che gli suona il piffero. A quella vista Franco se lo tira fuori e comincia, quasi involontariamente, a masturbarsi. Dopo qualche minuto, l’uomo dice qualcosa a Serena che sorride, gli risponde e si alza. In piedi, lei è almeno dieci centimetri più alta. I due si scambiano qualche umido bacio, poi lei si alza la gonna, si gira e si mette ginocchioni sul divano: non porta le mutande. L’uomo, che a occhio e croce sembrava avere quarant’anni, è visibilmente eccitato, e senza indugiare comincia a penetrare Serena che ha la faccia schiacciata contro la spalliera del divano. Ad ogni colpo lei apre e chiude la bocca in preda a gemiti che Franco non può sentire, ma che immagina. Quello che all’inizio sembrava già un ritmo indiavolato, dopo poco si trasforma in una selvaggia cavalcata, fatta di smorfie e di quelle che sembrano urla. A un certo punto, l’inquilino del sesto piano comincia a schiaffeggiare Serena sul sedere, ma con una violenza tale da farle diventare rosso accesso il bianco e soffice sedere. Poi il ritmo dell’amplesso scema, finchè i due non smettono di agitarsi. Lui lo tira fuori e Franco nota che non hanno nemmeno usato il preservativo. Deve pulire il muro dal suo sperma prima che rientri sua moglie.
Al suo rientro, Serena trova Franco in soggiorno intento a leggere un libro. Lei non lo saluta e si dirige verso il bagno. Franco sussurra: "Hai pure il coraggio di fare l’incazzata?". Serena torna nella stanza e dice: "Hai detto qualcosa?". "Dicevo, chi ti ha accompagnata?" "Marta, se ti può interessare." "Ah." Serena si allontana nuovamente. Franco la raggiunge nel bagno, dove lei è intenta a struccarsi davanti allo specchio. "Scusa se non ti ho accompagnato, ma ho avuto una pessima giornata." Si avvicina a Serena che sembra non ascoltarlo, e le da una pacca sul sedere. Lei tradisce una smorfia di dolore e poi dice: "Non preoccuparti, lo capisco. Adesso sono un po’ stanca, me ne andrò a letto." "Okay. Io penso che leggerò un altro po’. Buonanotte." Franco torna al suo libro. Serena si distende sotto le coperte. Dopo un po’ Franco la chiama: "Serena?" "Si?" "Che fai domani?" Qualche secondo di silenzio. Poi: "Niente. Le solite cose."
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