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The girl nextdoor
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Titolo:
The girl nextdoor |
Autore:
Petruz |
Contatto:
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Racconto
n° 1029 |
Altri
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Si era da poco trasferita una nuova famiglia nella villa vicino casa mia. Erano in tre, marito, moglie e la loro figlia, una ragazza davvero carina, che non nascondeva le sue grazie, prendendo il sole quasi nuda in giardino. Io non mi lasciavo sfuggire l’occasione e perdevo le mie giornate a guardarla dalla finestra di casa mia. Un paio di volte avevo avuto l’impressione che mi avesse notato, ma lei aveva continuato a comportarsi come se non ci fossi. I suoi genitori si facevano vedere molto poco, ma una volta mentre uscivo di casa mi fermarono e, dopo aver fatto conoscenza, mi chiesero se ero disponibile a occuparmi ogni tanto del loro prato. Io accettai: era un’ottima occasione per conoscere la loro figlia. Le prime volte che tagliai l’erba a casa loro, la ragazza, che si chiamava Barbara, non si fece vedere, e io tornai a casa amareggiato. La quarta volta però, fu quella buona. Venne lei ad aprirmi, perché evidentemente non c’era nessuno in casa. Era davvero bella con quei capelli castani, un po’ rossicci, e quel corpo stupendo: i seni abbondanti riempivano il suo top bianco che lasciava scoperto il bacino atletico, mentre un paio di shorts neri esaltavano i glutei sodi. Mentre rientrava in casa osservai anche le sue gambe abbronzate e affusolate che ondeggiavano in una danza delicatissima quando lei camminava. Mi diressi al vano attrezzi e iniziai a tagliare l’erba. Quando ormai ero a metà lavoro Barbara uscì e mi chiese di entrare in casa una volta finito, per bere qualcosa di fresco. Il caldo era estenuante, tanto che desideravo di più qualcosa da bere che trovarmi faccia a faccia con lei. Entrai in casa. Lei mi aspettava, seduta su uno sdraio di fronte a un tavolino su cui vi erano alcune bibite. Mi invitò a sedermi e mi offrì da bere. Parlavamo del più e del meno, quando lei, non so quanto accidentalmente, si rovesciò addosso il bicchiere. Il top bagnato lasciava intravedere i seni tondi e sodi, su cui si stagliavano i capezzoli turgidi. Io istintivamente presi una salvietta e inizia ad asciugarla. Mentre le mie mani accarezzavano il suo petto, le sue scivolarono tra le mie gambe per cercare il mio pene già pronto. Le tolsi il top e iniziai a baciarla e a leccare i suoi capezzoli. Lei intanto aveva liberato il mio membro e lo massaggiava. Le mie mani entrarono tra le sue gambe e le dita penetrarono nella sua vagina bagnata. La denudai completamente; lei allora, mi fece distendere e iniziò a cavalcarmi, facendosi penetrare. Mentre si muoveva su di me i suoi seni ondeggiavano e io, con le mani appoggiate sui suoi fianchi, la accompagnavo nel movimento. Il suo volto, arrossato, esprimeva un piacere intenso, accompagnato da gemiti sommessi; ogni tanto si chinava su di me per baciarmi. Allora, quando le nostre lingue si intrecciavano, le mie mani accarezzavano la sua schiena per poi scendere a stringere con forza i glutei morbidi e tonici allo stesso tempo. Io ormai stavo per venire; allora lei si alzò e cominciò a succhiarlo, offrendomi nel frattempo, con le gambe divaricate sopra il mio viso, la sua vagina. Feci penetrare la mia lingua tra le sue grandi labbra, mentre lei ingoiava il mio seme caldo. Quando ebbe finito la feci sdraiare accanto a me, continuando ad occuparmi del suo fiore. Gemeva di piacere e io alternavo la lingua e le dita nelle penetrazioni. Quando sopraggiunse l’orgasmo avvinghiò la mia testa con le sue gambe; io allora aumentai il ritmo per farla godere ancora di più. Ormai il mio pene era tornato in posizione eretta, così la penetrai nuovamente, mettendomi sopra a lei. I suoi gemiti erano divenuti ormai grida di piacere e il godimento era disegnato sul suo volto arrossato. Mentre entravo con vigore in lei, la mia bocca esplorava il suo viso e i suoi seni, ove leccavo e succhiavo i capezzoli turgidi. Le sue gambe erano strette attorno alla mia vita e stringevano sempre più, accompagnando le sue urla, di intensità crescente. Ormai stavo per venire, allora mi misi in ginocchio e presi con le mani i suoi fianchi per penetrarla con più forza. Lei allora inarcò la schiena gridando, mentre un fiotto caldo usciva dal mio pene. Allora mi sdraiai accanto a lei e restammo distesi a terra per alcuni minuti, il tempo di un interminabile bacio.
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