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Il centro del mondo
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Titolo: Il centro del mondo
Autore: Robinson
Contatto:
Racconto n° 103
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Uno sguardo improvviso in un giorno qualsiasi di una settimana anonima. Solo per caso nel mentre di una manovra mi capitò di incrociare gli occhi di quella donna che aspettava il verde al semaforo che scattasse. La guardai, distratto, parlavo al telefono e pensavo alle cose da fare. Il semaforo scattò ed io cancellai l'immagine dalla mia mente. Quel giorno davanti al botteghino del cinema avevo voglia di esser solo a ritrovare un momento di tranquillità dopo tanto lavoro; chiesi il biglietto e cominciai ad incamminarmi. A quel punto avverti il peso degli occhi sulla mia persona da parte di qualcuna che mi seguiva. Ne intuivo il passo leggero e sicuro, ne immaginavo la fierezza ed ero incuriosito da chi mi stava letteralmente scrutando con gli occhi. Mi voltai quasi di scatto cercai il rumore dei passi che mi seguivano decisi e lentamente risalii al volto che non riconobbi fino a quando non riuscii ad incrociare lo sguardo. Non fu necessaria alcuna spiegazione alcun sforzo di memoria era lei quel pensiero cancellato che riesplodeva alla mente. Fermai il passo, la lasciai avvicinare, la stessa intensità del semaforo ritornò prepotente e nessuno dei due riuscì a pronunciare una parola. Ma eravamo li fianco a fianco con la certezza che ci eravamo già visti e con la consapevolezza che lo stare li insieme aveva un unico senso. Entrammo in sala quasi come automi, seduti a fianco a non guardare il film e scoprire nei respiri nei gesti nei movimenti, nelle reazioni non connesse alle azioni che attraversavamo uno stato di trance. Fu quasi inconscio cercare la sua mano, per assaporarne il calore, stringere le sue dita per valutarne le reazioni, accarezzare la sua pelle per ammirarne la lucentezza. E quando tutto questo non bastò più fu lei a voler dare un segno di passione. Prese la mia mano, mi portò vicino al suo centro del mondo, mi fece immaginarne il calore e poi quasi per incanto si alzo di scatto. Non capì! pensai avesse recuperato razionalità e contegno e si fosse allontanata da un desiderio impossibile da vivere. Aspettai la fine del film per raccogliere i miei pensieri e dare una logica a quanto vissuto. Non ricordo nemmeno cosa proiettassero, ma ricordo che stancamente mi allontanai dalla sala alla fine delle proiezioni. Ed altrettanto stancamente mi avvia all'auto per rientrare. Misi in moto con direzione casa e fu a quel punto che avverti la presenza di un'auto che ostacolava il passaggio. Suonai, una due tre volte. Ma perchè questo non si sposta? adesso scendo e gliene dico quattro. Rientrai nel parcheggio e con fare deciso mi avvicinai alla portiera. Stavo già pronunciando le prime invettive. Ma non ebbi nemmeno il tempo di parlare, la riconobbi, era lei era li e con lo stesso sguardo magnetico mi parlava senza frasi. Mi fermai, intontito stranito, e non riuscì nemmeno a biascicare una frase. Avevo già dimenticato tutto, avevo già superato la dimensione del reale e quando riuscì a ordinare i miei pensieri aprendo gli occhi me la ritrovai a fianco, con la testa sul mio petto e le mani che accarezzavano il mio corpo. Non riuscirò mai a ricordare cosa materialmente avvenne ma sono certo che quello che non posso riferire è ciò per il quale ogni esistenza terrena viene concepita e gli da il senso effettivo. Non ho mai più rivisto quello sguardo negli occhi di una donna