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Amici d'infanzia
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Titolo: Amici d'infanzia
Autore: Petruz
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Racconto n° 1046
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Quando ero piccolo giocavo sempre insieme a Giorgia, una bambina con i capelli castani che abitava vicino a casa mia. Eravamo inseparabili, stavamo insieme tutto il giorno e ci confidavamo tutti i segreti. Purtroppo, quando compì undici anni, i suoi genitori, famosi industriali della zona, la mandarono a studiare in un collegio privato femminile.
Inizialmente vi era stata un fitta corrispondenza tra me e lei, ma dopo un anno le lettere erano divenute più rare, fino a cessare. Io sapevo solo che lei stava per tutto l’anno chiusa in collegio, tranne una settimana in estate che trascorreva con i suoi in Svizzera.
Ormai era passato molto tempo, io avevo ventitré anni e vivevo da solo in un appartamentino del centro. Ma una sera, mentre cucinavo, suonarono alla porta. Io aprii e trovai una bellissima ragazza con i capelli castani leggermente mossi, lunghi fino alle spalle. Indossava un maglioncino di cotone rosa e una gonna nera.
Ci guardammo negli occhi e mentre lei diceva: - Andrea!- io rispondevo: - Giorgia!-.
Ci abbracciammo a lungo, dopo di che la invitai ad entrare. Aveva appena terminato il collegio e la prima cosa che aveva voluto fare era salutare un vecchio amico.
Cenammo insieme e stappai una delle bottiglie di vino migliori che avevo. Era bello rivederla dopo tanto tempo e avevamo così tante cose da raccontarci che dovetti aprire anche una seconda bottiglia.
Mi raccontò della sua esperienza in collegio e della disciplina ferrea a cui era stata sottoposta; terminato questo discorso mi disse: - Ti immagini che non sono mai stata con un ragazzo? -.
Allora nella mia testa si formularono nuovi pensieri: - è davvero una ragazza stupenda e oltre ad avere un viso angelico ha anche un bel corpo; sotto a quel maglione deve avere due belle tette sode, e le gambe non sono da meno -.
Non avevo ancora finito di formulare quelle idee che lei mi disse: - Ti andrebbe di essere il primo? Sei il mio migliore amico di infanzia e se devo perdere la verginità con qualcuno, è meglio che quel qualcuno sia un amico - .
Io la fissai con un espressione interrogativa. Lei allora si alzò dalla poltrona su cui sedeva, si appoggiò sulle mie ginocchia e mi baciò. Il suo profumo inebriante riempì le mie narici, mentre il mio pene si ingrossava al contatto con lei. Mi sbottonò la camicia baciando e accarezzando il mio petto. Dopo si mise in ginocchio di fronte a me, aprì i pantaloni e lo tirò fuori.
Io la guardavo esterrefatto, ma lei mi disse, con un sorriso malizioso: - Guarda che sono stata in collegio, non in convento! Io e le mie amiche sapevamo come divertirci e come far divertire un uomo, solo che non avevamo nessuno con cui fare pratica… - .
Cominciò ad accarezzare il mio membro caldo e pulsante. Le sue dita fecero scendere il prepuzio per poi muoversi circolarmente attorno al glande. Ora si fermavano per sentirne la morbidezza, ora si muovevano veloci per eccitarmi. Con la sinistra massaggiava i testicoli e contemporaneamente l’indice della destra risaliva e discendeva l’asta muovendo il prepuzio. Giocava con il mio pene come una bambina fa con una bambola, lo riempiva di carezze e lo stringeva per testarne la consistenza.
- Chissà che sapore ha…- mi disse e poi iniziò a leccarlo, partendo dalla base fino alla punta del glande; lì si fermò e cominciò a girarci intorno riempiendolo di saliva. La sua lingua, poi, si mosse su e giù in corrispondenza del punto più sensibile, facendomi provare un piacere immenso. Il mio membro pulsava come non mai, mentre lei se ne occupava come nemmeno una pornodiva avrebbe saputo fare.
Appoggiò, infine, la sua bocca sulla punta, la dischiuse, facendo penetrare lentamente il glande. Le sue labbra carnose scorrevano sulla pelle già lubrificata dalla saliva e la sua lingua si muoveva vorticosamente, cercando di assaporarmi il più possibile. Il mio piacere era irresistibile, tanto che la mia schiena si inarcò. Stavo per venire ormai, le mie pulsazioni aumentarono e con esse il ritmo di Giorgia, che succhiò avidamente il mio seme, che, caldo, fluiva nella sua bocca.
Si rialzò e tornò a sedersi sulla poltrona dicendo: - Hai un buon sapore, ma mai come questo Borgogna - e sorseggiò un po’ di vino.
Ci guardammo negli occhi per qualche secondo. Mi alzai, la presi per mano e la portai in camera. La feci distendere sul letto e mi misi sopra a lei. Le sfilai il maglione. Sotto, un reggiseno avorio accompagnava perfettamente i seni sodi. Lo tolsi e iniziai a leccarla. La mia lingua saliva fino ai capezzoli, che succhiavo come un bambino appena nato, scendeva poi tra le due tette e risaliva fino al collo.
La riempivo di baci, avrei voluto divorarla! Scesi poi a baciare la pancia piatta e con i denti abbassai la zip della gonna. La sfilai e risalii leccando ogni centimetro delle sue gambe fino al pube, dove, spostando leggermente le mutandine, feci penetrare per un attimo la mia lingua nella sua vagina. Tolto anche l’ultimo ostacolo iniziai a leccare, prima attorno alla fessura, poi entrando sempre di più.
Lei cominciava a gemere e il mio pene era tornato a gonfiarsi: decisi di penetrarla. Iniziai delicatamente, ma fu proprio lei a chiedermi di essere più deciso. Entrai con più forza, mentre le mie mani strizzavano i suoi seni. Lei gridava e mi chiedeva di continuare. Io regolavo il gioco penetrandola in modo diverso, per farle provare diverse sensazioni.
Stavo per venire abbastanza presto, ma per lei era ancora lontano l’orgasmo, allora uscii da lei e iniziai a masturbarla. Prima, con le dita, la stimolai a dovere, facendo aumentare l’intensità dei suoi gemiti. Successivamente cominciai a leccarla; la mia lingua entrava in lei ad assaporarne gli umori, mentre le sue mani accarezzavano la mia testa.
Quando mi rialzai per penetrarla nuovamente lei mi disse: - Lo voglio prendere da dietro - e, girandosi, mi offrì i glutei tondi e sodi.
Mi inginocchiai dietro a lei e la penetrai. La sua vagina, ormai lubrificata, accolse il mio pene, che desiderava esplodere in lei. Spingevo con forza, mentre le mie mani accarezzavano i glutei vellutati. Giorgia stringeva con forza le lenzuola del letto, ormai sfatto, e, ogni tanto, si girava, mostrandomi il suo volto arrossato e contratto dalla libidine.
Le sue grida accompagnavano le mie penetrazioni e la sua vagina si contraeva attorno al mio membro che si espandeva e la irrorava con fiotti di sperma caldo.
Finito tutto ci addormentammo nudi e abbracciati. La mattina dopo, Giorgia mi svelò che doveva partire per gli USA, dove le avevano offerto un lavoro prestigioso, e aveva voluto ringraziarmi perché ero stato il suo migliore amico. Ci abbracciammo e io la baciai. Mentre la stringevo a me il mio pene si gonfiò. Le alzai la gonna e, tiratolo fuori, la penetrai. Lei indietreggiò fino al muro, dove godemmo per l’ultima volta.
Poi lei si riassettò e ci salutammo.