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Gita in barca
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Titolo:
Gita in barca |
Autore:
Duecomenoi |
Contatto:
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Racconto
n° 1049 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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È tanto tempo che ci scriviamo, ora non mi basta più, sono curioso di scoprire se tutto ciò che ci diciamo corrisponde poi a verità. Quindi preparo il nostro incontro, lo faccio con cura maniacale, voglio che tutto sia perfetto, che nulla o nessuno possa interferire, voglio scoprire la vera natura della nostra anima. Ti chiamo, mi metto d’accordo con te, andiamo al mare; non ti specifico nulla, sai solo che rimarremo via per qualche giorno. Arriva la data stabilita, ci troviamo in un’altra città, sulla strada per il mare; quando arrivo sei già lì, anche se sono in anticipo di un quarto d’ora. Scendo e mi sorridi, mentre lo fai ti si illuminano gli occhi. Ti aiuto, carichiamo nel baule la valigia e partiamo. Mentre siamo in auto mi chiedi dove ti avrei portata, ma non ti rispondo. Prendo l’autostrada e vado in direzione sud. Non capisci, il mare a te preferito si trova esattamente dalla parte opposta. Soddisfo la tua curiosità, ti dico che saremmo andati a Ravenna e da li avremmo preso una barca e saremmo salpati in direzione Croazia. Strabuzzi gli occhi, non pensavi fossi così pazzo, ma sta di fatto che ormai siamo in ballo e non ti tiri indietro, ti piace troppo ballare. La macchina corre veloce, sentiamo l’asfalto scorrere bollente sotto le ruote, e non è l’unica cosa rovente. Parliamo, ridiamo, mi chiedi maggiori informazioni ed io non ne do, deve essere una sorpresa. Ci teniamo una mano, io la destra tu la sinistra, la palpiamo, accarezziamo. Poi ad un tratto, distrattamente, dopo un’ulteriore risata, appoggio la mia mano sulla tua gamba. Non ho fatto con intenzione, è stato solo un gesto istintivo, e mi accorgo che per un attimo, impercettibile, tu trasali. Senti il calore della mia mano attraverso la gonna. Me ne accorgo, faccio finta di nulla, voglio scoprire se tutto ciò che mi hai detto è verità o no. Caffè? Una sosta in autogrill, la cassa, lo scontrino poi il bancone. Beviamo il nettare nero, ci carica e ci da la sveglia. Dove è il bagno? Ti accompagno, e prima che tu entri ti sussurro qualche cosa all’orecchio. Mi sorridi e non mi rispondi. Scompari dietro la porta. Mi ritrovo a girovagare per gli scaffali. Trovo della cioccolata amara, starà benissimo con il Rhum. Riappari ed hai sempre il tuo sorriso malizioso. Ritorniamo all’auto, la sposto di pochi metri e mi fermo per fare benzina. Scendi anche tu. C’è vento, non forte, caldo. Finito vado verso la cassa, pago e ritorno. Vedo che si è raggruppato un po' di persone vicino alla macchina. Tu mi sorridi ed entri. Tutti lì a guardare la nostra partenza. L’auto è bella, vale la pena di guardarla. Dopo pochi minuti, traffichi con la borsetta, cerchi qualche cosa che non ne vuole sapere di essere trovata. Poi mi porgi un pugno, ad offrirmi ciò che cercavi. Allungo la mia mano sotto la tua. La apri e cade un perizoma microscopico. Ti sorrido. Avevi fatto esattamente quello che ti avevo chiesto prima di entrare in bagno. Mi guardi con occhi pieni di calore, e mi chiedi se ero felice che qualche minuto prima tutti erano lì a guardare. Non capisco bene la domanda, non c’entra nulla con il perizoma... invece mi stupisci per la prima volta, mi confessi che mentre eri ad aspettarmi fuori dall’auto mentre io ero intento a pagare, una folata di vento ti aveva sollevato la gonna ed avevi mostrato la tua nudità ai presenti. Anche quando salisti in macchina non facesti nulla per coprirti, anzi avevi esagerato i movimenti. Ti era piaciuto farti vedere, vedere degli sconosciuti strabuzzare gli occhi. Mi prendi una mano e la porti decisa in mezzo alle tue gambe, sento il piacere esploderti dentro. Ora ho la conferma, sei come pensavo, non erano solo fantasie, erano verità. Noi godiamo di ciò che siamo, e godiamo soprattutto se con noi c’è la persona complice. Guido forte, la mano scivola sulle labbra ormai umide, chiudi gli occhi e ti lasci trasportare. Mi immergo in te, prima una, poi due dita. Il sudore ti imperla la porzione di seno scoperta. Mi accompagni con tutte e due la mani, mi vuoi fare capire come ti piace. Pochi minuti dopo il respiro si fa sempre più rumoroso, esplodi. Sento i muscoli interni contrarsi in modo spasmodico, continuano per un'infinità. Poi il respiro si fa più calmo, togli la mia mano accompagnandola alle tue labbra e la baci. La guardi come se fosse il feticcio che avevi sempre desiderato. Me la lasci, butti la testa su un lato, e senza una parola, chiudi gli occhi e ti addormenti. Sento forte il profumo di femmina, mi porto la mano sul viso, mi inebrio le narici, sento il tuo sapore, e so che saranno giorni fantastici.
Dorme, è stanca, come un maratoneta che per mesi si prepara alla gara, poi dopo averla fatta ed essere arrivato alla meta, tutte le forze lo abbandonano lasciandolo completamente. La guardo, sento il suo respiro profondo, vedo il suo seno muoversi aritmicamente. Sobbalza ad ogni buca dell’asfalto. Appoggio una mano piano piano, lei continua a dormire. Lo sento indurirsi sotto il mio palmo, ed anche io mi irrigidisco, ormai mi fa male. Arriviamo alla meta, lei si sveglia solo quando siamo proprio di fronte alla barca. Io la conosco ma lei no, ce ne sono tante altre. Guarda in giro e mi chiede quale sia, non le rispondo, le dico solo di indovinare. Guarda per bene tutto intorno e me ne indica una. È un vecchio veliero, tutto di legno, la ristrutturazione che ha subito ha cancellato i segni del tempo, è ritornato ai vecchi fasti. Sembra anacronistico in mezzo a tanti giovincelli, ma la sua gloria è splendente. Si chiama xxxxx e mai nome fu più adatto. Sono felice, è esattamente ciò che avevo prenotato. Parcheggiamo l’auto, scarichiamo le valige e ci dirigiamo verso il nostro imbarco. Sulla barca c’è un vecchio che ci accoglie, non ci da nessuna spiegazione, lo conosco bene. Entriamo sottocoperta ed il profumo di legno misto al salmastro ci accoglie. È tutto in ordine, il colore caldo del legno marino ci invade gli occhi. Ti faccio vedere l’interno, la cucina, già rifornita, il salotto, e la cabina, anche questa già pronta. Le lenzuola sono di lino bianco bordate con un pizzo molto fine, sopra due piumoni soffici e leggeri, i cuscini bordati dello stesso pizzo delle lenzuola. Due abatjour fatte ad ombrello di colore rosso spento, le pareti tutte intorno in legno, sulle quali spiccano due quadri. Uno ritrae un faro in mezzo alla tempesta, ma ha una forma strana, è dritto in mezzo alle acque spumeggianti, ma mi da l’idea che il pittore volesse raffigurare in realtà qualche cosa di diverso. Mentre l’altro raffigura due amanti in pieno amplesso, con lei sopra e lui sotto. Non è volgare, anzi... è estremamente erotico senza scadere nello squallido. Entriamo in bagno, e... sorpresa, lo troviamo enorme, il proprietario evidentemente ha sacrificato una cabina per renderlo più appropriato. Il piano è ricoperto di marmo blu, il lavandino di ceramica, nel centro un disegno floreale. Una porticina in fondo, la apriamo e ci troviamo una vasca con i piedi, come erano una volta, ma questa è grande forse il doppio. Scorgiamo delle aperture sui fianchi e capiamo essere anche idromassaggio. La barca è antica, ma contiene tutta una serie di marchingegni tecnologici da fare impallidire qualsiasi panfilo nuovo. Decidiamo di partire, anche se sappiamo che la notte ci troverà in mezzo al mare. Metto in moto il motore, via gli ormeggi e si parte. Usciamo dal canale che ci porterà verso il mare aperto. Sulle sponde incrociamo sorrisi maliziosi, tutti conoscono quella barca, tutti sanno cosa ci aspetta. Siamo in mare aperto, con pochi bottoni escono le vele, gli argani rumoreggiano tirando le cime, esce il fiocco, il vento ci è favorevole, spengo i motori ed ora si sente solo il soffio del vento ed i tuoi capelli danzano con lui. Ti informo che il viaggio sarà lungo, quindi ti invito a metterti comoda. Rientri sotto coperta e ne esci dopo qualche minuto. Sei in costume da bagno, è intero, molto alto sui fianchi e ridottissimo dietro, tanto che bastano pochi passi perché scompaia in mezzo. Nel frattempo anche io mi ero spogliato rimanendo in costume da bagno e maglietta, proprio come vuole la tradizione del capitano, serio, imperioso, sempre attento. Stringo forte la barra, seguo le indicazioni date dal computer. Mi passi accanto, e così facendo mi appoggi il seno sulla schiena. Lo hai fatto apposta, questo lo so, vuoi vedermi. Faccio finta di nulla, ti passi e vai a posizionarti a prua a prendere il sole. Ti vedo di schiena, ti cospargi la crema solare, fai cadere le spalline e ti ungi tutta. Poi ti sdrai, sai che io sono li dietro, sai che ora posso vedere il tuo seno libero, sai che effetto mi fa, ma a te piace giocare. Ti rilassi e ti lasci cullare dalle onde, procediamo spediti verso la meta, mentre il sole ormai ha passato il mezzogiorno. Vuoi continuare il tuo gioco, e dopo un po' ti giri, ormai il costume è sparito del tutto dentro il solco. Ondeggi le anche, come se qualche cosa ti stesse stimolando. Non resisti, ti risiedi, questa volta verso di me, riprendi la crema, apri il tubetto, la versi su una mano, poi la distribuisci sull’altra. Mi guardi dritto negli occhi, non li abbandoni, scendi con le mani sulle coscie, ed inizi a massaggiarti. Il tuo sguardo è fisso, indiavolato, carico. Allarghi le gambe ed inizi a cospargere la crema all’interno partendo dalle ginocchia. Sali lentamente, molto lentamente fino ad arrivare al bordo del costume. Lo sposti leggermente con le dita portandolo sempre più al centro, ormai è un filo che non può e non vuole nascondere nulla. Guardandomi compare un sorriso sulle tue labbra, ci passi la lingua ad inumidirle, ma forse non ne avevi bisogno, era solo un messaggio rivoltomi, volevi dire che avevi voglia. Programmo il computer in silenzio, faccio per venire da te ma mi dici di rimanere dove ero. Non è il momento, vuoi giocare ancora. Sposti il costume di lato, ormai ti vedo nella completa tua nudità. Ti massaggi per me, vuoi farmi vedere come sei capace di godere, vuoi insegnarmi come si deve fare. Continui a guardarmi fisso negli occhi, le tue labbra simulano un bacio, poi strizzi gli occhi e butti la testa indietro. Stai godendo, stai godendo di ciò che fai, della situazione, della liberazione di tutti i freni inibitori. La vedo gonfia di piacere, vedo le tue dita scorrere, è umida. Mi tocco e sento male, anche io sono ormai partito. Ancora una volta sento un urlo, ormai lo conosco bene, è lo stesso che ho sentito in macchina, hai avuto un orgasmo. Questa volta però non ti rilassi, ti alzi in piedi ti sfili il costume del tutto, e con gli occhi pieni di sangue vieni dritta verso di me. Non parli, ma il tuo silenzio vale più di mille parole. Ti metti di fronte a me, un braccio dietro la mia schiena mi tira verso di te, schiudi le labbra e le nostre lingue si intrecciano. L’altra mano entra decisa nel costume, mi prendi forte. Poi inizi una danza lenta. Metti le mani sull’elastico del costume, stacchi le labbra dalle mie e ti abbassi. Me lo togli. Rapida la mano riprende il tuo giocattolo, lo studi con pazienza, mentre continui a massaggiarmi. Mi dai un bacio poi lo ingoi tutto, sento la lingua guizzare, sento la tua voglia farsi sempre più forte, sono allo spasimo. Cerco di fermarti, mi avevi caricato troppo per resisterti, ma tu non vuoi, vuoi continuare, vuoi portarmi all’inferno, senza biglietto di ritorno. Non duro tanto, ed anche io ho un orgasmo dirompente. Non ti stacchi se non quando ormai sei sicura di avere avuto tutto dal tuo giocattolo, mi sorridi senza dire una parole, ti baci un dito e lo porti sulle mie labbra. Ti giri e nuda torni a prendere il sole, sei soddisfatta, già pregusti i giochi che più tardi verranno, sai che ormai non sono più tanto carico, e che saranno molto intensi.
Il silenzio ci accompagna, solo lo sciabordio del mare sulla paratia, la costa è ormai lontana, come pure sono ormai lontani i nostri ricordi. Riaffiorano lentamente, ci colgono inaspettatamente, siamo immersi in loro e ci fanno sorridere. Non avevamo mai pensato ad una situazione tale, i nostri incontri epistolari si erano fermati molto prima. Ci eravamo immaginati insieme in auto, in casa tua, ma ora era tutto terribilmente reale, e come poche volte succede, la realtà supera di gran lunga la fantasia. Non potevamo immaginare di essere così come in realtà siamo, animali, bestie assetate l’uno dell’altra, vogliosi di scoprirci, consci che non è più un gioco, ora è realtà pura, la tocchiamo, la viviamo insieme.
Il sole omai sta calando alle nostre spalle. La temperatura si fa sempre più fresca. Ti alzi, ti avvolgi l’asciugamano intorno alla vita e ti dirigi verso di me. Ora fai fatica a guardarmi negli occhi, la tigre che ho conosciuto prima è diventata gattino, hai paura di avere esagerato, temi un mio giudizio. Lo capisco e senza pronunciare una parola ti prendo e ti bacio profondamente. Finalmente mi sorridi, hai capito che sei tutto ciò che voglio, senza se e senza ma. Ci sediamo sul bordo, io attento alla navigazione, tu di fianco a me. Mi chiedi cosa fossero tutti quei bottoni, monitor ecc, ti spiego che servono alla navigazione, è tutto sotto controllo, siamo perfettamente in linea con la nostra destinazione che ti mostro sulla carta. È una piccola isola, un puntino quasi impercettibile sulla carta, ma ti assicuro ti piacerà. L’unica cosa da fare è quella di stare attenti a non sbattere contro qualche nave che dovessimo incrociare. Abbiamo ormai fame, ti fai una doccia e scendi sottocoperta, ti metti una tuta leggera, sotto non porti nulla. Mi porgi una felpa che immediatamente indosso. L’umidità entra nelle ossa e si fa sentire. Sento rumore di piatti, pentole sul fuoco. Passa un’ora e mi chiami per mangiare. - Non posso venire, sono ai comandi – rispondo. Noto un’espressione di delusione sul tuo viso. Mi ingegno. Accendo il radar, lo metto a lunga portata e vedo che non abbiamo ostacoli di fronte a noi almeno per un’ora di navigazione. Penso che non sarà poi la fine del modo se scendessi, ti chiamo e ti informo che sarei arrivato in pochi secondi, il tempo di assicurarmi che tutto vada bene. GPS ok, vele spiegate ok, radar con inserito allarme ok, profondimetro ok, mi sembra tutto a posto, mi decido e scendo. È tutto buio, vedo solo alcune candele sparse per tutta la dinette, due sono sul tavolo. Resto sorpreso ancora una volta. Ci sediamo. Il tavolo è perfetto, piatti in ceramica candida, due calici in cristallo, posate antiche in argento scolpito, un secchiello con dentro il vino. Ora capisco perché ci avevi messo così tanto, e mi rallegro di avere fatto in modo di potere essere lì con te. Mangiamo tutto, sei brava in cucina, altra ennesima scoperta, chiacchieriamo, ridiamo come pazzi, il vino fresco sta facendo la sua parte, ormai siamo abbastanza brilli. Guardo l’orologio e mi accorgo che sono passate due ore. Sobbalzo, devo assolutamente uscire a vedere gli strumenti. Mi accompagni e uno spettacolo ci accoglie. Il sole ha lasciato posto alla luna piena che sorge sul mare, lanciando in acqua mille lucciole che rischiarano la notte danzando al ritmo del mare e tutto intorno silenzio. Che cosa spettacolare è la natura, che sensazioni incredibili sa suscitare, e noi non siamo esenti da questo fascino. Un bacio tremendamente sexy, mani che si cercano e ritrovano, cuori impazziti dentro ad una cassa toracica ormai troppo piccola per contenerli.
Controllo che tutto sia a posto, la rotta, il radar e tutto il resto, imposto di nuovo le coordinate e vedo che siamo in linea. Nel frattempo eri scesa sottocoperta, hai messo a posto tutto, senza mai accendere una luce, con le sole candele. Sparisci in camera e ne esci solo dopo parecchi minuti. Mi chiedi se tutto fosse a posto ed alla mia risposta positiva, mi prendi per mano e mi accompagni giù in cabina. Vai dritta verso il bagno buio, apri la porticina e vedo la vasca piena d’acqua, candele tutt’intorno e forte profumo di incenso. Ti spogli, mi spogli e prendendomi per mano mi accompagni dentro. L’acqua è fredda, ma ho l’impressione che presto si riscalderà. Non aspetti molto, ti siedi sopra di me ed inizi a baciarmi. Senti il tuo giocattolo crescere, lo senti con la micina appoggiata. Ti muovi delicatamente sopra, lo vuoi sentire. Passi le mani oltre il mio collo e tutto ad un tratto l’acqua inizia a ribollire intorno a noi. Vedo il tuo seno, prima appoggiato ora danzare insieme al turbinio. Scendi, vai indietro, e come prima mi prendi in bocca. Questa volta sei dolce come il miele, delicata. Mi accorgo che muovi i fianchi, capisco, hai un getto diretto proprio sulla micia, e non puoi che goderne della sensazione di tocco leggero ed impertinente.
Ti sento impazzire, sei invasa di me e ti senti il tocco leggero sulle labbra. Spingi forte su di me per poi spingere forte indietro. Stai letteralmente impazzendo. Ti risollevi, ed ancora una volta vedo gli occhi, rischiarati dalla luce delle candele, sono infuocati, direi quasi indemoniati. La tua pelle è cosparsa di perline di acqua, tremi tutta, ma sono certo non è il freddo. Mi sali sopra, non mi lasci il tempo di reagire, anche se non voglio reagire. Prendi il tuo giocattolo e lo dirigi dritto alla meta. Lo vuoi sentire dentro, lo vuoi sentire tutto. Ti posizioni, vuoi essere certa di colpire nel bersaglio, scendi lentamente e quando ormai sei certa, ti lasci cadere lanciando un urlo di pazzia. Ti senti trafitta fino in fondo, forse ti fa male... ma non è male questo, è un dolce dolore, sai che presto passerà e lascerà il passo alle sensazioni. Scivoli, ma non è l’acqua pregna di essenza di rosa, è la tua rosa che sprigiona la sua rugiada. Cavalchi lentamente, mi metti il seno in bocca, mi tocchi ognidove, senti che sia sempre lì, controlli che sia tutto dentro, ne vuoi sempre di più. Danziamo la nostra dannazione, ed insieme esplodiamo la nostra lussuria, l’uno dentro l’altra. Rilassi tutti i muscoli, ed io insieme a te. Ci baciamo teneramente. Devo andare a controllare la navigazione. Mi rivesto, una tuta, una felpa pesante e sono di nuovo ai comandi. Controllo, tutto procede per il meglio; è ormai mezzanotte, la luna in cielo rischiara il mare offrendo una vista magnifica. Nessun segnale dal radar, questa notte nessuno ce la vuole rubare, nessuno che si metta in mezzo. Sali anche tu, rivestita, ed appoggiato sulle spalle un panno. Non vuoi lasciarmi solo questa notte, ti siedi accanto a me, allarghi il panno e lo avvolgi anche a me, appoggi la tua testa sulla mia spalla, mi guardi mentre fumo una sigaretta. Sentiamo dei rumori d’acqua, guardiamo meglio e vediamo due delfini danzare. Anche loro questa notte hanno danzato, anche loro non sono stati disturbati da nessuno, ci hanno accompagnato per tutto il tempo. L’alba ci trova addormentati insieme, non ci siamo mossi dalla plancia comando, sotto la coperta l’uno appoggiato all’altra. Apro gli occhi e vedo il chiarore del sole che avanza. Fra poco lo vedrò. Discosto per vedere gli strumenti, tutto a posto, fra poco saremo alla meta. Abbiamo viaggiato tutta la notte, è freddo, l’umidità entra nelle ossa, ho il naso chiuso come se avessi un raffreddore,non sono più abituato a notti simili, non sono più un ragazzino che passa le notti estive in spiaggia con gli amici, e gli basta solo un salviettone come coperta... ma allo stesso modo, sono euforico proprio come quando lo facevo, segno evidente che il tempo ha lasciato il segno sul corpo, ma la mia mente è sempre costantemente giovane. Mentre rifletto sul tempo, il sole inizia a sorgere, prima timidamente, si vede solo una piccola parte, poi sempre piu velocemente sale. I primi raggi di sole ti colpiscono il viso, lo riscaldano, non ti avevo mai vista così, non ti avevo nemmeno pensata così. Sei dolce mentre dormi, i muscoli del viso sono rilassati, la pelle liscia come una bimba, sei una bimba. Il chiarore ti fa svegliare, vuoi vedere fuori, ma siamo ancora troppo lontani, non puoi vedere nulla; hai sonno, e ti lascio andare in cabina, quando saremo alla meta ti chiamerò. Continuiamo la navigazione, ancora poche ore e ci siamo. Ecco siamo in vista della costa, l’isola si avvicina sempre di più, ingandendosi sempre di più e come in un caleidoscopio si ricopre di colori. Arriviamo, entro in un’insenatura che conosco; anni prima la avevo frequentata, sapevo essere un paradiso terrestre, poco frequentata perché difficilmente raggiungibile se non con barche, poi l’isola era abitata solo dall’altra parte da alcuni pescatori. Nulla di meglio per me, una baia solo per noi, acqua cristallina, sole magnifico, e lei. Porto la barca vicino alla costa, metto le vele a vento e faccio scendere l’ancora. Il rumore la sveglia, e viene a vedere che succede. Lo spettacolo la fa rimanere a bocca aperta. La baia è chiusa, estremamente protetta, l’isola si staglia di fronte a noi con le sue alte montagne, e sotto lembi di spiaggia bianchissima, sembra un’isola caraibica. Ormai il sole scalda veramente, si toglie di dosso il panno che la accompagnava, mi fa un sorriso e si butta in acqua. È proprio una bambina, vuole giocare immediatamente, ma una bambina non può scatenare tali reazioni in me, non può farmi salire gli ormoni fino a farli scoppiare. Si muove come una sirena, affonda e riaffiora, nuota con grazia, non uno schizzo, quasi vola. Rimango a guardarla, mi invita con voce tranquilla a seguirla, non ne ho voglia, devo ancora asciugarmi le ossa dall’umidità della notte appena passata, ma insiste dolcemente, e non vuole sentire ragione. La accontento, e mi tuffo. Un brivido mi accoglie, l’acqua è fredda a quell’ora; quando riemergo è li che mi aspetta, mi butta le braccia al collo e mi bacia. Affondiamo leggermente insieme, non si puo nuotare in quella posizione, ma le nostre lingue continuano ad intrecciarsi finchè abbiamo fiato. Riemergiamo insieme, i suoi occhi mi guardano e mi ringraziano per dove la ho portata. Forse posti come quello si vedono solo nei film americani, forse sono solo fantasie costruite su set artificiali, ma questa volta è solo realtà. Ho freddo, troppo freddo, e voglio uscire, mi accompagna ed arrivati alla scaletta la faccio salire per prima. Galante! No, voglio vederla, voglio godere di lei mentre sale, e non sono deluso, man mano che esce l’acqua lascia libera la pelle cospargendola di goccioline, sale piano, forse sa cosa voglio e quando il livello arriva appena al di sotto del costume ecco finalmente posso rubare con lo sguardo il fiore. Il piccolo costume grazie al movimento si è spostato ed ora non copre proprio nulla, si è infilato in modo impertinente in mezzo alle labbra schiudendo il fiore che ora mi sembra un’orchidea, un’orchidea selvaggia. Indugia nella salita, lo fa apposta sicuramente, sa che io sono lì dietro e posso vedere. Salgo il primo scalino, e me la trovo proprio davanti, non indugio, non ho voglia di delicatezze, faccio fuoriuscire la lingua e la passo sul costume, sulle labbra. Ha un sussulto, non di stupore, è quello che si aspettava da me, ed io ho preso quello che mi ha offerto. Rimaniamo in quella posizione per un tempo inqualificabile, finchè lei stringe forte le maniglie e mi esplode in bocca. Poco per volta si rilassa, si gira e mi dice: buon giorno! La guardo e rispondo: se il buon giorno si vede dal mattino… mi risponde con una risatina e mi promette che mai detto fu appropriato. Risaliamo, ad anche se ero immerso nel mare freddo la mia erezione è evidente. Anche la doccia non lenisce il mio membro e lei mi dice che non si può lasciarlo così, bisogna intervenire subito. Ci asciughiamo e ci precipitiamo in cabina, non mi lascia il tempo di togliermi il costume che già me lo stà mangiando con foga animalesca. La guido con le mani sulla testa, la faccio viaggiare alla velocità che mi piace, prima lenta poi forte, poi lenta ancora. Mi sento scatenato, non ragiono più, quasi come se si fosse scatenato in me un istinto omicida, la sollevo di forza, metto le mani sotto le sue ascelle e la butto sul letto. Immediatamente la seguo, mi sento un toro che ha visto un drappo rosso, sento il sangue scorrermi come in un leone in caccia, tutti i miei sensi sono acuiti, i miei muscoli pronti allo scatto. Non so se gradirà, non ci penso, non me ne preoccupo, ora sono troppo impegnato a seguire il mio istinto di maschio. Salgo sopra e la penetro con un solo colpo, con cattiveria, duro fino in fondo. La riempio di me e lei trasale, non si aspettava un colpo così,non si aspettava di essere trafitta fino nell’anima senza pietà. Ma ora sono il boia che deve eseguire la pena, ed inizio a muovermi con veemenza. Voglio che senta, voglio che sappia, con me non si scherza, quando è il momento, non si scherza. È una vittima dolce, dopo il primo smarrimento inizia ad urlare... anche lei si lascia andare, siamo due cannibali, due vampiri che danzano la loro danza di sangue, selvaggia, primordiale. La prendo e la giro, si mette sulle ginocchia, affondo in lei ancora brutalemente, lo faccio senza fatica, è fradicia dei suoi umori ed urla, urla a squarciagola. Vedo la rosa, è lì impertinente, vogliosa e pompo. I miei occhi sono pieni di sangue, la voglio martoriare, deve capire con chi si è messa. Mi inumidisco un dito ed inizio a massaggiare il buchino. Lei mugola e spinge forte i fianchi verso di me. lo infilo, lancia un ultimo urlo ed io con lei inondandola di tutto me stesso. Rimaniamo fermi in quella posizione ancora per un po', il sangue scende e con lui il mio membro, il respiro si fa calmo, e la mente si rimpossessa del corpo. La bestia lascia il campo all’uomo, e l’uomo è dolce e gentile. Ci accasciamo l’uno a fianco dell’altra, ci baciamo teneramente e chiudiamo gli occhi, non dormiamo, rimaniamo ad ascoltare i nostri pensieri accompagnati dal canto di mille gabbiani...
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