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Donatella e l'educazione materna
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Titolo: Donatella e l'educazione materna
Autore: Donatella
Contatto:
Racconto n° 105
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Era il 1988, avevo 23 anni ed ero iscritta, con scarsi successi, all'università. Ero considerata una bella ragazza, anche se a differenza delle mie amiche evitavo abiti troppo appariscenti o sexy. Anche perché mia madre non me l'avrebbe permesso. Già. mia madre. A 23 anni io dovevo ancora rispettare una disciplina molto severa e a casa non godevo di grande libertà; la sera, per esempio, non potevo uscire e avevo un orario di rientro "da ragazzina": alle 19.30 dovevo stare a casa e guai se non lo rispettavo. Mia madre, infatti, mi puniva duramente e, a dispetto dei miei 23 anni, non esitava a sculacciarmi mettendomi a culo nudo sulle sue ginocchia o persino a prendermi a cinghiate!
Non era stato sempre così, anzi! A 17 anni godevo di una libertà maggiore e raramente subivo punizioni, poi le cose avevano preso un'altra piega. Io avevo cominciato a ribellarmi alle imposizioni di mia madre (sono cresciuta solo con lei perché mio padre andò a vivere con una ventenne quando io avevo tre anni.) e per un periodo avevo preso a frequentare due ragazzi insieme: come una "zozza puttana" così diceva mia madre. Così, a 21 anni, mi ero ritrovata con un orario di rientro che ho dovuto rispettare fino a quasi 28 anni!
Nel periodo 1988-1992 ho sperimentato la terribile severità di mia madre e ho subito, accettandole, punizioni durissime.
In quel 1988 accadde un episodio molto interessante. Uscivo con un ragazzo, un po' clandestinamente perché mia madre mi aveva vietato di vederlo; insieme frequentavamo una comitiva nella quale c'era anche una ragazza di 19 anni, Elisabetta, che io proprio non sopportavo. Elisabetta era ignorante e anche un po' volgare: lavorava da una parrucchiera (una "sciampista" insomma.) e indossava sempre minigonne e calze a rete. L'antipatia era reciproca e, devo ammetterlo, evidente a tutti. Un giorno litigammo furiosamente in strada, spintonandoci l'un l'altra. Io, più alta di lei, le diedi un pugno e le graffiai vistosamente la faccia. Ci separarono e ammetto che provai non poca soddisfazione. Gianni, il mio ragazzo, mi portò via, a casa sua dove, forse anche per l'eccitazione del litigio con Betta, facemmo l'amore in maniera splendida: io sembravo aver superate tutte le mie paure!
Ma c'era una paura che mi portavo dietro: che mia madre potesse venire a sapere qualcosa della rissa. La mia paura si rivelò fondata. Due giorni dopo, infatti, mentre stavo studiando mia madre entrò nella mia stanza tendendo fra le mani la cinta ripiegata in due: "Donatella. ora col tuo amichetto te ne vai a picchiare la gente?". Mamma aveva saputo tutto da una sua amica, la madre di Katia, un'altra ragazza della comitiva, molto amica di Elisabetta. Non ebbi nemmeno il tempo di giustificarmi che subito mamma mi ordinò: "Spogliati! Nuda Donatella. completamente nuda!"
Quando sentivo mia madre darmi quell'ordine non riuscivo più a reagire, il mio orgoglio svaniva, sembravo inebetita. E ubbidivo. Rimasi solo con i calzettoni di spugna, che spesso usavo sotto i jeans. Mamma mi fece piegare sul tavolo ordinandomi di tenere le gambe bene aperte e questo mi fece capire che quella sarebbe stata una punizione severa. Ma non feci in tempo a rifletterci su che subito arrivò la prima cinghiata, poi la seconda, la terza. Mia madre non ci andava liscia quando mi frustava ma quella volta era persino peggio. "Ahiiii ahaaaa ahiaaaaa ahiiii mammaaaa perdonamiiiii ahaaa non succederà piùùùù ahiii ahaaaaa ahaaaaa.". Urlavo come una ragazzina, a dispetto dei miei 23 anni e della vergogna: sicuramente Sonia, la figlia della vicina, sarebbe stata ad origliare.
Mamma fu severissima: mi diede 150 cinghiate! Io mi prostrai ai suoi piedi e, singhiozzando, implorai il suo perdono. Ma lei era arrabbiatissima: "Starai un mese e mezzo in castigo Donatella! E ti svergognerò ben bene!".
In castigo. A 23 anni, nonostante la pietà e le prese in giro delle mie amiche e del mio ragazzo, io venivo messa in castigo! Cioè rimanevo per lunghi periodi chiusa a casa. E in quei periodi dovevo ubbidire a mia madre, che aveva la sculacciata facile, senza discussioni; inoltre dovevo indossare la "divisa di punizione", come la chiamava mamma. In pratica si trattava di una t-shirt o di una felpa e i calzettoni: nient'altro! Soprattutto, niente mutandine! Mia madre diceva che io mi comportavo da "puttana" e quindi mi teneva con l'abbigliamento idoneo: in pratica lei sapeva benissimo quanto questa cosa mi facesse vergognare. Era una punizione terribile, almeno per me a 23 anni, e lei non me la risparmiava mai!
Un mese e mezzo, 45 giorni: sarebbero stati lunghi da passare chiusa a casa ma ancora non immaginavo che sarebbero stati anche indimenticabili. Qualche giorno dopo le cinghiate mentre di nuovo ero a studiare sentii il campanello della porta; entrò qualcuno ma non riuscii a distinguere le voci. Dopo pochi minuti mia madre mi chiamò: "Donatellaaaa vieni subito qui!". La divisa di punizione non era una cosa che mi faceva essere felice di vedere gente ma quando vidi chi c'era rimasi shoccata: Katia con la madre e. Elisabetta! L'antipatica aveva ancora i segni delle mie unghie sulla faccia; mia madre si rivolse a lei e le disse: "Come puoi vedere Donatella è in castigo. E per quello che ti ha fatto ha avute molte cinghiate. girati Donatella! Fai vedere a Elisabetta i segni.". Io ero attonita: "Ma mamma.". Ne seguì una breve discussione al termine della quale mamma mi ordinò di togliere anche la t-shirt e io dovetti ubbidire. Poi mia madre invitò la sua amica Loredana, la figlia Katia ed Elisabetta ad accomodarsi in salotto mentre lei si prendeva una sedia ponendosi di fronte a loro. Poi mi chiamò ordinandomi di mettermi sulle sue gambe. Non mi sembrava vero: mamma stava per sculacciarmi, a 23 anni, proprio davanti a una tizia più piccola di me e antipatica come poche! Non ricordo i particolari: so solo che mi trovai con le mani appoggiate in terra e i piedi all'aria, con la gamba di mamma incrociata fra le mie cosce. Cominciarono le sculacciate. Cercavo di non piangere e soffocavo gli urli, anche per non dare soddisfazione a Elisabetta e a Katia. Le vedevo, sedute sul divano: Elisabetta con la solita minigonna di jeans, Katia anche lei in minigonna oggi, nera, con scarpe coi tacchi alti, come per andare a una festa. E io, a 23 anni, nuda, a beccare sculacciate da mia madre!
Ad un tratto mamma si rivolse a Katia e le disse di prenderle il mestolo di legno in cucina. Katia fu rapidissima, così subito io cominciai a sentire un dolore tremendo. Non riuscii a resistere. Cominciai a piangere, a strillare, a implorare perdono. Come una ragazzina. Avevo perduta la mia dignità, il mio orgoglio, e mia madre continuava a darmele fortissime, senza risparmiarmi nemmeno le cosce.
Quando finì, dopo un'eternità, sentivo il culo che mi bruciava e le cosce, ormai piene di lividi, mi facevano male. Io caddi in ginocchio. Mamma chiamò Elisabetta poi si rivolse a me e mi disse di chiederle perdono. Era l'ultima cosa che avrei voluto fare ma ero già in castigo e temevo altre punizioni così, anche se a malincuore, chiesi perdono a Elisabetta, stando in ginocchio ai suoi piedi!
Mia madre offrì un tè alle sue "ospiti" e, ciliegina sulla torta, mi mandò in ginocchio faccia al muro, di fronte a loro! A 23 anni!
Il giorno dopo riuscii a sentire Gianni per telefono, in un momento in cui mamma era uscita, e già Elisabetta e Katia avevano raccontato tutto a tutti. che vergogna! Anche Gianni era in bilico fra la pietà, la tenerezza, la rabbia e la presa in giro.
Passarono altri due giorni e venne a trovarmi proprio Katia, con la scusa che voleva da me alcune spiegazioni su cose che non aveva capito a scuola (Katia aveva quasi 20 anni ed era un anno indietro, l'aveva perso alle medie a causa di un incidente automobilistico). Mia madre ci lasciò a studiare mentre lei andava a fare spese. A un certo punto mi alzai per andare in bagno e Katia mi seguì: la divisa di punizione non mi lasciava molta privacy e così Katia cominciò, dapprima delicatamente, a toccarmi le gambe, poi ad accarezzarmi il culo. "Certo che tua madre te ne ha date proprio tante l'altro giorno! Poverina. chissà che male! Oh. hai ancora il culetto gonfio. e quanti lividi! Povera Donatella.". Tornammo in camera e ci sedemmo sul mio letto. Non sapevo che fare: ero imbarazzata ma, lo confesso, piacevolmente eccitata da quelle attenzioni. Katia era più giovane di me ma sembrava molto più esperta. Improvvisamente mi baciò. Io mi ritrassi e lei mi diede tre o quattro schiaffi sulle gambe in rapida successione, tornando immediatamente dolce: "Ma che fai Donatella? Vieni qui.". Ci baciammo e, per me che ero sempre stata innamorata - fin troppo! - dei maschi era una sensazione strana. Katia allora si tirò su la minigonna e si abbassò il collant e le mutandine nere: "Dai. bacia anche lei." mi disse indicandomi la sua passera. "No Katia.. questo no!" dissi io. E lei, con sguardo malizioso mi disse: "Come vuoi. Chissà che dirà tua madre quando le farò sapere che non mi hai voluto fare ripetizioni e mi hai detto parolacce. Quante cinghiate avrai? Quanto tempo in più staresti in castigo?". Io impallidii: "Katia, ti prego. non fare questo, per favore. lo sai che avrei delle punizioni terribili.". Katia, sorridendo, mi indicava col dito la sua passera, senza parlare. Io, esitando, le diedi un bacio, poi un altro. Poi usai la lingua, come Gianni aveva fatto qualche volta con me. All'inizio provai un po' di disgusto poi cominciò a piacermi. Katia venne con passione.
Non sapevo se sperarlo ma avrei voluto che ora toccasse a me. Ma Katia si rimise in ordine e mi disse: "Beh, ora basta. Se arriva tua madre ti fa nera!". Rimasi, stranamente, con una voglia insoddisfatta. Poco dopo arrivò veramente mia madre e, dieci minuti dopo, Katia andò via dicendomi: "Stasera noi andiamo a cena fuori, tutta la comitiva. peccato che tu sia in castigo.". Quella frase mi innervosì ancora di più.
Così, quando mia madre mi disse di andare i lavare i piatti che ancora erano nel lavello, le risposi con un secco "Lavali tu!". Naturalmente li lavai io, dopo aver avuta una bella ripassata di sculacciate da mia madre, come punizione della mia risposta. Quelle sculacciate comunque ebbero il merito di farmi passare i bollori che Katia mi aveva trasmesso e mi ridimensionarono nuovamente al rango di "ventitreenne figlia in castigo!"