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Un'isola particolare
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Titolo:
Un'isola particolare |
Autore:
Duecomenoi |
Contatto:
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Racconto
n° 1063 |
Altri
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Ci alziamo, non ne abbiamo voglia, ma la fame si fa sentire. In dinette consumiamo il nostro pasto, siamo famelici, le nostre performance si fanno sentire, il nostro corpo necessita di carburante, la nostra mente reclama, sa che non siamo appagati, sa che continueremo. È tempo di relax. Usciamo, ed ancora siamo soli nella nostra baia blu. Ci stendiamo mollemente su un salviettone e ci facciamo riscaldare dal sole. Ti sei messa in topless ed ancora il mio membro ha l’impertinenza di reagire, anche se sente un po' di dolore. Non resisto tanto, non mi piace rimanere fermo quando c’è tutto un mondo da scoprire la fuori, così ti convinco, si va alla scoperta dell’isola. Ci assicuriamo che l’ancora abbia fatto presa, caliamo il tender, una bottiglia d’acqua, ciabatte, maglietta, leghiamo una cima alla barca, e si va a terra. Appena sbarcati, assicuriamo l’altro campo della cima ad un’ulivo, ci mettiamo le ciabatte ed iniziamo la scoperta. Ci sembra di vivere le esperienze dei conquistadores nelle terre dell’India, vogliamo conoscere tutto. Ci portiamo appresso i generi di sopravvivenza, e io la mia arma, che ora rimane a riposo, ma sono certo che se fosse necessario, si attiverebbe subito. Mi sculetti davanti, procediamo verso l’interno per un sentiero; la direzione dovrebbe essere quella giusta, ho guardato la cartina, e so che da quella parte l’isola si restringe, facendoci arrivare sull’altra sponda più rapidamente. Camminiamo per un’ora, e chiacchieriamo, ridiamo, facciamo i matti. Ogni tanto vediamo delle pecore libere, scherziamo anche su loro, sul fatto che un solo montone abbia a disposizione tante pecore, ti dico che era fortunatissimo, e che faceva una bella vita. Poi conveniamo che se tutte le pecore fossero state come te, doveva essere bello magro, perché non avrebbe avuto un secondo di respiro, e scoppiamo a ridere. Finalmente ci affacciamo sull’altra sponda. Siamo leggermente rialzati rispetto alla linea del mare; da quella posizione riusciamo a vedere lontano, e lontano vediamo altre isole, altri mondi da scoprire. Sulla nostra destra scrutiamo delle case, sono vecchie, sicuramente per metà abitate e per metà lasciate libere al vento, che poco per volta se ne impossessa, facendole sue, disperdendole nel tempo. Poi a sinistra tante piccole case, tutte nuove, ed una piscina. Non sapevo che la civiltà fosse arrivata anche in questo paradiso. Siamo curiosi e vogliamo andare a vedere il paesino nuovo. Arriviamo e vediamo poche persone, tutte sono assonnate; sono certamente dei turisti, capiamo essere un villaggio per le vacanze. Troviamo l’indicazione del bar, prendiamo un caffè? Ne abbiamo bisogno. Ci arriviamo ed è chiaro che hanno appena aperto, infatti dopo esserci accomodati in un tavolino, protetto dal sole, ordiniamo la nera bevanda, ed attendiamo parecchio per essere serviti. Il villaggio si sveglia piano piano, figure in lontananza appaiono. La prima rimane oltre te, tu le dai la schiena e non puoi vedere ma io sì. Rimango stupito, è una donna giovane; avanza tranquillamente verso di noi, è sicuramente una bella donna, ma il particolare è che è completamente nuda. Credo sia la matta del villaggio, non ti dico nulla ed aspetto la tua reazione quando arriverà e anche tu la vedrai. Ti guardo divertito negli occhi, continuiamo a parlare, poi ad un tratto stringi lo sguardo, rimani in quello stato per alcuni secondi per poi sgranare gli occhi. Evidentemente sta avvenendo la stessa scena alle mie spalle. Le due figure arrivano insieme al bar, quella alle mie spalle è un’uomo e capisco il motivo del tuo sguardo. Si conoscono, sono stranieri, in terra straniera, anche loro si siedono e ordinano la colazione. Da lì a poco il bar è pieno di gente, tutti nudi, senza problemi, chiacchierano come se fosse la cosa più normale del mondo. Evidentemente il villaggio era per naturisti. Noi siamo gli unici ad essere vestiti, e ci sentiamo a disagio. Non fai altro che guardarti intorno, vedi giocattoli dappertutto, ma così esposti non credo ti facciano effetto, come a me non fanno effetto tutte quelle passerine esposte. Ci spostiamo ed andiamo in spiaggia, anche lì chiaramente tutti nudi. Non possiamo noi rimanere vestiti, a malavoglia ci spogliamo anche noi buttandoci sopra la sabbia, cercando di nasconderci. Poco per volta però ci facciamo l’abitudine, non è poi così male sentire il calore del sole dove mai lo sentiamo. Andiamo a fare il bagno, ci sono tante altre persone che lo fanno, giocano e scherzano. Usciamo, e questa volta non scappiamo, lo facciamo tranquillamente, tanto nessuno si occupa di noi, almeno non di più di quello che facciamo noi nei confronti degli altri. Ci sediamo e parliamo, il sole scalda, ed osserviamo tutti quei corpi nudi intorno a noi. I primi sguardi erano sconcertati, ora li vediamo diversamente. È incredibile come si possa modificare il modo di guardare seguendo quelle che sono le sensazioni. All’inizio eravamo stupiti, poi schifati, poi curiosi ed ora vediamo tanti uccelli e passerine, uno stormo e ci sentiamo parte del branco, ed in fin dei conti anche eccitati. E' sicuramente la reazione normale di fronte ad una scoperta per una mente aperta. Ormai è ora di mangiare, decidiamo di farlo al villaggio, ci alziamo e ritorniamo al bar, che funge anche da ristorante. Non sappiamo come comportarci, nel senso come andare vestiti, e studiamo gli altri per un istante; notiamo che non c’è problema ed allora si va come si è, ovvero completamente nudi. Stendiamo il salviettone sulla sedia, ci sediamo e subito una avvenente cameriera in topless viene e ci porge il menu dispensandoci di consigli. Optiamo per un'aragosta, che sarà innaffiata da un vinello bianco, estremamente pericoloso come scopriremo poi. Passano quindici minuti ed ecco il nostro succulento pasto. Ci gettiamo sul vassoio, ti servo dei pezzi di aragosta, e ti riempio per l’ennesimo brindisi il bicchiere. Sentiamo la temperatura salire, il caldo ed il vino fanno la loro parte. Gli ultimi pezzi li divoriamo con le mani, ormai siamo immersi completamente in quell’ambiente selvaggio. Ti esclamo: io Tartan tu Jane!! E ridi come una matta. Ti appoggi allo schienale della sedia, si vede chiaramente che sei su di giri. Mi guardi dritto negli occhi e mi chiedi: senti Tartan, come sta la tua liana? E così facendo allunghi un piede, me lo appoggi sul pene ed inizi a massaggiarmelo. Pochi secondi e la liana è pronta all’uso. Sono sconvolto, sono in un ristorante, a tavola, nudo, la mia donna mi stà dolcemente masturbando con un piede e tutti intorno sembrano non accorgersene. O sono ubriaco o questo è il paradiso. Arriva la cameriera in topless, sorride, porta via parte dei piatti. Ti chiedo se secondo te se ne è accorta e tu mi rispondi che non lo sai, non riesci a finire la frase che è ritornata per finire di ripulire il tavolo. Tu ti stendi completamente sulla sedia, allunghi al massimo la gamba e quando l’ultimo piatto è stato tolto, prendi il bordo della tovaglia e lo tiri verso di te, lasciandomi completamente nudo allo sguardo della cameriera. Vede, si gira verso di te, ti sorride ti fa l’occhiolino e se ne va. Ora sono certa che ti ha visto!!! Per forza dico io, cosa potevi fare più di così, una radiografia? E scoppiamo a ridere ancora. Sono un po' in imbarazzo, ma tu mi tranquillizzi, mi dici di guardare intorno, e vedo che nella mia situazione ci sono in tanti, anzi, alcuni sono andati oltre. Non posso crederci, non possiamo crederci. La cameriera arriva, e ci chiede con un sorriso se vogliamo prendere il dolce nel patio dietro al bar. È un’idea, e si va, seguendola. Non siamo i primi, ci accomodiamo su delle poltroncine. Il bar si affolla, una decina di coppie forse dodici, tutte a chiacchierare. Ma l’atmosfera è diversa, notiamo alcune donne che seppur chiacchierando, tengono una mano sul pene del loro uomo, e lo eccitano decisamente. Fa caldo, troppo caldo. La cameriera arriva e ci fa un sorriso, ed ancora a te l’occhiolino. Non capisco, ma vi conoscete? Mi confessi che quando ero andato in bagno, avevi scambiato due parole con lei, avevi chiesto informazioni sul villaggio, e lei ti aveva spiegato. Non mi hai detto null’altro. Vediamo che ormai l’atmosfera è rovente, ci sono donne che masturbano uomini, lo prendono in bocca, donne con due uomini che la sfiorano, la penetrano con le dita. Non siamo abituati ad assistere ad un film hard in diretta, non siamo partecipi con loro, ma alla pari non riusciamo a staccare gli occhi dalle scene che ci propongono, e ci eccitiamo. Sono in erezione, questo è sicuro, ma tu? Faccio cadere il pacchetto di sigarette per terra, mi allungo per prenderle e guardo, ti studio. Hai le labbra gonfie, umide, la clitoride svetta prepotente, sei eccitata. Mi rimetto a posto e ti sorrido, hai capito la mia mossa, mi guardi con occhi strani, poi senza dire una parola ti chini ed inizi a baciarmelo. Non mi sento in imbarazzo, in fondo tutti quelli che sono di fronte a noi lo stanno facendo, e anche noi non siamo da meno. Continui così per un po', alterni lo sguardo a me ed alle scene tutto intorno. Vedi corpi nudi, che si accoppiano, vedi mani, sessi di tutte le razze che svettano, sei presa da convulsioni psichiche, ti alzi e dandomi la schiena ti siedi sul mio ventre. Ora sento la micina, gronda calore, la strusci con ardore. Guardi lo spettacolo di fronte a te. Siamo dei pazzi. Metti una mano sotto, mi prendi, ti rialzi lo appoggi e ricadi su di me lentamente, molto lentamente. Sai che se ti lasciassi cadere lanceresti un urlo, e non vuoi attirare l’attenzione su di noi, vuoi rimanere in disparte sola con me, godendoti lo spettacolo che hai di fronte ed in mezzo alle gambe. Partecipiamo passivamente ad un’orgia, è la prima volta per tutti e due, in fondo siamo persone normali, ma oggi no, oggi siamo andati oltre il muro che ci eravamo creati... oggi, forse per colpa del vino troppo forte, non ci va di rimanere nei confini e liberiamo tutta la nostra voglia di vivere, di stupire ancora. Sali e scendi lentamente, vedo la tua schiena arcuata, lo vuoi sentire tutto dentro, vuoi percepire anche la più piccola delle mie vene. Tutto intorno, corpi aggrovigliati in amplessi selvaggi, e noi li a guardarli. Ritorna la cameriera, vi guardate negli occhi, tu continui i tuoi movimenti, non ti fermi. Ti sorride, si abbassa un istante, ti bacia sulle labbra e se ne va. Sei eccitata, ed io con te, non tardiamo molto, vieni vibrando tutta, l’orgasmo ti sconquassa. Anche io ormai sono prossimo, te ne accorgi ed anche se a malincuore, ti alzi e ti giri inginocchiandoti, me lo prendi in bocca. Senti il tuo sapore, ti piace il tuo sapore, senti il mio e subito vengo. Siamo sfiniti, la cameriera è sparita, gli avventori sono ormai andati quasi tutti. Ci alziamo e ce ne andiamo sulla spiaggia, ci accomodiamo all’ombra di alcune piante e subito il Morfeo ci corre incontro.
Ci svegliamo ormai al tramonto, la notte passata praticamente senza dormire e gli amplessi avuti ci hanno sfiniti. Ci ricomponiamo, e ci avviamo per il ritorno. Abbiamo bisogno di un caffè, questa volta vero; abbiamo da affrontare non meno di un’ora di cammino, e le gambe fanno fatica a reggerci, speriamo di ritrovare le forze con il caffè. Al bar troviamo la cameriera, ci accoglie con un sorriso sulle labbra, sembra siate diventate amiche. Ci serve le tazzine e ci chiede di dove siamo e dove alloggiamo. Diciamo che siamo italiani, siamo arrivati la mattina stessa con una barca, e che è ormeggiata dall’altra parte dell’isola. Lei osserva immediatamente che ci aspettava un lungo cammino, e che sicuramente arriveremo di notte. Probabilmente correremmo il rischio di perderci senza l’ausilio di una mappa o qualche cosa che ci indichi il giusto sentiero. Corriamo il rischio di dormire fra le pecore sotto agli ulivi... non che sia pericoloso, ma sicuramente non comodo. La prospettiva di una notte in bianco non ci alletta, e la cameriera, Laura, si offre di darci un passaggio fino alla nostra baia.
Attendiamo la fine del turno di Laura circa mezz’ora. Scompare dietro il bancone per poi riapparire vestita con jeans e maglietta. Contrasta decisamente ripetto a come la abbiamo conosciuta. Ci fa cenno di seguirla. Arriviamo alla fine del villaggio, nel campeggio, ci mostra una vecchia Renault 5, ci spiega che lì nel villaggio l’auto è un bene superfluo, che nessuno del personale la possiede; non ci sono posti che non si possano raggiungere tranquillamente a piedi, oltretutto tutta l’isola vive e ruota attorno al villaggio. Saliamo e partiamo, ci informa che dovremo fare un lungo giro, perché la strada circumnaviga l’isola, non esiste un passaggio diretto. Mi siedo di dietro, e tu rimani davanti con lei. Chiacchierate come se vi conosceste da millenni, io mi concentro a sudiare il paesaggio circostante. Vedo le luci di alcune isole vicine, vedo la luna, come la notte precedente. Il ronzio della macchina, accompagnate dal suono delle vostre parole, mi fanno compagnia, mi rilasso, mi accomodo meglio e socchiudo gli occhi, un solo momento. Quando li riapro sento le portiere aprirsi, siamo arrivati. Ho dormito tutto il tempo. Scendiamo tutti insieme alla spiaggia, Laura ci saluta, ma tu la inviti a cenare con noi. Accetta subito senza obbiettare, il giorno dopo è il suo giorno di libertà, quindi può anche fare tardi. Sleghiamo il tender, vi faccio accomodare, uno strattone alla messa in moto e via, arriviamo subito alla nostra barca. Saliamo veloci, devo accendere le luci di fonda per sicurezza. Voi entrate sottocoperta e capisco che le mostri l’interno. Scendo anche io e vedo una strana luce nei vostri occhi, non ci faccio caso subito. Mi scuso e mi ritiro a fare una doccia. L’acqua mi scende sulla pelle arrossata, il bagnoschiuma mi toglie tutto il sale ed i residui dell’amplesso. Quando mi lavo il pene, non posso fare altro che portarmi una mano alle narici e sentire ancora chiaro il tuo profumo. Mi inebria, e mi fa eccitare nuovamente. Esco dalla doccia velocemente, la tentazione di dargli pace è grande, ma voglio preservare ogni grammo di energia, e mi chiedo: come fanno le donne a godere così tanto e ripetutamente senza risentirne fisicamente?. Penso sia il retaggio animalesco rimasto nel nostro DNA quando una femmina si accoppiava con più maschi per garantire la preservazione della specie. Entro in dinette, vi vedo saltellare dai fornelli alla tavola, felici e ridenti. Poi tu vai a farti una doccia e ci lasci soli, io e Laura. Non c’è che da controllare che non bruci nulla sui fornelli, così abbiamo il tenpo di conoscerci. È straniera, questo lo avevo capito subito: il padre era spagnolo, mentre la madre russa, si erano conosciuti in un viaggio di lavoro del padre e lui aveva deciso di rimanere a vivere con quella che poi sarebbe diventata sua moglie. Lei era nata in Ungheria in quanto la famiglia si era trasferita seguendo il padre che nel frattempo era diventato uno chef di fama. Per quello anche lei sapeva cucinare. Non avverto nessun segnale, tranne qualche bagliore negli occhi, non capisco il motivo, ma è ben impresso nella mia mente il bacio sulle labbra che ti ha dato. Finalmente esci per poi accompagnare Laura alla doccia. Ti sei tenuta l’accappatoio, tra noi non c’è più regola, tanto non solo ci siamo visti completamente nudi, ma addirittuta abbiamo fatto sesso sfrenato... diciamo che sotto questo aspetto non ci si poteva conoscere meglio. Rimaniamo soli ed inizi a chedermi notizie su di lei, su cosa ci siamo detti, su cosa penso di lei. Mi stupisco per un attimo, dò la spiegazione al fatto che è gelosia femminile, invece mi sbaglio, come mi sbaglio, ma lo scopro solo più tardi. Laura rientra giusto nel momento stesso che la cena è pronta. Ci accomodiamo a tavola, io da una parte, voi insieme dall’altra. Servo il vino, lo stesso vino bianco, fresco e traditore della sera precedente. Questa volta stò attento, non voglio fregarmi con le mie mani, ma ve ne servo in abbondanza. Ceniamo fra mille battute e mille risate, alla fine il discorso cade inevitabilmente sul villaggio, su cosa fosse, cosa nascondesse, cosa era accaduto. Parlate solo voi due, sei curiosa, affamata di sapere. Il discorso si fa sempre più piccante, finchè guardandovi negli occhi, facendo una pausa lunga mille anni, vi baciate scambiandovi reciprocamente i vostri sapori. Rimango di gesso, questa non me la aspettavo, forse lo speravo, ma non osavo nemmeno pensarlo. Chiaramente subito ho una erezione. Vi staccate, vi guardaste ancora negli occhi, poi con un sospiro continuate il vostro discorso. Ho caldo, molto caldo, il vedere i seni ormai fuori negli accappatoi non mi porta refrigerio, così propongo un bagno in mare. Accettato immediatamente. Usciamo, ci liberiamo dei pochi indumenti che ci coprono e via un tuffo in acqua. Nuotiamo, ci lanciamo schizzi, siamo bimbi. Il freddo ci accoglie, ed usciamo dopo poco. Io rimango fuori a fumarmi l’ennesima sigaretta, voi scomparite sottocoperta. Silenzio tutto intorno, è bello ascoltare il silenzio, si ha il tempo di ascoltare i propri pensieri e solo in quel momento capisci che urlano perché nessuno li ascolta mai. La tua voce mi richiama, e rientro in me. Scendo e non vi trovo, entro in cabina seguendo il tuo richiamo, giro, entro in bagno per poi passare la porticina. Siete immerse nella vasca, illuminate dalle candele sparse ovunque. I vostri occhi brillano delle luci delle candele. Mi invitate ad entrare. Mi denudo e subito vedete quanto possiate essere terribilmente eccitanti per un uomo, per me... nello scavalcare il bordo della vasca, mi sfiori con le dita il mio pene che ha un guizzo. Non mi vergogno, sapete bene come sono fatto, ormai la morale imposta dall’uomo la abbiamo lasciata a mille miglia di distanza. Mi tocchi leggera sotto, senti fremere, parliamo di come sia bello quel paradiso, di noi. Siamo calmi, le parole escono leggere e calde. Laura rimane ferma, non percepisco nessun movimento, fatta eccezione per il contrarsi dei muscoli di un polpaccio. Faccio scivolare tra gli intrecci delle gambe, una mano in mezzo alle tue cosce, ed ora capisco a cosa erano dovute le contrazioni del polpaccio di Laura, ti stava accarezzando con il piede. Ti trovo bagnatissima dei tuoi umori, sei calda ed aperta. Non resistiamo molto nella vasca, è veramente freddo, nonostante ci tocchiamo. Andiamo in cabina, ci stendiamo sul letto, voi da una parte, io dall’altra. Io su un fianco ti parlo, se sento Laura rispondere dietro le tue spalle. Parlo e tu mi tieni il pene in mano, lo strofini piano piano, sali e ridiscendi. Ci baciamo, non ci importa che ci sia una sconosciuta con noi. Ti stacchi da me, rialzandoti e mettendoti in ginocchio me lo prendi in bocca. Sei calma, paziente. Io chiudo gli occhi stendendomi del tutto. Ad un certo punto sento il tuo respiro farsi veloce e profondo, apro gli occhi e ne vedo il motivo. Sono steso, tu davanti a me in ginocchio che mi mangi, e Laura dietro di te che a sua volta ti mangia. Non lo avevi mai fatto, non pensavi potere riuscire, ma questa sera è diverso, hai trovato feeling, e vuoi stupirmi stupendoti.
Il gioco continua, terribilmente eccitante. I tuoi mugolii sono sempre più conferma del piacere che ricevùi, e me lo trasmetti con la tua lingua, le tue labbra. Dopo parecchi minuti senti che non ti basta più, vuoi sentirti piena, piena di me. Ti rialzi dalla piacevole posizione, mi scorri lungo il corpo, lasciandomi una scia dei tuoi umori e vieni a sederti sulle mie labbra. Vuoi vedere se il piacere che prima hai ricevuto è pari a quello che io ora ti darò. Dò fondo a tutta la mia esperienza, so esattamente che gareggiare contro una donna è praticamente impossibile, lei sa come si da piacere ad una donna. Mentre mi impegno, passi ripetutamente le mani sui tuoi seni, vedo i capezzoli ingrossarsi sempre più, vogliono esplodere. Ne sollevi uno e ci passi la lingua sopra. Laura, che fine ha fatto Laura? Dalla mia posizione non posso vedere nulla, sento solo i suoi lamenti, poi ad un tratto mi sento prendere, mi sento sollevare il membro ed ancora caldo. Ha posato le sue labbra su di me. Mi sta facendo ciò che prima mi facevi tu. La sento, ma il piacere che provo non è paragonabile a quello che mi hai dato tu, eccitante sì, ma non paragonabile. Tu sei dolce, delicata, mi mangi lentamente, ti fai scorrere lungo la lingua tutto me stesso, Laura è troppo veloce, tropo irruenta, lei mi mangia come se non avesse mangiato da anni. Sei ormai partita. Ti vuoi sentire piena, piena di me, ti stacchi, incontri il viso di Laura, lei si scansa capendo tutto, non mi lascia. Ti posizioni e Laura lo indirizza verso la meta. Prima di farlo lo passa ripetutamente lungo le tue labbra ormai gonfie di piacere. Poi lo punta, lo capisci immediatamente, lo fai entrare per qualche centimentro... quando sei sicura che ormai non può più scappare, ti lasci cadere facendolo entrare tutto, fino alla radice, e lanci un urlo. Il tuo corpo si sconquassa tutto, bastano pochi secondi e vieni vibrando tutta. Eri carica al massimo, ciò che ti abbiamo dato, io e Laura, ti aveva caricata al massimo. Ti vedo davanti a me, sento le tue mani sul mio torace, e vedo le mai di Laura sbucare da dietro e lambire i tuoi seni; ti prendono i capezzoli, li strizzano, li fa tintillare nelle dita. Dopo esserti rilassata, rinizi la tua cavalcata, capisco che ne vuoi sempre di più. Laura viene davanti, si mette di fronte a te, allarga le gambe e mi si siede, dove prima eri seduta tu, mi invita a darle piacere. Ti guardo, hai il viso sfatto dal piacere, mi sorridi e mi dai il tuo benestare, ed inizio. Ora siete in due a mugulare, ora siete avvinghiate l’una all’altra, vi toccate, vi sfiorate con le dita, volete sapere cosa succede la sotto, le mani controllano che io sia dentro ognuna di voi. Vi scambiate un bacio, legate la lingua, volete sentire il sapore rimasto sulle labbra. Vi stringete forte ed esplodete il vostro piacere, per me è troppo ed anche io esplodo il mio, dentro di te, ed appena ti accorgi di ciò che stò facendo, prolunghi il tuo piacere, quasi a non finre mai. Ci accasciamo distrutti, non abbiamo nemmeno la forza di andare a lavarci, rimaniamo così, stesi sul letto, ed il sonno si impadronisce di noi. Il mattino ci coglie ancora insieme, mi alzo, scendo dal letto e mi giro... vedo due veneri che la sera prima erano con me, sono stupende, sei stupenda, mi volevi stupire, e devo dire che ci sei riuscita appieno. Esco e mi butto in mare, mi lavo come facevano i selvaggi, ma cosa siamo noi se non selvaggi? Abbiamo il nostro paradiso, nulla ci serve, se non noi stessi. Il freddo mi entra immediatamente nelle ossa, esco di corsa, mi asciugo, scendo in cucina ed inizio a preparare la colazione. Caffè abbondante e forte, pane, marmellata latte, tutto quello che serve. Il rumore dei piatti ti sveglia, scendi dal letto, e ti avvii verso di me, sei completamente nuda, hai il musetto ancora assonnato, i capelli arruffati. Ti appoggi a me, mi abbracci e lasci la testa appoggiata al mio pettorale. Rimaniamo così senza una parola per un tempo indefinito, lascio che svanisca il tuo torpore. Poi alzi gli occhi, ora sono svegli e pieni di luce, sono ritornati ad essere gli occhi di tigre. La prima cosa che mi fai è un sorriso, poi mi chiedi: TI E’ PIACIUTO? Ti rispondo di sì, tanto, e ti confesso che mi hai stupito immensamente, non sapevo fossi così. Mi guardi dritto negli occhi e mi rispondi che erano tante le cose che non sapevo di te, e che dovevo aspettarmi altre sorprese, se fosse nata l’occasione. Ti chiedo di spiegarmi, ma ti stacchi da me mi lasci e ti avvii verso l’esterno. Nel salire la scaletta ti fermi un attimo, ti giri, mi fai un sorriso estremamente coinvolgente, strizzi un occhio e te ne vai. Rimango in quella posizione, cerco di capire, ma poi capisco che è inutile, è meglio lasciare agli eventi le risposte, se ce ne sarà l’occasione. Laura si sveglia a sua volta, viene in cucina in accappatoio, mi chiede subito di te. Le rispondo che sei in acqua a fare il bagno, si precipita fuori, si denuda e subito viene in tua compagnia. Non ha fretta, oggi è il suo giorno di riposo, si fermerà probabilmente tutto il giorno con noi. Vi vedo giocare con le onde, vedo le vostre mani passare furtive dove la sera prima avevano indugiato, sorridete ed urlate come due bambine che hanno scoperto un nuovo giocattolo. Freddo, troppo freddo, uscite, vi asciugate aiutandovi l’un l’altra, e scendete. Io ho visto tutto dall’oblò e voi ne siete certe che vi stavo spiando, conoscete troppo la natura maschile. Avete fame, mangiate famelicamente tutto ciò che ho preparato, chiaccheriamo come vecchi amici, scherziamo su tutto, nessuno vuole pensare che solo ventiquattro ore prima non sapevamo nemmeno che esistessimo. Finita la colazione, decidete di andarvi a scaldare al sole, che ormai sta alzandosi prepotentemente. Andate a prua, stendete i salviettoni, vi denudate e vi stendete una a fianco dell’altra. Parlottate così un po', siete uno spettacolo, nude davanti a me. Dopo un’ora vi mettete la crema protettiva, vi aiutate, e lo fate in modo estremamente provocante, sapete benissimo che io sono lì con voi, sapete benissimo che mi eccitate... lo fate volutamente, volete vedermi ingrossare, me lo volete vedere alla luce del sole. Continuate a giocare con me, mi sorridete, vedete la mia eccitazione esplodermi in mezzo alle gambe, vi guardate, vi sorridete, e vi ristendete a prendere il sole, lasciandomi solo con il mio amico gonfio di rabbia. Ormai è mezzodì, il sole è alto, mangiamo velocemente della frutta, e tornate a prendere il sole. Io non resisto, devo fare qualche cosa, mi devo muovere. Raccolgo maschera, pinne, e mi getto in mare. Nuoto, mi piace nuotare e guardare il fondo del mare. Tutto intorno a me è un pullulare di castagnole blu, qualche altro pesce, ma nulla di importante. Mi devo avvicinare alla costa se voglio scendere ad una profondità accettabile per vedere se trovo qualche cosa. Il fondo è irregolare, segno evidente delle origini vulcaniche dell’isola. Trovo molti anfratti, scruto, aguzzo la vista e finalmente trovo un polpo. È fermo nella sua tana, con il tipico sassolino posto all’ingresso. Metto una mano e vedo uscire delle piccole sacche contenenti uova. È certamente una femmina. Mi soffermo a pensare il suo strano destino. Tutta la vita come spietato ed intelligente predatore, poi, quando si mette alla cova, lo fa con amore pieno, non lascia mai la tana, nemmeno per nutrirsi, tanto che quando si schiuderanno le uova, lei morirà di stenti. Inutile portare da mangiare, non lo accetterà mai, sa quale è il suo destino, sa cosa deve fare. Ed io? Conosco il mio destino? So dove andrò a finire? So cosa farò? Inutile anche questa domanda, mi sono ritagliato un momento di follia pura, e sono già andato oltre ogni aspettativa. Lei mi ha sorpreso notevolmente, sapevo che aveva una carica erotica fortissima, sapevo quanto le piacesse il sesso in tutte le sue forme. Mentre penso a lei è indubbio che ho un’erezione, anche se sono immerso in acqua fredda. Decido di uscire, salgo sulla costa. Mi giro un attimo, le vedo sulla barca, lontane, tranquille, nude. Fortunatamente ho con me le pinne da sub, quelle che si portano con i calzari, quindi abbandonatele su uno scoglio, posso proseguire la mia esplorazione a piedi senza farmi del male. Cammino lungo gli scogli, mi piace farlo da sempre, mi piace sentirmi esploratore, immaginarmi quali mondi sconosciuti possa trovarmi di fronte. Se fossi nato in un’altra epoca, o se solo fossi nato diversamente, sarei diventato certamente uno zingaro, sempre in movimento alla ricerca del vero essere della vita. Il mondo è troppo grande per essere visto solo dalla televisione, voglio vederlo, odorarlo, toccarlo con le mie mani. Forse è proprio questa l’origine della mia irrequietezza. Continuo a camminare finchè mi accorgo che è passata un’ora. Mi servirà altrettanto tempo per tornare indietro. La barca non la vedo più da quando ho doppiato il capo, spero sia tutto in ordine. Mi affretto, con grandi passi salto da uno scoglio all’altro, e finalmente rivedo la barca in lontananza. Mi stupisco un attimo, a fianco alla nostra c’è ormeggiato un panfilo. Mi nascondo alla vista, voglio vedere di che si tratta. Arrivo alla spiaggia, e vedo tre figure in acqua; ti riconosco, mentre non so chi siano le altre due. Tutto tranquillo comunque. Recupero le pinne e li raggiungo. Arrivato mi accogli con un sorriso stellare, mi presenti ai nuovi amici, parliamo in inglese, scopro che sono tedeschi in vacanza. Lui capelli lunghi, castani con gli occhi scuri, lei bionda, con occhi azzurri. Altro non posso dire, immersi come sono. Risaliamo in barca, sono stremato dalla passeggiata. Nel pozzetto cerco con gli occhi Laura che non c’è, ti chiedo dov'è, e mi dici che se ne è andata... deve lavorare questa notte, ma prima di andarsene, ti ha fatto un regalo. Me lo dici con un sorriso malizioso, gli occhi ancora una volta la dicono lunga sul tipo di regalo. Non mi dici altro, anzi mi dici che è un segreto, e che forse quella notte mi avresti confidato. Ci stendiamo a prua, ci facciamo baciare dagli ultimi raggi del sole, ci scaldiamo. È veramente difficile resisterti, nuda al mio fianco. Mi vengono in mente i nostri nuovi amici, mi giro e li vedo anche loro stesi, sulla loro barca a prendere il sole, anche loro nudi. I tedeschi, nordici, sono abituati a farlo, e non se ne preoccupano tanto. Vedo Katia, così si chiama, magra, con il seno piccolo, due capezzoli come punte di spilli, forse il freddo ha fatto il suo lavoro. E' completamente depilata, sembra una bambina. Marco invece è abbastanza muscoloso, non sembra tedesco sotto quella sua pelle color oliva, sembraa più mediterraneo. Fisico glabro, ed in mezzo alle gambe mi pare di vedere un attrezzo piuttosto ben sviluppato. Ci si guarda con prudenza, non vogliamo essere di nessun intralcio o invadenza, il gioco è iniziato, ma con estrema cautela. Tu li guardi ed ogni tanto ti inumidisci le labbra con la lingua. Fai finta di nulla, ma sicuramente non sei indifferente a quanto vedi. Il mare, una laguna, le barche che ci cullano dolcemente, il sole, i corpi nudi, tutto uno spettacolo. E viene sera, ci ritiriamo dentro la nostra barca, e ci facciamo una doccia. Ci prepariamo insieme per la cena. Si scherza su tutto, soprattutto continui a non dirmi cosa hai fatto con Laura. Mi sorridi maliziosamente, lanci frasi a mezza bocca, vuoi fare intendere senza dire, vuoi lasciarmi nel mio stato estremo di incomprensione, di incertezza. Ad un tratto sentiamo il rumore di un tender che si avvicina, esco immediatamente a vedere di che si tratta. Sono Marco e Katia, ci chiedono se possono fare una doccia da noi, hanno lasciato un rubinetto aperto e tutta l’acqua dolce se ne è andata come la loro possibilità di togliersi il sale di dosso. Li faccio entrare, tu sei impegnata con i fornelli, il profumo di pomodoro fresco cotto condito con uno spicchio d’aglio e rosmarino invade le nostre narici. Anche i nostri amici si guardano in viso e dicono che quello è un profumo paradisiaco, così li invitiamo per cena. Fanno la doccia, ed escono dopo parecchio tempo. Non si sa il motivo per il quale siano stati così tanto dentro il bagno, ma alcuni suoni inequivocabili potevano far pensare a ciò che è successo là dentro, e noi ci si scherza sopra, dicendoci che siamo nel paradiso terrestre dell’eros. Sono praticamente in costume, devono rientrare alla loro imbarcazione per vestirsi. Propongo di affiancare la loro barca alla nostra, in quanto eviterebbero continui spostamenti in gommone, ed oltretutto la nostra barca è meglio ormeggiata. Marco accetta immediatamente, usciamo fuori, e lo aiuto nella manovra. Tu sei rimasta dentro, con Katia a finire i preparativi. Finito l’ormeggio felicemente, devo dire che Marco è un ottimo pilota, rientriamo scoprendo che siete impegnate a parlare fitto, ridete in continuazione, siete come due amiche che da troppo tempo non si vedevano e vogliono raccontarsi anni di vita, tutto in pochi minuti. Ci lasciamo ed andiamo a vestirci. Io sempre molto sportivo, jeans e maglietta, tu invece ti dedichi molto tempo. Il trucco, poco marcato, leggero, una veste di raso, lunga con uno spacco vertiginoso, ed un solo perizomino che poco lascia alla fantasia entrando irrispettoso dentro la tua fessura, lasciandoti, se non fosse per quel piccolo cordoncino di stoffa, completamente nuda. Sai esattamente che effetto fa ad un uomo il vedo e non vedo, e fai parecchia fatica a tenermi fermo. Li sentiamo arrivare, dobbiamo staccare le nostre bocche, lasciamo le nostre lingue ed un filo di saliva ci accompagna finchè si spezza. Devo togliere la mano che ormai ti fruga nella carne, entrando dove più sei bagnata. Lo facciamo con tristezza, non vorremmo finire lì, ma stanno già entrando. Li accogliamo con un sorriso, penso si siano accorti di ciò che stavamo facendo, ed anche loro sorridono quasi scusandosi per averci interrotti. Anche Marco è vestito sportivo, più o meno come me, mentre Katia si è messa un paio di jeans tagliati corti, estremamente corti, una maglietta anch’essa tagliata giusto sotto il seno lascia il ventre scoperto. La differenza è evidente, la pantera nera, pronta con i suoi artigli, e la preda inconsapevole, o forse tanto inconsapevole non è? Ci sediamo a tavola, mangiamo di gusto, la giornata passata ci ha tolto tante forze, e beviamo, reintegrando i liquidi persi. Il problema è che non si deve mai bere alcolici dopo una giornata di sole, il vino fresco che scende veloce lungo la carotide è miele, ma il miele si trasforma e ci troviamo praticamente quasi tutti e quattro ubriachi. La conversazione è piacevole, sono simpatici veramente, si scherza un po’ su tutto poi inevitabilmente il discorso cade su argomenti piccanti. Difficile spiegare in inglese cose che sono difficili da spiegare in italiano, ma sta di fatto che con parole improbabili e gesti inequivocabili ci riusciamo e ridiamo. Decidiamo di fare un gioco, ormai sappiamo cosa o chi siamo, così le ragazze, dopo avere valutato diverse ipotesi decidono per il poker... in definitiva è l’unico gioco conosciuto da tutti e quattro. Katia lancia una proposta, per far sì che la cosa sia più interessante vuole giocare a strip poker. Ci guardiamo in faccia, scoppiamo a ridere, non ci importa proprio correre il rischio che ci vedano nudi, ci avevano già visti nel pomeriggio. Ed il gioco ha inizio. Tutti siamo intenti a non perdere, i bluff si susseguono, ma dopo solo mezz’ora ci troviamo praticamente con me in mutante e maglietta, tu con il solo perizoma, Katia con le sole scarpe e Marco praticamente tutto nudo. Vedo che continui a sbirciare come sono fatti, come è fatto, non stacchi gli occhi da lui, dal suo sesso, e lo stesso fa lui con il tuo seno, ora libero da ogni costrizione. Sempre katia, dal momento che non ha ormai più nulla da togliere, lancia una nuova sfida, chi perde deve fare penitenza. Non ci sta proprio a perdere, penso io. Ed inizia il nuovo gioco. La prima mano la vinco io contro Katia, penso a cosa potrei fare, non voglio essere pesante, così la spedisco a farsi un tuffo nel mare freddo. Esegue senza battere ciglio, al suo ritorno lo sguardo è carico di vendetta. La seconda mano la vince Marco contro di te, non ci pensa minimamente, e ti spedisce a sua volta nel mare. Esegui immediatamente la punizione, loro non sanno l’effetto che ti fa l’acqua fredda, il sentirti avvolta dal gelo. Rientri ed il tuo seno esplode in tutta la sua prorompenza, hai i capezzoli appuntiti, ritti e violacei dal freddo. I capelli bagnati poi ti danno un’aria di felino pronto all’attacco. Rincominciamo e finalmente vinci tu contro Katia. Lo vedo, nutri voglia di rivalsa, e senza esitazione le dici di prenderlo in bocca a Marco. Il difficile non è stato dirlo per te, il difficile è stato tradurlo in inglese per me. Appena Katia capisce cosa vuoi che faccia, sorride, si piega e lo imbocca. Stai a guardare la carne che si ingrossa, le labbra che lo avvolgono, sei incantata, non distogli lo sguardo nemmeno un istante. Poi ordini la fine della penitenza, forse vuoi continuare, forse vuoi perdere, o forse vuoi vedere il risultato di tanto lavoro fatto dalla tua nuova amica. È difficile per Marco contenersi, lo vediamo fare capolino sopra il tavolo, sgrani gli occhi ed una luce li illumina. Senza continuare il gioco, Katia ti fa segno di guardarmi, ti giri e mi vedi, ti accorgi che anche io sono in perfetta armonia con Marco; rapida come una gazzella, ti sposti, ti chini ed inizi a fare ciò che prima avevi visto fare da Katia. Sei affamata, vuoi fare vedere che non sei da meno, anzi, che ha ragione Madonna quando dice Italian do it better. I nostri amici rimangono a guardarci per qualche istante poi rincominciano anche loro la loro danza. Io e Marco ogni tanto ci guardiamo, non siamo in grado di sostenere tanta foga. Il primo è lui a fare risollevare la sua donna, io lo imito dopo poco, la situazione è troppo rovente, corriamo il rischio di finire troppo in fretta. Voi ragazze non siete troppo d’accordo, siete veramente partite, avete una voglia pazza. Vi alzate una di fronte all’altra, vi guardate, ed iniziate a toccarvi leggermente. Sulle spalle, sui fianchi, le mani sui glutei, poi esplorate il seno, i capezzoli. Katia è la prima, abbassa le labbra e le affonda su un tuo seno; ti vedo avere un sobbalzo, stringi gli occhi, forse ti sta mordendo forte, troppo forte per te, ma non ti stacchi, ti piace da impazzire. Risale e ti mordicchia il collo, la base dell’orecchio, tu scosti la testa di lato, la vuoi facilitare nel compito, ma così facendo ti trovi con le labbra a contatto con il suo collo. Le restituisci i baci che stai avendo. Non resisto, mi alzo e vengo dietro di te. Mi senti, senti le mie mani che si incrociano con quelle della tua amica, sei al centro dell’attenzione, vedo ogni tuo piccolo pelo ritto, la pelle si increspa alla ricerca del massimo desiderio. Mi appoggio da dietro a te, mi senti, senti il mio membro libero e pulsante appoggiato al tuo sedere, spingi indietro forte, ti piace quel contatto. Marco mi ha seguito, ora siamo quattro corpi avvinghiati che cercano il piacere estremo. Continui a spingere indietro, capisco cosa vuoi, ed eseguo immediatamente. Scendo con una mano dal davanti, incrocio la mano di Katia che ti stava esplorando, quanto ti sento ti trovo tutta bagnata, sento i tuoi umori scenderti lungo le gambe, sento la clitoride fuori e gonfia, quasi volesse allungarsi all’infinito alla ricerca di un contatto. Affondo prima una poi due dita nella tua carne, mi lanci quell’urlo soffocato che conosco bene. Con il pollice strofino leggero il bottoncino, ormai sei fuori, ansimi, ti contrai, scuoti la testa. Credo che anche Marco stia facendo la stessa cosa, noto le stesse reazioni di Katia, poi all’improvviso vediamo che inizia a muoversi e Katia a sobbalzare, loro sono più avanti. Ti giri di scatto verso di me, anche tu lo vuoi, anche tu ne vuoi. Appoggio le mani sulla tua schiena, tu porti le tue mani sui glutei e ti allarghi al massimo, mi inviti a procedere. Ti infilzo in un solo colpo, non trovo resistenza, gli umori che hai emesso sono tanti, ed iniziamo la nostra danza, ballata in quattro, uno di fronte all’altro. Continuiamo così finchè Katia non si stacca, va dietro al suo Marco, stando di fronte a noi si gode lo spettacolo che stiamo dando. Le sue mani passano davanti, massaggia Marco con calma, i suoi occhi non si staccano da noi, da te. In quella posizione vedi direttamente le mani di Katia che fanno un lento andirivieni su Marco. Per un attimo ti rialzi con la schiena, la guardi dritta negli occhi, le vuoi fare vedere come gli italiani sono capaci di fare godere una donna, di farla sentire femmina. Ti riabbassi, lei ti porge suo marito e non ti fai pregare, subito la ingoi ancora affamata, affamata di sesso. Da dietro spingo forte, ti sento aprire ad ogni mio colpo, sento che arrivo fino in fondo, fai fatica a contenermi, fai fatica a non serrare i denti sul membro che hai stretto tra le labbra, lanci un urlo pazzesco e vieni ininterrottamente per parecchi secondi. Lasci la presa, ti rialzi a fatica sulle gambe, tieni gli occhi chiusi, non riesci ad aprirli, sei in trance. Poi ti giri e mi stringi forte, ti vergogni di quello che hai fatto, hai paura di una mia reazione che mai potrà venire... siamo insieme, lo stiamo facendo insieme, sappiamo cosa vogliamo, ci vogliamo bene, e ci lasciamo andare insieme. Mi prendi per mano e prendi per mano anche Katia, ti dirigi verso la cabina, entriamo, ci stendiamo, mi fai mettere in mezzo, ti chini ed inizi a mangiarmi, senti forte il tuo sapore. Inviti Katia a seguirti, ad aiutarti. Anche Katia sente il tuo sapore ora, vi alternate su di me, non mi lasciate un attimo. Marco interviene, prende Katia da dietro ed inizia la sua danza. Fa scivolare una mano in mezzo alle tue gambe, ed inizia a torturarti. Passano pochi minuti ed esplodiamo tutti insieme, io nella tua bocca, tu nelle mani di Marco e Marco dentro a Katia la quale urla impazzita. Ci accasciamo nel letto, siamo sfiniti, sono passate quasi due ore da quando abbiamo iniziato. Ci addormentiamo, è un groviglio di corpi che trasudano piacere, profumano di sesso. È l’alba del giorno successivo, dobbiamo partire, dobbiamo rientrare nel nostro mondo. Con non poco dispiacere salutiamo i nostri amici e ce ne andiamo. Arriveremo verso sera. Non parliamo, tu ti metti a prua a prendere il sole, io ai comandi, e ci perdiamo nei nostri pensieri. Pensiamo a ciò che abbiamo fatto in quei giorni, a ciò che faremo il giorno dopo. Rientreremo al lavoro, i clienti, le scartoffie, le discussioni inutili e ci assale la tristezza. Ci chiediamo se ne valga la pena, se tutto ciò che facciamo sia giusto o sbagliato, poi incrociamo lo sguardo, ci sorridiamo, e capiamo... accettiamo questa sofferenza, tanto il numero di telefono dei nostri amici lo abbiamo in tasca e la Croazia non è poi così lontana.
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