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Il nodo della cravatta
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Titolo: Il nodo della cravatta
Autore: Diniego
Contatto:
Racconto n° 1069
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...Sera. La chiave si infilo' nella serratura... una di quelle chiavi corte senza denti; una porta blindata in legno scuro, uno zerbino con delle margherite stilizzate... una targa in ottone con scritto sopra - qui abitiamo noi...-
Questo era il bentornato e tutte le sere mi attendeva davanti la porta di casa.
Quella sera i soliti rumori, le solite luci erano assenti. In cucina tutto era buio, in camera il silenzio. Solo una tenue luce in soggiorno richiamo' la mia attenzione... un lume acceso, il lume del mio scrittoio.
Entrai piano, avevo l'impressione che facendo rumore avrei rovinato un'atmosfera preparata ad arte.
Appena oltrepassai la soglia la vidi... era di profilo, seduta in poltrona. Non si volto', non fece nessun movimento... ma sulle labbra intravidi un cenno di sorriso.
Mi lascio' stupefatto il suo abbigliamento: nulla indossava! Nulla, a parte una cravatta...
Le passai innanzi e mi fermai a contemplarla... le gambe accavallate, le braccia semi distese lungo i braccioli, un libro chiuso a fianco e una cravatta annodata al collo che, malvagia e tentatrice, si infilava tra i suoi seni.
- Ciao, ben tornato, mi mancavi... non sapevo che mettermi… avevo voglia di sentirti addosso e ho preso la tua cravatta preferita per sentirti qui... addosso..-
Sorrisi, mi divertiva la cosa. Mi ritrovai a un tratto come proiettato in una scena di un famoso film.
- sai... quando l'ho indossata ho subito sentito un fremito... come mi sta?-
Mi inginocchiai di fronte a lei, stesi il braccio e accarezzai la seta della cravatta dalla punta sino al nodo... poi sorrisi e le dissi che le stava benissimo… solo il nodo era fatto male, andava rifatto... e se le avesse fatto piacere, le avrei mostrato il modo migliore per fare il nodo a quella cravatta.
Lei si alzo', il profumo della sua intimità mi avvolse. Intravidi perfetta e delicata quella fessura semiaperta e invitante e come un automa mi alzai, mi leccai le labbra e tenendo sempre la cravatta tra le dita andai verso il divano con lei docilmente dietro.
La feci sedere, allentai il nodo e le sfilai la cravatta. Infine senza dire nulla, ma senza staccare gli occhi da quelli di lei, le annodai la cravatta ai polsi e le serrai le mani sopra la testa.
Iniziai a spogliarmi, sfilai la cintura, abbassai la cerniera e le mostrai quanta fame avevo di lei.
Il mio sesso duro, reattivo, puntava sul suo corpo... la volevo…volevo farle vedere quanto, prima di farle sentire quanto…
Mi appoggiai con il mio corpo contro il suo seno, iniziai a muovere piano il mio sesso contro i suoi capezzoli stuzzicandone le punte, tentandone le carni, sfamando il senso della vista e del tatto.
Salii sin sotto al mento appoggiandolo sulla gola e poi sul collo, e di nuovo sul mento… e poi stuzzicandole le labbra, la bocca che si schiudeva al contatto con il mio corpo caldo… conducendo il gioco dandole piacere a piccole dosi.
Finii di spogliarmi e mi inginocchiai davanti a lei… iniziai a toccarmi e accarezzarmi, accarezzai le sue gambe e piano iniziai a schiuderle.
Sentivo il suo sesso, sentivo l’aroma del suo corpo, le essenze del suo desiderio… volevo solo affondare in lei, possederla avidamente, ma era presto per invaderla… troppo presto ancora, il gioco era solo all’inizio... e prima del mio sesso il suo corpo avrebbe accolto le mie mani, la mia bocca e la mia lingua.
Iniziai con il leccare le sue caviglie massaggiandole i piedi, stuzzicandone la carne, poi salii… giunsi sino al retro delle sue ginocchia… impazziva, quando la toccavo lì… punto erogeno per eccellenza!
Le mie mani… apripista per la mia bocca.
Una carezza, un bacio, un bacio, una carezza… con le dita, con le mani, con la lingua…
Mentre il mio sesso premeva contro le sue gambe, le mie mani affondavano piano nelle sue voglie, solleticavano il suo ventre, facevano tremare il suo addome, torturavano i suoi seni… stringendoli, scuotendoli, tirandoli…
Cosi’ tanto piacevole era vederla piegarsi come un arco mentre gli spasmi la percorrevano tutta… le sue mani legate, i suoi seni puntati verso l’alto, i suoi capezzoli duri e appuntiti... farsi largo tra le mie dita, duri e cedevoli… un giocattolo docile al mio tatto.
Il suo ventre teso e la sua bocca contratta a trattenere i gemiti e i sospiri.
La mia bocca, le mie labbra a contatto con il suo sesso… leccarla, assaggiarla, dolce nettare simile al miele, dolce nettare peccaminoso più del vino.
Era fantastico sentire la mia lingua scioglierla… era delizioso esplorare ogni millimetro di lei, percorrere le sue labbra, affondare nel suo sesso, accarezzarla e assaporarla… ascoltare i sui gemiti e stuzzicarne i punti piu’ sensibili e vederla, vedere soprattutto il suo sguardo rivolto verso di me che soffriva e godeva della vista del mio desiderio…
Sentivo i suoi piedi cercare al tatto il mio sesso, percepivo la sua voglia di sentirlo, di averlo… come non darle soddisfazione?
Questo volevo… volevo sentire il suo piacere scorrere lungo le mie guance, bagnarmi il mento, bagnare tutto… e solo allora, dopo aver saziato il mio udito oltre al tatto, all’olfatto e al gusto, affondai in lei… finalmente, completamente in lei, con tutto il mio corpo, stringendomi al suo seno, spingendo e contraendo dolcemente e brutalmente.
Due corpi che le ombre tracciate sulle pareti tramutavano in tutt’uno… un solo corpo, una sola sagoma, un solo accordo di movimenti e respiri.
Il suono del mio sesso, il suono del suo sesso… il rumore quasi attutito del mio sesso che strofinando contro le pareti bagnate dal suo umore ci faceva ascoltare meglio il piacere della penetrazione… con gli occhi, con l’udito, con il tatto, con l’olfatto… facevamo l’amore con tutti sensi possibili…
Io dentro di lei, lei attorno a me… con le sue gambe strette attorno a me, con la sua voglia di tenermi lì, di impazzire con me.
Le mie dita, il mio sesso, il mio corpo tutto spingeva…
Succube delle mie voglie lei, succube delle sue io… legati e impotenti, null’altro volevamo che soddisfare le nostre reciproche fantasie e voglie, fino a quando tutto giunse in un lungo fremito di totale e reciproco urlo di abbandono…