|
|
|
La dea della notte
|
|
|
Titolo:
La dea della notte |
Autore:
Luce55 |
Contatto:
|
Racconto
n° 107 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Le prime stelle si affacciavano silenziose e discrete nel cielo che imbruniva. La giornata era stata faticosa. Il lavoro, le discussioni, la fatica dello stare con gli altri. La vita con la sua quotidianità. Un'occhiata lassù. La luna, morbidamente bianca, stava facendo capolino dietro la collina. Dolci sensazioni. Dolci e sempre nuove. La stradina di campagna sulla quale camminava veloce per tornare a casa era deserta. Nessuno, se non la magia della notte che sopraggiungeva. Nessuno, se non lui con i suoi pensieri, la stanchezza della giornata appena trascorsa, il desiderio di tornare a casa e di ritrovare l'intimità riposante delle mura domestiche. Già immaginava il sorriso accogliente della giovane moglie, che nel frattempo doveva aver preparato per lui una cenetta semplice ma accattivante. Non avevano figli, ma erano felici così. La loro unione durava ormai da alcuni anni, e stavano bene insieme. La casetta apparve dietro la curva, fra gli alberi del bosco che la circondavano come a volerla proteggere. All'improvviso da dietro un cespuglio vide sbucare un'ombra, che gli si parò di fronte rapida e silenziosa. Per un attimo ebbe paura. Poi piano piano i contorni dell'ombra cominciarono a delinearsi nell'oscurità, e vide una figura femminile, che stava immobile sulla strada davanti a lui, impedendogli di proseguire il cammino. La figura iniziò a parlare: "Non aver paura, non voglio farti del male!" "Chi sei, e cosa vuoi?" Replicò lui. Adesso poteva vedere più chiaramente la donna. Era giovane e bella. Bionda. I capelli lunghi avvolgevano il bel visino e scendevano fin sulle spalle. Il naso delicatamente affilato, gli occhi allungati, di cui non poteva vedere il colore, la bocca appena aperta in un sorriso timido e un po' sensuale, il corpo magro avvolto da un lunga tunica bianca. Sembrava un angelo sceso dal cielo, in quella calda e magica notte d'estate. "Ho solo bisogno di un po' di compagnia. Non temere. So che devi andare a casa, ma ruberò solo pochi minuti al tuo tempo."Restò immobile, fissando quell'angelo, o demone, biondo, che lo aveva come ipnotizzato. Non parlarono più, per tutto il tempo del loro incontro. Che fu breve. E intenso. In un attimo la lunga tunica bianca fu al suolo, ai piedi della giovane donna. Sentì il corpo nudo, caldo e vibrante, vicinissimo al suo, il viso che sfiorava il suo viso, il respiro caldo e affannoso, le labbra sulle sue labbra. Sentì il dolce calore della notte e di quel corpo che si stringeva appassionatamente al suo. E la mano che lo accarezzava, più giù, sempre più giù, e sentì che gli slacciava la cintura dei pantaloni, lenta, sicura, inesorabile, e poi cominciò a sbottonarli, e rapida come un'anguilla entrò negli slip e afferrò il sesso turgido, eretto, pulsante. E poi con agile mossa s'inginocchiò davanti a lui, abbassandogli i pantaloni e gli slip. Il suo sesso si ergeva diritto e potente verso il cielo, ad indicare le stelle che gettavano la loro fioca e fredda luce sui loro corpi che stavano sfogando tutta la loro animalità. Sentì la lingua di lei sfiorarlo delicatamente, accarezzarlo sapientemente in ogni angolo, sul glande, sul frenulo, sulle vene serpeggianti sotto la pelle tesa, sui testicoli, e gli sembrava d'impazzire, e forse stava sognando, o forse era tutto vero, ma che importava, adesso quella notte calda e stellata si era trasformata in un lembo di paradiso. E poi lo prese tutto nella sua bocca calda e umida. Il dolce e ritmico movimento gli procurava un piacere immenso, cullato fra le labbra morbide che scorrevano su e giù, sapienti e delicate. E poi l'onda ruppe gli argini, inarrestabile, e si lasciò trasportare da essa senza opporre resistenza, nel mare dell'estasi, all'estremo limite del piacere fisico. E lei lo accolse tutto, come un nettare gustoso, come un dolce latte da bere avidamente. Un mugolio strozzato ruppe il silenzio fatto di fruscii, sussurri e sospiri. Chiuse gli occhi e restò qualche attimo ad assaporare quanto restava delle stupende sensazioni che aveva provato, quasi cercando di prolungarle, di riviverle, di non lasciarle dissolvere nel nulla della notte. Quando li riaprì non c'era nessuno accanto a lui. La giovane donna era scomparsa, e lui rimase lì, stordito, impacciato, con i pantaloni e gli slip abbassati. Se qualcuno lo avesse visto in quelle condizioni lo avrebbe preso per un matto esibizionista! Si riprese, si rivestì in fretta, e s'incamminò verso la casa, che distava poche centinaia di metri. Suonò il campanello. La giovane moglie aprì:"Ciao caro! Hai fatto un po' più tardi stasera. Hai avuto molto lavoro?" "Be', sì. Ecco. Sì, ho avuto un po' da fare. Sì. Sono un po' stanco, scusami cara." Era confuso, imbarazzato. "Lo vedo, che sei stanco. Non ti preoccupare caro, vai a cambiarti. Io ti aspetto a tavola. Ti ho preparato tante cose buone." Aveva sognato? Quella dea partorita dalla notte era vera, o era frutto della sua fantasia? Andò in camera per cambiarsi, e mentre si toglieva la giacca sentì qualcosa nella tasca. Era un fazzolettino bianco di seta. Sopra c'era ricamata, a caratteri dorati, una frase: Io sono i tuoi desideri e le tue fantasie. Ci rivedremo presto!
|
|
|
|