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Il Tempo della Neve
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Titolo:
Il Tempo della Neve |
Autore:
Faber |
Contatto:
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Racconto
n° 1104 |
Altri
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Il tempo delle neve arriva con il velo del silenzio. Si preannuncia con la tinta rosa, la luminescenza e quel senso di sonno, di torpore caldo che fa scivolare sotto le lenzuola l’uomo e la donna. A cercare il calore dell’abbraccio. Il tempo della neve, quello che quasi impedisce, mentre la città si fa bianca di sposa, quasi il risveglio, nel mattino senza silenzio delle strade. -Mi sono svegliato tardi, la sveglia non può non essere suonata...- , lui balza nel letto. E’ solo la sonnolenza della neve. Non una suoneria svogliata. La sonnolenza insita nella discesa quasi sospesa a mezz’aria per la notte intera.
L’uomo e la donna nella luce rossa leggera alla finestra stringono i corpi sotto le lenzuola. Lei abbraccia tra le gambe la sua coscia. La tiene prigioniera e sembra avvinghiata ad un tronco, il busto staccato da lui, ad angolo come un ramo dal suo uomo. -Non lascerò mai più la gamba, sappilo, è mia - e ride.
Lui sente la stretta, lei sembra volergli far sentire quasi la sua forza. Ma non cerca di ritrarre quella gamba. Anzi la spinge. La spinge quasi tirandola su, verso l’alto. A conficcarsi più stretta in quell’abbraccio, gamba tra le gambe. -Stai bene prigioniero qui vero?- Lui non parla. Ad occhi chiusi spinge alta la sua gamba. Fino alla fine della corsa tra le cosce. Fino a dove il corpo di lei si spacca. Si fa compasso, gambe e fulcro caldo e umido in mezzo. Lui, lì, ad occhi chiusi, a sentire la carezza calda e cedevole sulla coscia. -Ora non scappi più, la gamba è mia. Io non te la rendo.-
L’uomo ad occhi chiusi e il respiro di chi dorme o finge di farlo. Forza di più la coscia. Lei sotto la spinta e la pressione, si schiaccia morbida, e sembra morbido persino lì, alla coscia, sotto, anche l’osso. Sente la coscia umida col bacio che si scioglie e che lo accoglie. E senza aprire gli occhi o mostrare alcun altro movimento o di essere sveglio, muove la coscia. Prima in modo quasi impercettibile. Leggero, come se fosse solo uno scivolare nel sonno a cercare un abbraccio più avvolgente nel letto. Poi più insistito. Nella pressione calda e ferma. Poi il muscolo che si era fatto sasso a sciogliersi nuovamente. Bagnato ora, lì, in alto sulla coscia. La donna sembra un ramo che voglia staccarsi dal suo tronco. Ora non è più lei a serrare e imprigionare. Accoglie la spinta, lo sciogliersi, quasi ritrarsi e poi la risalita a colmarla tra le cosce come se fosse lei la prigioniera e non quell’unica gamba stretta tra le sue. Alla spenta che risale e schiaccia, sfrega, contrae il muscolo e lo rilascia, lei aumenta la sua stretta. Ad imprigionare la voglia e la coscia. L’onda della gamba tra le gambe si ripete e si rinnova. Senza musica a dare ritmo. Pulsare senza logica della gamba a rompere ogni resistenza alla voglia. Spinge, si contrae. Rilascia e si scosta quasi a ritrarsi dal bacio delle labbra. Loro sembrano inseguire quel contatto, spinte dalle reni della donna. E quando sembrano aver ripreso un umido contatto, quando sembrano vicine a schiudersi su quella carne prigioniera, lui spinge. Anticipa il momento che lei attende. Schiaccia e sfrega. Muove e contrae e schiaccia. Poi si rilascia come se si ritirasse. La neve fuori ora è così fitta da aver tinto di rosa la finestra come se si fosse tirata una tenda colorata e trasparente. Scende così fitta che sembrano i fiocchi puntini sospesi, che non cadano nemmeno, che siano lì a punteggiare di bianco la strada e la città dietro il vetro. Solo il movimento del lenzuolo tradisce l’amore della gamba per le gambe. E la loro vicendevole rincorsa. Spinta dopo spinta. Serrarsi strette ogni volta come a voler spremere la carne che tengono in prigione ogni volta. -Ora sei tu mia prigioniera e non puoi più lasciarmi- L’uomo scivola sul lato, la gamba si sfila nella morsa che scivolando su di lei lui allenta. La prende, aperta, allargando il suo compasso fino a incastrarsi tra le anche. Lei ora chiude gli occhi. Ascolta l’uomo col suo ventre. I prigionieri, nella luce rosa che filtra, nella stanza, al tempo della neve. Da fuori, solo luce che entra colorata, e il rumore, croccante, di poche auto, nella città sospesa.
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