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Due mesi
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Titolo: Due mesi
Autore: Doroty Patt
Contatto:
Racconto n° 1106
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GENNAIO
(piacere liquido)

Un giorno di Gennaio 2005, non sto ad indicare quale, mi persi tra il brivido e il fascino dell'imprudenza.

Scatola di cioccolatini golosi a base di cherry, io e la mia amica Beatrix Darla (seducente manager) ci eravamo trafugate di quella delizia succosa, fluida come i nostri umori dalle 15 del pomeriggio a tarda sera.

Nude come due ragazzine, profumate di caramello e di una strana euforia che ci trascina abitualmente nella tentazione, inesorabile di un piacere liquido senza controllo.

All'imbrunire di quel giorno, affievoliti gli istinti lesbo amichevoli, concludendo con un bacio al fuoco di ciliegia, ci eravamo salutate sulla porta, lei nel suo paltò rosa, io in mutande e reggiseno Cotonelle.

Alle 19 e 45 suonarono, andai ad aprire e ti vidi Claudio Sanso il fustacchione vicino di casa che mi chiese se in casa avevo del sale grosso, non gli chiesi cosa ne dovesse fare, glielo andai a prendere donandogli uno dei miei migliori sorrisi e quando tornai per darglielo lui era entrato dentro chiudendosi la porta alle spalle. Non so se fu l'euforia della giornata, non so se fu il suo odore selvatico, non so se fu colpa del sale ma caddi quasi svenuta, denudata anche della carne in quella sua stretta di nervi e mi lasciai plasmare come si fa con la pasta all'uovo, piano piano, fino a raggiungere il dirupo della voluttà e sentirmi recisa nell'intimo come una rosa nuova.
Il succo gustoso di quella passione fu più liquido del piacere stesso, le nostre mani, i nostri corpi, le nostre lingue, furono tutto un fuoco e quei respiri caldi mi accompagnarono nel sonno. Non appena lui prese la sua scatola di sale grosso io gli sorrisi sfinita. Così tornò alla sua abitazione.

Fu dolce e pungente come il vento d'inverno, nella stanza rimase il suo odore acre come sulle mie lenzuola, non ci vedemmo più... o meglio non ci vedemmo più con la scusa del sale.


FEBBRAIO (con la pelle)

Un Sabato di Febbraio, con la pelle liquida, bagnata da una leggera afa, grazie ad una cabina sauna, profumata di mirtillo e fragola, con i capelli dentro un asciugamano di spugna bianca, mi accingevo a curare anima e corpo con una centrifuga di arancia e mela, perchè solo così riesco a sopportare le giornate spoglie dell'inverno.

Mentre mi stavo spalmando una crema fluida alle alghe di Tahiti, suonarono alla porta, andai ad aprire saltellando su un piede e mi trovai davanti ad un meraviglioso giovanotto, sui vent'anni, pieno di polvere e in una divisa di operaio della manutenzione che mi disse: "Mi scusi se la disturbo, ma devo salire sul cornicione della sua finestra per evitare che un cavo elettrico faccia corto circuito e mandi in tilt i contatori del palazzo!".
Non capendo di cosa stava parlando, lo feci entrare, ero scocciata che qualcuno che non conoscevo mi avesse trovata mezza svestita. Ma il giovanotto, serioso ma allettato, non diede peso alla mia nudità, ma piuttosto a portare a termine il suo lavoro.

Salì sulla finestra della sala, si legò con una fune ad un anello che sporgeva da sotto il davanzale e nella sua abilità da 'uomo ragno' concluse con pinze e martello il suo lavoro.
Avevo visto altri operai all'opera ma questo mi fece tremare le gambe dal desiderio. Quando rientrò con un balzo di reni, io ebbi un sussulto tale che lasciai che l'accappatoio scivolasse via. Il giovanotto, che di nome faceva Giandomenico, non si lasciò certo sfuggire tale occasione: al posto suo nessun uomo vero avrebbe girato il viso dall'altra parte. Alto e mistico nella sua muscolatura, abbronzato e sorridente, capelli neri e occhi penetranti, come penetranti furono le sue mani, sporche su di me. Mi bagnò della sua saliva l'intimo profumato, mi inebriò dei suoi baci carnali e ingordi fino ad infiammare i miei seni, scuriti dalle sue mani sporche, vedevo colare un liquido grigiastro dalla mia pelle di luna. L'odore acre, della polvere che lui aveva addosso, candida e inumidita dentro e fuori, ebbi da che urlare, ansimando. Questi miei "sì, sì sfondami..." diedero il colpo.
La penetrazione fu indubbiamente esorbitante, ma non tanto per la sua virilità, ma per quel ritmo animale con cui mi sbatteva, fino a fare del mio sedere un livido unico e dolente.

Quando fu per venire, concitato e sudato, nudo e ripulito dal mio corpo inebriato, che lo assorbì come una spugna, lo pregai di schizzarmi sui seni perchè ho sempre amato spalmarli d'amore, furtivo, sporco.
Facemmo una doccia, insieme, lui lavava me, io lui, ripetendo più volte quel delirio di passione, poi sfiancati e distesi ci salutammo. Ci promettemmo di rivederci in seguito ma non accadde, chissà certe cose forse accadono una volta sola nella vita... anche se non nella mia.


Ogni volta che mi affaccio da quella finestra, rivedo i nostri corpi baciati dalla passione, con la pelle che mi si infiamma e che lo brama ovunque egli sia.