|
|
|
Lo stregone del Fuoco
|
|
|
Titolo:
Lo stregone del Fuoco |
Autore:
Ryu |
Contatto:
|
Racconto
n° 1107 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Ogni volta che Ayumi si recava al palazzo di Fibritius non poteva fare a meno di rimanere incantata. I giardini che lo circondavano raccoglievano ogni genere di pianta e fiore misteriosi ed esotici: in ogni stagione si accendevano di colori bellissimi ed irreali, come se fiamme policrome danzassero tra le fronde. Gli unici suoni che si udivano erano il canto dei piccoli uccelli e il delicato scrosciare di sottili ruscelli che si ramificavano tra gli alberi. Il palazzo si ergeva, candido come un cigno che dispiega le ali, al centro della piccola foresta, la sua torre centrale svettava nel cielo riflettendo la luce del Sole o, come nel momento in cui Ayumi prese a salire la scalinata che portava al maestoso portone intarsiato di rune, quella perlata ed onirica della Luna. Non appena Ayumi posò un piede sull’ultimo gradino della scalinata, il portone scattò e si aprì lentamente, senza rumore. Naturalmente, non c’era nessuno dall’altra parte. L’interno della reggia era, se possibile, ancora più splendido: le pareti di pietra bianca e levigata erano coperte di arazzi meravigliosi, che raffiguravano animali leggendari e scene mitologiche, e morbidi tappeti ricoprivano i pavimenti di marmo. Bellissime statue di ninfe ornavano le grandi sale, così vive che Ayumi non si sarebbe sorpresa a vederle correre via ridendo ad un solo sussurro del loro padrone. Fibritius la attendeva in un’alta sala ottagonale, circondata di sottili lesene alle pareti, che si slanciavano verso il soffitto a cupola, delicatamente scolpito nel marmo. Il giovane stregone sedeva, in modo decisamente informale, su un alto trono di ossidiana: indossava lunghe vesti di seta rossa, ornate di rune dorate che risplendevano come fiamme sottili, ma le indossava aperte, a petto nudo, e le morbide falde del suo mantello coprivano poco del suo corpo snello ed elegante. Due giovani e graziose ragazze erano vicino a lui: erano armate, e ciò le indicava come guardie personali, ma più che evidente che il loro ruolo andava al di là del proteggere il mago. Quando Ayumi varcò la soglia ed entrò nella sala, Fibritius sussurrò qualcosa alle due fanciulle, accarezzando loro il viso, e quelle uscirono ridacchiando. Poi rivolse il suo sguardo magnetico sulla giovane guerriera. Non sembrava minimamente turbato dalla situazione. Sorrise, un sorriso seducente e vagamente sinistro, e si inchinò cerimoniosamente ad Ayumi. “Benvenuta, mia cara. È stato un viaggio piacevole?” La sua voce era calda e melodiosa, dolce come Ayumi se la ricordava. La ragazza si avvicinò al mago con aria tranquilla e noncurante: “Poteva esserlo di più…”, e poi guardò Fibritius negli occhi, indispettita, “se per i tuoi territori non si aggirassero golem di pietra grossi come dannate montagne!” Fibritius ridacchiò: “E così hai incontrato il piccolo custode del mio recinto...” Lei lo guardò negli occhi, da vicino, con aria maliziosa: “Mi dispiace proprio, ma credo che ora dovrai farne a meno.” Il mago sorrise, divertito, e alzò una mano per accarezzarle i capelli corvini: “Devi capire che una persona importante come me deve avere delle guardie del corpo, e poi”, aggiunse, con la voce bassa e suadente, sfiorandole con le dita eleganti il delicato incavo della gola, “sapevo che per te sarebbe stato un giochetto.” “Uhm” mormorò la ragazza, adagiando il seno sul petto di lui, e intrecciando languida le braccia dietro la sua schiena, sfiorandogli distrattamente le natiche snelle con le dita, “e così dovrei ringraziarti perché mi aiuti a tenermi in forma?” “Precisamente.” le sussurrò nell’orecchio, e poi glielo morsicò delicatamente. Lei sussultò, e gli strinse le dita attorno ai glutei. “Dovresti toglierti tutto questo acciaio, sai…” sussurrò Fibritius, facendo scivolare le mani sulla bella armatura da ufficiale imperiale di Ayumi, che si limitò ad osservarlo con quegli occhi caldi e oscuri. Occhi in cui centinaia di nemici avevano visto la morte, ma nei quali ora Fibritius vedeva solo dolce, curiosa, passionale femminilità. “Vieni, andiamo a conferire in un luogo più accogliente.” disse poi, vagamente ironico, e tenendo la fanciulla vicino a sé, mormorò una parola arcana. Improvvisamente, non si trovavano più nella sala del trono, ma in una calda e confortevole saletta di marmo variegato, decorata da delicate tende di seta e illuminata dal tiepido e pigro tremolare di molte candele. In un angolo della stanza c’era una spaziosa e raffinata vasca scavata nel pavimento, con il fondo decorato a mosaico, piena d’acqua calda e profumata con petali di fiori. L’aria era vaporosa e piena di quella dolce essenza velatamente afrodisiaca. Lo stregone si portò alle spalle della ragazza e iniziò a scioglierle lentamente i lacci dell’armatura. Lei si rilassò e lo lasciò fare. “Non sono venuta solo per farmi spogliare…” disse dopo un poco, mentre lui le sfilava le protezioni dalle braccia. “Certo, ma io inizio sempre da quello” rispose il mago, ironico e suadente, fingendo di fraintendere quello che lei aveva inteso, mentre le slacciava l’ultimo pezzo di armatura. Lei si voltò di scatto, afferrandogli i polsi e bloccandolo in una stretta morsa, in cui Fibritius poteva sentire tutta l’esperienza militare di Ayumi. Ma sul viso di lei non c’era altro che un sorriso, un po’ indispettito e un po’ dispettoso, come quello di una bambina. Era incantevole. “Non essere stupido! Sai cosa volevo dire!” lo rimproverò lei, senza riuscire a trattenere una piccola risata. Quasi subito allentò la presa sullo stregone, che senza togliere i suoi occhi ardenti da quelli di lei, le circondò delicatamente la vita con le mani, accarezzandole la pelle. Lei era sottile, calda, delicata, l’abito di velluto nero che indossava sotto l’armatura era raffinato e morbido, ma la sua pelle candida era ancora più morbida e levigata. Fibritius le tolse lentamente il velluto dalla pelle, facendo scivolare le sue dita sottili ed agili sotto il tessuto. Le sue dita erano calde sulla pelle di Ayumi, e le donarono un brivido delizioso. Il velluto nero scivolò senza fatica sul pavimento, sui pezzi di armatura abbandonati. Ayumi allungò le braccia snelle ed infilò a sua volta le mani sotto la veste di seta del mago, incontrando la pelle nuda della sua schiena asciutta e sottilmente muscolosa. Accarezzandola delicatamente, avvicinò il viso a quello di lui, alzandosi in punta di piedi: “Devi esserti dimenticato qualcosa” gli sussurrò, con una malizia quasi impercettibile. “Stavo giusto per arrivarci” rispose lui, la voce calda e melodiosa, guardando negli occhi grandissimi, liquidi, profondi di lei, sentendo già i suoi piccoli capezzoli inturgidirsi contro il suo petto. La fece adagiare su un soffice divano foderato di pelliccia. Ayumi chiuse gli occhi con un piccolo sospiro, al tocco squisito delle pellicce morbide sulla sua pelle nuda. Socchiudendo le palpebre, porse languidamente i piedi ancora chiusi negli stivali a Fibritius, seduto elegantemente all’altro lato del divano. Voleva che glieli togliesse. “Allora, come vanno le questioni militari?” le domandò il mago con gentilezza, slacciandole lentamente le fibbie degli stivali. “Sempre peggio.” mormorò Ayumi, imbronciata, “la capitale imperiale ormai è un covo di inetti.” Sospirò leggermente quando Fibritius le liberò finalmente i piedi indolenziti. Il mago le premette dolcemente con le dita la pelle calda e tenera delle piante: “Mmm…” gemette lei, un bellissimo brivido la percorreva tutta. “Quei vecchi balordi che non fanno che litigare e preoccuparsi di accumulare lardo nelle loro grosse pance” continuò la ragazza, chiudendo gli occhi, rilassata e deliziata dalle mani abilissime delle stregone, “Se li vedessero i loro antenati si rivolterebbero nella tomba.” Fibritius lasciò per un momento i suoi piedi e Ayumi socchiuse le palpebre: vide la rossa veste del mago scivolare silenziosa sulle linee snelle e attraenti del suo corpo. Lasciato cadere a terra il manto scarlatto, l’affascinante stregone era nudo: pallido, agile e forte come un felino. Anche i suoi occhi erano affilati e magnetici come quelli di una pantera. Senza parole, la sollevò senza sforzo dal suo giaciglio, e la portò tra le braccia fino alla calda vasca vaporosa, poi la adagiò dolcemente nell’acqua tiepida, e vi si immerse a sua volta. Ayumi inspirò il dolce odore delle essenze e assaporò il meraviglioso calore dell’acqua che la avvolgeva. Fibritius prese di nuovo i suoi piedi tra le mani, e le massaggiò delicatamente le dita. Il sollievo era così squisito che ad Ayumi parve di addormentarsi. “Tratti così tutti i tuoi ospiti?” gli chiese con un sorriso languido. “Tutte le mie ospiti, sì” le sussurrò il mago, portandosi un piede di lei alla bocca e mordendole pieno i polpastrelli. La ragazza gemette lievemente e strinse le cosce, inarcando leggermente la schiena per il piacere. Il gemito si trasformò in una risatina allegra: “Mi fai il solletico così.” Fibritius lasciò i suoi piedi nell’acqua tiepida e fece scivolare le mani bagnate lungo le sue gambe snelle e lisce. Si fermò accarezzandole la pelle tenera all’interno delle cosce. “Sai che l’impero è corrotto. Dell’alta aristocrazia della capitale non è più possibile fidarsi” le disse con voce sommessa, mentre la accarezzava. “Con la morte di Ishira” e abbassò per un secondo lo sguardo, “ho perso l’ultima persona su cui potevo contare.” “Ishira sapeva quello che faceva, alla fine” rispose Ayumi, adombrata per un istante, “è stata lei a volere quel duello, non ho potuto fare altro che affrontarla. Mi dispiace…” La voce della ragazza si era fatta triste. “No, hai fatto ciò che dovevi” la zittì lui con gentilezza, posandole le dita sulle labbra, “e ciò che Ishira voleva.” Fibritius avvicinò il viso a quello di lei, e la baciò lievemente su un angolo della bocca morbida. “Ma ora il fardello è sulle tue spalle” le sussurrò, poi la baciò di nuovo, e lei rispose sfiorandogli il collo con le dita. “Ciò che stai per fare, Ayumi, è quella che di solito si chiama una follia” sussurrò lui, “ti metterai direttamente contro Lord Valmaard, contro il più potente di tutti quei dannati bastardi dal sangue decaduto.” Lei si limitò a guardarlo con i suoi occhi grandi e scuri. “Ma tu lo sai” sul volto del mago comparve un sorriso sardonico, “quanto mi piacciono le follie…” e le strinse con delicata decisione il seno sinistro. Ad Ayumi parve che uno strano flusso di calore le penetrasse dritto nel cuore attraverso la mano sottile e forte del giovane stregone. Quel calore era inebriante. La ragazza sorrise maliziosamente allo sguardo caldo e sinistro di lui, e allungò sinuosamente una mano fino ad accarezzargli i genitali, con una delicatezza tutta femminile: “Allora significa che sei con me?” “Completamente al tuo servizio, mia signora delle tenebre” sibilò il mago, la lingua rovente che lambiva un orecchio di Ayumi. Le sue mani snelle erano tra le cosce della ragazza, stuzzicando sott’acqua la pelle delicata attorno al suo sesso. Lei chiuse gli occhi. Strinse bramosa i suoi fianchi, attirandolo vicino, tra le sue gambe morbide aperte attorno a lui. Afferrò con tenerezza il suo sesso duro, caldo, scivoloso nel tepore dell’acqua, e ci giocò, stuzzicandolo fin quasi all’estremo e poi lasciandolo andare. Questo delizioso tormento infiammò l’eccitazione di lui, che aggredì dolcemente il seno tenero e bianco di lei con le labbra, mentre le sue dita le aprivano la calda fessura stillante… Lo stregone accarezzò a lungo i suoi capezzoli tesi e bramosi con la lingua, le solleticò le piccole labbra della vulva con le punte delle dita, e poi le fece affondare lentamente dentro di lei fino al tenero clitoride eccitato. Le labbra di Ayumi erano schiuse come un fiore rosato e ansimante. Il suo sesso rorido e stanco diffondeva il suo tiepido umore nell’acqua profumata, implorando dolcemente di essere colmato. E lui lo esaudì, attirando Ayumi tra le sue braccia, conficcò con dolce vigore il suo membro dentro la carne vellutata e stupendamente calda della ragazza. L’acqua deliziosamente tiepida agevolava il piacevole scivolare dei loro sessi, ed entrava in lei accarezzandola dentro, aumentando e diluendo contemporaneamente la voluttà che la rapiva. Infine il piacere divenne insostenibile e Ayumi esplose tremando avvinghiata a lui, con un grido sottile. Solo allora Fibritius permise anche alla propria eccitazione di scorrere libera fino nel baratro di languida incoscienza che seguì l’amore in quella notte di primavera.
|
|
|
|