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Marzo
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Titolo: Marzo
Autore: Doroty Patt
Contatto:
Racconto n° 1108
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MARZO
(Sodoma e Gomorra)
Niente come ieri, seducente abbreviazione dei sensi, dopo una intollerabile influenza, la mia prima uscita in centro. Ore 18 di un giorno di marzo, 'Bar Colletti', un caffè di fretta e una sigaretta amara come il mio stato d’animo. Avvolta nel mio abito nero, capelli raccolti in un ciuffo sopra la testa tipo ananas, gloss sulle labbra e solo il mascara per rendere il mio sguardo un po’ più vivo.
Sto lì nell’aura alchemica del fumo e del mio profumo di zagara e lampone, quando dalla porta entra nel suo alone mediterraneo un tipo: alto, occhi neri, capelli neri, pelle abbronzata, nel suo passo lento, si dirige verso il bancone e butta il suo sguardo corvino verso di me, ancora intontita dal suo ingresso.
Il tipo si avvicina con in mano un bicchiere di gin liscio, si siede di fronte a me in silenzio, io spengo la mia sigaretta in un posacenere di metallo, lui mi sorride con ammirazione, una luce funesta che mi fa rabbrividire e ci presentiamo.
Il suo nome è Carmelo, il suo cognome Gonzales portoricano, con la mistica abbreviazione dei convenevoli e due chiacchiere senza sale ci ritroviamo nella mia casa, sul mio letto in un susseguirsi di preliminari del tutto degni di Sodomia e Gomorra. Trafitta da quella lingua rovente, sodomizzata da quelle mani furenti, lascio che il mio corpo diventi cibo per le sue fauci… lui come un leone sanguinario si getta sui miei seni duri come marmo dall’eccitazione e una goccia di sangue tinge le sue labbra mentre un brivido scuote la mia mente e fiondo (letteralmente) sul suo nerboruto, grosso, vellutato e scuro pene, che faccio fatica a introdurre nella mia bocca succosa, calda e avida di succhiare senza finire quel dono della natura, quella forza dell’eros quando lo guido sapiente tra le mie cosce bagnate di un umore dolciastro che lui fa suo totalmente.
Sodomia e Gomorra in una sera di marzo, dove al suo orgasmo vedo sparire ogni forma del mio malessere e recupero da li a poco un’energia tale che voglio ripetere l’estasi altre tre quattro volte. Lui gaudente e selvatico non fa nessun cenno di ritirarsi a tale invito né quella sera, né quella notte, né i giorni a seguire con la stessa intensità, che mi stupisce.
Io e Carmelo ci frequentiamo tutt’oggi nelle ore meno rischiose della giornata, quelle in cui il mio adorato compagno non torna dal lavoro.