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Cena di lavoro
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Titolo:
Cena di lavoro |
Autore:
Broken Toy |
Contatto:
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Racconto
n° 1110 |
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Da circa una settimana sono entrato in contatto con una Srl che ha qualche difficoltà a trovare una persona che possa risolvere determinati problemini tecnici relativi ai propri clienti. Mi viene chiesto di "prestar loro soccorso" ed effettuo due interventi presso due dei loro clienti. Il primo una cosa molto semplice da risolvere, il secondo un pò più complesso. Nel corso del primo intervento conosco il primo dei due soci proprietari dell'azienda. Mi presento all'appuntamento (per poi andare ad effettuare l'intervento) come sempre con qualche minuto di anticipo. Lo trovo lì ad aspettarmi. Anzi, la trovo lì ad aspettarmi... Mi accodo alla sua macchina parcheggiata, lei guarda nel retrovisore e scende. Capelli rossi lunghi lisci, occhi verdi (da infarto), un seno che non può passare inosservato, come tutto il resto d'altronde. Ci presentiamo e mentre mi spiega brevemente il problema che dobbiamo risolvere (che devo risolvere) immagino che abbia sui 37/38 anni. E' molto professionale, preparata, ha classe da vendere. Si chiama A. Si "sente" lontano un miglio che, lavoritavamente parlando sa il fatto suo e, soprattutto, si è fatta da sé. La sua voce è calda, profonda. Potrebbe lavorare al 144, o meglio, al 118...
Ci rechiamo dal cliente e in meno di un paio d'ore risolvo il problema. Mi chiama nel pomeriggio, è molto soddisfatta della mia professionalità e della maniera in cui ho "affrontato" il suo cliente che è rimasto alquanto soddisfatto; mi propone un altro intervento dopo due giorni, con l'occasione conoscerò il suo socio. Controllo i miei appuntamenti e confermo la mia disponibilità anche per il secondo intervento. Al giorno prefissato mi reco direttamente dal loro cliente (questa volta era in una zona che conoscevo bene) così il suo socio mi raggiunge direttamente lì; ma io ho già iniziato il lavoro e vengo a capo del problema in due giorni, invece che dei tre preventivati da loro. Questa volta è lui, un uomo di 53 anni il cui volto è profondamente segnato da anni di lavoro, che si dichiara moderatamente soddisfatto del mio operato. Ci mettiamo d'accordo per risentirci mercoledì 10 per il pagamento dell'intervento.
Ieri pomeriggio invece mi chiama A. inaspettatamente. Penso subito ad un improvviso problema relativo all'ultimo intervento che avevo effettuato, invece A. mi dice che il pomeriggio precedente, durante una riunione del loro staff, hanno deciso di propormi una collaborazione ancora più stretta; precisa che c'è molto da parlare, non è ovviamente possibile farlo al telefono. Le chiedo quando possono fissarmi un appuntamento da loro in azienda, invece lei taglia corto "Se non ha già impegni precedenti potremmo discuterne stasera a cena". Odio le cene di lavoro. Ma questa sembra una buona opportunità, non la solita palla. Accetto senza nessuna remora. Parlottiamo un pò sull'orario e sul locale, poi mi dice che se non ho problemi posso anche andare a prenderla a casa così cominciamo a parlare anche in macchina. "Cazzo questa lavora anche mentre dorme..."
Puntualissimo la vado a prendere a casa e mi spiazza un pò; se già era elegante sul lavoro (ovviamente), per questa cena si presenta ancora meglio; non che indossi un abito da sera per carità, però capisco che sa cosa mettersi addosso relativamente all'ambito in cui deve "muoversi". Se il suo intento era di farmi propendere per la sua opzione, ha acquistato punti sicuramente. La cena è abbastanza rilassata, raggiungiamo molto presto un'intesa sia personale che professionale. Alle 23.00 mi accorgo che non stiamo più parlando di lavoro. Mi propone una visita alla sua azienda, tanto per ambientarmi (di notte?). Penso di avere intuito in cosa debba ambientarmi... il suo sguardo è un'affermazione, non una proposta; il mio è "se non ci andiamo subito comincio qui dentro al ristorante". A. sorride, ci siamo capiti solo con lo sguardo. Insiste per pagare il conto, ci infiliamo nel mio coupè e ci spariamo i 30 km per arrivare alla XXXXX. La musica che ascolto normalmente in macchina le piace, al contrario non le piace la velocità (unica nota stonata della serata).
Appena arrivati prepara un buon caffè, e tra una sigaretta e l'altra mi fa da cicerone, mi parla dei dipendenti, mi mostra i locali, il laboratorio, etc. "Adesso andiamo su e ti faccio vedere gli uffici." "Ok, ti seguo." Mi mostra il suo ufficio e quello del suo socio, poi mi conduce in un locale che praticamente è diventato un magazzino: tutta la roba che non usano più viene riversata lì dentro. Improvvisamente "sento" il suo profumo molto più intensamente del solito. Mi sta parlando ma si è avvicinata di molto a me; siamo a meno di 30 centimetri, i miei occhi non riescono a smettere di osservare le sue labbra. Le immagino calde, morbide, la sua lingua, forse mi legge nel pensiero. Mentre lo sto pensando scopro come sono le sue labbra: molto meglio di come immaginavo. Non ho il tempo di perdermi tra le sue labbra e la sua lingua che sento premere il suo seno prorompente sul mio torace, così come A. sente prorompente la mia erezione dentro i jeans. La sua mano destra tra i miei capelli si muove sapientemente, mentre con la sinistra scende lentamente fino al mio sedere, spingendo il mio bacino contro il suo. I jeans adesso mi stanno davvero stretti. Ma avverto qualcosa di strano in lei. All'apparenza estremamente disinibita, esperta, boh, sarà una delle mie solite sensazioni. Mentre le nostre labbra si assaporano, così come le nostre lingue, mi spinge lentamente all'indietro. Solo allora mi accorgo che, nella penombra di un angolo della stanza, c'è una rete con tanto di materasso. Non l'avevo proprio notata in quel casino di roba disordinata. Ci sediamo sul letto, dopo appena cinque secondi siamo già sdraiati. Senza dubbio è A. che al momento "dirige le operazioni". Sto ancora assaporando il gusto stupendo della sua bocca quando lei improvvisamente si alza e comincia a spogliarsi velocemente: via tutto!
Rimango un pò perplesso, i suoi tempi sono decisamente diversi dai miei. Mi sembra quasi una sequenza "accelerata". Probabilmente è tanto abituata a prendere decisioni, per sé e per gli altri, che anche a letto non riesce a comportarsi in maniera diversa. Non ho il tempo di completare questi pensieri che mi ritrovo nudo, praticamente mi tira via gli abiti con una smorfia sul viso che interpreto come "ma che cazzo fa, è ancora vestito?!". Siamo di nuovo avvinghiati sul letto. Le nostre bocche si "ritrovano", intanto le sue mani cominciano ad esplorare il mio corpo. Dopo un pò la mia bocca si sposta sul suo collo, sulle guance, sulle orecchie, la mia lingua si insinua dolcemente dentro e dietro le orecchie stesse. Mentre le sollevo i capelli di seta la mordicchio sulla parte posteriore del collo. Le sfugge un gemito. Era stata in silenzio fino a quel momento, ma il gemito sembra essere uscito, "sfuggito" quasi contro la sua volontà. La sento fremere di impazienza. Le sue mani hanno raggiunto velocemente il mio pene e A. lo sta carezzando, studiandolo quasi. Scendo verso il suo seno. Labbra e lingua assaporano la sua morbida pelle; mi soffermo sulla parte alta compresa tra il collo ed i capezzoli, ma lei mi spinge la testa in giù verso questi ultimi. L'accontento. I suoi capezzoli sono durissimi, non riesco a fare a meno di morderli da subito, mentre lecco e succhio contemporaneamente. I suoi gemiti riprendono, questa volta sembrano liberatori. Le piace tanto la sensazione che le dà quella parte del suo splendido corpo. Mentre la lecco avidamente sui seni, le mie mani scoprono lentamente il resto del suo corpo. A. mi sembra confusa, come se non capisse bene cosa stia succedendo.
Le sue mani mi stringono con forza il sedere, ed è chiaro che cerca di mettermi tra le sue gambe per essere penetrata subito. Non se ne parla nemmeno, almeno non ancora. I nostri tempi sono diversi, troppo. Ho voglia di sentire il gusto che ha. Lentamente la mia bocca si sposta sempre più in basso. A. adesso sta soffrendo davvero. Appena capisce ciò che sto per fare mi ferma bruscamente afferrando i miei capelli "Non farlo, sono allagata!" mi implora ansimante, come se si vergognasse di questo. Sollevo lo sguardo e guardandola dritta negli occhi le rispondo "Sì hai ragione, scusami". A. allenta un pò la presa sui miei capelli, ne approfitto per arrivare dove volevo arrivare. Presa alla sprovvista come prima reazione chiude (almeno prova a farlo) le gambe, ma la mia bocca è già lì. E' veramente allagata. Il mio piacere aumenta a dismisura, dolcemente comincio a gustarla, il suo sapore è buonissimo, mi eccito ancora di più se possibile. Pian piano la mia lingua si insinua tra le sue labbra, le sue gambe smettono di stringere la mia testa, A. ha un urlo di piacere quando con i denti le mordicchio il clitoride. Così facendo sta solo ottenendo di farmi eccitare sempre di più. Non ci vuole molto a capire che non le capita spesso qualcosa del genere. Le sue gambe sono ormai aperte al massimo per accogliere anche le mie mani. Le sue urla si soffocano improvvisamente. Si sta mordendo un polso, sa che gli inquilini sopra di noi potrebbero già avere sentito. A "peggiorare" le cose, mentre la lecco la guardo dritta negli occhi, sento che non è abituata a tanta spregiudicatezza, però la cosa sta facendo l'effetto che volevo ottenere.
Adesso il suo bacino non riesce più a stare fermo, sta godendo in una maniera "strana" per lei. Le sue mani tornano sulla mia testa, mi tira su quasi di forza dicendomi (quasi con rabbia) "Prendimi, non ce la faccio più". Scivolo dentro di lei e dentro è calda da morire. Ai suoi gemiti si uniscono i miei, è davvero un paradiso. In poco tempo ha due orgasmi. Improvvisamente mi rendo conto che è in difficoltà. Mi fermo. "Tutto ok A.? Stai bene?" "Si, troppo bene... è questo il problema." Non riesce a riaprire gli occhi per almeno 10 minuti, io al suo fianco le accarezzo dolcemente il viso, le do dei tenerissimi baci sul naso, sulle labbra, sulle braccia. Dopo un pò le accendo una sigaretta, si sente meglio. Fumo anch'io, le mie coccole non si sono interrotte neanche per un secondo. A. è un pò smarrita, parliamo un pò ma la sento anche un tantino imbarazzata. Forse è la prima volta che non riesce ad imporsi in qualcosa. Mentre parliamo le "cadono" gli occhi sul mio membro che è rimasto duro esattamente come prima (non sono neanche venuto pur godendo come un matto). Alzando improvvisamente il tono della voce mi dice semi-seria "MA TU SEI UN PAZZO!". La zittisco immediatamente con un altro bacio.
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