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Timidi esperimenti triangolari
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Titolo: Timidi esperimenti triangolari
Autore: Poeta Perverso
Contatto:
Racconto n° 1123
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Eravamo molto piccoli. Lei troppo bella.

- Perchè vuoi farmi vedere da lui? -

Tutte le volte che penso a questa domanda non riesco a trovare risposta.

- Perchè sei troppo bella! Ecco perchè! -

Questo ti dicevo, mentre in macchina mi guardavi con quegli occhioni da cerbiatta.
La mia guida era ancora insicura. Anche tu non sapevi ancora di essere una troia.
Provavi vergogna, ti difendevi.

Faceva freddo quella notte. Parcheggiammo l'auto dove le coppiette s'accoppiano dietro dei fogli di giornale.
Noi tre appannammo subito i vetri.

Io ti allargavo le gambe, il tuo cuore batteva, la sua mano toccava l'interno morbido delle tue giovani cosce.

- Senti, com'è morbida, guarda com'è calda -

Come eravamo piccoli noi tre.
Cosa pensavi mentre lui ti accarezzava? Semplici carezze.
Solo carezze.

Una sera, dopo quel primo approccio, eravamo a casa sua. Nel suo letto.
Io ti toccavo sotto le lenzuola, lui ci guardava. Tu ansimavi.
Anche quella volta, lui soffrì in silenzio.

Poi fece meno freddo.
Eravamo in una stanza calda. Tu eri in piedi. Al centro.
Ti scivolò la gonna a terra.
I tacchi alti, le autoreggenti.
Una mutandina bianca, di pizzo. Un regiseno eroico, teneva insieme le tue enormi tette.

Io ti vedevo magnifica, che gambe, che pancia. I tuoi fianchi.
Curve pericolose, nascoste sotto un pantalone, sotto un maglione, ora nude.

Eravamo rapiti dal tuo profumo.
Io avanti a te, lui dietro.
Ti guardavo, rossa in viso, mentre le sue mani ti stringevano i seni.
Tu sentivi il suo gonfiore premerti contro il sedere.

Feci saltare via il reggiseno. Le tue superbe tette profumate di talco, esplosero rumorose nel silenzio della stanza, zittendo il clamore dei nostri cuori al galoppo.

Le sue mani godevano dei tuoi rosei capezzoli, mentre ti leccava il collo.
Una mano scese in mezzo alle tue gambe, seguita dalla tua, che la voleva fermare, che la voleva premere ancora più a fondo.

Avevi allargato le gambe. La tua mutandina era zuppa di curiosità.

Poi d'improvviso scappammo, perchè non potevamo rimanere più soli.

Iniziò un grande freddo. Scoprii di non averti mai incontrata.
Rimasi solo con i miei giovani dubbi, le mie paure, i pentimenti.
Il nome tuo disimparai. Presto.
Ma non dimenticherò mai il profumo tuo di rosa vergine.