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La mia Dea
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Titolo: La mia Dea
Autore: NanaOsaki
Contatto:
Racconto n° 1138
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Era piccina, nel corpo e anche nell’animo, aveva un carattere tutto suo, la rendeva così tenera... la mattina poteva dar l'impressione di una ragazza tenebrosa, una ragazza diversa, una un po' pericolosa; ma la sera, quando tornava dentro le sue quattro mura era così tenera, portava delle buffe ciabattine azzurre con un orsacchiotto ricamato sopra, e camminava sempre con un gigantesco pelouche bianco appresso, non poteva farne a meno, era il suo portafortuna, lo amava e lo curava come fosse il suo piccolo tesoro.
Era molto cagionevole di salute, all'inizio non capivo, nè sapevo il perchè, poi alla fine della storia scoprii che era affetta da AIDS, ma questo poco avrebbe cambiato nel corso di quel che ci ha legate l'una all'altra così passionalmente anche se per un brevissimo lasso di tempo.
La ricordo ancora bene che indossava sempre un sottile abitino di seta, che fosse inverno o estate, non importava, lei lo indossava sempre, e sempre, quando mi era possibile vederla con quel vestito addosso, il mio cuore batteva a mille. Era così bella, i suoi fianchi, sottili e sinuosi, il suo sedere, così piccolo e tondo, il suo ventre ed ogni minuscolo dettaglio del suo corpo con quell'abitino indosso sembravano ancor più belli, la sua bellezza era incomparabile, sembrava una Dea, una magnifica e tenerissima Dea. Quel pezzo di stoffa dava valore alla sua bellezza, con poche trasparenze e qualche piccolo fiore ricamato qua e là, rendeva al meglio il suo già perfetto corpo.
E la sua voce, calda e limpida, era musica per le mie orecchie; anche se le volte in cui scambiavamo qualche parola erano rarissime, ascoltarla era gioia per me, gioia pura... era magnifica, il tono della sua voce era, come dire, era avvolgente e disarmante, quando riconoscevo la sua voce nell'uscire di casa, quando andando sul terrazzone del nostro palazzo e nel voltarmi mi accorgevo della sua presenza e ci salutavamo, ogni qualvolta la sentivo, mi sembrava di impazzire, era così bello ascoltarla, non importava di cosa stesse parlando, importava solo che fosse lei a parlare.
Per anni, pensando che lei era al di là della parete di camera mia, mi sono carezzata il ventre ed i capezzoli; per anni pensandola con quell'abitino e immaginandola nuda sotto, mi inebriavo la mente con il profumo dei miei umori: immaginavo fossero i suoi, immaginavo di poterla toccare, baciare, anche coccolare se possibile.
Volevo tenerla accanto a me e vedere i suoi fianchi nella penombra, avere la sicurezza di voltarmi e poter sentire sulla mia pelle il suo respiro caldo. Per anni sentendola far l'amore col suo compagno, sentendo i suoi mugolii attraverso la parete, sentivo attraverso la sua voce cosa stava provando e vivevo anche io i suoi orgasmi attarverso quel suono, in quei momenti ho tanto desiderato di essere io a farla godere.
Volevo averla mia, avrei voluto avere la possibilità di sentirla mia almeno per pochi attimi, morivo alla sola idea di poterle sfiorare i seni, anche sbadatamente, ma li volevo sfiorare, erano così belli. Avevo sperato tanto che un giorno potesse accadere.
Poi una sera, mi invitò ad una cena a casa sua, e mi sembrò strano: solitamente ci scambiavamo solo un saluto, ma a quanto pare aveva organizzato una festa ed io rientravo fra gli invitati.
Il giorno della festa appena entrai la vidi, era così bella, era veramente una Dea, una magnifica Dea. Indossava un abito elegante, lungo, nero, aveva la schiena scoperta, per cui non indossava il reggiseno, al sol pensiero una magnifica ondata di profumo proveniente dal mio bassoventre mi penetrò la mente e persi per qualche attimo la ragione. Dio, avrei voluto prenderla e farla mia, contro la parete, di fronte a tutti, avrei voluto liberare quei seni stretti dal vestito e assaporarli, nutrirmi di lei, avrei voluto stenderla sul tavolo e bere il suo nettare, la desideravo tanto: la follia ebbe per qualche istante il potere sulla mia mente.
Asia, così si chiama la mia Dea, si stava avvicinando per darmi il benvenuto, mi accolse calorosamente, dandomi un forte abbraccio, tanto forte che senti il suo seno premermi contro. Fu una sensazione magnifica, una sensazione che non dimenticherò mai, fino alla morte; per la prima volta sentivo la mia Dea addosso, anche se coperta da un abito, la sentivo addosso e fu magia.
In quel momento fu quasi come la scena di un film, quando i due protagonisti si baciano e tutto il resto si ferma, quando loro continuano a far danzare le loro lingue e nient'altro è importante.
Poi sentii il suo corpo scostarsi dal mio e fu tremendo, avevo aspettato tanto quel momento ed ora nel giro di pochissimo stava svanendo tutto, ma mi arresi alla realtà e dopo poco la lasciai andare.
La serata trascorse fra occhiate e qualche "sbadata" toccata fra di noi, sospettai che per lei era lo stesso, che provava ciò che il mio cuore provava, che forse anche lei mi desiderava e quelle strusciatine fra di noi, quei piacevoli contatti con il suo corpo non fossero poi tanto casuali.
Volevo provare la mia ipotesi, così calcolai la giusta angolazione per poterle cadere addosso con un qualsiasi cocktail in mano macchiando sia lei che me. Sgombrai la mente e andai a prendere un mohito in cucina, cominciai a parlare con qualche ospite e appena la vidi passarmi accanto misi in atto la mia scenetta.
Il mohito si rovesciò: "Scusami, scusami davvero!!" Poi andammo insieme in bagno, si tolse elegantemente l'abito e lo pose sulla vasca, lo mise fra i panni sporchi, io feci lo stesso: abitando nello stesso pianerottolo disse che non le sarebbe costato nulla riportarmela la sera successiva. L'osservavo dallo specchio, mi sentivo come una vittima sacrificale, che nel morire è felice, ed io stavo morendo davvero nel vederla nuda, nell'avere il dono della sua immagine nuda, e come già si vedeva sotto l'abitino che portava solitamente in casa, lei era perfetta, una donna meravigliosa.
Ardevo di desiderio per lei. Ero senza parole, la sua bellezza mi stupiva ogni qualvolta il mio sguardo incontrava la sua figura. Magnifica: nessun altro modo per definirla.
La festa finì e arrivò per me il momento di lasciare la casa, la salutai e di nuovo sentii i suoi seni premermi contro; fu terribile dover abbandonare di nuovo quella sensazione, ma dovetti farlo ancora.
Uscii e rientrai in casa, aprii la porta di camera mia e nel giro di pochissimo mi ritrovai sotto le lenzuola, nuda a carezzarmi, a ricordare ancora la sensazione del suo corpo contro il mio; per lei deve essere stato un semplice e banale benvenuto, per me era stato di più.
Amavo quella sensazione, amavo ricordarla. Era stupendo, sentivo il cuore battere a mille, stavo per perdere i sensi e per raggiungere il piacere senza il bisogno di toccarmi il sesso. E' stato magnifico, avrei voluto averla ancora con me, a stringermi corpo ed anima, per non farla uscire dalla goia.
Poi... "TOC TOC": la porta. Era la mia Dea, mi stava facendo visita, probabilmente mi voleva solo riconsegnare i miei vestiti per cui non sperai di riabbracciarla.
Dio, era così bella! Avrei voluto prenderla e stringerla a me. Io l'amavo. Non aveva i miei vestiti con sè, mi stordì con un abbraccio, era del tutto inaspettato ed era quello che più desideravo. Mi abbracciò forte, come se per la prima volta potessere veramente farlo, come fossi il suo pelouche che per non aver potuto abbracciare per molto tempo ora stringe tantissimo, quasi mi stavo soffocando, ma era stupendo.
Mi prese il volto tenendomi il mento, mi diede una carezza sulla guancia, sentii un piccolo brivido attraversarmi la gota, la sua mano con quelle dita lunghe ed affusolate mi stava toccando il viso, mi sembrò incredibile.
Mi prese per mano, mi condusse in casa da lei, attraversammo il piccolo pianerottolo con le mani congiunte, strette, sentivo che mi voleva bene. Mi camminava davanti, con un passo lento, calmo, sentivo che mi stava conducendo con sicurezza, era come una sorella che riconduce a casa la sorellina smarrita.
Mi accompagnò in camera sua, mi lasciò nel centro del letto e mi disse di aspettarla lì. Il tempo sembrava interminabile. Guardai un po' la camera, era piccola, con le pareti tutte rosa e una marea di pelouche fra cui riconobbi il suo tanto amato orsacchiotto bianco.
La camera era arredata semplicemente, forse un po' spartana, ma davvero accogliente; c'era anche una porta che dava su un piccolo bagno personale e la porta aveva una vetrata attraverso la quale potevo spiare la mia Dea. La guardavo e mi ricordo benissimo, mi pareva proprio di vederla, accanto a me, poche ore prima mentre ci stavamo spogliando per quel cocktail che volutamente avevo fatto cadere sui nostri abiti. Vedevo la sua ombra lenta che si spogliava, sapevo che era un divertimento per lei, ed era una tortura per me, lo faceva consapevole di farmi impazzire, sapeva che in quel momento, mentre osservavo le curve del suo corpo attraverso il vetro, stavo morendo dall'eccitazione, che la mia mano era scivolata sotto gli slip e che stava cominciando a penetrarmi il sesso.
Asia uscì dal bagno, e mi colse proprio nel momento in cui la mia mano iniziava a scivolarmi dentro; lei era così bella, nel vederla mi eccitai ancor di più, il solo pensiero di averla davvero lì accanto come avevo sognato per anni, al di là della parete che ora era dietro di me, mi faceva perdere la ragione. Sentii un'ondata di calore salirmi dal bassoventre ai seni, sentivo un brivido percorrermi la schiena e non potevo far a meno di guardarla negli occhi mentre continuavo a procurarmi piacere.
Poi Asia si avvicinò a me, mi guardò ancora negli occhi, quasi a divorarmi con la mente, mi baciò appassionatamente. La sua saliva e la mia erano un tutt'uno, la sua lingua e la mia stavano ballando insieme spostandosi dalla mia bocca alla sua; sentivo che se fossi morta in quell'istante sarei morta senza rimpianti, ero felicissima, non avrei mai immaginato di poter baciare Asia, la mia Dea irraggiungibile, la donna dei miei sogni, dei miei desideri. Dio, ero lì, immobile, con in cuore che mi scoppiava in gola e un'enorme felicità nell'animo, amavo quella donna, l'amavo davvero!
Poi lei mi venne sopra, con le gambe aperte sulle mie. Sentivo il suo profumo addosso, sentivo la sua pelle sulla mia, la sentivo calda, profumava di vaniglia, ed era vellutata come quella di una pesca; aveva i brividi, lo sentivo attraverso i suoi sottili peli, li sentivo quasi duri, fermi, non avevo il potere di muoverli. Era l'eccitazione che le saliva dentro, che le scoppiava sotto la pelle, moriva dalla voglia.
Dio, quanto avrei voluto approfittar di lei, era così bella, così pulita! Avrei voluto sentirla anche mia, morivo di voglia per lei, il mio desiderio era inumano, non era possibile, il suo corpicino, così minuto e fragile, non volevo abusarne... ma fu lei a prendermi la mano, che ancora si muoveva nel mio sesso, e condurla nel suo corpo, fu lei a farsi scivolar dentro prima uno e poi due delle mie dita, mi sentivo all'apice della gioia pura.
Mi sentivo in Paradiso, stavo volando sopra i cieli mentre con la mano stavo scrutando e sentendo il calore della rosa della mia dolce Dea, continuavo a guardarla mentre lei sopra di me stava portando le mie dita nel suo corpo e attraverso la mia mano si stava procurando piacere.
Poi mi girai e finii sopra di lei, ora ero io che muovevo le dita a mio piacimento nel suo corpo e ora potevo baciarle i seni, sentivo i suoi capezzoli già turgidi sotto le mie labbra, e ad ogni contatto con la mia lingua li sentivo pulsare; era una sensazione stupenda, amavo quel corpo e per la prima volta potevo possederlo. Ero felicissima, avrei voluto durasse in eterno.
Poi lei raggiunse l'orgasmo e io non contenta mi misi a baciarle il sesso, muovevo la mia lingua come prima la muovevo dentro la sua bocca, era così bello assaporare il suo nettare, era dolce, era inebriante. Mi sentivo come un orso che assaggia per la prima volta del miele, e mentre io gioivo nel farla godere ancora una volta, lei affondava la sua lingua nella mia rosa e la baciava succhiandone il succo, quasi fosse un frutto maturo di cui cogliere il sapore... era così dolce nel farlo che mi sembrò di essere arrivata alla fine, mi sembrò di non poter mai raggiungere un piacere così alto, come fossi un visitatore della Kabala che per aver visto il massimo splendore si toglie gli occhi perchè ha già visto ciò che di più bello il mondo può offrirgli. Mi sentii esattamente così.
Non so per quanto restammo così, non so per quanto continuammo a procurarci piacere. So solo che fu magnifico. Poi l'orgasmo: insieme, con lo stesso ritmo, con la stessa intensità, con lo stesso piacere per entrambe. Fu come in un sogno, il più bello della mia vita.
Prima di metterci a dormire ci baciammo ancora e fu di nuovo il Paradiso; ero felicissima, il suo respiro calmo mi cullò tutta la notte, poco prima di addormentarmi poi mi soffermai sul piacere che provavo nel sentirlo soffiare caldo sul mio collo e mi fece impazzire quel suo profumo vanigliato che ora era mescolato al mio.
Sognai di lei quella notte, sognai di rivivere i momenti appena trascorsi con lei e quando mi svegliai che mi era ancora accanto ebbi la certezza che non era stato tutto solo fantasia e che era davvero accaduto.
Ma lei ora era fredda, il respiro che la sera prima mi aveva accompagnato nel sonno non c'era più. Avrei voluto urlare, avrei voluto che lei aprisse gli occhi e mi dicesse che era tutto uno scherzo, ma non fu così, una Dea si era innamorata di un essere umano e aveva consumato questo sentimento: la punizione per questo doveva essere la morte.
Ora Asia non c'è più, il suo delizioso corpo giace in un cimitero freddo ed austero e so che questo è solo a causa mia, non ho più amato nessuna come amai lei, e so che lei, da lassù, aspetta solo il momento di riavermi fra le sue braccia.
"Ti amai tanto allora e le cose non potranno mai cambiare, sei stata la prima e sarai l'unica donna della mia vita. Asia, nessuna mai ha potuto sostituirti e io mai ho voluto che accadesse. Fra poco saremo di nuovo insieme, aspettami."