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Profumo di Muschio
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Titolo:
Profumo di Muschio |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
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Racconto
n° 1147 |
Altri
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Aprile: aggiungo un silenzioso sospiro al mio respiro. Ho viaggiato e amato nel mio percorso creativo e ricreativo, senza esitazione. Stavo andando nel Nord, sull'Eurostar 9094 che mi avrebbe portata a Venezia quando incontrai una tipologia di figura maschile che fin dalla mia adolescenza colpì tremendamente le mie fantasie erotiche e anche qualche zona erogena. Non avrei mai osato mettermi in mostra se non avessi avuto la netta sensazione che mi stesse letteralmente divorando con lo sguardo liquido del peccato. Sorrisi da dietro il libro che stavo leggendo "LA LAGUNA" di Janet Frame, serie di racconti psicolabili, visionari che mi attanagliavano il cuore. Avvolta nel mio alone di profumo al mughetto, con la pelle sorpresa dal vento di un condizionatore troppo capriccioso, scesi la mano sul mio seno, per verificarne la temperatura, quando il tipo si avvicinò al mio sedile e mi ricambiò del sorriso, che era più che altro un netto invito. Sarà stata la situazione, sarà stato il profumo di muschio, ma caddi alle sue lusinghe e nel tratto Pordenone-Mestre potei dare la soluzione alle tante domande che mi ponevo sulla figura magica che mi si pose davanti nel suo completo di velluto color caramello. Jeremia Barnin, alto un metro e 85, sportivo, glabro, occhi verde scuro, capelli scuri come il petrolio, morbidi come seta, originario di Venezia, 39 anni, coniugato da due anni e con due figli. Io che di solito non mi pongo mai di fronte al valore esitenziale di un uomo degno del più alto livello di erotismo... mi presentai a lui con il mio nome ma non scesi in dettagli. Nella toilette, Jeremia non mi lasciò tempo, l'attrazione ormonale era tale che vidi sparire le mie mutandine di pizzo rosa dal finestrino, in un attimo come in un lampo mi ritrovai la mano degna di fede, tra le cosce che palpavano da esperto la fessura imbevuta di miele... poi le sue labbra si posarono sui i miei seni ansimanti, arrossati dallo sfregamento dei bottoni della sua camicia immacolata e poi la lingua, ardente nella fessura del mio intimo completamente aperto al suo volere... furono minuti interminabili, di piacere estremo, tra il lavandino di metallo e la tazza di un cesso ad alta velocità... Jeremia spaccò letteralmente il mio divaricato cosmo e mi inebriò del suo ardente desiderio carnale, riempendolo del suo pene-trante bastone degno di un cavallo di razza, fino a quando con abilità, tra sudore di mughetto e muschio, nell'umore afrodisiaco che ci univa lasciai che saziasse la mia sete con il latte della sapienza a più riprese, fino allo svuotamento... al rilassamento. Pochi minuti dopo l'estasi, il treno si fermò alla stazione di Mestre e uscimmo dal cesso, come se nulla fosse accaduto, un pò tremanti, ma felici. Lui per primo tornò al suo posto, ricomposto, statuario... io dopo che mi ero riassettata e abilmente ritruccata ancora arossata tornai al mio ma senza le mutandine, mi sedetti in fiamme e mi rimisi alla lettura del libro della Frame. Lui mi guardò, mi sorrise, io non feci nessun cenno di riconoscenza e quando arrivammo a Venezia una volta scesi io presi un taxi e lo persi definitamente di vista, neppure lo rividi più... ma una cosa porterò sempre con me con il ricordo di Jeremia, il suo estenuante profumo di muschio.
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