I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Il ventilatore
Biblioteca
Titolo: Il ventilatore
Autore: Mjc
Contatto:
Racconto n° 1152
Altri racconti dello stesso Autore:
Alessandra usava sempre lo stesso nervoso, scattante passo, in ufficio. La potevi riconoscere ad occhi chiusi. Le sue scarpe sempre con i tacchi, anche quando aveva i jeans, risuonavano sul pavimento dei corridoi con un inconfondibile ritmo. Prima di lei, del suo sguardo, del suo essere donna, quel ritmo annunciava una creatura passionale ma sempre sotto controllo. Una donna che non amava dare confidenza, che di sé parlava molto poco, e quel poco che riuscivi a conoscere era un segreto che, più o meno esplicitamente, ti chiedeva di non tradire mai. Anche dai suoi vestiti traspariva questo ferreo controllo. I colori mai sgargianti, piuttosto una netta preferenza per il nero, il marrone, il grigio. Ogni cosa di lei, anche i grandi ma semplici gioielli che portava su una figura nel complesso minuta e perfettamente proporzionata, lanciavano un messaggio unico, come se avesse paura di lasciarsi andare, come se avesse sperimentato il lasciarsi andare e ne fosse rimasta completamente travolta, sconvolta, delusa ed amareggiata. La guardavi negli occhi, caldi occhi color nocciola e ti veniva da chiederti se mai avevano avuto un segno di tenera affermazione di sè, nel passato, se mai, posandosi su un uomo, aveva saputo lasciar trasparire la passione del suo cuore, del suo sesso, di tutta se stessa.
Quando io l’ho conosciuta, come per tutto il resto del tempo in cui ci siamo ritrovate a lavorare insieme, di Alessandra ricordo i pensieri che mi scatenava. L’ho sempre immaginata un vulcano assopito, capace di scatenare una passione irrefrenabile, vogliosa, instancabile, matura e non più infantile, ma allo stesso tempo difficile da domare, che della bambina aveva mantenuto solo l’impulsività. E mi ritrovavo spesso ad immaginarla in un caldo primo pomeriggio di fine estate, mezza assopita su un divano, mentre un uomo, il suo uomo, le si fa incontro per poi sovrastarla, e teneramente, con crescente passione, cominciare a baciarle le mani abbandonate sul libro tenuto in grembo, poi sulle braccia nude e continuare fino al collo. E lei, falsamente addormentata, ma con i sensi sempre più vivi, reclinare il capo di lato, mugulare di finto risveglio al tocco caldo, ansimante, delle labbra di lui sui lobi delle sue orecchie. Per poi constatare, sempre con gli occhi chiusi, sempre morbidamente abbandonata sul divano, con repressa amarezza che lui si è distaccato, e che ora dov’è? Cosa vuol fare? Il gioco continua. Gli occhi chiusi, solo un respiro leggermente più affannoso del solito sognare, il seno generoso che il vestitino di cotone non riesce a nascondere nelle sue belle forme tonde, lussureggianti. Poi di nuovo lui, un soffio di respiro sulle mani, il tocco leggero delle sue a scostare il libro, lei sempre abbandonata, quel libro che cade, un tonfo leggero sul tappeto di cotone a stampe etniche, il vento che gonfia pigramente le tende di cotone bianco, nell’aria della stanza il profumo del sole, del mare, della sabbia, dei bambini sulla spiaggia in lontananza che giocano, il ronzio di un ventilatore calmo e solenne. Ora le mani di lui, grandi e ruvide, la toccano sulle gambe, sui fianchi, cercano tra le pieghe del leggero vestito a fiorellini che la fascia e che nulla lascia ad immaginare, cercano i bottoni, sul fianco, cominciano ad esplorare la pelle calda, morbida, cominciano a sbottonarli piano piano. Lei, sempre con gli occhi chiusi, cede al gioco, il suo respiro sempre più rarefatto, cerca di nasconderlo muovendosi piano, come a sistemarsi nel sonno per trovare una posizione migliore. Lui sorride, la conosce bene. L’ultimo bottone sancisce la fine senza rimedio del suo baluardo, non ha più difese, ed anche il suo fremere monta, senza più poter tornare indietro e, cogliendolo quasi di sorpresa, Alessandra si gira e lo bacia. Le sue labbra sono calde, umide, cercano su quelle di lui di rapire tutto il suo sapore, tutto il suo odore, quasi a volerglielo strappare e farlo suo. Del gioco ora diviene padrona lei, che senza mai smettere di baciarlo, si gira fino a salirgli sulle gambe, i due sessi ormai turgidi e frementi a contatto, separati solo dai jeans di lui. Si sfila il vestito con maestria e gesti naturali, sensuali di chi sa che il bello deve ancora arrivare, lo sguardo di quegli occhi finalmente fisso su di lui. Poi le mani, che ora cercano la lampo dei jeans e che con tenera violenza strappano via quei Moschino dalle gambe di lui, riverso sul divano, sorridente e compiaciuto. E’ un attimo. Il sesso è tra le sue mani e lei, adesso inginocchiata, lo prende tra le labbra e comincia a succhiarlo ma senza voracità. Lo stuzzica con la punta della lingua, lo solletica, per poi accoglierlo tutto nella bocca e circondarlo con la lingua calda, fremente, turgida. Lui che cede, completamente prigioniero, si lascia andare, pronto a godere di questo momento, ma è proprio in questo istante che lei si distacca, ormai sicura di averlo completamente tutto per sé, senza possibilità di resistenza. Si alza in piedi, con un sorriso più che malizioso si lascia ammirare, i lunghi capelli corvini sciolti fino a sfiorarle i capezzoli scuri, piccoli e in rilievo, il ventre piatto ansimante e sudato, i fianchi tondi e lucidi, il sesso, velato da un perizoma nero trasparente. In un attimo che a lui sembra un’eternità Alessandra se lo sfila e, avanzando, gli si siede sulle gambe, aiuta il suo membro a penetrarla, senza mai smettere di guardarlo, una scintilla di passione e di controllo negli occhi lucidi. Lui non può reagire, rifiutarsi, è completamente alla sua mercé e cede ai movimenti lenti, profondi del suo bacino, lo accoglie nelle sue mani per sostenerlo, per spingerlo affinchè la veemenza esploda. Ma è lei che detta le regole. Smette di baciarlo, gli sfiora il volto, il petto con i capelli, sente i suoi fremiti, osserva la pelle incresparsi, sente dentro di sé gli spasmi di lui, e allora si lascia andare. Lascia che il controllo ceda il passo alla passione, lascia che le mani grandi e ruvide accompagnino i movimenti dei suoi fianchi, che ansiose le prendano i seni umidi e liberi, lascia che lui li possa succhiare, possa rendere i capezzoli dolenti mordendoli dolcemente. Il ventilatore calmo e solenne raccoglie e dona al vento oltre le tende il loro grido di piacere, quasi unanime, mentre il mare si rompe sulla spiaggia dove i bambini ora non giocano più e il sole continua a scaldare le conchiglie portate dalle onde.
Questo Alessandra mi suggeriva ogni volta che la incontravo tra i corridoi dell’ufficio, ogni volta che la sua andatura l’annunciava già in lontananza. E ogni volta avevo paura che lei scoprisse i miei pensieri. Ancora oggi, che quel ritmo non è più nella mia vita, un tacco alto che incontra un corridoio d’ufficio mi riporta a lei, al suo immaginario ricordo e la mente lascia il passo ad un brivido di piacere lungo la schiena.