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Un uomo e la sua donna
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Titolo: Un uomo e la sua donna
Autore: Aspasia
Contatto:
Racconto n° 118
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Come ogni sabato sera, Martina si sta preparando con cura prima di uscire, stando ben attenta a non dimenticare il minimo particolare: la biancheria intima, sexy e candida, il profumo avvolgente, i capelli sciolti, minigonna nera e tacchi alti. Sa che a Lui piacciono le donne così, provocanti, femmine dalla testa ai piedi.
Chissà se sarebbe successo qualcosa tra loro. Chissà se si sarebbe accorto di lei e le avrebbe concesso qualcuna delle sue preziose carezze.
Martina preferisce non anticipare nulla nella sua mente ed esce di fretta per raggiungere il gruppo di amici. La serata scorre lenta, i discorsi sono banali, la musica le sembra insopportabile. Cerca di riconoscere negli occhi di ogni sconosciuto che entra nel locale lo stesso sguardo dell'uomo che desidera , ma le sembra una galleria monotona di personaggi stereotipati.
Nessuno è come Lui. Nessuno possiede la stessa espressione intelligente , la stessa sensualità emanata dalle sue labbra. Nessuno è riuscito ad eccitarla tanto semplicemente muovendo i fianchi al ritmo di un vecchio disco funk. I suoi movimenti ricordano la danza di un' odalisca vogliosa, il lento ondeggiare del mare su una spiaggia deserta, e Martina muore al pensiero di poter stare lì, incollata ai suoi fianchi, aggrappata alle sue spalle forti.
La notte annega nel bicchiere, l'ultimo risucchio e poi il vuoto assoluto. Si spengono le luci, si accende il sole nel suo cuore e nel suo ventre: Lui è arrivato. I crampi le massacrano lo stomaco, la sua visione le riempie gli occhi di bellezza e voluttà: lo spirito notturno ricomincia a pulsare, i pensieri diventano saette, i sensi sono acutizzati come sotto l'effetto di una droga.
Gabriel si siede accanto a lei e le sfiora una mano, poi la ritrae intimidito dalla presenza degli amici, ricominciano i discorsi, la sua voce la accarezza e il suo sguardo la seduce, scivolando sulle curve dei suoi fianchi che gli ha generosamente offerto.
Martina si stira annoiata come una gatta, poi si accende una sigaretta accavallando le gambe lunghissime e comincia a fumare voluttuosamente, schiudendo le labbra lucide di rossetto scarlatto. Si sente la padrona della situazione perché è consapevole di avere l'arma più potente, la sua femminilità, e questa notte non vuole risparmiare le proprie energie: ha già sentito pulsare il desiderio tra le sue gambe, l'assale un bisogno primordiale che deve essere soddisfatto ad ogni costo, in qualsiasi luogo, il richiamo del suo maschio è irresistibile. ma deve aspettare, pazientemente.
Non ha il coraggio di chiedergli di andare via, non è sicura che anche lui provi la stessa voglia perché il suo volto rimane impassibile davanti alle sue provocazioni, la guarda divertito ma continua a parlare con i suoi amici. facendola sentire quasi ridicola nella sua veste di donna fatale.
Ad un tratto Gabriel si alza e la prende per un braccio, le si avvicina all'orecchio e le sussurra: "Stasera sei veramente splendida, non ho voglia di andare subito a casa."
Si infilano in un vecchio cinema di terza categoria dove viene proiettato un film in bianco e nero, di un regista sconosciuto, gli attori sono pessimi e la trama inconsistente.
"Cosa sto facendo qui?" si chiede Martina sbadigliando. poi, senza staccare gli occhi dallo schermo, lui le appoggia una mano sul ginocchio. Un brivido le corre giù per la schiena. la mano comincia morbidamente a salire, sposta un lembo della gonna e le dita si fanno spazio negli slip, cercando il punto più sensibile.
Nell'oscurità si uniscono le loro bocche per la prima volta, senza dire una parola, senza un commento. Parlano i gesti, le loro mani, che si stanno intrecciando per cercare nuovi angoli di pelle inesplorati. Alla fine del primo tempo escono dal cinema abbracciati e si rifugiano in macchina dove possono trovare la più dolce delle intimità.
Lei vorrebbe sussurrargli frasi d'amore, dichiarargli i suoi sentimenti, ma lui le ordina di stare zitta. La spoglia in silenzio respirando il suo profumo, le stringe i seni torturandole i capezzoli turgidi, poi inizia a baciarla e a leccarla senza trascurare alcuna parte del suo corpo sinuoso. Con il sapore del suo sesso sulle labbra la bacia a lungo e si lascia appena accarezzare, come se fosse un idolo da adorare ma che è impossibile toccare.
Martina sente un desiderio incontenibile di essere posseduta, di avvolgere con il suo corpo quello del suo uomo, per amarlo e proteggerlo.
"Mettimelo dentro, ti prego.." Le ordina ancora di stare zitta, come se lui fosse il padrone e lei la sua schiava, poi sceglie la posizione e la sistema sul sedile. Lei lo accoglie tra le gambe, mordendosi le labbra per il dolore che le taglia il ventre ma che colpo dopo colpo diventa più languido, trasformandosi in vampate di calore e di piacere.
Che gioia immensa vedere l'uomo dei suoi sogni proibiti che la domina, possedendola in ogni modo possibile, corpo cuore anima e cervello, che impartisce ordini fin troppo piacevoli da soddisfare, che ristabilisce l'ordine nel caos del suo mondo: "Tu sei la mia donna, io sono il tuo uomo e ti soddisferò finché non ne avrai abbastanza."
La loro danza sensuale sembra non avere fine, Martina gode in silenzio mentre lui le descrive tutto ciò che fa nei minimi particolari, poi ad un tratto i sospiri prendono il posto delle parole: il piacere è come un'onda che lenta si alza, ergendosi maestosa per poi ritrarsi, indugia un poco ed infine si gonfia esplodendo senza ritegno in mille spruzzi.
L'alba è arrivata, il trucco è sparito e ogni cosa sembra tornare al suo posto. Arrivati sotto casa si salutano con un bacio e lo sguardo complice: Gabriel e Martina sono fidanzati da più di un anno, ma saranno amanti per sempre.