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L'alcova
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Titolo: L'alcova
Autore: Moora
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Racconto n° 1181
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L’ALCOVA

Questa è una storia vera. La mia storia. Un pezzo della mia storia. Non un diario, ma un episodio, fugace come questo foglio di carta. Il mio nome è V. il suo è R. Ma non è una storia d’amore, bensì di sesso. Puramente, semplicemente, inequivocabilmente SESSO. Pensare a ritroso della memoria è difficile, ricordare come è iniziata, proprio perché so che non è mai iniziato niente.
Patto imprescindibile: l’accordo di vivere la perdizione di due amanti appassionati; il divieto di chiedere altro che non fosse legato all’emozione dell’amplesso, nessun interesse, nessun sentimento che si avvicinasse all’amore niente altro che sesso. Per la trasgressione del patto pena la rottura immediata della storia. Fine trasmissione. Di giorno perfetti sconosciuti, ognuno occupato ad interpretare il ruolo di JEKHILL il dottore vivendo solitariamente l’insospettabile quotidianità del lavoro, della scuola. Di notte animali eccitati in febbrile evoluzione di HIDE mister.
Ci ritroviamo qui, in questa alcova, nella mia casa studentesca di Firenze da quasi sei mesi, fine agosto. R. non salta un solo fine settimana. Non un sabato o una domenica che non l’abbia visto.
Inizio ore venti, quasi sempre antipasto; contorno di sfioramenti, palpate e abbracci dal sapore erotico, preludio inequivocabile di una notte infuocata. Si considera privilegiato, nonostante la mia giovane età ho un insaziabile appetito sessuale; dice che non riesce a spegnermi.
La cena prosegue innaffiata di alcool, vino senza distinzioni di sorta, cibaria lasciata seccare nel piatto, fumo di sigaretta che si mischia all’atmosfera umida e viziosa di due animali in calore. Non esiste angolo della casa dove non sia stata appoggiata, sbattuta o scopata. Nessuno dei due si è mai chiesto dove fosse preferibile farlo, entrambi richiamati al brutale istinto dell’accoppiamento, nessuno ha mai lamentato o proferito parola. Se il sesso è guerra allora il tavolo imbandito della cucina è il mio campo di battaglia, se il sesso è vita allora il divano è il giaciglio della mia nascita, se il sesso è morte allora il letto è la dimora ultima delle mie illusioni.
Saldamente mi aggrappo a lui, prepotentemente mi stringo a lui, sento di volerlo in tutta me stessa, di bramarlo con tutto il mio essere, ingorda mi sfamo di lui cercando invano la sazietà di lupa affamata. Assetata succhio da lui distillato vitale, assorbendone in profondità linfa eterna; come vampira avida di sangue lascio scorrere l’immortalità fino alle radici della mia esistenza. Le mie braccia divengono ventose, nodo barocco avvinghiate al suo collo, le mie gambe lo cingono alla vita in un abbraccio tentacolare e il mio corpo diviene un nido sicuro, il suo nascondiglio, il suo rifugio, tana di volpe che placa la sua folle corsa. Il suo petto è il mio porto, la sua pelle il mio focolare, anche io sono in corsa e in lui mi ritrovo, nei suoi lineamenti decisi e nelle mascoline curve del suo essere io traccio il mio cammino e smarrisco la mia solitudine. Lui odora di sesso, ne è il colore e la consistenza, presenza ingombrante nella mia vita mi accorgo di non riuscire più a farne meno, di dipendere da lui come l’ubriaca dalla bottiglia.
Ma il tempo è comunque tiranno, vigliaccamente rende le ore notturne sempre più corte e fa sorgere il sole, me lo strappa di dosso e mi lascia da sola con la vulnerabilità di bambina inconsolabile alla quale la madre ha tolto il suo giocattolo preferito.
Da gioco divento giocatore, da belva mi trasformo in agnello, la femmina vorace lascia spazio al cuore di donna bisognoso di amare ed essere amato.
Ho rotto il patto; non siamo più amanti.
Ho deciso di amarlo non solo con la carne ma con l’anima, ho ritagliato un posto per lui in mezzo al mio petto. Gli ho regalato il mio cuore; ma non c’è pietà né compassione per chi viene meno alle regole, chi non rispetta i patti è fuori dal gioco. Mi ha lasciata così all’inesorabilità dei miei giorni, all’impermanenza di una realtà di cui lui non è più parte.
Così, con il freddo sulla pelle dopo un bagno caldo, sapientemente ho preparato una nuova alcova, il bavoso ragno che tesse la tela non si fa cruccio se una mosca è scappata via, pazientemente aspetta nascosto sotto la foglia...