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Regalo di compleanno
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Titolo: Regalo di compleanno
Autore: Nadine
Contatto:
Racconto n° 12
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Mi dipingo spesso le unghie dei piedi. Lo faccio con grazia, senza quei buffi batuffoli di cotone che usa Corinne il venerdì sera, curva e arrossata, sbuffante come un treno in corsa. Sono ben proporzionata alle estremità, mi piace guardarmi le mani, le caviglie, mi piace accarezzarle e risalire piano con la punta delle dita la curva dei polpacci, l'interno delle ginocchia, la ripida arroganza delle mie cosce; passare all'esterno, toccarmi i fianchi, risalire al seno lentamente, lasciare che i capezzoli si inturgidiscano ma senza toccarli, accarezzare piano piano la pelle attorno, senza bagnarmi l'indice con la punta della lingua, solo pelle su pelle. Poi mi accarezzo con dolcezza le guance, mi coccolo facendo scendere i miei lunghi capelli sulle spalle e stringendomi forte da sola. E' lì che rido, lascio aprire il cuore e guardo il mio viso riflesso, il nero delle sopracciglia, la spavalderia dei miei occhi azzurri, le mie labbra che sembrano essersi appena staccate da un bacio eterno
E' questo che faccio ogni sera prima di vestirmi, allacciarmi il cinturino delle scarpe alle caviglie, infilarmi in un vestito comodo ma che mi metta in discreta evidenza, lasciare che la mia pelle mostri i suoi veri colori, senza tutte quelle porcherie che usa Corinne, nemmeno un po' di rimmel. Non mi piaccio molto, ma so di stare bene così. Poi esco, anzi, usciamo io e Corinne, lei alla giuda ed io avvolta in una sigaretta, dubbiosa sulla destinazione quasi mai ortodossa della mia amica.
L'estate in questa pianura afosa pullula di locali all'aperto, ma questa volta sceglie una festa di paese, presente quelle sagre pesce fritto e anguria?
- Che ti prende, stasera? - le chiedo, quando parcheggia a tre metri da un chiosco di trigliceridi allo stato brado.
Appoggia la lingua sul labbro superiore e mi sorride.
- Fame?, - le chiedo.
- Sì, un po' - ammicca lei; castana, liscia, di una bellezza che ormai la mia invidia ha smesso di soffrirne. E' bellissima, quando la guardo in quello stato mi sento ribollire il sangue, penso che a volte faccia apposta.
Una sera, cariche di vino, ci siamo baciate, ho sentito la sua lingua scivolarmi in bocca ed esplorarla, poi ha ricevuto lei mentre io perdevo il controllo e le accarezzavo i capezzoli. Ma lì ci siamo guardate, abbiamo iniziato a ridere come due pazze e non se n'è parlato più.
Adesso mi fissa, con il rovescio della mano mi accarezza una guancia: - sei stupenda, - dice.
Che vuoi da me, penso, farmi scoppiare il cuore?
Scendiamo, percorriamo qualche metro e la confusione ci avvolge entrambe. Lei mi tende la mano per non perdermi ed io l'afferro al volo. I suoni ed i colori che ci circondano non li afferro, ci sono solo i suoi capelli meravigliosi, il filo della sua schiena che va a perdersi nel vestito, le sue gambe tornite. Scendo: è scalza. Sorrido, lei che di solito si arrampica su trespoli sopra i quali mi ribalterei senza alcun dubbio, cammina scalza. Ogni tanto si volta e mi sorride rassicurandomi.
Ma dove mi porti? Penso, dove mi vuoi portare, adesso che stringo la tua mano talmente forte da sembrare incollata a te?
Arriviamo ad uno spiazzo, ci siamo lasciate il baccano dietro le spalle. Ad un portone anonimo di una casa altrettanto sconosciuta e normale lei si avvicina e suona. Nessuno risponde, si sente solo saltare la serratura. A me saltano i nervi ed inizio a piangere, non so perché, mi sento stupida, ho paura, non l'ho mai vista così.Lei si avvicina, mi abbraccia forte e sussurra: - no, piccolina, non fare così, dai, fammi un bel sorriso.
Mi alza il viso nelle sue mani e appoggia le sue labbra sulle mie, sale, mi bacia gli occhi e con la lingua pulisce il mio viso dalle lacrime, poi torna sulle mie labbra le lecca piano, dal centro scivolando lentamente per tutto il loro perimetro, apro la bocca e lei mi è dentro, morbida come una caramella. Le passo la mia attorno, cerco di entrare nella sua bocca ma mi sposta leggermente: - Vieni con me, - dice.
Saliamo una rampa di scale buie. - Ho paura, - sussurro, - odio il buio, Corinne!
Lei non risponde, schiude una porta dalla quale filtra una luce blu. C'è già stata, è evidente, un po' di invidia e di curiosità si mischiano alla paura, mi lascio condurre dentro quella porta.
Le pareti non hanno quadri, solo giochi di luce che le colorano con lampade che escono dal basso, di lato, dall'alto, un corridoi di pochi metri che si apre in una stanza ampia, illuminata di blu, con un pilastro in mezzo da quale scendono fasci di luce rossa.
- Cosa ci facciamo, qui? -
- Quello che hai sempre sognato: non è il tuo compleanno, oggi?
Oddio, è vero, dovevo telefonare a mia madre, santo cielo, come ho fatto a scordarmene?
- Devo chiamare mia madre, - rispondo d'istinto.
- L'ho già fatto io stamattina, le ho detto che sei un po' svanita, si è messa a ridere e ha detto di farti gli auguri.
Sono salva, penso. Ho ancora nella mia mano quella di Corinne, quando vedo un'ombra muoversi. Stringo forte, l'ombra si materializza nella visione della perfezione in persona. E' alto ma non un gigante, ha due pettorali che sembrano scolpiti ma non volgari muscoli addominali. Guardo in basso: è nudo. Un fondoschiena da mozzare il fiato, due gambe quasi da donna ma forti, piedi ben piantati per terra. Salgo ancora, non.non ci credo.un pene non eretto, non troppo lungo, ma dello spessore giusto ed i testicoli che paiono dovere essere svuotati assolutamente. E' bello anche in viso, dolce nei gesti quando cammina.
Mi stacca lentamente la mano da quella di Corinne, che mi guarda con gli occhi lucidi, la bocca semi aperta. E' eccitata, penso. Il ragazzo porta una mia mano sul suo petto, con una gamba si intrufola tra le mie, siamo in piedi. Lo abbraccio mentre scendo a misurare la consistenza del suo pene. Faccio come una lumaca, lasciandogli una scia di saliva dai capezzoli all'ombelico con il quale gioco un po', poi dall'ombelico sino ai peli del pube. Infine risalgo quella meraviglia con la punta della lingua fino a trovarmi a scivolare sull'asta avanti e indietro con una lentezza esasperante. Corinne mi spoglia, mentre alla lingua sostituisco le labbra, non uso le mani, lo tengo su appoggiandogli le mie labbra gonfie sotto l'elsa e poi risalendo, sempre da sotto, con minuscoli bacetti. Corinne intanto si sta accarezzando il seno come faccio io, si mette di fronte a me e dal suo ventre depilato vedo una fica enormemente eccitata. Siamo nude, l'unico capo di abbigliamento sono le mie scarpe coi tacchi.
Il ragazzo si fa scivolare una mano su e giù lentamente, io gliela stacco con un ghigno di rimprovero e gli giro attorno mordicchiandomi il labbro inferiore. Mi sento un fuoco tra le gambe. Non mi tocco né mi lascio toccare, so che se qualcosa mi si avvicinasse ora, in dieci minuti sarebbe tutto finito ed io starei urlando il mio orgasmo. No, è il mio regalo di compleanno e me lo voglio godere, nel vero senso della parola.
Lo metto di spalle e gli sussurro di non toccarsi e non toccarmi. Accetta quel mio dolce ordine senza battere ciglio. Lo bacio sotto il collo, sui muscoli delle spalle, a sinistra, a destra, torno verso i capelli, scendo nuovamente. Corinne ha il viso paonazzo, soffre, deve esplodere ma ha capito il gioco e sta seduta a gambe incrociate fissandolo negli occhi ed eccitandolo umettandosi le labbra con la lingua. Lo sento tremare, per rilassarlo un po' gli massaggio la schiena lasciandolo in piedi, poi scendo ancora e con la lingua gli percorro tutto il filo della spina dorsale, torno su centimetro per centimetro e poi, con la stessa lentezza, vado di nuovo verso i suoi magnifici glutei. Inizio a palparli ed a leccarlo nell'attaccatura in alto. Corinne geme, sta godendo senza toccarsi oppure non ce la fa più, piagnucola un po', ma ad un mio sguardo supplichevole china la testa e poi la tira di scatto indietro, facendo volare i suoi splendidi capelli. Siede sulla moquette e spalanca le gambe, lentamente, con il ragazzo che suda dalla voglia di possederci entrambe, ma lo costringo a stare fermo mentre con due dita continuo a sodomizzarlo. Corinne inizia una battaglia frenetica di dita con la sua vagina, esplodendo in faccia a questa meraviglia, contorcendosi sotto il peso di un orgasmo indicibile.
E' a quel punto che vedo scendere delle gocce da quel magnifico pene e, mentre Corinne sta per terra ancora sconvolta, gli infilo di nuovo tre dita dentro con violenza e gli mordicchio un testicolo, fermando l'alluvione lì ad iniziare. Sono capricciosa, lo voglio punire.
Corinne alza appena la testa e non crede ai suoi occhi: con la punta dei capelli gli solletico i capezzoli, scendo, salgo, scendo ancora, finchè. non ce la fa più, capisce che mi sto allagando, che il mio clitoride è allo spasimo, che la mia bocca non chiede altro e, astutamente, si tira indietro. Io cerco di toccarlo e lui si sposta. Lo fa per riacquistare un equilibrio che Corinne con la sua straordinaria bellezza gli ha spezzato, venendogli davanti masturbandosi. Lo fa per punirmi a mia volta. Tende i pettorali, mi lascia avvicinare ma non si fa toccare. Anche Corinne ora gioca con me, accarezzandomi da dietro con piccoli colpetti. Vogliono farmi impazzire, penso, allora sto al gioco e lascio che Corinne inizi a percorrermi con la sua lingua succosa. Scivola su di me ma non tocca mai né capezzoli né fianchi: scopre altri punti, altre dimensioni del mio corpo che ancora non conosco. Lui intanto si masturba lentamente e mi avvicina ogni tanto il suo fallo stupendo, lascia che allunghi una mano, lo agguanto e me lo tiro in bocca, iniziando a scorrergli con voluttà tutta l’asta turgida.
Esce dalla mia bocca, di fronte ho il vuoto, solo il suo sapore sulle labbra che mi passo con la lingua in continuazione. Sento due mani forti che mi prendono i fianchi, poi un dolore lancinante e credo di svenire. Devo tenermi sui gomiti, le braccia cedono, mi chiedo a quando il piacere, che non tarda ad arrivare. E' una sensazione strana, ma mi sento infinitamente felice. Il ragazzo sta sfogando tutta la tensione, ma non voglio farlo venire, anche se non ho la lucidità per impedirglielo. E' Corinne, che assiste a tutta la cosa con la sua bocca a cercarmi punti inesplorati, che avverte la mia esigenza e lo blocca quando vede che i suoi bellissimi muscoli stanno aumentando vertiginosamente l'andatura e dalla mia bocca escono solo gemiti convulsi. Non so se sono venuta, non almeno nel modo che conosco, ma ogni parte del mio corpo sta godendo come non mai.
Lo sento bloccarsi e mi dispiace, guardo Corinne sdraiarsi a terra e farmi segno di montarle addosso. Lo sento uscire, mi giro, lo guardo: è sudato, è bellissimo. Gli trema la bocca, sta scoppiando. Guardo Corinne sdraiata che si masturba di nuovo, gli faccio segno con la testa: vai. E lui va, si inginocchia, con le mani le allarga le gambe, se le porta attorno ai fianchi ed entra nella mia amica che piega la testa indietro. Le vedo sobbalzare i seni, la bocca contorcersi in mille smorfie di piacere, la cavigliera dondolare ritmicamente sul piede sinistro che vado a leccarle, aumentando i suoi mugolii. Poi i mugolii diventano piccoli gridolini, dalla caviglia risalgo fino al clitoride ed alterno la mia lingua tra lei e quel membro incontrollabile che pare non averne mai abbastanza. Corinne irrigidisce le gambe, le serra contro i fianchi del ragazzo grondante sudore che sto provvedendo a leccargli via con solerzia. Dà un paio di colpi col bacino, allunga le braccia all'indietro e vola, in un altro orgasmo che la lascia palpitante, i muscoli ancora contratti. Lui si stacca dalla mia amica ed entra nella galleria succosa della mia bocca.
Sono fuori di me, non mi permetto di toccarmi ma continuo ad insalivare quella mazza durissima per altri dieci minuti buoni, assieme alla lingua di Corinne, che pare in estasi dal piacere.
Poi con una mano lo spingo per terra e gli salto addosso. Quando entra ha le dimensioni di un toro, sento che ne vorrei ancora, ma non faccio in tempo ad accontentarmi che lui, con una spinta verso l'alto, mi fa vedere le stelle. Ho perso il controllo, inizio a saltellare sui suoi fianchi sempre più spasmodicamente, non mi curo di Corinne che se la fa leccare di fronte a me continuando a godere, insisto, insisto, spingo con tutta me stessa, mi strappo quasi i capelli dal piacere, rallento un attimo cercando di controllarmi ma non ce la faccio, mi tocco il seno, uso la lingua per inumidirmi la punta dell'indice e vado a strapazzarmi i capezzoli. Getto la testa all'indietro, in avanti, mi tiro su con il busto appoggiandogli le mani sui pettorali, godo talmente tanto che con le unghie lo faccio sanguinare. Me ne accorgo e serro i pugni nelle sue mani, e spingo, spingo così forte da urlare, spingo ancora, mi gira la testa, non capisco più niente, mi accanisco su quel pene infinito, lo sento ingrossarsi a dismisura e cavalco, cavalco fino a sentire un brivido alla schiena, un’improvvisa esalazione dell’anima, un tonfo alla bocca dello stomaco ed urlo. Poi mi fermo un attimo, riprendo fiato e, nel vedere Corinne che freme di piacere nella bocca del ragazzo vado in estasi e ricomincio, più forte di prima, ho le gambe indolenzite ma continuo ed esplodo ancora, poi ancora, poi di nuovo.
Ma non riesco a staccarmi e quando sento i miei muscoli cedere, il pavimento ribaltarsi ed il soffitto crollarmi in testa, capisco che è ora di smettere. Mi lascio cadere di lato, lui si alza, si mette in ginocchio sopra la mia bocca mi ritrovo il clitoride di Corinne esasperato sulla mia bocca. Lecco, la penetro con una, due, tre dita mentre quel palo stupendo va a prenderla da dietro, lasciandola sussultare altri orgasmi incontrollati. Lo toglie dalla vagina e l'infila nell'ano facendola urlare, muovendo i fianchi instancabili sempre più veloci, finché un suo rantolo non mi annuncia l'imminente ondata. Si stacca da una Corinne ipnotizzata e schizza il suo seme sul mio viso , sul mio seno, sui capelli. Si siede, esausto. Corinne si gira, mi massaggia il corpo con quel liquido e poi mi pulisce tutta, leccandolo fino all'ultima goccia. Cado in trance, penso di svenire.
Quando ci svegliamo fuori è già sole alto, la stanza mi sembra più piccola della sera prima, vedo Corinne ancora esausta che mi sorride: - piaciuto il regalo?
- Ti amo, Corinne, ti amo più di ogni cosa al mondo.
Sorride, si mette su un fianco ed inizia ad accarezzarmi, pronta a ricominciare.