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La doccia
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Titolo: La doccia
Autore: Lisa
Contatto:
Racconto n° 1202
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Il bagno era caldo e il vapore della doccia stava iniziando ad appannare lo specchio.
La mia immagine appariva già sfocata, e allora aprii l'accappatoio e mi guardai: il seno piccolo ma ben fatto, i capezzoli rosa, il segno del costume che ancora incorniciava quel triangolo riccioluto e nero, i fianchi pieni ma senza grasso, senza un filo di cellulite... sì, il mio corpo mi piaceva.
Mi chinai per cercare il bagnoschiuma nuovo, quello floreale, e sapendo che la porta era socchiusa sentii i suoi occhi che già mi desideravano.
Indugiai un po’ più del necessario, sollevando leggermente una gamba, perché si intravedesse qualcosa.

Sapere di essere osservata mentre ero nuda mi eccitava, guardarmi allo specchio e sollevare le braccia per fingere di osservarmi meglio lo eccitava, e giocavo come il gatto e il topo, ma le regole erano chiare: prima entro io, poi, dopo che mi sono insaponata, potrai entrare anche tu.
Regole fatte per essere infrante...

Aprii la porta di vetro del box-doccia ed entrai, facendomi abbracciare dall'acqua calda e sentendo i capelli che scorrevano sulla schiena.
Poi il profumo del bagnoschiuma impegnò tutti i miei sensi: il colore rosa, morbido e dolce come una crema, cominciai a passarlo con le mani e con la spugna in tutto il corpo: le spalle, il seno, la pancia, le cosce, in mezzo alle cosce...
Il calore dell'acqua si confondeva col calore che sentivo, quando la porta del bagno si aprì piano e vidi la sua ombra avvicinarsi. Bianca di schiuma mi avvicinai al vetro della doccia, perché potesse intuire il mio profilo, perché vedesse i contorni del mio corpo, i fili dei miei capelli. Vidi le sue mani definirsi sopra il mio seno, e quindi mi ritrassi e mi girai verso il muro.
Lui aprì la porta ed entrò nella doccia, lo sentii già caldo, già eretto e fremente, subito mi si appoggiò da dietro, e mentre sentivo la durezza del contatto mi passava le mani in tutto il corpo, sul collo, sul seno, sulla pancia, sulle cosce.
Mi baciava e si strofinava sul mio corpo, scivoloso di sapone ma desideroso di essere percorso, cercato, come se il sapone servisse ad affrettare il cammino delle mani che mi cercavano e mi percorrevano come se avessero una meta precisa, come se seguissero un percorso scritto nei geni e da milioni di anni avessero preparato quel momento.
Ci baciammo, appassionatamente, sotto l'acqua, con le lingue intrecciate bagnate dall'acqua della doccia e dalla voglia dell'altro, e dopo avermi baciato il collo le orecchie ed i capelli iniziò a scendere più giù, più giù tra i seni, mai troppo baciati, più giù sulla pancia, tremante di piacere, più giù, fino a trovarsi in mezzo a ciuffetti di peli, neri e morbidi, pronti ad aprirsi al passaggio.
Mi appoggiai contro il muro, l'acqua continuava a scorrere verso di lui, mentre il piacere saliva ad ondate verso di me. Sollevai una gamba per invitarlo, mentre un dito già mi cercava, già si insinuava senza trovare resistenza, nel fuoco acceso che mi sentivo tra le gambe. Mi guardava, sapevo che mi stava guardando, entrava piano, con dolcezza, cercando di seguire il fluido che il mio corpo gli dedicava, la via che gli indicavo di seguire, e lo lasciavo fare, con una mano sulla sua testa seguivo il movimento dei suoi occhi, della sua bocca che si avvicinava.
Ecco, pian piano un dito si faceva strada, due dita che cercavano spazio, frugavano tra le pieghe carnose che gli mettevo a disposizione, si soffermavano vogliose e giocavano col clitoride, turgido e vibrante di desiderio.

Finché gli avvicinai la testa, sentii la lingua che pian piano ripeteva lo stesso percorso, le labbra, da sotto fin sopra, a destra e a sinistra, infilata piano e accarezzata, finche non mi prese in bocca il clitoride, succhiandolo leggero ma deciso, in quel modo che mi faceva impazzire.

Lo fermai, non volevo far esplodere la mia eccitazione, e ricominciammo a baciarci, mentre l'acqua serviva solo da coreografia, perché i nostri corpi erano ormai ad una temperatura superiore.
Sentivo il suo membro duro e tremante, e mi chinai per ricambiare il gesto; lo presi tra le mani, accarezzandolo, aprendolo per vederlo bene, e cominciai a baciarlo: piccoli baci sulla punta, tutt'intorno, piccoli tocchi con la lingua. L'acqua che scorreva non mi faceva sentire il sapore che conoscevo bene, e allora lo presi tutto in bocca, infilandolo sino in fondo, facendolo girare tra le guance, facendogli sentire le parti morbide e strofinandolo con la lingua.
Lui gemeva forte, e dopo un poco mi fermò.
Chiuse l'acqua, si avvicinò a me e mi spinse contro le pareti della doccia. Mi baciò con foga, strofinandomi il seno e succhiandomi i capezzoli duri di piacere, poi mi afferrò per i glutei, mi sollevò con due mani, io aprii le gambe e lo lasciai entrare piano, finché non lo sentii arrivare in fondo. Allora mi aggrappai a lui e cominciai a muovermi piano, a stringerlo mentre lo sentivo ingrossarsi e fremere dentro di me.
Ad ogni spinta sentivo un treno merci che a tutta velocità risaliva sino al mio cervello, ad ogni sussulto c'era un carico di goduria che mi si scaricava addosso, i suoi gemiti mi eccitavano sempre più, cominciai a dire frasi sconclusionate, infilamelo dentro, più in fondo.... vengo.... dai.... e ad ogni frase gli conficcavo le unghie nella schiena dal piacere, finché sentii un getto caldo dentro di me e si aprirono le cateratte, credo di aver gridato, siiii.... siiii...
E ci ritrovammo insieme a sfrecciare nel cielo, due razzi verso il cosmo, due fuochi d’artificio che esplodono nel cielo fondendo insieme i colori che avevano dentro, rumorosi e accesi, felici in quell’attimo di gioia.

Pian piano, avvinghiati e tremanti, scivolammo sul fondo, scambiandoci baci affettuosi, ritrovando il ritmo del respiro, ridendo e cominciando a sentire l’aria fresca sui corpi bagnati.

Riaprii la doccia, ci insaponammo di nuovo e lui mi passò la spugna sulla schiena, quindi riaprii l’acqua che, scaldandoci, ci fece tornare alla realtà.