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Improvvisamente l'estate scorsa
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Titolo: Improvvisamente l'estate scorsa
Autore: Meter
Contatto:
Racconto n° 1203
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L’avevo notata subito, già dal giorno in cui ero arrivata in albergo, verso ora di pranzo, mentre serviva tra i tavoli coi suoi splendidi glutei sporgenti che le facevano tirare i bottoni del camice nero e che venivano evidenziati dalla cintura della candida pettorina ricamata, legata alla vita. I seni poi erano due coni lignei protesi nell’aria; la sera poi, quando venne a servirmi al mio tavolo ne riuscii a individuare il vertice accuminato che bucava le vesti non sufficientemente spesse. Il mio sguardo vagava senza requie lungo il suo corpo quando col mestolo raschiava il fondo della zuppiera o quando affettava il formaggio facendo sballottare armoniosamente i seni, mentre, quando ella si rivolgeva a me, lo rialzavo istantaneamente sul suo viso per non imbarazzarla.
Cominciai subito a interrogarla per sapere tutto di lei. -Mi chiamo Cinzia-, disse, -sono qui per la stagione-, -ho diciannove anni-, -ci sono stata a Genova, gran bella città-, -non sono fidanzata-.
Le espressi il mio stupore: -Come mai? Sei così carina!- I miei complimenti la facevano arrossire.
Finché una sera a cena, presi il coraggio a due mani e, fingendo un fastidioso mal di schiena, le chiesi se poteva venire su in camera mia, dopo il lavoro, ad aiutarmi a fare il bagno, dietro un lauto compenso. Dopo qualche esitazione accettò.
Fu estremamente difficoltoso portare a termine la cena: la mano tremolante per l’emozione mi impediva di portare alcunché alla bocca, per non parlare del vino che regolarmente rovesciavo sulla tovaglia. Quindi mi precipitai in camera e indossai tutta la biancheria più sexy che avevo messo in valigia, calze con giarrettiera, reggiseno a balconcino e culottes neri per poi rimettermi i vestiti che avevo prima.
Quando furono le 9.20 aprii il rubinetto della vasca che cominciò a ritmare in modo melodioso i dieci minuti che mancavano all’ora dell’incontro, finché un “toc toc” mi fece sussultare.
Chiusi il rubinetto ed andai ad aprire: sì, era lei, era tutto vero, il sogno cominciava a diventare realtà. Le chiesi di aiutarmi a spogliarmi mentre mi mettevo la crema in viso. Per un attimo esitò, poi cominciò a eseguire quanto richiesto, ma si fermò quando arrivò all’intimo. Le dissi di continuare visto che non avevo ancora terminato il mio lavoro, e lei continuò.
Mentre mi sfilava le calze, passando dolcemente le sue mani sulle mie cosce in una dolce carezza, sentivo mille brividi corrermi lungo la schiena, così pure quando sganciò e sfilò il mio reggiseno con estrema delicatezza e quando, dopo essermi alzata, mi tolse le culottes. A quel punto mi pulii le mani dalla crema con uno straccetto e le proposi di farmi compagnia nella vasca.
Il fuori programma la lasciò interdetta. La timidezza colorò le sue guance, ma quando cominciai a sbottonare il primo bottone della sua veste non trovai in lei resistenza. Continuai lentamente e con tanta tenerezza, in un silenzio violato solo dal frusciare dei vestiti sulla sua pelle e dal mio -Sei stupenda!- dopo ogni capo tolto. Non deluse le mie aspettative: le curve conservarono la perfezione geometrica che avevano da vestita. Il pube poi era un triangolo equilatero altrettanto perfetto e uniformemente e foltamente riempito, perla nera che risaltava ancor più essendo circondata dalla sua pelle lattiginosa risparmiata in quella zona dai raggi solari.
Per ultimo le sganciai la molletta, a forma di margherita, che le teneva su i lunghi riccioli neri che le caddero mollemente sul seno. Quindi, dopo averla rimirata a lungo facendola girare più volte, la presi per mano e ci incamminammo verso il bagno. Ad ogni passo il mio sguardo incrociava il suo per poi scendere sul suo corpo e poi risalire ancora verso il suo viso che si apriva in un sorriso pudico. Sì, era vero! Fino a due ore prima fantasticavo solamente e adesso lei era qui, completamente nuda, vicino a me, tutta per me!
Credo che furono sette i passi che compimmo fino alla vasca da bagno, i sette passi più belli della mia vita.