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Il gioco
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Titolo: Il gioco
Autore: Alex
Contatto:
Racconto n° 121
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Mi raccomando, affido la mia Fluffy alle tue cure. Troverai le scatolette di cibo per gatti nel frigorifero, dovrebbero essere sufficienti per tutto il mese in cui starò in vacanza.
Ti lascio anche i sacchi di sabbia nel mobiletto del ripostiglio. Non ti preoccupare per la pulizia della casa, ci penserò al mio ritorno, approfitta dell'appartamento tutto a tua disposizione per riposarti durante la pausa pranzo o in qualsiasi orario tu voglia e, naturalmente, fai come se fossi a casa tua, ciao!
Queste furono le ultime parole che la mia migliore amica, Erica, mi disse prima di partire per la sua tanto agognata vacanza.
Avrei dovuto prendermi cura della sua gatta per circa un mese e, in cambio, avrei avuto un appartamento, molto più vicino del mio, dove potermi rinfrescare e rilassare quando terminavo il mio lavoro.
Erica mi disse anche: ti informo che durante il mese in cui me ne starò via ho subaffittato, per così dire, la casa a un mio amico. Ma occupati tu del gatto perché lui praticamente verrà solo a dormire, a notte tarda, e la mattina se ne andrà. Impossibile quindi che vi incontriate.
Erica partì e, come promessole, dopo un paio di giorni, terminata la mattinata di lavoro, mi diressi verso casa sua, proprio lì a cento metri.
Aprii la porta del suo appartamento e subito mi venne incontro una micia affamata.
C'era però qualcosa nell'aria che non mi faceva riconoscere in quella casa, tante volte visitata, la casa della mia migliore amica. Eppure notavo intorno a me che nulla era cambiato: i libri iniziati e non ancora finiti, le tendine bianche alla finestra della cucina, il solito disordine.
Mi ci volle un po' ma alla fine capii: percepivo la presenza di un uomo, ne sentivo l'odore diffuso nelle stanze. Certamente doveva trattarsi del temporaneo inquilino.
Questo odore, così inconfondibile, mi fece provare una strana sensazione: ero stata più volte a casa di Erica - per cena, per fare due chiacchiere, con amici - ed ero abituata all'odore del suo appartamento, della sua tana. Era il suo odore: fatto di profumo Lancaster, di crema per il corpo al cocco e di sapone di Marsiglia.
Ogni ambiente infatti ha il proprio odore. Entrare quindi in casa di Erica e percepire questa stonatura mi fece veramente una singolare impressione. Mi sembrava strano il pensiero di un uomo che dormiva nel letto di Erica, che si faceva la doccia nel suo bagno e che si accomodava, fresco di dopobarba, sul divano che ci aveva viste complici di tante confessioni e di tante risate. Quanti anni trascorsi! Erica ed io, quante avventure, quanti drammi vissuti e poi superati.
Ed ora ero lì, a casa sua, con la sua gatta che mi guardava implorando un po' di croccantini e con la sensazione di essere a casa di qualcuno a me completamente estraneo.
La smisi di far volare la mia fantasia, era tempo di affaccendarmi nelle cure del felino.
Terminate le operazioni di economia domestica legate al cat sitting decisi di coricarmi per un'oretta sul letto, per rigenerarmi e magari schiacciare un pisolino.
Sopra il cuscino, sul lato destro del letto, c'era una tuta da ginnastica che non poteva certo appartenere a Erica: lei così minuta non avrebbe mai indossato un indumento che all'apparenza mi sembrava di taglia 50!
Mi sdraiai sul letto (ero in effetti stanca) e spostai la tuta, per non stropicciarla ulteriormente.
Si, era dell'inquilino (Erica si era dimenticata di dirmi il suo nome). Se fossi stata più ferrata nella materia avrei potuto cercare di indovinare qual era il profumo che usava.
Comunque, ero lì per riposare e in pochi minuti mi assopii.
Il giorno dopo, giovedì, non feci in tempo a passare da casa sua, ma mi tranquillizzava il fatto di sapere che la gattina avrebbe avuto la sua razione giornaliera di pappa dall'amico invisibile.
Il venerdì, invece, ebbi qualche ora libera e decisi di trascorrerla facendo compagnia alla micina.
Quando entrai nell'appartamento di Erica percepii ancora l'odore del suo temporaneo inquilino. Naturalmente potevo notare chiari segni della sua permanenza in quella casa: tazzine del caffè lasciate nel lavandino, un mozzicone di sigaretta spento ed abbandonato nel posacenere, un maglione sgualcito sul divano e il lettone accomodato frettolosamente.
Aprii un poco la finestra della camera per arieggiare e mi distesi sul letto per dedicarmi a una delle mie attività preferite: la pennichella pomeridiana.
Improvvisamente mi venne l'idea di lasciare una mia impronta, una mia traccia all'amico sconosciuto, così come lui - probabilmente del tutto involontariamente - faceva con me.
Desideravo fargli provare le stesse sensazioni al suo rientro in quella casa: fargli percepire la mia presenza, l'odore del mio corpo. Lo immaginavo intento a visualizzarmi vagante per quegli stessi spazi, in un altro tempo.
Ed il gioco incominciò.
Il sabato seguente andai da Erica, o meglio a casa sua...lei infatti, in quel preciso momento, se ne stava al sole su qualche spiaggia caraibica!
Mi spogliai, mi spruzzai generosamente il corpo nudo con il mio profumo preferito e mi infilai sotto le lenzuola. Strofinai tutto il mio corpo sul tessuto, affondai la faccia nel cuscino. Rimasi lì, tranquilla, per un po'.
Poi mi feci una doccia calda sapendo che il vapore acqueo da essa sprigionato avrebbe bagnato la finestra e le piastrelle del bagno. Mi asciugai con quello che, presumevo, fosse il suo accappatoio (mi stava largo e lungo, di certo non poteva appartenere alla mia migliore amica).
Prima di uscire, per ritornare alle mie faccende lavorative, spruzzai ancora un po' del mio profumo nell'aria, che ne rimase pervasa.
Il giorno dopo, naturalmente, tornai all'appuntamento con il mio personale gioco che - lo riconosco - mi stava coinvolgendo!
Mi presi cura di Fluffy e poi ricominciai la cerimonia di svestizione: mi rimisi nel letto, bagnata del mio profumo, mi addormentai...era domenica, avevo tutto il tempo che volevo.
Quando mi svegliai feci un bagno, tanto per cambiare e, giunto il momento di asciugarmi, prestai particolare cura nell'asciugare il mio sesso, naturalmente con il suo accappatoio.
Impegni improcrastinabili mi tennero lontana dal terreno di gioco il lunedì, ma il martedì tornai all'attacco.
Capii subito che l'amico fantasma aveva accettato il mio invito a giocare.
I segnali erano stati percepiti: trovai infatti, sul tavolo della cucina, un ritaglio tratto dal Corriere della Sera con evidenziato un articolo che verteva su "l'importanza delle percezioni olfattive nelle relazioni interpersonali".
BINGO!
L'inquilino senza nome nè volto era sottile...
Mi sentivo incuriosita. Vagavo per la casa cercando qualche segno lasciato, questa volta volontariamente, apposta per me.
Sembravo una Miss Marple senza alcun assassino da scoprire!
Osservai con attenzione nel salotto, ma tutto era come sempre. Nella camera da letto nulla mi diede particolari scosse. In cucina si trovavano le solite tazzine sporche.... Annusavo l'aria cercando non so cosa, di percepire qualche indizio forse - come un animale nella foresta, guardingo, in cerca di cibo, di una preda o di un compagno per l'accoppiamento.
Non ne ero sicura ma l'unica differenza, rispetto alle giornate precedenti, stava in un profumo di tabacco da pipa, o di sigaro, quasi impercettibile....mischiato al dopobarba, di normale amministrazione.
Deludente, pensai, anche se mi rendevo conto che non tutti al mondo dovevano essere matti come me, per mettersi a "giocare" un gioco senza regole e con partecipanti "virtuali".
Stavo per andarmene con le pive nel sacco quando il mio sguardo cadde oltre la porta del bagno socchiusa.
Ripiegato sul bordo della vasca da bagno c'era un asciugamano di lino, color pervinca. Sul fondo della vasca stessa c'era una bottiglietta di olio da bagno aromatizzato al sandalo, finemente confezionata, con una spugna di mare.
Buttai fuori dalla finestra il sacco con le pive.
Il mio viso si illuminò con un sorriso sornione! Adesso i matti erano almeno due...ed il gioco diventava quindi sempre più intrigante!
Preparai l'acqua per il bagno, calda e abbondante. Dopo avervi diluito un po' di olio entrai nella vasca e mi distesi facendomi avvolgere e cullare dall'acqua che sprigionava un profumo speziato e incredibilmente rilassante.
Allungai il mio braccio sinistro e raggiunsi l'interruttore della luce, la spensi.
Il profumo dell'olio mi inebriava, la penombra e il tepore dell'acqua mi trasportavano lontano...
Iniziai a massaggiare il mio corpo di giovane donna con la spugna che avevo appena ricevuto dal mio "compagno di giochi".
Delicatamente massaggiai i piedi, le gambe. Girandomi prima su di un fianco e poi sull'altro, massaggiai il mio sedere rotondo e sodo. Con estrema lentezza salii ancora fino a raggiungere i miei piccoli seni dove mi soffermai a titillarne i capezzoli, che pian piano si inturgidirono. Trattenni il respiro, mi immersi completamente sott'acqua e riemersi completamente bagnata. Tornai a massaggiarmi e il contatto della spugna, morbida e solleticante, con il mio sesso, diede il via ad un piacere indimenticabile: mi regalavo qualcosa di bello, e in qualche modo lo regalavo anche a lui.
Ben presto lasciai la spugna e iniziai a sfiorarmi il clitoride con le dita, mi piaceva sfiorarlo, solo sfiorarlo....
Mi guardai intorno e iniziai a non rendermi più conto di dove fossi: era quasi buio, ero al caldo, avvolta in un silenzio irreale ed ero sola o forse no....fisicamente ero certa di esserlo, ma lui mi stava pensando, non poteva che essere così. Mi aveva offerto tutto l'occorrente per farmi trascorrere mezz'ora di relax, in qualche modo lui era lì...con me.
Chiusi gli occhi e lasciai che le mia dita si prendessero cura del mio desiderio: ora i movimenti si facevano più ritmici, le labbra si erano schiuse e l'interno del mio corpo reclamava attenzione.
Separai ancora meglio le mie labbra e introdussi prima un dito e poi due nel mio sesso ormai umido. Con un'altro dito continuavo ad accarezzare il bottoncino che si era fatto più turgido e ora richiedeva una pressione più decisa...
Non avevo alcuna fretta, ma le mie mani esperte non ci misero molto a farmi provare il massimo del piacere. Il mio corpo si contrasse in un sussulto e venni così, immersa nell'acqua calda che ancora profumava.
Mi sarebbe piaciuto rimanere in quella specie di liquido amniotico ancora a lungo, e poi buttarmi sul lettone di Erica e dormire, sognando magari un incontro amoroso con lui. Ma c'era sempre il relativo pericolo di un suo arrivo improvviso, di un suo rientro anticipato e non avrei saputo cosa dire o fare!
Mio malgrado dovetti, quindi, uscire dal guscio e incominciare a ritornare in me....
Mi asciugai il sesso con l'asciugamano pervinca che, ne ero certa, avrebbe trattenuto l'odore inconfondibile dell'orgasmo appena provato.
Lasciai tutto così come era: la vasca da bagno bagnata, il flacone di olio aperto sul bordo della stessa, alcune gocce di acqua sul pavimento, ma riposi l'asciugamano di lino sul letto, in bella mostra.
Mi rivestii, salutai la gattina e uscii da quella casa.
Mercoledì arrivò più presto del solito, e come sempre non vedevo l'ora di tornare nell'appartamento di Erica, per "giocare"...e per prendermi doverosamente cura di Fluffy.
Diedi una rapida scorsa all'appartamento e, non trovando alcunchè di anomalo, mi diressi verso la camera da letto per sincerarmi che l'asciugamano pervinca fosse stato "trovato".
Sul cuscino c'era una videocassetta mentre una videocamera portatile (di quelle ormai tanto in voga per filmare noiosi reportage sulle vacanze) era posizionata su di un trepiedi, con l'obiettivo puntato sul letto.
Notai anche che le lenzuola erano state cambiate: queste profumavano come l'olio da bagno usato il giorno prima , erano bianche, candide, ricamate.... e incredibilmente romantiche.
Sui comodini facevano bella mostra di sè due enormi mazzi di fiori secchi, profumati anch'essi dello stesso aroma...sandalo...L'abat-jour era stata coperta con una sciarpina di cotone multicolore, questo semplice accorgimento faceva si che la luce della lampada assumesse dei toni più caldi e soffusi.
La stanza di Erica - già arredata con buon gusto - così arricchita aveva un "non so che" di Provenzale, inoltre sembrava un set cinematografico.
L'inquilino doveva essere una persona attenta ai particolari....
Presi dunque la videocassetta e la inserii nel videoregistratore situato nel salotto, per vedere se ci fosse registrato qualcosa o se fosse ancora vergine.
Qualcosa c'era!
Dopo pochi secondi vidi inquadrata, attraverso lo schermo televisivo, la stanza da letto. Vidi lui, finalmente, ma girato di spalle, che accomodava il letto ed i guanciali, che sistemava i fiori secchi sui lati dei comodini, che copriva l'abat-jour. La telecamera era a campo fisso. Lui uscì dalla stanza e per un po' l'immagine rimase immobile sul letto, sui fiori e sulla lampada. Dopo pochi secondi tornò - stando sempre bene attento a non voltarsi - tenendo in mano l'asciugamano pervinca che sistemò sotto il cuscino. Si fermò, uscì dall'inquadratura e, dopo un secondo, comparì la sua mano, in primo piano, che con il dito indice mi indicava il letto....
Il messaggio era chiaro, chiarissimo: senza parole, senza fiatare, senza apparire eccessivamente volgare mi stava invitando a regalargli un altro orgasmo solitario. E questa volta desiderava che io mi autofilmassi, per lui...
Quando si incomincia un gioco senza prima dettarne le regole, bisogna accettare tutto quello che ne può derivare...quest'uomo, non solo aveva accettato di giocare, ma lo stava facendo a suo modo...e ora?
Non avevo mai avuto grande dimestichezza con certe attrezzature, e non avevo mai recitato neppure alle penose feste della scuola!
Certo, avrei potuto lasciar perdere tutto e dimenticarmi di questo stupido gioco che proprio io, peraltro, avevo iniziato! Decisi comunque di provare, di sfidare un logico imbarazzo e di regalargli la visione che tanto desiderava.
Ma, così come lui si era ripreso di spalle mostrandomi soltanto un dolcevita nero e dei capelli brizzolati, io avrei fatto altrettanto: mi sarei filmata di spalle.
Dopo aver capito dove inserire la cassetta e quale tasto premere per mettere in funzione la videocamera, mi diressi verso il letto di Erica.
Mi accostai sulla sponda - dando le spalle alla videocamera - e sfilai le scarpe; pian piano sbottonai i jeans e li feci scendere lungo le cosce fin giù ai polpacci chinandomi in avanti, per mostrargli il tanga azzurro e quello che si trovava tra di esso. Mi tolsi quindi i jeans e mi sfilai il maglioncino blu.
Salii sul letto e mi sedetti sui talloni, tenendo le ginocchia divaricate e le spalle all'inquadratura.
Tolsi il reggiseno e rimasi con addosso soltanto il tanga di cotone. Iniziai a sciogliere la mia tensione dovuta al momentaneo imbarazzo per quello che stavo facendo. Ero sola, ma dietro l'occhio meccanico della videocamera mi sentivo i "suoi" occhi addosso, sulla pelle.
Mi pettinai i capelli con le dita, mi accarezzai i seni e mi accarezzai pian piano tutto il corpo. Divaricai bene le gambe e dopo aver inumidito le dita della mano destra incominciai a solleticare il clitoride. Decisi di cambiare posizione e mi misi carponi in appoggio sulle ginocchia e sulla mano sinistra, mentre la destra incominciava a fare il suo dovere là sotto, alla fonte del piacere più bello che una donna possa autodonarsi....
Nel video si sarebbe visto il mio culetto tondo, con il tanga azzurro leggermente spostato a sinistra, e le mie dita che sfioravano e aprivano il mio sesso, reso perlato da un inizio di eccitazione.
Ero ancora un po' tesa, non riuscivo a lasciarmi andare.....ogni tanto i miei pensieri si perdevano su cose assolutamente non pertinenti e di conseguenza non riuscivo ad essere completamente lì, completamente concentrata sul mio corpo e su colui che del mio corpo avrebbe goduto, in un secondo momento...
Chiesi aiuto alla mia immaginazione.
Incominciai a infilare il dito medio nel mio sesso, tenendo ben alto il sedere per mostrare tutto il possibile. Mi abbassai poi il tanga sulle cosce e appoggiai la fronte sul letto, così da avere tutte e due le mani libere.
Iniziai a pensare di essere legata, in quella posizione, e di essere in attesa di colui che mi aveva legata per offrirgli la vista delle mie natiche e del solco in mezzo ad esse.
Sarebbe arrivato e mi avrebbe posseduto da dietro, senza slegarmi, stando in piedi ai bordi del letto. Mi avrebbe penetrato con il suo membro duro affondando bene i colpi e mentre mi penetrava mi avrebbe spinto le dita nel buchetto più su....per liberarmi soltanto dopo avermi riempito del suo liquido.
Con questi pensieri la mia mente smise di svolazzare di palo in frasca e iniziò a visualizzare sempre più un amplesso...
Intanto le mie dita si riempivano di succhi dolci e abbondanti che mi aiutarono ad ammorbidire il buchetto grinzoso posto sopra l'altro buchetto, più largo, morbido e accogliente. Inserii un dito più a fondo che potei mentre con l'altra mano ritmavo e titillavo il clitoride. Il mio respiro si fece più corto...
Il mio bacino incominciò involontariamente a muoversi in avanti e indietro. Ogniqualvolta lo spingevo indietro potevo visualizzare tutte le mie intimità aprirsi davanti alla videocamera...
Finalmente raggiunsi l'orgasmo e, nonostante desiderassi distendermi prona per meglio lasciarmi andare, decisi di rimanere in quella posizione, carponi, per regalare al mio unico spettatore la visione del mio avvenuto orgasmo: il mio sesso colava succo come un frutto maturo e rigava di gocce le mie cosce.
Quando anche l'ultimo sussulto terminò, presi da sotto il guanciale l'asciugamano pervinca e mi asciugai tra le gambe, prima di ripiegarlo e riporlo dove l'avevo trovato.
Sempre di spalle, mi alzai dal letto, uscii dal campo di ripresa e poi avvicinai la mia mano all'obbiettivo per mimare un gesto di saluto...e premetti OFF.
Abbandonai il "set" e tornai a casa, soddisfatta per il piacere appena provato ma, soprattutto, per aver vinto una mia personale timidezza.
Ero incuriosita sino all'inverosimile da questa persona misteriosa.
Avrei voluto vedere l'espressione del suo viso mentre si gustava il mio filmato del tutto amatoriale. E naturalmente avrei desiderato sapere cosa avrebbe fatto durante la visione! Anche se potevo facilmente immaginare...
Da quel giorno, il gioco tra noi continuò con la presenza della videocamera che veniva appositamente predisposta dall'amico fantasma.
Una volta la trovai in bagno: capii che lui desiderava un mio filmato mentre mi lavavo e lo feci, sempre ed immancabilmente dando"gli" le spalle...
Un altro giorno la trovai ancora puntata sul letto, e ripetei lo show...

Trascorsi 15 giorni dalla partenza, Erica mi chiamò dal suo luogo di villeggiatura:
carissima, come sta la mia gattina? Riesci a trovare il tempo per startene da me e rilassarti? Da domani quel mio amico che dorme da me non ti "romperà" più, ammesso che vi siate mai incontrati. Infatti ritorna a Londra. Pare abbia trovato il lavoro che cercava. Quindi se qualche sera, per le prossime due settimane che restano, vuoi fermarti a dormire non c'è alcun problema...baci baci baci, grazie ancora per l'aiuto con Fluffy! A presto!
Accidenti, pensai...il gioco stava quindi per finire. Sapevo che, prima o poi, la mia amica sarebbe tornata, avrebbe ripreso pieno possesso del suo appartamento e l'uomo fantasma se ne sarebbe ritornato all'oblio dal quale era comparso....però un po' mi dispiaceva!
Decisi di non dir nulla a Erica.
Il giochino era stato intrigante e "soddisfacente", ma sarebbe stato meglio finirla così...Io non avrei mai saputo (e non avrei mai chiesto) che tipo fosse l'inquilino temporaneo, come si chiamasse, se fosse libero o impegnato...così come lui, ne sono certa, non avrebbe mai posto domande su di me.
"Ci" rimaneva un giorno soltanto, prima che sul nostro gioco comparisse la scritta "GAME OVER".
Andai nell'appartamento incerta se scrivere due righe di saluto......no, troppo convenzionale!
Anche in questo lui mi anticipò: la videocamera era sparita, l'appartamento ero tornato quello di sempre.
Sul letto trovai l'asciugamano pervinca, lavato questa volta, e un bigliettino che portava scritta una sola parola: grazie.
Si, era giusto che finisse così....come era incominciata...
Lasciai a mia volta un ricordino per lui, mi sfilai il tanga azzurro e lo posi sul cuscino. Scrissi pure io su di un biglietto una sola parola per lui: prego.