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Venezia
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Titolo:
Venezia |
Autore:
Federica80 |
Contatto:
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Racconto
n° 1211 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Mi trovo a Venezia, nelle giornate del carnevale. La città è invasa da un clima festoso e surreale, bambini e adulti sembrano rapiti da questa atmosfera, tutti tranne me. Vago per le vie senza una meta, intorno a me corrono bambini dai travestimenti più disparati, fanno volare in aria coriandoli colorati e stelle filanti, gli adulti invece chiacchierano nei loro costumi pregiati, abiti del 700 veneziano. Indosso un costume d’epoca, un abito da cortigiana ed una mascherina che copre parte del mio volto, lasciando scoperti naso e bocca, imbellettata con del rossetto rosso rubino. Il cielo si oscura ed ora la sensazione di surrealità diventa più forte, omini del 700 sembrano danzare attorno a me, volti di cera, maschere bianche ed oro in contrasto con l’oscurità della notte. Un’improvvisa angoscia invade la mia mente, mi sento a disagio nel mondo fantastico creato dal carnevale e le sue maschere, aumento il passo, il cuore batte più veloce, il seno stretto dal corsetto si alza e gonfia sempre di più, l’angoscia si trasforma in panico, aumento l’andatura, cerco di correre, ma l’ampio vestito non facilita le cose, alzo le lunghe gonne con le mani, corro, mi rifugio in una via isolata. Tengo ancora strette tra le mani, le ampie gonne, lasciando così scoperte le gambe, fasciate da autoreggenti bianche. Ansimo, mi guardo intorno, alla ricerca di non so cosa nel buio, e qualcosa trovo, un altro di quegli ometti settecenteschi, si avvicina, con fare lento e signorile, e proprio questo portamento lo rende differente dagli altri. Una maschera copre completamente il suo viso, posso scorgere solo gli occhi, di un grigio mai visto fino a quel momento, ed un’evidente eccitazione mi fa capire che non indossa altro oltre alla calzamaglia. Sono come ipnotizzata, dovrei temere un individuo comparso dal nulla in una via buia e isolata, invece desidero solo che s’impossessi della mia carne. Si ferma, davanti a me, poggia le mani sulle mie, sollevando ancora di più le gonne, spinge il suo corpo contro il mio. Il suo membro teso, finalmente liberato dalle vesti, preme tra le mie gambe. Infila il suo pene dentro di me, il mio sesso lo risucchia, voglioso d’essere riempito, gemo e rincorro le sue spinte alla ricerca di un piacere che già si sta impossessando di me. Con un’azione improvvisa il suo membro esce dal mio ventre, lasciandomi vuota e insoddisfatta, non riesco a pensare, non cerco di capire perché, tutto quello che desidero è avere quella spada che poco prima era nel mio intimo… mi inginocchio e porgo la mia bocca aperta, labbra turgide pronte a succhiare il suo membro eretto e bagnato dei miei umori. La bocca mi si riempie di quella carne che poco prima era tra le mie gambe, pulsa sotto i tocchi della mia lingua. Lascio uscire il pene dalla mia bocca per poi ricondurlo dentro, avanti e indietro, scivola oltre le mie labbra ed è bellissimo, teso, lucido, bagnato dalla mia saliva. Sento che l’orgasmo sta per arrivare, ed allora succhio più intensamente, desidero quello sperma più di qualsiasi altra cosa... liquido caldo schizza nella mia bocca, lascio scorrere lungo la gola lo sperma più delizioso che abbia mai assaporato. Mi sento stordita, come ubriaca. Le voci delle persone in festa mi giungono lontane e ovattate. Chiudo gli occhi per pochi secondi e quando li riapro scopro che il damerino senza volto se n’è andato, la cosa non mi stupisce per niente. Provo un senso di vuoto, il mio corpo reclama un piacere che non mi è stato concesso, mi sento sola e abbandonata, ancora qui, inginocchiata in una via buia, mi chiedo dove sarà il damerino senza volto, non lo rivedrò mai più. Ripercorro la via buia, ma tutto sembra diverso, le case, le vie, niente è come prima, sento ancora i suoni della festa, ma non riesco ad arrivare a loro, mi sono persa. Vago senza una meta, ed ogni vicolo sembra uguale a quella prima, non ho paura, non ne ho il tempo, la mia mente è presa dal ricordo di quell’uomo venuto dal passato, non penso più a me stessa, ed alla perdita dell’orientamento, no, il mio scopo ora è ritrovare lui, il damerino dagli occhi di ghiaccio. Cammino non so più da quanto, comincia a piovere, mi spingo contro un muro cercando riparo sotto un balcone, chiudo gli occhi nel tentativo di riportare alla mia mente l’immagine di lui… sento il suo sapore nella bocca, ed il solo pensiero provoca contrazioni d’eccitazione nel ventre… Improvvisamente sento una mano posarsi sul mio viso, una carezza leggera, apro gli occhi, e davanti a me vi è una dama del 700, anche sul suo volto una maschera, prende la mia mano invitandomi a seguirla. Entriamo in una casa poco distante, non c’è illuminazione, chiedo dove stiamo andando, non risponde, mi blocco, ma lei aumenta la presa attorno alla mia mano e mi costringe a seguirla. Una porta si apre di fronte a noi, varchiamo la soglia, è una stanza da letto, l’ambiente è illuminato solo da candele, mi guardo intorno tentando di dare un significato a tutto questo. -Chi sei? Per quale motivo mi hai portata qui?- chiedo alla dama dai magnifici capelli biondi. -Stai tranquilla non voglio farti del male-, la sua risposta non mi tranquillizza per niente. E’ dietro di me, sento la sua presenza, sempre più vicina, mi cinge la vita con le mani, la carezzano, e poi scompaiono, il corsetto che stringeva il mio petto allenta la sua morsa, fino a cadere, senza vita, ai miei piedi. -Ascolta, credo tu mi abbia scambiato per un’altra.- -Stai tranquilla, non voglio farti del male, e non mi sono sbagliata. Lui mi ha mandata a cercarti.- risponde quasi sussurrando. -Lui chi?- -Basta parlare, dobbiamo sbrigarci, non abbiamo molto tempo, tra poco lui sarà qui.- Sta forse parlando dell’uomo incontrato nel vicolo? L’uomo venuto dal passato? La dama bionda continua il suo lavoro, in un attimo mi libera dalle ampie gonne, e dal rimanente vestiario che ricopre il mio corpo, sono nuda, all’infuori della maschera che ancora nasconde il mio volto. M’indica poi di sedermi su di una sedia, lo faccio senza protestare, mi si avvicina e poggia le mani sul mio collo. Sussulto, inizio ad aver paura, ma ben presto la paura si trasforma in qualcosa di completamente diverso… le sue mani cominciano ad accarezzarmi il collo, in modo infinitamente piacevole, le dita giungono alla testa, tra i capelli, mi abbandono letteralmente nelle sue mani. Scioglie i miei lunghi capelli, e li pettina delicatamente. Sono completamente persa, abbandonata ad emozioni mai provate prima, mai provate prima con una donna, tanto da smettere di desiderare l’omino settecentesco ed iniziare invece a desiderare la donna alle mie spalle. Il tocco delle sue mani è ora sulla mia schiena, la percorre centimetro per centimetro, scende alla base per poi risalire, è un dolce tormento. Non resisto più, mi alzo e sono davanti alla dama bionda. Senza dire una parola poggio le mie labbra sulle sue, le assaporo, piano, dolcemente, le succhio, sono morbide e dolcissime, la donna non si ritrae, anzi dischiude le labbra e invita la mia lingua a seguire i movimenti della sua. Spoglio il suo corpo da abiti che sono diventati, ai miei occhi, elementi di disturbo, qualcosa d’ingombrante. Il mio sguardo si posa tra le sue gambe, sono rapita dalla sua femminilità, poso le dita tra i peli alla scoperta del suo sesso, comincio a toccarla ed è strano compiere quei movimenti per procurare piacere ad una donna che non sono io, è strano ma stupendo, il suo miele aumenta ad ogni mio tocco. Ci abbandoniamo sul letto, la sua pelle si confonde con la seta delle lenzuola, è talmente morbida da non riuscire a capire dove finisce il tessuto e dove inizia la sua pelle. Sento la sua bocca, la lingua, le dita, in ogni parte del mio corpo, la penetrano fino ad arrivare alla mia anima, i nostri corpi caldi non vogliono staccarsi, uniti in un abbraccio infinito arrivano al piacere estremo, ed ogni cosa nella stanza sembra voler partecipare al nostro piacere; il vento si fa strada oltre la finestra per accarezzare i nostri corpi imperlati di sudore, il fuoco delle candele disegna mistiche ombre che si riflettono sui nostri corpi, ed una farfalla nottura, attirata dalla luce, si posa tra i capelli della mia amante. Guardo la creatura magnifica accanto a me, e penso che vorrei chiudere a chiave la porta di questa stanza e lasciare tutto ciò che vi è all’esterno. E’ lei tutto ciò di cui ho bisogno. L’idillio di quel momento è spezzato, da lei, la mia amante, m’invita a rivestirmi, è preoccupata, quasi terrorizzata, e mentre si riveste a sua volta, con voce tremante dice. -Devi andartene, lui sta per arrivare, non voglio che ti trovi, non deve averti.- Esco dalla stanza, ma prima di andarmene poso le mie labbra sulle sue, voglio assaporarla un’ultima volta, così da non dimenticare mai il suo sapore, così da non scordare mai la dama dai magnifici capelli biondi. Da tre giorni ho lasciato quella donna, ma ancora non riesco a togliermela dalla testa, è ora di partire, devo lasciare Venezia. Tutto appare così diverso, il carnevale è finito, e la realtà ha scacciato la magia creata dai giorni di festa. Eccomi di nuovo tra i vicoli, come quella notte, ma attorno a me camminano persone dell’anno 2000 nei loro jeans e giacche di pelle, non più omini e dame del 700. La mia mente è inquieta, voglio andarmene da questo posto e lasciarmi tutto alle spalle. Salgo su un pulmino che mi porterà all’aeroporto, scelgo facilmente un posto dove sedermi, il mezzo è davvero vuoto. Durante il viaggio cado in una sorta di dormiveglia, mi sveglio di soprassalto, ho come la sensazione di essere stata toccata. Guardo davanti a me, ma la luce del sole mi acceca, non riesco a capire chi ho vicino, ma so che qualcuno c’è, perché un oggetto viene posato sulle mie gambe. Finalmente riesco a focalizzare ciò che mi sta attorno, e soprattutto ciò che ho in grembo, e per un attimo il respiro mi si blocca in gola; è la mascherina che indossava la mia dama bionda, alzo il capo, la cerco, ma il rumore delle porte dell’autobus che si chiudono mi fa capire che lei se n’è andata. La consapevolezza che non la vedrò più mi strazia, non riesco a trattenere le lacrime, c’è qualcosa però che mi riporterà a lei, qualcosa che mi ricondurrà da lei ogni volta che vorrò. Indosso la maschera e salgo sull’aereo che mi porta a casa.
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