I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Cattivi pensieri
Biblioteca
Titolo: Cattivi pensieri
Autore: Meter
Contatto:
Racconto n° 1220
Altri racconti dello stesso Autore:
Maria era a servizio da noi da più di sei mesi. Aveva vent’anni, era di statura medio bassa, ma non passava inosservata. Il bel viso era di lineamenti quasi indio, i lunghi capelli castani lisci, che teneva legati con un nastro di velluto, arrivavano fin quasi in fondo alla schiena. I seni poi, che spesso trasparivano da sotto le camicette trasparenti, si intuivano avere una forma decisamente tondeggiante, mentre i glutei, fasciati abitualmente da jeans aderenti, erano decisamente larghi e carnosi: era davvero un tipino stuzzicante.
Il primo week-end dell’estate i miei partirono per la nostra casa di campagna, mentre io rimasi in città per i miei impegni di studio: così rimanemmo sole in casa, io e lei.
Verso le due pomeriggio della domenica, dalla finestra di camera mia, la vidi scendere le scale tutta acchittata, scarpe col tacco alto, tailleur con spacco laterale, e incontrarsi con una ragazza che la stava aspettando da un po’ nel piazzale antistante la casa. Si salutarono affettuosamente e, con mio grande stupore, salirono insieme sulla Mercedes dei miei genitori e, avviato il motore, partirono. Verso le otto di sera la vidi tornare, sola; notai subito che la fiancata destra della macchina era pesantemente danneggiata. La attesi dietro la porta di casa e, quando la aprì e mi apparve con la faccia stralunata esclamai: -Cosa hai fatto?-.
Con voce ansimante rispose: -Oh Elena, sapessi, è successo un casino!- -Hai preso la macchina dei miei ed hai avuto un incidente!-, soggiunsi.
-Ma Elena, ti giuro, non volevo!-, replicò; ma io adirata: -Chi ti ha dato il permesso di prenderla?-, -Adesso vedrai mia madre quando torna!-, -Tu non la conosci, è capace di tutto!-, -Ti licenzierà sicuramente e ti farà pagare i danni-, -Potrebbe anche arrivare a denunciarti!-.
Dopodiché mi avviai in camera mia e mi chiusi dentro sbattendo la porta. Accesi la televisione e mi sdraiai sul letto, ma, mentre le immagini scorrevano davanti ai miei occhi, la mia mente vagava in pensieri che non riuscivo a dominare.
Inizialmente provai vergogna, ma più provavo a ricacciarli indietro, più essi si facevano strada dentro di me.
Sì, era la mia grande occasione!
Mi alzai e tornai in ingresso.
Lei era ancora lì, seduta per terra, pensierosa.
-Sei fortunata! Sei fortunata perché sei molto carina!- le dissi.
-Ti offro una chance per salvarti, se farai quello che voglio, mi addosserò la colpa di tutto.-
-In che senso? Cosa dovrei fare?-, rispose con voce tremolante.
-Ti devi spogliare nuda e poi devi fare l’amore con me.-
Lei sorpresa: -Non sapevo che avessi di queste strane manie!-, e poi, dopo qualche secondo: -Se dici sul serio, sei proprio una stronza!-. Replicai seccamente: -Non mi sembra di avere delle grosse pretese! Coprendoti dovrò subire le ire di mia madre che mi farà pagare i danni e non mi farà uscire di casa per almeno un mese! Sta a te decidere. Se decidi di sì, mi trovi in camera mia. Ti do tempo fino alle nove, dopodiché telefonerò a mia madre per raccontarle tutto.-
Tornai in camera mia e mi misi di nuovo a guardare la televisione. Saranno mancati due o tre minuti alle nove quando vidi la maniglia scendere piano piano, la porta aprirsi cigolando e lei apparire in uno spiraglio.
-Dai entra, sapevo che saresti venuta!-, la spronai, -Chiudi la porta a chiave e siediti sul letto.-
Io mi alzai e mi andai a sedere su un puff di fronte a lei. Quindi con voce suadente le dissi: -Adesso spogliati lentamente, ti dirò io via via cosa levarti. Comincia a toglierti le scarpe, lentamente, una dopo l’altra.-
Mentre eseguiva quanto comandato esclamò: -Scusa sai, ma sei una gran porca.-
-Non essere timorosa-, replicai, -E’ come un gioco, non stiamo facendo niente di male: ci regaleremo solo tanta tenerezza l’un l’altra. Adesso la giacca-, continuai. -Sbottonala molto lentamente, non ho nessuna fretta. Mia madre non sarà di ritorno prima di domattina, abbiamo tutta la notte per noi. Adesso tirati su la gonna, molto lentamente, fino a scoprire completamente le cosce e poi togliti le calze.-
Mentre lo faceva, eccitata, commentai: -Zozzona, sapevo che porti le giarrettiere! Adesso la camicetta, tirala fuori e sbottonala, prima le maniche poi il resto, lentamente. Adesso la gonna. Molto bene, siamo arrivati al clou per cui dovrai procedere ancor più lentamente. Per prima cosa tira giù le bretelline, poi sgancia il reggiseno senza farlo cadere, quindi fallo scivolare giù, molto lentamente. Ma che belle tettine!- esclamai.
Erano due seni sodi e gonfi come due pompelmi con dei capezzoli turgidi di forma cilindrica. -Adesso alzati in piedi e tirati giù le mutandine, sempre molto lentamente.-
I primi ciuffi biricchini fecero capolino seguiti dagli altri fino a che il suo pube si svelò in tutto il suo splendore.
Sgranai gli occhi e commentai: -Ma che bella passerina, non ne avevo mai viste così, davvero molto originale.-
Era un pube formato da due triangoli, uno lungo e stretto, molto folto, che ricopriva le grandi labbra ed uno più basso, un po’ meno folto, che si estendeva in larghezza fin quasi al limitare delle cosce.
Dopo che l’ebbi studiata attentamente le dissi di girarsi. -Che bel culone!-, mi feci scappare quando mi apparvero i suoi glutei estendersi nello spazio con maestosa magnificenza. Erano due cupoloni perfettamente lisci, il cui vertice però non era al centro di ciascuno di essi, ma spostato in modo da farli risultare convergenti.
Dopo che l’ebbi rimirato lungamente le dissi di rigirarsi e di spogliare me.
Quando ebbe terminato, ella guardandomi commentò maliziosamente: -Però anche tu non sei niente male, nonostante tu non sia più una ragazzina!-
Quindi, le dissi di sciogliersi i capelli, di sedersi di nuovo sul letto con le gambe incrociate e di tirare fuori la lingua. Mi sedetti anch’io sul letto e mi misi nella stessa posizione di fronte a lei, tirai fuori anch’io la lingua e mi avvicinai fino a darle due sciabolate sulla sua.
Ella ritirò immediatamente indietro la lingua a mo’ di lumaca disturbata. -Su avanti, non fare la ritrosa, fai conto che sia il tuo ragazzo-, incalzai. -Ti voglio attiva, non voglio avere a che fare con un pezzo di legno!-
La ritirò fuori e tornai alla carica. Inizialmente la lasciò ferma in balìa delle mie sciabolate, ma poi incominciò a sciogliersi e a sciabolare sempre più freneticamente, anche più di me. L’eccitazione ci aveva ormai travolto e continuammo le nostre effusioni sdraiandoci sul letto, con io sopra di lei. Poi furono solo tenerezze reciproche fin quasi alla mattina.
Rivestendosi disse: -Mi sono davvero divertita stanotte, non pensavo che fosse così bello l’amore tra donne. Benedetto incidente! D’ora in poi solo donne!-