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Un raggio di sole
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Titolo:
Un raggio di sole |
Autore:
Skinforlove |
Contatto:
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Racconto
n° 1233 |
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UN RAGGIO DI SOLE
Non so perché, fra una riga e l'altra del mio scrivere, sia riapparsa quella scena. Forse perché lei è ancora li, in quel quadro senza cornice. Forse perché lui le sta ancora vicino. Forse perché la mente si sfoga, di notte, nei sogni, ed il giorno, col sognare ad occhi aperti. Forse perché oggi sta per piovere e tutto ha avuto inizio con la pioggia, nella pioggia.
La stazione sul mare era quasi vuota. I muri gialli e aspri. Una giornata quasi finita di un'estate ormai alla fine. La luce, la sera, addormentava il cielo prima ancora che il sole toccasse l'orizzonte. Potevi sentire l'alito della tramontana soffiare sul viso, già prima dell'imbrunire. Quasi un presagio dell'autunno, mutavano lentamente, dal chiarore alla penombra, le cose lì intorno. Una panchina di metallo, scrostata di vernice verde, tracciava arcipelaghi sulla ruggine. Un vaso con dei fiori mediterranei, rossi, in un angolo, un po' appartato, stava a guardare insetti che si affannavano fra i petali. E li proteggeva. Qualche gatto randagio miagolava a casaccio, forse ci informava che stava per piovere, forse no. Il pavimento, ancora caldo, trasudava odore di pietra. Saliva verso l'alto quello strano odore che andava a mescolarsi con il ferro dei binari.
Lui la guardava già da mesi addietro. La guardava per le strade della città, quando lei era compagna di un amico, ora disperso nella vita. La cercava fra le pieghe dei ricordi, camminando, sperando di incappare in un “deja-vous” ed alzando gli occhi, di tanto in tanto, per onorare quella "coincidenza" attesa. E la sua immagine rimaneva poi li, ferma, sempre uguale, e rapida si dissolveva in un battito di ciglia. Ma ora, ora lei era li, davanti a lui. Ora lei era vera ed era troppo, troppo per pensare di contenerla in quel piccolo ed inesperto amore. Quell'amore nuovo, diverso, strano, forte, nello stomaco, invadente, imbarazzante. Si, perché, quando ami da adolescente, ami e non conosci il tuo corpo, inebriato da quelle insicurezze che ti fanno apparire così goffo, così impacciato,stupido.
C'era un asciugamano da mare, colorato come i tessuti guatemaltechi. C'era anche la pioggia. Lui estrasse velocemente dallo zaino l'asciugamano. Alzò le braccia per creare un riparo e lei entrò nella sua casa, fatta di mani e di occhi, fragili. Era cosi vicina. Il suo odore, si, lui lo sentiva così... distinto dal resto, così assoluto, pieno di sale, di sabbia, pieno di mare. Il suo respiro si distingueva così bene dal fruscio della pioggia. In quella penombra artificiale, fatta di colori lontani, lui sentì il suo amore esplodere. Ebbe la sensazione di vederlo uscire.Uscire dalla pancia, da una qualche profondità che non sapeva di possedere. Lo vide posarsi su di lei, come un rapace, e lì, fermo, piangere, di felicità. E lui con “lui”, mentre le mani, aggrappate al volto di lei sembravano volerla immobilizzare nel tempo, trovò quel coraggio. Lo doveva aver cercato da tempo, ma in posti sbagliati. Troppo in superficie. Doveva lacerarsi, consumarsi, prima. Le sue labbra, in un vortice di lingue e respiri desideravano divorarla. Lei respirava rapidamente fra lunghe pause. Con lunghi sospiri si rituffava in quell'apnea di parole, in quella spirale di braccia che doveva sembrare un abbraccio. Nascosti e protetti dal riparo, lui e lei nella pioggia. Lui la mordicchiava, respirando intensamente, vicino alle orecchie. Poi sotto il collo. Quella pelle così liscia era un terreno così fertile per la lingua. E le mani scivolarono sui fianchi. Una breve attesa. Quasi un punto interrogativo. E poi giù, ora consapevole, sotto il culo per rientrare subito davanti. Si fece spazio fra l'elastico, teso, del costume ed il ventre di lei. Dolcemente, come per non svegliarla. La paura di un no e la sorprendente scoperta di quel sesso, bagnato come il mare. Bagnato come il riparo, come i capelli. Quel sesso così disponibile, magnetico, interrogativo accolse le mani di lui con un rapido movimento del bacino. Lei rispondeva al suo tocco come una chitarra. Ad ogni pressione un sospiro ed un gemito. Ad ogni penetrazione una breve vocale strozzata dal piacere. E le gambe sempre più divaricate. E l'erezione di lui, ora incontenibile, iniziava a premere contro la pancia, contro l'ombelico di lei. Lei che disse si, con un breve movimento verso l'alto per ricadere sul membro scoperto. E spingendo la sua voglia verso di lui si muoveva lentamente, ormai libera, ormai libera dal riparo. Nascosti solo dal grigiore della pioggia, mentre un treno merci passava veloce lei urlò il suo giovane, intenso piacere. Poi aggrappata al collo di lui si abbandonò al suo peso e scivolò in ginocchio davanti a quella forza che pareva indicarla in modo sfacciato. Baciò e succhiò. Con le labbra e con i denti, sino alla soddisfazione di lui, così densa, così potente, sparsa nella pioggia. ...
Mi volto di scatto e vedo un raggio di sole. Alla fine non è piovuto. L'ho rivista, qualche mese fa. Lei non è più la stessa. Diversa dall'idea di lei che amo e che continuo ad amare. Il vento ha sparso quei suoni e quei profumi su altri mari.
(Una vecchia storia da condividere. Grazie Silvia)
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