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Mothel Charlie
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Titolo: Mothel Charlie
Autore: Levonova
Contatto:
Racconto n° 1238
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Quella mattina mi svegliai come avvolta in un torpore, una sorta di stato di benessere, forse per ciò che mi attendeva di lì a poche ore o forse per la bella serata che avevo trascorso.
Ero stata a cena con degli amici tra cui il mio caro Andrea e un suo amico di nome Giorgio che di professione faceva lo scenografo. La sera precedente, prima di tornare ognuno a casa propria, Andrea mi aveva salutato dandomi due baci sulla guancia, sussurrando “a domani”. Due semplici parole ma piene di significato per ciò che solo noi sapevamo.
Mi alzai e feci colazione con del latte e della marmellata fatta in casa, spalmata sulle fette biscottate.
Mentre sgranocchiavo, la mia mente era già altrove e accarezzandomi i seni pensavo a che cosa sarebbe successo. Andai in bagno e sciacquai il mio viso per svegliarmi dalle fantasie che avvolgevano la mia mente ma a nulla giovò.
Tornai in camera per decidere come vestirmi e optai per un pantalone nero e una maglietta trasparente rosa con dei ricami. Poi di nuovo in bagno per illuminare il mio viso con un velo di fondotinta, un ombretto rosa, un lucidalabbra.
Uno squillo di telefono mi fece sobbalzare e corsi in cucina lasciando cadere tutti i miei trucchi. Il cuore cominciò a battere… era lui, Andrea, che con una voce pacata, chiara e calda mi diceva ”sto arrivando… ti aspetto di sotto”.
Terminai gli ultimi ritocchi, due gocce di profumo, presi la borsa, scesi le scale e lo vidi in piedi ad attendermi. Lo salutai con un bacio sulla guancia e un sorriso complice che esprimeva tutta la voglia di lui, perché altro non potevo fare in quel momento. Salii in macchina e partimmo.
Quanti pensieri in quegli istanti affollavano la mia mente mentre lo guardavo con quella sua aria distinta e impenetrabile. Andrea era un uomo apparentemente freddo, insignificante, affatto loquace ma proprio per questo attirò la mia attenzione.
La sua vita? Perfetta! Una moglie che ama, un lavoro che gli piace e che gli permette di tanto in tanto di viaggiare, degli amici con i quali esce e qualche vezzo tra cui me. Diceva che ero una delle pazzie che si era concesso negli ultimi tempi.
Avevo atteso questa giornata con trepidazione, agitazione, paura e desiderio pensando a come sarebbe andata e cosa avremmo fatto. In realtà avevamo pianificato tutto, dove andare e come trascorrere la giornata ma ciò che mi turbava era come sarebbe finita.
Quante conversazioni insieme, per telefono, quante confidenze ma pochi accenni ai desideri fisici l’uno dell’altro. Non che non ci desiderassimo, ma era un qualcosa che scorreva parallelamente alle nostre conversazioni, di cui non si parlava, ma entrambi sentivamo forte l’attrazione e il coinvolgimento che subito emergevano quando sporadicamente ci ritrovavamo nell'intimità.
Si era creato fin dal nostro primo incontro un feeling mentale fatto di sguardi, di percezioni e di un’alchimia che dalla pelle arrivava alla mente passando per i “bassifondi”, provocando un calore istantaneo che bruciava il corpo.
Sentii a quel punto l’esigenza di accarezzare le sue cosce con una mano e la nuca con l’altra, mentre lui continuava a guidare verso la meta.
Finalmente un semaforo rosso ci permise di guardarci negli occhi e di avvicinarsi per un bacio e un altro ancora. Non erano mai abbastanza i baci che riuscivamo a darci. E in quel frangente la sua mano si infilò delicatamente sotto la maglietta rosa che già lasciava intravedere cosa Andrea cercasse.
Quando arrivò ai miei seni cominciò a stringerli come se stesse impastando. Poi dolcemente scostò il reggiseno con le dita e strinse quei capezzoli che tanto adorava, provocandomi uno spasmo e un piacere da farmi contorcere.
Scattò il verde e quando la macchina ripartì emisi due profondi respiri e a stento mi ricomposi.
Scambiammo dei pareri sulla sera precedente e sulle persone che erano presenti. Divertito mi fece notare come lo avessi fulminato con lo sguardo in una precisa situazione. Seduta accanto a lui c’era una nostra amica di nome Claudia, una bella donna di circa 40 anni, molto silenziosa ma sempre attenta ad osservare e ad ascoltare. Claudia teneva la sua gamba appoggiata alla sedia di Andrea e le due cosce quasi che si toccavano. Per cui io con uno sguardo feci notare questa cosa ed Andrea rispose con un sorriso malizioso. Adorava prendersi gioco di me e adorava stimolare quel pizzico di gelosia e aggressività che accrescevano la voglia che avevo di lui.
E come d’istinto, rapita da quel gioco, gli morsi il lobo dell’orecchio, infilai la mia lingua dentro facendogli sentire il calore del mio respiro. Un brivido lo assalì. Poi presi la sua mano così grande… accogliente, la coprii di baci e poi succhiai le sue dita lunghe e affusolate una ad una. Tornai così ad accarezzare l’interno coscia.
Ad un certo punto mi disse: “ecco ci siamo… vedi quell’insegna là in alto? Siamo arrivati.”
Improvvisamente una sensazione di proibito si fece spazio dentro di me e nei miei occhi si stampò quell’insegna con su scritto “Motel Charlie”.
Presi la mano di Andrea e la strinsi dicendo “che strana sensazione… è la prima volta che vengo in un motel così particolare”.
Anche per lui era la prima volta e forse anche lui si sentiva un po’ a disagio; così guardandomi disse: “ci hai ripensato?”
Non ci avevo ripensato perché lo desideravo, lo volevo, ero lì per lui e quella sua mano che mi stringeva mi dava sicurezza.
Ci avvicinammo all’entrata e ci fermammo davanti ad una sbarra automatica per dare i nostri documenti e prendere la chiave della camera n°18.
Attraversammo un primo piazzale e notai tante porte una a fianco all’altra, come delle villette a schiera immerse nel verde di aiuole e alberi.
Arrivammo poi alla seconda piazzola e parcheggiammo proprio davanti alla nostra camera.
Scendemmo dalla macchina e andammo verso la porta della camera quando sentimmo alle nostre spalle una voce chiara e impostata “Salve ragazzi… anche voi qua?”
Mi voltai con il cuore in gola e un imbarazzo crescente ed entrambi riconoscemmo il nostro amico Giorgio, che era lì per un sopralluogo nelle stanze che sarebbero state scenario di un film. Si avvicinò con uno sguardo malizioso e penetrante, mi accarezzò, mi baciò sulla guancia sussurrando: “fai tanto la preziosa e poi ti ritrovi in un motel con quel volpone di Andrea”.
Poi rivolgendosi ad Andrea disse: “certo che hai una gran fortuna e hai scelto anche bene”, ma Andrea con un sorriso complice rispose “è lei che mi ha scelto”.
Il mio imbarazzo non stentava a diminuire quando Giorgio, appoggiando la mano sulla mia spalla, mi invitò ad entrare nella camera e dietro di me Andrea.
Avvertii subito la sensazione di un ambiente accogliente, caldo, plasmato di un particolare fascino avvolto dalle luci soffuse sparse nella camera.
Sulla mia destra c’era il letto coperto da lenzuola rosso porpora e sopra il letto uno specchio. Girai un attimo lo sguardo e notai quanti specchi ci fossero in quella stanza, persino sul soffitto. Davanti a me in fondo alla stanza sulla sinistra una vasca idromassaggio doppia che era separata dalla camera da letto attraverso un muretto con delle arcate sul soffitto e una colonna bianca di marmo. I colori e i dettagli caratterizzavano l’ambiente di una raffinata eleganza, creando un’atmosfera degna di quello che si sarebbe consumato di lì a poco.
In fondo al letto vi era una sedia in ferro battuto dipinta di bianco sulla quale Giorgio si sedette comodamente con aria disinvolta, mentre io ed Andrea eravamo in piedi, increduli e imbarazzati per la situazione.
Potevo andarmene, scappare via ma non lo feci perché era quello che avevo segretamente desiderato dal momento in cui conobbi entrambi. Potevano essere miei contemporaneamente, insieme come amici nella vita così insieme con la stessa donna.
“Cosa eravate venuti a fare in questo motel? Sesso o…? Coraggio Andrea… voglio vedere come te la scopi!”
Queste furono le parole che uscirono dalla bocca di Giorgio che con aria maliziosa attendeva di godersi lo spettacolo.
Che strano che si fosse trovato lì… per caso? Cosa spingeva Giorgio ad assistere a quella scena? Era entrato in quella stanza sapendo cosa sarebbe successo e la situazione lo eccitava e lo coinvolgeva ma… cos’altro aveva in mente?
Ero così irritata e infastidita ma anche attratta da quelle parole e dal tono di sfida che presi Andrea per la camicia e lo baciai di gusto, di voglia buttando di tanto in tanto l’occhio verso Giorgio che fermo guardava con attenzione.
Andrea non si fece pregare e cominciò a spogliarmi e così feci io con lui mentre le nostre labbra continuavano a cercarsi e intrecciarsi tremanti e calde. Mi resi conto di non riuscire a controllare quella strana situazione che da un lato mi spaventava e dall’altro mi avvolgeva. Sentivo il calore dell’eccitazione salire fino allo stomaco e gli umori scendere tra le cosce. Così nuda Andrea mi adagiò delicatamente sul letto accompagnandomi con dei baci mentre Giorgio era lì che guardava immobile e intensamente attratto. Quegli sguardi complici con Giorgio e quel corpo caldo di Andrea su di me mi travolgevano in un tunnel di smania e di desiderio senza ritorno.
Nonostante la strana situazione Andrea aveva un’attenzione particolare nei miei confronti e una dolcezza e tenerezza propri del suo modo di essere. Sentivo il suo calore e i suoi baci “cielo che baci!”, di quelli che ti rapivano con passione e poi i suoi abbracci così intensi e forti da farti mancare il respiro.
Mentre mi baciava, distesi sul letto uno davanti all’altro, le sue mani accarezzavano la schiena. Mi disse di voltarmi e vidi davanti a me Giorgio nudo. Con uno sguardo dolce e rassicurante cominciò ad accarezzarmi tutto il corpo e avvicinandosi mi baciò teneramente. Come era bello Giorgio! Sì, nonostante i suoi quasi cinquanta anni aveva un fisico asciutto e delineato nella muscolatura che ben evidenziava le sue forme così forti e sensuali.
Ero avvolta nelle loro braccia e nei loro baci, combattuta tra una situazione terribilmente eccitante e la paura di un qualcosa che non mi era mai successo. Per la prima volta dovevo dividere le attenzioni e i baci tra due uomini e non volevo trascurare nessuno dei due e nessuno dei due doveva sentirsi da meno.
Allora mi alzai sulle ginocchia appoggiandole sul letto e invitai i miei due uomini ad avvicinarsi l’uno all’altro braccio contro braccio.
Che splendida visione avevo davanti a me: due uomini e due corpi nudi incredibilmente belli. Sarei stata lì ad osservarli per ore e a godere di quella immagine come fosse un dipinto ma non potei fare a meno di toccare i loro corpi così caldi e sensuali e giocare con il loro sesso la cui eccitazione era evidente. Mi bastò guardarli senza chiedere quando si abbracciarono, si baciarono facendo partecipi tutti i miei sensi, accrescendo il mio desiderio; avrei pagato per vederli così avvinghiati, seducenti, vogliosi e animali mentre i loro corpi trasudavano calore e godimento.
Poi d’un tratto Giorgio mi afferrò e mi ritrovai su di lui in contemplazione della sua erezione, così invitante ai miei occhi, mentre strusciava il suo sesso contro il mio; Andrea mi baciò appassionatamente e Giorgio delicatamente spinse il suo pene dentro di me.
Uno spasmo mi fece trattenere il respiro per godere di quella penetrazione il più a lungo possibile e quando sentii la calda lingua di Andrea sulla mia bocca ripresi a respirare, ansimando di piacere.
Fu a quel punto che Andrea premette il pollice della sua mano contro il mio ano e un brivido caldo corse su tutta la schiena spingendomi in avanti verso Giorgio per meglio porgere il mio posteriore ad Andrea.
Le dita di Andrea lavoravano egregiamente dentro quella fessura ed io le cercavo e le volevo dentro di me. La mia voce soffocata sussurrò “ti voglio” ed Andrea esaudì con piacere i miei desideri. Mi ritrovai penetrata avanti e dietro, provando un piacere intenso e violento tale da rendermi impotente con la sola possibilità di abbandonarmi a quella irruente passione animalesca. Non avevo bisogno di muovermi, bastava solo stringere i muscoli per sentire meglio la penetrazione e far sentire loro la voglia che cresceva dentro di me... sì la voglia di godere.
Tenevo stretti a me i glutei di Andrea e Giorgio sotto di me si tendeva stringendomi sui fianchi, abbassandomi il bacino verso di lui con un movimento deciso per farmi più sua nella profondità. Avevo la gola secca, le lacrime agli occhi, avrei voluto interrompere quel vortice di piacere e dolore, ma dalla mia bocca usciva solo la voce strozzata dai colpi dei miei amanti che implorava, mista a sospiri, di continuare: “ancora ti prego… così… di più...”
Fu così che persi come nell'oblio ci abbandonammo in un lungo piacere che sembrava non finire mai.
Appagati e stremati ci adagiammo così sul letto uno a fianco all'altro. Le uniche forze che avevamo erano quelle di accarezzarci. Così i nostri muscoli si allentarono, ci rilassammo e ci godemmo quel momento così abbracciati senza dire una parola. Non so quanto tempo passò ma sembrava un’eternità.
Giorgio si rivestì senza dire una parola, si avvicinò a me e disse "grazie per aver esaudito il mio desiderio... ma credo che non sia stato un sacrificio per te." Mi baciò appena sfiorandomi e se ne andò.
Andrea allora mi strinse a sé calorosamente. Sentivo una sorta di tensione nella sua stretta e a stento mi chiese: "tutto bene?", mi abbracciò ancora a lungo e insieme ci coccolammo tra baci e teneri sguardi.
Mentre ci stringevamo forte gli domandai: “E' solo un caso che si trovasse qui Giorgio oppure...?”
Non feci in tempo a terminare la frase che con il dito mi fece un cenno di silenzio e languidamente disse: “godiamoci questi ultimi istanti qui insieme, stretti l'uno all'altro... le parole non servono.”
Arrivò il momento di rivestirci e prima di uscire mi voltai un attimo per dare un'ultima occhiata e subito mi resi conto che qualcosa era cambiato, io ero cambiata e forse anche Andrea.
Per tutto il viaggio ci tenemmo per mano, più volte avrei voluto dire qualcosa ma non so perché mi mancava la parola. Più volte si rivolse verso di me come per dirmi... chissà che cosa, ma nulla uscì da quella bocca che tanto poteva dare piacere.
Quando arrivammo a destinazione ed io dovetti scendere dalla macchina, lui mi abbracciò di nuovo e mi disse: "non voglio perderti"; nemmeno io volevo perderlo e un lungo bacio sancì quel momento e poi ci salutammo.