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Piacere di conoscerti
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Titolo: Piacere di conoscerti
Autore: Martina & Gilles
Contatto:
Racconto n° 1251
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Gilles: Onestamente mi immaginavo una cosa diversa, non saprei dire come, ma non così. Sembra quasi di essere ad una cena di ex compagni di scuola; nulla da dire sul ristorante o sulla compagnia, però mi sa che questa sera vado a dormire presto.
Usciamo dal ristorante e ci prepariamo per i saluti.

Martina: Caspita, ho fatto tutta questa strada, mi sono pure persa, sono arrivata in ritardo e poi? Una stretta di mano e tutti a nanna. Mah… forse mi ero illusa su come questo genere di cene dovessero essere.
Ah, ecco si avvicina per salutarmi, sono curiosa, chissà se mi dice qualcosa di carino.

G: Sono davanti a lei, le prendo la mano, la stringo lievemente. Anche lei ricambia il gesto, però… sembra quasi me la stia trattenendo… forse è il caso di buttarsi:

- Sai, mi piacerebbe scambiare qualche parola con te, se ti va possiamo fare due passi a Bergamo Alta. -

M: - Volentieri Gilles, io ho la macchina in quella via alle nostre spalle, raggiungimi appena il gruppo si sarà sciolto. -

G: - D’accordo, ci vediamo lì tra qualche minuto. -

In fondo non è stato poi così difficile, del resto anche lei è venuta a questa cena con la voglia di fare nuove amicizie

M: Bene, ci siamo salutati tutti, allora, vado alla macchina e speriamo che Gilles faccia in fretta perché qui fa freschino…

G: Ecco la mia macchina, forse è meglio che aspetti un attimo, giusto per lasciar partire gli altri. Ora posso andare, ci sono, svolto a destra, eccola… caspita è davvero una bella ragazza.
Apro la portiera a la faccio salire.
Siamo quasi a Dicembre, è piuttosto freddo, meglio che alzi al massimo il riscaldamento.

- Allora Martina, cosa mi racconti, che impressione ti ho fatto? -

M: - Sai Gilles, spero non ti sia offeso del fatto che non ti ho riconosciuto immediatamente, comprenderai che non era poi così facile… -

G: - Non preoccuparti, io ero certamente avvantaggiato, avevo già visto una tua foto. -

M: - Una cosa mi ha molto colpito del tuo corpo, Gilles: le tue mani. Ti ho guardato attentamente mentre le muovevi per accompagnare i tuoi discorsi; sono ben proporzionate, curate, ed invitanti. Non ti nascondo che ho immaginato di sentirmele scorrere sulla schiena…-

G: - Ti ringrazio, è un bel complimento, se ora non stessi guidando, ti accontenterei…-

Dopo queste parole, stacco dal volante la mano destra e stringo per un attimo la sua mano sinistra. Mi accorgo subito che anche lei apprezza il mio gesto.

M: Ha veramente delle belle mani, calde e decise, chissà se è veramente bravo ad usarle…

G: In quindici minuti abbiamo raggiunto la Città Alta e, conoscendo la zona, vado a parcheggiare in un piccolo posteggio poco illuminato e tranquillo. Spengo il motore dell’automobile, controllo con molta discrezione gli specchietti per assicurarmi che la zona sia tranquilla, quindi mi giro verso Martina, appoggiando il braccio destro sullo schienale del passeggero.

- Come ti senti? -

M: - Sono piuttosto agitata ed eccitata -

G: - Allora vediamo di sciogliere un poco la tensione…posso darti un piccolo bacio sul collo? -

M: Io non dico niente, chino leggermente in avanti il capo al fine di porgere il collo.

G: Mi avvicino lentamente e, altrettanto lentamente, poso le mie labbra sul collo.

M: Non capisco, mi ha semplicemente toccato il collo e questo mi ha fatto divampare una fiammata nel corpo. Sento i brividi, ed a fatica mi trattengo dal gemere.
Ora sollevo la testa, voglio baciarlo. Ecco, sento la sua guancia che scorre contro la mia… la sua bocca non deve essere lontana…

G: Mi sorprende quanto sia calda la sua pelle, mi piace questa sensazione. Però… no, non voglio farmi baciare sulla bocca, preferisco evitare, mi da l’impressione che si crei un’intimità che non si addice ad una scappatella, speriamo che non l’abbia a male…

M: Che strano, ha evitato di baciarmi… forse vuole fare il prezioso, non c’è problema, vorrà dire che gli bacerò il collo, anzi, glielo lecco.

G: Una bella lingua calda, mi piace, è sempre piacevole… ora però voglio raggiungere la sua scollatura. È tutta la sera che la guardo, e non solo io, sono fortemente attratto dai suoi seni li devo toccare.
Avvicino la mia mano, fatico un attimo col suo vestito ma poi riesco a prendere nella mia mano il suo seno destro. Lo sento piuttosto turgido e, soprattutto, avverto chiaramente il battito del suo cuore. Batte molto forte e veloce, e aumenta ancora.

M: Il mio seno sta perfettamente nella sua mano, avevo visto giusto, mani calde e molto abili. Ora mi lascio andare, mi abbandono sul sedile, così potrà capire che sono pronta a godere delle sue attenzioni.

G: La tensione iniziale comincia ad allentarsi e la vedo rilassarsi sul sedile in fianco a me. Mi chino sul suo seno e inizio a mordicchiarle il capezzolo. Mi piace stringere tra i denti questo piccolo pezzo di carne che è in grado di regalare piacere e dolore allo stesso tempo. La sento contrarsi e lamentarsi, sento che il piacere la sta pervadendo, il profumo dei suoi umori si diffonde nell’abitacolo e senza mollare la presa coi denti sul capezzolo con la mano sinistra imbocco la via sotto la gonna e cerco di raggiungere la sorgente di quegli umori caldi, profumati e invitanti.

M: La sua mano sulla mia pelle, dove il bordo delle autoreggenti finisce mi fa venire i brividi, il piacevole dolore provocato dai suoi morsi mi stordisce, le contrazioni del mio corpo sono un chiaro segnale del piacere che mi pervade, un piacere che cresce e che so benissimo aver bisogno di stimoli sempre più intensi per poter essere appagato. Allargo dolcemente le gambe e spingo la testa di Gilles appoggiata sul mio ventre, accarezzo la sua mano e la sposto in una posizione che non intralci la vista. Sento il suo stupore a questo mio gesto ma senza dire nulla segue le mie silenziose richieste. Con movimenti lenti la mia mano inizia a farsi largo attraverso il sottile pizzo del perizoma rosso scarlatto. Sposto il perizoma e lascio che il mio segreto caldo e pulsante si metta in bella mostra. Stringo il clitoride tra indice e medio, come a spremere il mio frutto maturo e godo di quel piacere misto a dolore.

G: Sento la sua eccitazione. I suoi gemiti di piacere mi esaltano e voglio prendere finalmente possesso di questo sublime regalo che mi ha riempito gli occhi di desiderio. Senza esitazione affondo due dita nella sua carne burrosa. La sua reazione di stringere le gambe mi fa percepire la sua volontà di trattenere l’ondata di piacere che la assale, ma io continuo ad affondare la mia mano, con la mia bocca riprendo possesso dei capezzoli, mordendoli e succhiandoli avidamente. Non le lascio un attimo di tregua fino a quando il suo fiume in pena travolge di caldi e profumati umori la mia mano. Mi piace sentirla gemere e dimenarsi e ancor più eccitante è il languore della luce dei suoi occhi. Voglio sentire il sapore di questo rosolio il cui profumo mi ha stordito le narici. Avvicino la mano grondante alla mia bocca e assaggio: un sapore leggermente acidulo ma piacevole, che risveglia in me gli istinti più nascosti.

M: Non sono riuscita a trattenere la mia esplosione di piacere. Ero troppo eccitata, avevo fantasticato così tanto su questo probabile incontro e poi lui non mi ha dato scampo. Vedere Gilles che si nutre del mio piacere mi manda in estasi… ahahah!!! Voglio assaggiare il gusto del piacere che lui ha saputo darmi e togliendo la sua mano dalla bocca, la avvicino alla mia. Lascio scivolare il suo dito medio nella mia bocca e con la lingua calda ed assetata cerco di appropriarmi di quel liquido denso spalmato lungo tutto il dito.

G: Cerco di capire come possiamo disporci per poter dar sfogo alla pressione che da tutta la sera mi opprime. Ma in macchina è difficile fare quello che ho in mente e quindi mi rimetto al posto di guida, accendo il motore e le luci. Inserisco la retromarcia e mi avvio a lasciare il posteggio.

M: - Cosa stai facendo Gilles? Mi riporti alla mia macchina? -

G: - No, non ancora, ho solo voglia di vederti per bene, qui c’è troppo buio. -

M: - D’accordo, ma scusa, dove vuoi andare a quest’ora? Io mica posso restare fuori tutta la notte! -

G: - Stai tranquilla, ci spostiamo di poco. Tu, invece, dovresti prepararti…-

M: - Cosa intendi fare? -

G: - Voglio solo fissare nella mia mente un attimo, un ricordo della serata. -

M: - Non ti capisco, ma questo tuo mistero mi infonde molta curiosità…

G: - Perfetto, ho proprio bisogno della tua collaborazione, quindi, levati il perizoma… -

Mi concentro e cerco di raggiungere il luogo che ho in mente, Via Colle dei Roccoli, dove la strada diventa sterrata e termina nel buio di un bosco. Speriamo non ci siano altre coppiette.
Eccoci, perfetto, come volevo io, spengo la macchina ma lascio i fari accesi.

- Siamo arrivati, sei pronta? -

Intanto mi avvicino con la mano allo sportello portaoggetti davanti a lei.

M: - Pronta per cosa? -

G: - Pronta per farti guardare! -

Apro quindi lo sportello e prendo un astuccio di colore blu con chiusura in velcro.

M: - Cos’hai li dentro, Gilles? -

G: - Ho portato la mia macchinetta fotografica digitale. Ho preso questa per praticità, però non sarei riuscito a fotografarti dove eravamo prima. Troppo buio, non avrebbe messo a fuoco il soggetto, e non volevo ritrovarmi con un ricordo non utilizzabile! -

M: - Fammi capire, mi vuoi fare delle foto qui? Ora? -

G: - Certo, adesso scendiamo e tu si siedi su quel paletto in pietra che sta proprio davanti a noi. Ti volti verso i fari tenendo la gamba destra a terra e la sinistra la tieni appoggiata alla catena che congiunge il paletto al successivo. Ovviamente devi sollevare la gonna quel tanto che basta a fa si che il tuo ciuffetto sia ben illuminato dai fari. -

M: - Non so perché ti do ascolto, ma la cosa mi eccita… -

G: Scendiamo dall’auto e guardo quello che fa Martina. Vedo compiaciuto che sta eseguendo perfettamente le mie indicazioni. Mi piace, mi piace tremendamente condurre il gioco…

M: Certo mi potevo immaginare di tutto, ma non questo. Farmi fotografare intimamente in uno spazio aperto, magari alla vista di qualche probabile coppietta appartata; mi stupisco di me stessa ma mi piace. Mi piace pensare di essere spiata mentre Gilles cerca di immortalare questi momenti…
Voglio che lui capisca quanto voglio assecondarlo, quindi alzo per bene la gonna in modo che i miei glutei siano a contatto con la fredda pietra del paletto.

G: Devo dire che è un gran bello spettacolo… ma… cosa sta facendo… dove va?

M: Vediamo se riesco a stimolarlo un po’ più intensamente. Mi alzo in piedi, tengo la gonna ben sollevata, mi giro dandogli la schiena, quindi mi abbasso a 90 gradi appoggiando le mani sul paletto e divaricando leggermente le gambe.

G: Accidenti, sapevo che si teneva in forma, però non mi sarei mai immaginato questo spettacolo!
Così il suo sesso è in bella mostra contornato dalla perfetta linea dei suoi glutei. Mi avvicino estasiato e, con la mano, seguo la linea sinuosa dei suoi glutei poi, riprendo la giusta distanza, e ricomincio a scattare con la mia digitale quell’immagine comunque indimenticabile.

M: Il freddo della notte è davvero pungente ma mi sembra di non avvertirlo affatto. Ora è il mio momento. Mi levo tutti gli indumenti appoggiandoli delicatamente alla catena, e mi riposiziono davanti al paletto restando solo con gli stivali e le calze autoreggenti.

G: - Mi hai letto nel pensiero, Martina, è proprio come volevo che ti mettessi. Da questa posizione si gode di una vista unica. -

M: - Raccontami, raccontami quello che vedi… -

G: L’ultima frase l’ha pronunciata balbettando, ma non credo sia dovuto semplicemente al freddo, ho l’impressione che i suoi pensieri siano lievemente annebbiati dall’eccitazione.

- Vedo le tue gambe che salgono e si avvicinano una all’altra. Quindi, prima di congiungersi, tengono tra di loro una sorta di albicocca. Un’albicocca che è cresciuta a dismisura fino a fessurarsi e, dalla cui fessura fuoriescono succhi mielosi e profumati. -

Mentre racconto quello che i miei occhi vedono, allungo la mano destra ed intingo il dito indice, quasi a saggiare la profondità di quella fessura.

- Nella parte bassa della fessura si scorge una bacca di un rosso vivido che attrae in un modo quasi magnetico

Intanto appoggio il polpastrello del pollice su quella bacca, stimolandola con dei movimenti circolari.

- Salendo ancora, seguendo la direzione della fessura, si incontra una porticina rosa, un rosa piuttosto scuro e opaco. -

M: - Perché non provi a bussare, magari qualcuno ti apre… -

G: Mi avvicino, piegato sulle mie ginocchia, il mio viso è vicino a quella porticina. Sfilo il dito che ho intinto dentro di lei e comincio a cospargere quel buchetto con il succo raccolto; con calma esasperante raccolgo gli umori colanti dalla fessura e li distribuisco per preparare il mio ingresso nel corridoio nascosto da quella porta circolare. Mi piace troppo portare le donne all’esasperazione attraverso un’interminabile attesa che accresce un desiderio animalesco.

M: - Ti prego Gilles, non ce la faccio più, non c’è nessun lucchetto a quella porta, aprila e basta! -

G: Si, ora è pronta, punto il mio indice e con una pressione ben dosata sfondo i battenti e lo lascio scomparire all’interno del corridoio. La sento inarcarsi e spingere i glutei in direzione della mia mano. Si ferma e le sue contrazioni risucchiano morbosamente il mio dito. Poi comincia a muoversi disegnando dei piccoli cerchi con il profilo del suo fondoschiena intorno a mio dito fino a che mi costringe ad abbandonare la sua calda tana ritraendo il sedere.

- Non dirmi che non ti piace Martina… -

M: Mi giro e fisso i miei occhi sul suo sguardo stupito.

- Mi piace molto, ma ora vorrei che fosse il tuo cazzo a riempirmi e farmi sentire il calore del tuo piacere dentro di me. -

Così dicendo comincio a muovermi sui tacchi vertiginosi e mi avvicino all’auto. Allargo le gambe e mi chino in avanti appoggiandomi al cofano del motore. Il contatto con la lamiera umida ma ancora calda mi riempie la pelle di brividi. Allungo le mani, afferro i miei glutei e li divarico.

G: Rispondo a questo messaggio troppo esplicito slacciandomi i pantaloni ed, estratta la mia asta tesa, la affondo velocemente nel suo bottone rosa, pulsante di desiderio. La posizione è perfetta, le natiche così divaricate mi consentono di penetrarla completamente.

M: Mi percorre con colpi lunghi e veloci, ad ogni colpo sento il suo scroto sbattere sulle labbra grondanti e più giù fino al clitoride, duro come una nocciola di marmo. Sto raggiungendo il culmine del piacere ma voglio essere certa che sia la stessa cosa per lui.

- Ecco Gilles… ora puoi montarmi fino ad esplodere… ci siamo torturati abbastanza questa sera… non credi? -

G: - Hai ragione Martina, credo non ci potesse essere miglior fine a questa serata! -

Si sta dimenando come una posseduta, ancora qualche colpo e…

- Preparati… sto per venire… -

Non lo faccio mai, ma questa volta non ho potuto trattenere un urlo di piacere, dovevo in qualche modo accompagnare la mia esplosione nelle sue viscere smaniose!
Le si sta ancora muovendo, anche se sta solo godendosi gli ultimi istanti di questa piccola follia, io mi tolgo, le accarezzo i glutei, passo la mano tra i suoi umori e le do un piccolo pizzicotto sul clitoride, quindi mi ricompongo e vado a raccogliere i suoi abiti rimasti appoggiati sulla catena.

- E’ meglio che ti copri ora, preferirei che mi ricordassi perché ho saputo darti tanto piacere e non perché ti ho fatto ammalare. -

M: - Grazie Gilles, sei carino a preoccuparti per me! Voglio che tu sappia che mi hai fatto stare molto bene questa sera. Da come era iniziata la serata non pensavo proprio a un finale così travolgente! Sono contenta di aver accettato il tuo invito. -

G: - Ed io di averti invitata e di poterti guardare negli occhi in questo momento. -

Mentre pronuncio queste parole, le passo una mano tra i capelli e mi avvicino sfiorando le sue labbra con le mie. Non un vero bacio, ma solo un saluto affettuoso.
Si è rivestita in un attimo, quindi ripartiamo alla volta della sua auto. Siamo entrambi contenti e soddisfatti, nessuno ha ancora aperto bocca, ma avverto un clima di serenità e tranquillità.

M: - Mi farai vedere le foto che hai scattato, vero Gilles? -

G: - Certo. Appena riuscirò a scaricarle sul mio PC te le invierò via mail con i miei commenti. -

Eccoci arrivati alla sua macchina. Caspita, è davvero tardi; la saluto e prima di ripartire noto che mi sta guardando l’automobile. Sul viso le si disegna un sorriso.

- Perché ridi? -

M: - Oltre alle foto ti è rimasto un altro ricordo evidente di me Gilles. Penso che tu debba lavare l’auto! -

G: Perché dice questo? Scendo, guardo il cofano e noto l’impronta di un corpo femminile sulla vernice impolverata. Sorrido, la guardo andarsene, quindi risalgo in macchina e parto anch’io. Non ho alcuna intenzione di lavare la macchina. Aspetterò che le intemperie cancellino questo piacevole ricordo.