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Il sabato mattina
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Titolo:
Il sabato mattina |
Autore:
Jo |
Contatto:
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Racconto
n° 1256 |
Altri
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Il sabato mattina che bell’invenzione… puoi dormire un po’ di più e la notte precedente stare alzato fino a tardi senza l’incubo della sveglia per andare a lavoro, tutto questo se sei adulto e single, ma con famiglia le cose sono un po’ diverse… Ero lì che mi crogiolavo in un sonno rilassante e mi godevo il tepore del corpo di mio marito accovacciato accanto a me, in quello stato di dormiveglia della mattina, quando implacabile la sveglia inizia a suonare…bih..bih..bih…”noooooo!” Mi giro verso il comodino cercando invano con gli occhi chiusi di far smettere quel tormento, mentre lui brontola, “dai spegni per favore, è prestissimo che ore sono?” Finalmente apro gli occhi e riesco a fermare la terribile arma che lampeggia sulle 7.00. Mi giro nuovamente verso lui e l’accarezzo. “Sono le 7,00 preparo io Matteo, ma poi vai tu ad accompagnarlo a scuola?” ”Non se ne parla neanche, sono stanco, ti sei gia dimenticata di ieri sera!” ”Mmmmmmm certo che non mi sono dimenticata.” E così dicendo infilo le mani sotto i suoi boxer il tanto appena sufficiente per sentirlo che riposa quieto. Mi afferra la mano e girandosi verso me sussurra, ancora con gli occhi chiusi, quasi a non voler rompere completamente il sonno: “Stavolta non mi convinci tesoro, non ce tempo e non voglio restare a metà anche ora” e cosi facendo mi toglie la mano dai boxer. Gli schiocco un bacio sulle labbra e lo stringo a me. ”Mmmm.. mi farò perdonare… ti preparo un’abbondante colazione”, e cosi dicendo esco dal letto e lo vedo aprire gli occhi e guardarmi con un sorrisino divertito e lo sguardo che segue i miei movimenti. Ho ancora la camicia di seta marrone, con le spalline sottili indossata la sera prima, è corta e lascia intravedere le gambe sottili e ben modellate e il seno che si muove sinuoso e ondeggiante mentre indosso la vestaglia dello stesso colore. Lui sa che non porto la biancheria sotto, e preferisco lasciare il corpo libero almeno la notte, niente elastici e gancetti che segnano, solo il morbido abbraccio della seta che mi accarezza e mi abbraccia ad ogni movimento. Le carezze non erano mancate la sera prima, avevamo fatto l’amore due volte a lungo e appassionatamente, addormentadoci poi abbracciati. Durante la notte eravamo di nuovo svegli ed eccitati, il facile accesso al mio corpo nudo e i sensi ammorbiditi dall’amore precedente, rendeva tutto ovattato e coinvolgente, le mani subito sui seni e in mezzo alle gambe, e mentre ci baciavamo con passione e le lingue s’incontravano come se non si conoscessero, lo sentivo duro su di me. Si strusciava sul mio sesso che non desiderava altro che essere riempito, nessun’attesa, subito, come in preda ad un’ubriacatura che reclama ancora l’alcool, lo sentivo farsi strada nel fuoco che si era acceso in me ma appena in tempo per essere fermato da un urlo che arrivava dalla stanza del bambino.”O mio dio Matteooo!” Sciogliendo l’intimo abbraccio in un attimo ci ricomponiamo, corriamo in camera per vedere cosa fosse successo, il bambino si butta tra le nostre braccia in lacrime, aveva fatto un brutto sogno e ora aveva paura a stare nel suo letto. Sono le 4,00 del mattino e ci rassegniamo all’idea che ormai la notte è andata, lo portiamo con noi e lo consoliamo e lentamente riprende a calmarsi e in breve si riaddormenta. Dopo circa un’ora lo riportiamo al suo letto, ma ormai il fuoco ha lasciato il posto alla stanchezza e al sonno e riprendiamo a dormire fino al suono della sveglia.
“Su su pelandrone è ora di alzarsi” Matteo ha sei anni fa la prima elementare, ormai l’anno scolastico è quasi finito e forse risente della stanchezza e dei primi caldi che lo rendono fiacco. Lo lavo, lo vesto e gli preparo la colazione, ora è pronto per andare. Ci fermiamo sulla soglia della mia camera e lui è ancora a letto che si rigira sentendo la nostra presenza, il bambino si lancia sul letto e comincia a saltarci sopra. “Dai Papà andiamo, andiamo, mi porti sulla moto, mi porti sulla moto.” Stordito lui si alza e implora di smettere questo chiasso, “va bene andiamo ma oggi niente moto, solo un giretto in macchina, è tardi.“ Sgattaiola fuori del letto e va in bagno, io e il bambino lo andiamo ad aspettare in salotto, arriva subito dopo in tuta, i capelli un po’ scompigliati e gli occhiali da sole per coprire le occhiaie del sonno. Lo bacio e gli dico all’orecchio “ti preparo la colazione, quando torni ti offrirò un bel caffè per svegliarti…” e mentre mi da le spalle per dirigersi verso il bambino che è gia sulla soglia di casa, gli do un pizzicotto sulla natica, su quel bel sedere muscoloso e sodo che mi piace da morire. Richiudo la porta alle loro spalle e una sensazione di libertà m’invade partendo dallo stomaco, mi sento libera e con il fine settimana nelle mie mani, e con qualcosa rimasto in sospeso dalla notte prima. Al solo pensiero di quella penetrazione rimasta a metà mi sento invadere da un calore in mezzo alle gambe e l’eccitazione si fa nuovamente forte come poche ore prima, i capezzoli si fanno subito duri e li sento sfiorare la seta della camicia da notte… mmmmmm… un sospiro mi sfugge e valuto il tempo che resta da qui al suo ritorno. Decido che ho il tempo di fare una doccia e di prepararmi, gli ho promesso il caffè, ma non credo che disdegnerà neanche un po’ di me. In cucina preparo la caffettiera e la metto sui fornelli, basterà accendere la fiamma, a tavola metto le tazzine, un po’ di biscottini da colazione e accendo la radio su una stazione che trasmette solo musica dolce e che al mattino concilia il risveglio, ad un volume molto basso che fa da sottofondo. Faccio la doccia in preda ad un’agitazione che cresce man mano che si fa più vicino il suo ritorno, mi asciugo e con la pelle profumata di fresco indosso un’altra camicia di seta, nera stavolta, ma corta come l’altra e senza biancheria. Appena il tempo di spazzolare i capelli e accendere la fiamma del fornello che dopo pochi minuti con l’uscire del caffè, sento la chiave girare nella porta d’ingresso. Il profumo del caffè si espande in tutta la casa in un attimo e l’aroma attira e risveglia i sensi, forse per l’idea alla quale lo sto collegando. Lo sento arrivare a passi svelti e mentre entra in cucina annusa a pieni polmoni il profumo del caffè… ”uhmmmm che meraviglia ci vuole assolutamente un buon caffè… che notte ragazzi!”, e guardandomi dal basso verso l’alto, si avvicina e annusa i miei capelli appena lavati, “sai di buono e di… sesso… lo sento” e mi cinge i fianchi con le mani appoggiandosi a me completamente vestito. Alla radio suona una musica sensuale e lui inizia un piccolo ballo strusciandosi su di me, cingendomi i fianchi con forza mi avvicina al suo pube e dondolando lentamente al ritmo della musica, mi fa sentire che qualcosa sta cambiando. Ci abbracciamo e ballando lentamente iniziamo a baciarci, da prima con dolcezza, labbra contro labbra e poi con foga e con le lingue intrecciate e bollenti, i miei pensieri sono gia avanti e ripenso alla sensazione di vuoto che mi è rimasta dalla notte e che voglio colmare. Senza staccarmi e con l’eccitazione che sale gli volto le spalle e con il respiro che si è fatto affannoso dico: “il caffè sì raffredda… lo verso io…” e così facendo verso una sola tazzina di caffè e lo zucchero ma le mani che tremano nell’eccitazione fanno rovesciare parte del contenuto. Lo sento eccitato e duro che preme sulle mie natiche che sono scoperte dalla camicia che nel ballo e nel massaggio che lui fa, continua a salire sui miei fianchi. Non ferma il ballo e con movimenti lenti e ondulatori che seguono il ritmo della musica mi suggerisce: ”Lo voglio da te…”, capisco e sorseggio il resto del caffè rimasto nella tazzina e mi giro per porgerlo alla sua bocca, nel passaggio dalla mia bocca alla sua qualche goccia cade sul seno. Il caffè è ancora caldo e lo sento scorrere verso il basso, ma la goccia non ha il tempo di muoversi e viene raccolta dalla sua lingua, che circonda tutto il capezzolo duro e caldo e ormai liberato dalla spallina che scivola lungo le braccia arrese e in preda al tremore. Anche l’altra spallina cade e ne sfilo le braccia lasciando che il resto della sinuosa stoffa si fermi sui fianchi. Ogni traccia di caffè è sparita ma la lingua continua a cercare anche sull’altro capezzolo… voglio essere leccata e mangiata dappertutto, lo sento e lo voglio dentro di me da impazzire. Cosi mezza nuda e profumata di caffè mi solleva e mi posa sulla parte del tavolo sgombra e con le gambe divaricate, sono aperta e alla sua vista e lo imploro: “ti prego… ora…” Non si fa attendere e affonda la lingua nella mia voglia vibrante e bagnata e mischia il sapore della mia femminilità al caffè che ancora ha sulle labbra. Percorre le mie labbra per intero e consuma tutto il sapore che gli rimane del caffè, rimanendo solo pieno del mio profumo che si fa più intenso e forte ogni volta che la sua lingua sfiora il clitoride e mi fa sobbalzare di piacere. Basta non resisto più, gli sollevo il viso e mentre affondo la mia lingua nella sua bocca, sento forte il mio odore… sfilo la giacca, le bocche si allontanano solo il tempo di far passare la maglietta dalla testa e poi nuovamente unite in una frenesia di morsi e respiri soffocati, che fa quasi mancare il fiato. Scendo dal tavolo e sfilo i pantaloni velocissima, non ho tempo devo vederlo, devo averlo, rimane con i boxer di licra attillati e rigonfi in una maniera che conosco fin troppo bene e generosa come la natura gli ha dato. Lo guardo solo un attimo, il tempo di ammirare quella meraviglia di corpo muscoloso e liscio, completamente liscio e che adoro accarezzare a lungo. Via i boxer, ed eccolo davanti ai miei occhi eretto e vibrante e meravigliosamente grosso! Mi butto su di lui e non posso fare a meno di baciarlo e di gustare questa sua generosità, lo percorro e lo assaggio centimetro per centimetro e lo sento che s’inarca verso la mia bocca per darmi ancora meglio la sua virilità, mi riempio di lui e sa quanto le altre mie labbra aspettino di essere saziate. Mi solleva per le spalle e nel respiro affannoso e il cuore che batte all’impazzata sento pulsare il mio sesso di un desiderio che fa quasi male, gli volto le spalle e nell’inchinarmi davanti a lui le mie natiche si scoprono del leggero tessuto della camicia da notte, che morbida mi accarezza ancora. Lo sento appoggiarsi e farsi strada nel calore del mio corpo e finalmente come una liberazione è dentro di me, si muove piano e a fondo perché lo senta, perché capisca che ora non mi lascerà vuota sino alla fine. ”Oh sì... finalmente ci sei… non lasciarmi più..." Non mi lascia, ma si muove piano e sembra ogni volta voler allontanarsi dal corpo per poi tornare sempre più a fondo. Sono in preda a una frenesia incontenibile e mentre ondeggio lenta sul tavolo sento i capezzoli che sfiorano la superficie fredda e i brividi percorrono il mio corpo, come lui dentro me. In un movimento più lungo degli altri mi abbandona e sento la mia voce arrivare come lontana. ”No non lasciarmi… ti voglio...” E mentre le mie labbra terminano la frase lo sento appoggiarsi tra le mie natiche. ”Mi vuoi?” Il sangue affluisce veloce al cervello e le immagini di quello che vuole mi sono chiare come in un film. Non so rinunciare a quel piacere e le labbra dicono sì prima che ne sia cosciente. Sento una goccia di sudore cadere sulle natiche e lui che si china a baciarmi e a preparare quel nido d’amore speciale, lo fa piano con la lingua e poi con le dita e infine con il suo sesso che in quel momento mi sembra veramente enorme. Con un respiro lungo e lentissimo è dentro di me, sono come paralizzata dal piacere e dalla confusione mentale, sento le labbra e il clitoride pulsare e le sue mani che mi accarezzano le natiche ad ogni movimento. Si china su di me e mi bacia la schiena mentre piano ondeggia avanti e indietro, ma non per molto, un vortice fortissimo s’impossessa di me e inizio a chiedere: “di più di più…” Mi passa le mani davanti e mi penetra con le dita, alternando le spinte di dietro e quelle davanti fino a che lo sento diventare quasi incontenibile e sento che il culmine è ormai vicino, ancora una spinta e l’esplosione dell’orgasmo mi frusta il cervello e delle contrazioni fortissime mi scuotono fino nell’anima e grido grido che mi piace, non capisco cosa stia succedendo, sento solo che non sono in me e che sto godendo come mai nella mia vita. Lui accelera il ritmo sbattendo forte sulle natiche fino quasi a farmi male, ma non sento dolore, continuo a gridare senza controllo e sento allo spasmo del mio corpo aggiungersi il suo, che come un leone in amore mi morde le spalle, mentre il suo fiume caldo si riversa dentro. Si accascia su di me e lo sento respirare forte e il martellamento del suo cuore batte sulla mia schiena, allunga le braccia e prende le mie, ci stringiamo forte le mani quasi a voler fermare quel momento cosi intimo. Rimaniamo cosi, immobili, tremanti e riversi sul tavolo, con il mondo che ricomincia a girare intorno, il cuore impazzito inizia a rallentare e mi sento stordita e confusa, lui mi bacia teneramente mentre abbandona il mio corpo, mi aiuta a rialzarmi e ci abbracciamo dolcemente e ci stringiamo ancora senza dirci una parola. Non servono in questo momento, ce solo il battito dei nostri cuori che batte all’unisono. La musica della radio ci sveglia del tutto dal sogno e ritorniamo alla realtà.
Il caffè è ormai freddo quando rientriamo in cucina dopo la doccia e togliendo le tazzine e quello che rimane della colazione ci guardiamo con un aria sognante e ripassa nella mia mente la sensazione di libertà che mi era venuta la mattina. E’ arrivata l’ora di riprendere il bambino dalla scuola e senza che si pronunci parola lui si avvicina e mi dice all’orecchio “vado io a prendere Matteo. Grazie, è stata una splendida colazione...”
Un sabato mattina… che bell’invenzione il sabato mattina!
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