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Corpo e anima
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Titolo:
Corpo e anima |
Autore:
Maria |
Contatto:
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Racconto
n° 126 |
Altri
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"Inutile non riesco a dormire" Sola nel letto Maria vedeva la sua immagine riflessa nel grande specchio dell'armadio vicino. Il buio della notte rendeva l'immagine irreale. Era l'immagine di una donna sdraiata nel letto, con i capelli sparsi sul cuscino, le lenzuola che coprivano il candore di una pelle di seta. Una donna che la osservava da dietro un vetro scuro, mentre lentamente faceva scivolare le lenzuola lungo il letto scoprendo il suo corpo nudo, accaldato. La sua mano percorreva lentamente le gambe lisce, salendo fino al seno che si sollevava regolarmente al ritmo del respiro. Si fermò a guardarla, sollevandosi su di un gomito. La stava invitando con lo sguardo a continuare quelle carezze. Maria era immobile in attesa di una sua mossa. La luce del lampione giocava con le ombre rendendo la sua immagine indefinita. Dove si trovava? Dietro il vetro c'era una stanza con una donna nuda sdraiata sul letto, una donna che giocava con il suo corpo senza smettere di guardarla. Era sua la voce che sentiva sussurrare? Con una mano accarezzava lentamente un seno, stringendo tra le dita il capezzolo, mentre con l'altra sfiorava la peluria del pube. I peli si erano arricciati per l'eccitazione e luccicavano come il miele che colava tra le sue gambe. La mano era scesa ad accarezzare l'interno delle cosce con movimenti rotatori sempre più ampi. Ora la donna stava semi sdraiata appoggiata su di un gomito, con le gambe aperte e piegate. Il suo sesso, infiammato di desiderio, sembrava una ferita tra la carne bianca delle gambe. Un dito si infilò nella fessura rossa e prese a muoversi lentamente. La donna aveva aperto leggermente le labbra per passare la punta della lingua sul labbro superiore. Maria seguiva la donna dello specchio come ipnotizzata da tanta sensualità. La vide sfilarsi il dito e passarlo sulle labbra come fosse un rossetto. Ne sentì l'odore, il sapore sentendosi trasportare verso un mondo di piacere. Era golosa di sé, ed assaggiava ripetutamente l'umore che riempiva la fessura, mentre si sdraiava con la schiena contro il cuscino. Aveva girato la testa verso di lei per poterla guardare meglio. Maria sentiva lo sguardo caldo di quella femmina attraversare lo specchio per bruciarle la pelle come il desiderio che saliva prepotente attraverso ogni senso. Mise entrambe le mani tra le cosce per poter appagare il suo desiderio. Un dito schiacciava e scuoteva ritmicamente la clitoride mentre l'altro si infilava ripetutamente nella fessura facendosi ingoiare dalla carne bollente del sesso. Sentì crescere il piacere ed il bisogno di spegnere l'incendio che ardeva nel suo corpo al punto che spinse il bacino verso l'alto per sentire più a fondo i colpi decisi delle dita che le riempivano il sesso. L'orgasmo la colpì come una scure facendole piegare la testa all'indietro e gridare la propria soddisfazione. Maria annegò la stanchezza e l'insonnia in quegli occhi che la guardavano attraverso il vetro scuro dello specchio. La luce dorata dell'alba penetrò nella stanza. Lo specchio nuovamente di fronte a se, lo specchio di un armadio. Dove era finita la stanza dietro il vetro scuro? Doveva aver sognato, credeva di aver visto una donna dietro a quel vetro, una donna che non conosceva. "Dove ho messo il mio blocco? Come al solito sono una disordinata cronica e non trovo mai nulla. Accidenti!" Accese il computer e cominciò a scrivere.
<< Voglio di più, voglio di più, voglio la tua pelle sotto le mie mani. Ti guardo e vedo l'amica e la donna che conosco da sempre e che tanto mi assomiglia. Stasera eri bella davvero, cosi' dolce e graffiante come una micetta. Divertente metterti la mano sotto la camicetta e sentire la tua pelle calda e liscia sotto le mani. La dolcezza del tuo corpo femminile. Pensavo guardandoti ridere maliziosa che sei davvero un dono raro e prezioso. Corretta e sincera, aggressiva e affascinante, intelligente ma soprattutto vera, capace di vivere senza farti bloccare dalle mille fandonie che ogni giorno ci propinano, con la convinzione che a lungo andare diventino dei dogmi. Il piacere di vedere una persona che sa accettare le emozioni come parte viva dell'esistenza. Quante bugie ogni giorno, quanti freni ed ipocrisie. Uomini che temono le emozioni, che vorrebbero viverle ma si frenano convinti che sia meglio cosi' che si sono lasciati prendere la mano, che...che... Morale assurda ottusa, morale! E poi tu. Rassicurante amica di sempre i cui seni dolci e morbidi fanno capolino tra le mie mani. Ti mordo dolcemente la parte piu' tenera del seno, ed avidamente esploro il tuo corpo. Strano sono piu' passionale che mai, certa che tu non vuoi la solita dolcezza, o i finti tremori, ma la passione vera e sfrenata che vorresti tu stessa poter dare. Gli uomini cercano questa figura di donna, fragile, indifesa, da proteggere. Dolcezza, eleganza e fragilità, mista ad una forza interiore. Noi, amica mia, aggressive, forti come rocce, tenaci, sicure e passionali, siamo destinate alla più profonda delle solitudini. Cresciute tra palazzi popolari, a combattere con la mancanza costante di denaro. Una malattia, un parente in difficoltà ed i soldi se ne andavano via come sciami di api impazzite. La lotta per studiare, il lavoro da sempre, le vacanze da mai e la solita infinita solitudine. Troppo diverse dai nostri coetanei, cosi' adulte, cosi' terribilmente colte ed intelligenti, cosi' libere. Uomini sempre troppo adulti, troppo forti. Uomini sempre troppo deboli, troppo scontati. Uomini sulla pelle, come abiti smessi. La nostra disperazione che si concretizza in queste mille carezze in questi gesti di folle passione, per far tacere almeno una volta il silenzio dei nostri cuori. Il silenzio dei sentimenti che ormai temiamo davvero di non poter provare. Ti sembra di poter cantare di gioia, ami. Ami? Non illuderti, presto scoprirai che anche questa volta il tuo cuore si è sbagliato e se cosi' non fosse stai certa, esiste sempre la morale. Ti allontano con dolcezza, incapace di andare oltre. Sei sempre tu, la mia amica, la mia anima. Il tuo corpo ha riempito col suo calore, anche se per poco la solitudine di questa serata, la tua bocca con un sorriso dolce e triste mi ricorda che presto saremo di nuovo sole. Ti racconto di quello che vorrei potergli dire. "Vorrei scrivere mille storie per tenerti vicino, per riempire le ore vuote della tua vita. Vorrei scrivere favole da bambino, dove gli uccelli parlano con Dio, le belve dormono con i cervi, ed i colori sono accesi, vivaci come le risate dei bambini. Vorrei scrivere di mille battaglie combattute per desiderio di vendetta, di conquista, d'amore. Corpi che cadono straziati dalle ferite, alberi che si piegano a formare impenetrabili barriere. Ti parlerei di donne che vendono i loro corpi lungo le strade per fame d'amore ancor prima che di cibo. Ti direi tutte quelle parole che accendono un uomo di desiderio. Ti chiamerei per nome ogni volta che guardando il cielo sentissi venir meno la forza di combattere questa mia profonda, incolmabile solitudine. Ci sarebbero i racconti dei nostri viaggi all'estero e poi nello spazio, dove faremmo compagnia alle stelle e forse anche a Dio. Ti cullerei con i suoni delle mie parole d'amore per ricordarti che la vita è innanzitutto gioia. Parole usate come mattoni per costruire un ponte tra la mia e la tua anima, un ponte che ci consenta di stare vicini, di scoprirci e di scappare se necessario. Piccoli mattoni fatti di niente, tenuti insieme dal solo desiderio di voler comunicare. Ti scriverei tutto questo se solo tu volessi leggere, ma.tu guardi in fondo alla stanza senza vedermi. Non vedi le mie parole eppure sono li come pilastri invisibili pronti a sorreggerti. Tu guardi oltre la stanza, senza soffermarti su quello che sono, pensando che le mie risate, la mia forzata allegria siano me. Mi sfiori appena con lo sguardo quando ti accorgi che ti osservo. Osservo il tuo esser uomo, i movimenti del tuo corpo quando attraversi la stanza, la luce accesa dei tuoi occhi. Ascolto le tue parole, la tua bonaria ironia, la dolcezza della tua voce. Guardami, con gli occhi di chi vede per la prima volta il rosso acceso di un tramonto o gli aranci e gli ori dell'alba." Non piangere dolce amica, le lacrime non servono a nulla se non a ricordarmi che poco fa eri tra le mie braccia e mi scaldavi il corpo e l'anima con le tue mille carezze. Le parole che vorrei dirgli restano cosi' in sospeso tra la mia e la tua solitudine, tra la mia e la tua anima. Domani ci sarà un nuovo giorno, un nuovo lavoro e ci saremo di nuovo noi insieme come sempre, tu la mia ANIMA, io il tuo CORPO, insieme una sola persona. >>
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