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Marcella
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Titolo: Marcella
Autore: Martalegata
Contatto:
Racconto n° 1265
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La conoscevo da anni, sposata ad uno dei miei più vecchi amici, non avrei mai pensato che sarebbe diventata la mia “schiava”… ma seppi sfruttare un suo momento di difficoltà ed entrambi riuscimmo a trovare quello che cercavamo.
Un giorno telefonai a suo marito e non trovandolo in casa scambiai due parole con lei che scoppiò in lacrime: in breve mi raccontò dei suoi ripetuti tradimenti che non le placavano mai quell’ansia che aveva dentro, tutto perché il mio amico la trascurava dal punto di vista sessuale.
Le proposi un incontro per parlarne meglio ed ancora non pensavo a cosa sarebbe diventata per me; ci trovammo in un locale per parlare e li venne fuori che, pur avendo avuto tanti uomini, mai nessuno l’aveva soddisfatta; le sembrava di essere frigida ma sapeva che non era vero, perché talvolta da sola si era procurata degli orgasmi davvero potenti, ma mai nessuno per “mano” di un uomo. Non eravamo mai stati in confidenza ma lei quella sera mi spiattellò tutto come se fossi il suo confidente abituale.
Fu così che mi si accese una lampadina e decisi che avrebbe potuto fare al caso mio. Le proposi di venire da me un mattino, fingendo di andare al lavoro e le dissi, senza mezzi termini che io l’avrei fatta godere come mai nessun altro, ma le feci promettere assoluta obbedienza e che non si sarebbe tirata indietro di fronte a nulla di ciò che le avrei proposto: doveva essere disperata perché accettò senza riserve.
Arrivò a casa mia prima delle otto e le dissi che sarebbe uscita soltanto alle cinque del pomeriggio, niente al mondo l’avrebbe fatta uscire prima; indossava un vestito leggero abbastanza attillato abbottonato sul davanti che le arrivava sopra il ginocchio, calze a rete blu e sandali chanel.
Come prima cosa le ammanettai i polsi dietro la schiena e le misi un pezzo di nastro adesivo sulla bocca, i suoi occhi tradivano una certa preoccupazione: mi spostai alle sue spalle e cominciai ad accarezzarla sui seni, sul collo e poi sul pube, ma in maniera rude e volgare, la piegai in avanti e le appoggiai il mio membro già rigido al sedere e diedi qualche colpetto di reni per aumentare l’effetto.
La feci rialzare e le legai al collo una corda che poi legai da dietro al termosifone in maniera che fosse abbastanza tesa e le impedisse di fare anche solo mezzo passo avanti. Presi a sbottonarle il vestito e glielo calai dalle spalle per lasciarla completamente scoperta: portava un reggiseno push-up che le arrotondava bene il seno, le calze erano collant ed indossava un piccolo perizoma nero; continuai a toccarla e poi iniziai a mordicchiarla qui e la e questo cominciò a strapparle qualche sospiro… aveva quindi bisogno di cose forti!
Estrassi un coltellino e con movimenti lenti la accarezzai sul viso e sul collo, per poi scendere e tagliare con un colpo deciso prima una spallina poi l’altra del reggiseno, quindi tagliai tra le due coppe e mi misi a leccare e mordicchiare il suo seno.
Maggiore era l’intensità dei morsi, maggiore era l’aumento dell’affanno nel suo respiro; continuai l’alternarsi di leccate e morsi scendendo lungo il suo corpo fino a giungere al pube: le calai i collant solo per tagliare le due striscioline laterali del perizoma e per sfilarglielo, poi le tirai su il collant badando bene di comprimerle il pube che era stato rasato di recente.
Con la lingua mi insinuavo tra le maglie della rete delle calze sul pube che cominciava ad essere umido, ma non ottenevo che sospiri… con il coltello tagliai qualche maglia così da poterle toccare la fessura con le dita: stava cominciando a scaldarsi. A questo punto tenendola per la corda legata al suo collo la portai ad una sbarra posta a due metri d’altezza e li le legai i polsi in alto con le braccia larghe, lasciandola con il corpo ben teso e quasi in punta di piedi.
Presi a mordicchiare e pizzicare i capezzoli fino a farli inturgidire e quindi li pizzicai con delle mollette da bucato e nel contempo la titillavo con le dita, prima solo superficialmente poi, man mano che stringevo la molletta sul capezzolo, andavo più in profondità… e questo mix di dolore e piacere cominciò a dare i suoi frutti, perché lei cominciò a mugolare ed a contorcersi, le diedi ancora qualche minuto poi smisi tutto lasciandola con una espressione di stupore e di incredulità.
Era la mia schiava ed avrei deciso io quando darle piacere e quando no. Le sfilai i collant ed anche le scarpe, le misi le manette ai polsi sul davanti e legai le manette al suo guinzaglio in modo che le mani non avessero possibilità di raggiungere la sua fessura; andammo in bagno e mi feci spogliare e le ordinai di lavarmi sotto la doccia, cosa che fece non senza ricevere qualche tirata di capelli quando non faceva le cose come piacevano a me.
Finita la doccia, prima di asciugarmi le ordinai di baciarmi e leccarmi ovunque: cominciò dai piedi, poi salì leccandomi le gambe, l’interno delle cosce fino a giungere allo scroto ed al membro che prese a succhiare ed a leccare tenendolo con le mani. Non le ci volle molto per farmi godere e le inondai il viso ed i capelli, e quindi glielo strofinai ancora sulla faccia, sul collo e sulla bocca.
Con una spruzzata di doccia sulla faccia la ripulii e le ordinai di continuare a leccarmi su tutto il corpo. Alla fine mi feci asciugare e rivestire solo della mia vestaglia di seta, e asciugatasi la condussi alla pertica alla quale la legai tenendole i polsi in alto ed una corda in vita faceva si che avesse anche la schiena aderente alla sbarra e le gambe erano tenute divaricate da un’asta che era legata alle estremità alle sue caviglie. Le misi una benda sugli occhi e mentre con una mano la accarezzavo delicatamente sulle grandi labbra, con l’altra tenevo uno spillo e la pungevo leggermente prima sulla pancia, poi sui seni ed anche sulle natiche; erano punture molto leggere che non lasciavano segno sulla pelle, ma lasciavano segno su di lei che cominciò a gemere sempre più forte. Continuai così per parecchio tempo fino a portarla ad un elevatissimo stato di eccitazione: prese a chiedere che la penetrassi, voleva godere pienamente, ma io smisi sia di punzecchiarla che di toccarla, la imbavagliai e me ne andai nell’altra stanza lasciandola a gemere ed a dimenarsi per quel poco le i legami le permettevano.
Dopo più di un’ora tornai da lei e le tolsi la benda dagli occhi e mi accolse con uno sguardo veramente furioso, disse delle parole che non compresi a causa del bavaglio ma io le dissi che la festa doveva ancora iniziare. La slegai dalla pertica e le liberai le caviglie dalla sbarra, legatole i polsi dietro la schiena le feci passare la corda tra le gambe e tenendola tesa verso l’alto le feci fare un po’ di passi per la casa: arrivati in cucina le legai al collo un sacchetto di plastica dove misi un cetriolo piuttosto grosso, la bomboletta di panna spray, una bottiglia di olio e un barattolo di nutella, presi anche un recipiente con dei cubetti di ghiaccio ed una bottiglia di birra.
Arrivammo in camera dove avevo già preparato il letto con un telo di plastica e con delle catene che, fattala sdraiare, le assicurai alle caviglie ed ai polsi con dei piccoli lucchetti: era quindi incatenata al letto a gambe e braccia larghe, con un cuscino sottile sotto il sedere che le rialzava il ventre rendendolo ancora più disponibile.
Con un cubetto di ghiaccio cominciai ad accarezzarla sul seno, indugiando sui capezzoli e poi sempre più giù sulla pancia e sul pube, sotto le ascelle, sui fianchi poi dall’interno delle cosce fino ai piedi. Quel che rimaneva del cubetto lo infilai tra le sue grandi labbra, strappandole un lungo mugolio, quindi aprii la bottiglia di birra e dopo averne bevuto un lungo sorso ne versai un po’ sul suo ombelico colmandolo, con la lingua raccolsi quel rivolo che era sceso lungo i fianchi e poi succhiai quanto era rimasto.
Le tolsi il bavaglio per dar da bere anche a lei, ma prima di accostarle la bottiglia alla bocca gliela strofinai sulla fessura penetrandola leggermente, quindi le diedi da bere. Avevo scoperto che associare eccitazione e crudeltà era il sistema giusto per farla godere ed avevo intenzione di farlo fino in fondo!
Con la nutella le tracciai una linea sottile sul corpo che partiva dal pube, girava intorno all’ombelico e saliva fino al collo, quindi dei cerchi attorno ai capezzoli ed un paio di righe per ciascun seno; altre due righe partivano dal polpaccio e salivano all’interno della gamba fino all’inguine.
Presi quindi il cetriolo e lo infilai in un preservativo, gli spruzzai della panna e glielo diedi da leccare fino a ripulirlo; con un dito sporco di panna le accarezzai la fessura che era bagnata al punto giusto. Presi quindi un rasoio da barbiere per toglierle la nutella di dosso e contemporaneamente le introdussi il cetriolo a poco a poco; le dissi di restare immobile perché il rasoio era taglientissimo e se si fosse mossa avrei potuto tagliarla togliendole la nutella dal corpo… ora che la facevo godere non poteva dimenarsi per non ferirsi… mentre con una mano introducevo e sfilavo il cetriolo, con l’altra iniziai a togliere la nutella dalle gambe, lei mugolava appena e si mordeva le labbra; di tanto in tanto le facevo pulire la lama con la lingua mentre spingevo il cetriolo in profondità. Continuai così per molto tempo fino a che non ebbi tolto tutta la nutella allorquando smisi anche di masturbarla con il cetriolo.
Ansimava e tremava, davvero ad un passo dall’orgasmo, quando le sfilai il cetriolo; mi scongiurò di continuare e mi promise qualunque cosa se l’avessi portata all’orgasmo completo e fu qui che promise di diventare la mia schiava e di sottostare ad ogni mio piacere ogni volta avessi voluto.
Per premiarla di ciò, cominciai a massaggiarla su tutto il corpo con l’olio, quando fu completamente unta le tolsi le catene da polsi e caviglie e glie ne assicurai solo una al collo, ma abbastanza lunga da potersi muovere sul letto; mi spogliai e mi sdraiai e le ordinai di massaggiarmi con il suo corpo, prese così a strofinarmisi addosso fino ad ungere completamente anche me; le ordinai allora di prendere il cetriolo e di accarezzarsi e masturbarsi davanti a me, ma di fermarsi immediatamente non appena glielo avessi ordinato.
Lo fece le prime due volte ma non la terza, quindi le strappai di mano il cetriolo, l’ammanettai dietro la schiena e le punzecchiai il seno ed il ventre con uno spillo, quindi le tolsi le manette e mi sdraiai sul letto ordinandole di farmi godere e di godere anch’essa… fu scatenata ed andammo avanti per almeno due ore nelle quali ebbe diversi orgasmi.
Alla fine andammo in bagno e mi lavò completamente, mi rivestì e lavatasi anch’essa, mi preparò uno spuntino che mi servì da brava schiava: completamente nuda ma con le scarpe, con una piccola catena dorata che le girava intorno al collo per scendere lungo la schiena, passare tra le natiche e risalire attraverso la vagina per cingerle la vita e chiudersi all’ombelico con un piccolo lucchetto.
Alcune volte l’avrei costretta ad andare in ufficio indossando la catena, senza darle la chiave del lucchetto.