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Amica mia
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Titolo:
Amica mia |
Autore:
Brianna |
Contatto:
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Racconto
n° 127 |
Altri
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Erano le 20.00 passate da un pezzo, come sempre ero in ritardo. Suonai il campanello e attesi la voce al citofono Sali!..... Spinsi il portone e salii le scale, la porta era accostata e con un leggero tocco si aprì. L'appartamento era caldo, troppo caldo i vestiti si appiccavano alla pelle. Nella penombra lui si muoveva sicuro, stava preparando dei piccoli bocconcini da gustare, ed io non potei fare a meno di osservarlo. Il suo corpo snello e ben modellato mi portava brividi lungo il corpo, i suoi capelli scuri come l'ebano contornavano un viso scolpito. Alzò lo sguardo e sorrise vedendomi assorta in quella osservazione, tolse la bottiglia di vino bianco dal ghiaccio e ne versò due abbondanti bicchieri. Venne verso di me e lentamente mi porse il bicchiere e mi disse Aperitivo amica mia... sorrisi, in fondo ero la sua amica, un'amica diversa, l'amica che tutti gli uomini volevano, ma lui come aveva fatto a tenermi tutta per se? Era una giornata piovosa e come sempre io non avevo l'ombrello, quanto odio gli ombrelli, sono ingombranti e poi ti allontanano dalla bellissima sensazione che la pioggia ti regala cadendo sul tuo corpo. Ancora una volta il negozio era chiuso.... cavolooo.... imprecai tra me, era la terza volta che ci passavo ed era sempre chiuso, un gesto di stizza mi prese e diedi un calcio ad un sasso che con lunghi balzi si gettò in una pozzanghera. E ora che cosa regalo a Lidia....."io indosso solo cose firmate" parlottava con voce stridulaa volte la strangolerei grrr. Sarei tornata un'altra volta, oppure avrei riciclato qualche sciocchezza. In quel preciso istante mi sentii osservata e mi voltai ancora una volta verso quella vetrina allestita con meticolosa fantasia, due occhi scuri mi guardarono ed un bianco sorriso mi fece quasi sussultare. L'uomo aprì la porta e mi chiese...Ha bisogno di qualche cosa? Certo che ho bisogna di qualche cosa, altrimenti lei pensa io passi di qui tanto per fare un giro.... è la terza volta che passo ed è sempre chiuso....accidenti... Lui mi guardò quasi meravigliato poi con un gesto..... mi indicò un cartello... CHIUSO PER FERIE ! che sbadata....che sbadata... mi sarei schiaffeggiata. Le mie mani affondarono nelle tasche e mi avviai al parcheggio... Mi scusiiiii...... se ha bisogno urgente posso fare uno strappo... quasi urlava per farsi sentire io mi fermai e lo guardai, era stato gentile e poi..... cosa avrei regalato a Lidia. Tornai verso di lui e scusandomi timidamente entrai nel negozio. L'odore forte di legno appena posato mi faceva ricordare gli immensi boschi Norvegesi, e il profumo agrumato del suo dopobarba mi ricordava le giornate primaverili. La camicia che volevo acquistare aderiva perfettamente al manichino in vetrina ed io la indicai dicendo...Voglio quella... mi guardò sorridendo e disse Vedo che lei è molto sicura.. è un'ottima scelta....ma ....penso non sia della sua misura lei...tossicchiò poi mi guardò arrossendo ... lei è molto prosperosa... Io lo guardai e scoppiai in una risata nervosa e alla mente mi venne l'immagine di Lidia, magra e con dei seni piccoli e sodi, assomigliava più ad un'adolescente che ad una trentenne, l'esatto opposto di me, prosperosa e bene in carne, non grassa ma morbida e rotonda... Bhe ovviamente non è per me risposi e poi...io non sceglierei mai un capo così colorato. Corrugò la fronte e mi guardò, la sua espressione lasciava trasparire una certa disapprovazione. Lei invece avrebbe proprio bisogno di tanti colori, una cornice preziosa senza tela non esalta la sua bellezza. Mi sentii lusingata ma anche ferita, come si permetteva di giudicare il mio modo di vestire. La mia espressione quasi stordita lo spronò a continuare. Cominciò ad elogiare colori e gusti di Vini pregiati, opere d'arte e sculture finendo con un vero e proprio congresso sull'importanza dei colori nella vita di tutti i giorni. I miei nervi urtati all'inizio dalla sua insistenza ora sembravano rapiti da quella voce profonda e sensuale. Mi ritrovai chiusa in uno stanzino a provare vestiti di mille colori e tagli, mentre lui giudice clemente si complimentava con me per il mio straordinario modo di portare quei capi. I minuti passavano e mi ritrovavo ad essere allegra e spensierata in quel improvviso e tanto folle gioco. Scelsi un vestito lungo a colori pastello, il tessuto leggero cadeva sul mio corpo come una carezza e donava al mio viso una luce radiosa. Pagai la merce e mi avviai alla porta, la mia mano si posò sulla maniglia ma fu raggiunta dalla sua, un gesto del tutto normale visto che la porta era chiusa e lui la doveva aprire, ma la mia pelle venne scorsa da mille brividi. Lo salutai e uscii, l'aria rinfrescata dalla pioggia di poco prima odorava di erba e sole, sarebbe stata una stupenda passeggiata. L'umidità accentuata dalla pioggia rendeva ogni cosa più pesante e anche le mie gambe cominciarono a chiedere riposo. Mi ritrovai seduta in una piccola panca di legno scuro, nella semioscurità di una piccola ma accogliente osteria, la bibita fresca mi rigenerava ad ogni sorso ma ad un tratto una voce mi riscosse e fu di nuovo caldo.... E' piccolo il mondo..... ma cosa vedono i miei occhi... non si possono bere certe porcherie... il Dio Baco ne sarebbe offeso, assaggi questo e non menta! Il piccolo calice conteneva un vino bianco profumato e leggero, la mia lingua gustava l'aroma fruttata e gentile ed il mio palato assaporava gusti mai scoperti, donando alla mia bocca piaceri intensi. Istanti brevi che a me parvero lunghissimi mi lasciarono quasi sfinita e in attesa di un altro piacere così sublime. I suoi occhi ridevano e riflettevano tutta la sicurezza di una nuova vittoria. Mi ritrovai a ridere ancora e a guardare le sue labbra che si muovevano mentre mi spiegava come riconoscere la provenienza del vino e di quale grande impegno serviva per imparare ciò. Le sue mani sfioravano le mie ed i suoi occhi percorrevano i tratti del mio viso. Era inutile negarlo lui mi attraeva e con i suoi modi così dolci ma sicuri riusciva a farmi volare ovunque. La cena che mi offrì fu una logica sequenza di quella giornata così nuova per me. La sera ci regalava colori e odori dolci di estate, mentre i nostri corpi ci supplicavano di non fermaci ad un semplice saluto. Ancora una volta i suoi occhi mi chiesero di rimanere con lui, di seguirlo, di regalagli ancora tempo. Il ticchettio delle mie scarpe si perdeva sotto il porticato di quell'antica piazza e il mio cuore balzava nel mio petto impazzito. Quell'attico arredato con gusto raffinato e decorato con vari oggetti orientali era un luogo magico. I nostri occhi si allacciarono e non seguirono parole ma gesti lenti e caldi che animarono ancora di più l'eccitazione dei nostri corpi. Le sue mani scorrevano lungo i miei fianchi e la sua eccitazione premeva contro la mia intimità... senza vergogna senza paura ma solo animata da passione guidai quel membro eretto e proteso verso la mia intimità. Fui riempita da quel sesso pulsante che mi donava ondate di piacere ad ogni singolo movimento. La sua pelle sotto le mie labbra emanava profumo di uomo. La mia eccitazione sembrava senza limite e come un'assetata chiedevo ancora piacere. La sua lingua percorse il solco dei miei seni, le sue mani stuzzicavano i miei capezzoli mentre le mie unghie graffiavano la sua schiena. La lingua continuò la sua discesa fermandosi tra la mia peluria e cercando il clitoride, come un'esperta amante si prese cura di lui, lo succhiò lo baciò, scese ancora verso la fessura e portando al palato i miei umori ne assorbì l'aspro sapore. La mia mano cercò il suo membro e lentamente lo portai alle labbra, la lingua lo leccava priva di ogni pudore e ne gustava il sapore, il piacere che saliva faceva pulsare quel sesso sino quasi a farlo scoppiare mentre lunghi e densi fiotti inondarono la mia bocca. Assaporai il gusto amaro e speziato del suo seme, mentre la mia eccitazione scendeva verso il mio ventre regalando alla sua bocca il bagnato del mio orgasmo. Rimanemmo così, sazi e stanchi a sorseggiare un bicchiere di whisky. Non ci furono complimenti o parole per quello che c'era stato, i nostri sensi avevano parlato per noi. ....Voglio dividere ogni momento di piacere con te... noi saremo amici... Uscii da quella casa sapendo che presto ci sarei tornata. Noi saremo amici.... si lo saremo stati, io non sapevo nulla di lui..... e lui non sapeva nulla di me. Solo una fila illogica di numeri che formavano una destinazione telefonica, quello ci avrebbe legato, solo quello. I miei pensieri si diradarono al tocco della sua mano. Ancora una volta i nostri corpi parlarono per noi e non ci fu più tempo per il cibo e per il vino, ci avrebbero atteso al ns. ritorno, quando esausti dal piacere ci raccontiamo ogni piccola cosa, nulla è nascosto tra noi, ora dobbiamo partire per il lungo viaggio verso l'estasi.
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