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Ladra di te
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Titolo:
Ladra di te |
Autore:
Jo |
Contatto:
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Racconto
n° 1273 |
Altri
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Una foto, una delle tante che ci vede insieme… La guardo, ci ritrae sorridenti, giovani e felici, mano nella mano a passeggio in una grande città. Parigi… in uno dei nostri viaggi di tanti anni fa, che bello quel tempo, sereno e ancora non contaminato da lei, allora eravamo ancora noi, io e te e nessun altro. I viaggi mi sono sempre piaciuti, lei rimaneva a casa in un cassetto della tua mente, emergeva lenta e sottile, ma andava subito via, coperta dal mio amore, dalla mia femminilità, cosi ho creduto per tanti anni e mi sono adagiata a vivere con te e con lei. Non era un tradimento, non era una presenza costante, ma lenta e subdola tornava sempre e si intrometteva tra te e me, ti portava via, ti rendeva schiavo dei suoi piaceri e voleri e finché la sua fame non era saziata, tu non eri nuovamente mio. L’amavo mio malgrado perché eri tu, nelle sue fattezze, nel suo incedere femminile e provocante, con quel corpo snello e depilato che ostentava la femminilità desiderata e che la natura non ti aveva dato. Io era te che volevo e lei ti portava via, ti rendeva vulnerabile, sottomesso e schiavo ai suoi voleri. Lei era più forte di te, ti guidava alla ricerca di tutto ciò che era femmina, di tutto ciò che poteva far venire fuori quel tuo lato nascosto e che chiedeva con forza e dolore di essere amato. Dolore sì questo è stato, dolore e rabbia per doverti dividere con una concorrente invisibile e non affrontabile. Subdola e perfida chiedeva a me il lato maschile e chiedeva il ruolo che non ho mai voluto avere. Mi chiedeva di darle piacere, come tu lo davi a me quando lei non cera, come riuscivi ad essere dopo che lei era momentaneamente fuori gioco. Sentivo di poterti avere mio e lo eri, sapevi toccare le corde del mio cuore, amarmi con passione, farmi toccare il cielo con un dito, sapevi essere maschio e sensuale come io ti volevo e l’amore tra noi era forte e travolgente, senza risparmio come deve essere tra due amanti. Solo allora eri mio e io vivevo di quello e m’illudevo ancora una volta che potessi essere più forte di lei. Io sono la donna, io sono la femmina e io chiedo amore, sesso e dolcezza da te, perché ti nascondi in quel bozzolo fatto di pizzi, di trine sottili e perfide come la morte? Sì come la morte che ogni volta speravi anche tu, la sua morte perché di te lei aveva l’anima e il corpo. A me rimaneva soltanto un po’ di quello che avrei voluto, perché diviso con lei. Ma lei era lì come una puttana che chiede il suo tributo e vuole e pretende di essere soddisfatta, non ci sono regole, non ci sono ore o giorni, è solo la voglia prepotente e forte che bussa al cervello e rende schiavo il corpo. La odiavo, la invidiavo per quel corpo che mi portava via e che ostentava davanti, snello e cinto di mille orpelli femminili, tanto quanto, io che cosi sono nata, non ho mai avuto. Sfacciata a tal punto da farmi concorrenza e rubare di me non solo l’amore e l’uomo della mia vita, ma anche la mia dignità di donna. E’ cresciuta lei, è cresciuta a tal punto da essere più forte di te e farti fare ciò che voleva, e come ogni donna voleva essere guardata, desiderata e amata da uomini, ed è cosi che ti sei dato a loro, ai loro sguardi alle loro voglie malate e perverse. Lei era felice, godeva e si offriva e ogni volta si sentiva più femmina che mai. In questo vortice di dolore, sì il dolore che provavi ogni volta che riuscivi a svegliarti ed essere nuovamente te stesso, un uomo e una donna insieme che lottano per avere lo stesso corpo, la stessa anima e lo stesso cervello, sei andato avanti per anni, soggiogato dalle sue voglie e dai suoi ordini. Hai tentato di soffocarla, di non ascoltare il canto della sirena che, come ad Ulisse, tentava il tuo viaggio verso casa, hai trovato un'altra strada anche questa forte e dolorosa e per me impossibile. Abbiamo combattuto le stesse battaglie e tentato le molte strade per stare lontani da lei, ma non è bastato confondere le piste, non è bastato darsi con tutto l’amore possibile e nemmeno con una vita più coinvolgente. Lei era lì che aspettava soltanto il momento di un piccolo inciampo per tornare e riprendersi il tempo perduto. Ed è stato cosi, è tornata, spavalda e prepotente, forte della tua debolezza, forte del tuo smarrimento e ti ha travolto, ti ha chiesto di più e ti ha spinto a dare di più fino a farti quasi perdere per sempre. Ti ha spinto distante da me, che con dolore e gran sofferenza ho lottato per tenerla lontana, ero io la nemica ero io l’ostacolo da superare, e lontano da me ti sei trovato nel baratro più assoluto, solo e con lei che dirigeva i tuoi passi, guidandoti all’inferno. Ci sei quasi arrivato laggiù, dove il marcio e il perverso ti porta a toccare il fondo e dove la dignità personale lascia il posto alla follia, ci sei quasi arrivato e hai iniziato a sentire il calore delle fiamme che bruciavano i tuoi passi, e lei che rideva felice per aver ottenuto ciò che sperava, averti suo per sempre. Il caldo delle fiamme è diventato forte ed ha iniziato a farti male, ed è stato allora che ti sei ribellato che hai spinto lei e solo lei nel baratro dell’inferno, è stato allora in uno scatto di coraggio e di fiducia in te stesso che hai detto BASTA! Ti sei lasciato aiutare e guidare da chi poteva, non io, io non potevo più niente ormai, soltanto capire ed accettare il cambiamento e sapere che non ci sarebbe stato più spazio per me nella tua vita. Fa molto male accettare la sconfitta, ma sono felice perché è lei che ha perso e tu sei finalmente salvo, anche se non sarai ma più il mio uomo. Io ti ho amato tanto e incondizionatamente, sono stata solo tua e nessun altro mai ha avuto il tuo posto nel mio cuore e nel mio corpo, ho accettato di te anche lei, nella speranza vana che un giorno sarebbe finita, e che saresti stato soltanto mio e per sempre. Ora guidi i tuoi passi verso un'altra lei, che non è dentro di te, è lì nel mondo che aspetta soltanto di essere trovata, di essere vissuta, una lei diversa che non sarò io, un altra lei che di te sappia soltanto vedere l’uomo completo, rinnovato e solo. Una lei che non conosca il tuo passato tormentato e che ti viva come un essere nuovo, nato dalle ceneri di un uomo e una donna insieme e che della donna conserva soltanto la delicatezza e la dolcezza e l’infinita voglia di tenerla in un cantuccio del proprio cervello, ma lontana e addormentata per sempre. Ti lascio al tuo nuovo viaggio mio dolce “amico” e cammino nella strada parallela alla tua, anch’io alla ricerca di un amore e di un uomo soltanto mio e che non dovrò mai più dividere con nessuna… Buon viaggio!
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