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L'altra orchidea
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Titolo: L'altra orchidea
Autore: Veleno Dolce
Contatto:
Racconto n° 1289
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Il suo aereo, sarebbe partito tra poco, aveva appena il tempo per una sigaretta... pensava al viaggio, al suo rientro, a Diego. L'avrebbe aspettata all'arrivo, ne era certa.
Diego, cosi romantico e innamorato. La tristezza la pervase come un lungo brivido.
Salì sull'aereo, trovò subito il proprio posto, sperando che nessuno altro si accomodasse vicino a lei.
Tolse il capello, sciolse la sua lunga cascata di capelli rosso chiaro, socchiuse gli occhi: pensava a Diego.
Non lo aveva mai amato, l'aveva sposato perché suo padre aveva deciso cosi, i classici matrimoni combinati.
In dieci anni di matrimonio, Martina aveva imparato a odiare e soffrire in silenzio.
Non erano arrivati figli, l'unica cosa che riusciva a dargli un po' di serenità era il suo hobby: coltivare fiori esotici.
Chiese a Diego di costruirle una serra, è in quel luogo che passava la maggior parte delle giornate, con i suoi fiori.
Le Orchidacee: amava in modo particolare questo tipo di fiore, ne aveva una varietà infinita.
Quella a cui si dedicava in maniera particolare, era una orchidea molto rara, regalatale da Diego per i suoi quarant’anni.
Veniva chiamata “Orchidea Fantasma“, un fiore originario della Florida, Bahamas e Cuba.
Una pianta che cresce e vive arrampicata sugli alberi delle foreste umide e calde, una pianta molto rara.
Aveva iniziato ad interessarsi ad questa orchidea, da quando aveva visto il film “Il Ladro di Orchidee”.
Quel piccolo fiore l'aveva rapita.
Il rapporto con suo marito si trascinava nella routine quotidiana, anche sessualmente.
Era un sabato sera di un week end estivo, come al solito stava a casa da sola.
Diego aveva la sua partitina allo “Sporting Club“ con i suoi soliti amici.
Decise di andare a controllare la serra, la sua orchidea fioriva durante l'estate, producendo dei piccoli singoli fiori in successione.
Sudava, complice la magica atmosfera estiva, assieme al caldo che inebriava i suoi sensi.
Dal suo bustino semi slacciato, fuoriusciva un roseo capezzolo, si spogliava velocemente, senza dare peso dove buttava i suoi abiti.
Continuava a sudare, le gocce scendevano fra i seni, e giù, fino a riempire l'ombelico.
Una goccia dopo l'altra, sembravano delle dita che la accarezzavano, scivolando sulla sua pelle.
Le labbra piccole e grandi della sua vagina, infuocate per il sole e per la voglia, fremevano sotto le carezze delle sue dita, odoravano di suo, era caldissima.
Discostò i suoi slip, prese il suo clitoride è inizio a stringerlo a lungo.
Continuò a toccarsi il suo sesso umido, sentendo la figa bagnarsi.
Amava chiudersi nel suo piccolo mondo, e giocare con il suo sesso, le piaceva masturbarsi, dimenticava qualsiasi cosa.
Udì la porta della serra chiudersi, si girò e vide Viola... la sua amica.
Era una situazione molto imbarazzante quella in cui si trovava, sentiva il senso del peccato, ma fu anche l'estasi quando la sua coscienza percepì che era nuda di fronte a lei.
Una donna appariscente, dalle forme giunoniche che la guardava, come una pantera amazzonica.
I suoi occhi occhi azzurri s'illuminarono di una singolare luce.
Lei ambiva ad essere la sua preda.
Le fu addosso, aveva il cuore in gola, incominciò ad accarezzarla, il contato delle sue mani le provocò in tutto il suo corpo
fremiti di piacere, ebbe un sussulto... non osava guardarla.
Prese la sua mano, la mise dentro i suoi jeans, e con la mano un po' tremante, Martina iniziò a sfiorare la stoffa del suo perizoma. Sentiva la sua fessura coperta di foltissimi peli, mentre la sua perla continuava a irrorarsi di umori.
Il suo viso, si avvicinò alla sua bocca, in cercava della sua esigente lingua.
Iniziò a morderla e a succhiarla, fu attraversata da un brivido lungo.
Non poteva immaginare, che baciare una donna gli creasse un emozione così forte.
D'improvviso con fare elegante e particolarmente sensuale, Viola si allontanò... iniziò a spogliarsi, mettendo in mostra un fisico felino.
Vide i suoi seni, i suoi grandi capezzoli turgidi rosa, i suoi fianchi prorompenti ed arroganti.
Cominciò ad accarezzarla lentamente, le toccò i capelli, poi scese lungo il suo viso, il collo, i seni.
Con la sua lingua iniziò a leccare i suoi piccoli bottoncini, che subito risposero al suo tocco indurendosi all'istante.
Si adagiò pian piano contro il corpo della sua amica, seno contro seno, riprese la sua mano e la infilò in mezzo alle sue gambe.
Martina riprese col suo indice e il medio ad esplorare la sua vagina umida, a tal punto da sentire le sue contrazioni.
Procedette a mordicchiare i capezzoli: sentiva i suoi gemiti, mentre le titillava il suo clitoride.
La adagiò su un bancone e le divaricò leggermente le gambe.
Voleva scoparla con la lingua, era in preda ad una foga incontrollabile.
Le sue labbra esperte iniziarono a succhiare il suo clitoride, con le stesse movenze con cui era abituata a succhiare il sesso del suo uomo.
Muoveva il bacino come per accompagnare i suoi movimenti, il piacere cominciava ad esplodere nel suo ventre.
Lo sentiva scendere lungo la sua mano, e nella bocca.
Si trovarono abbracciate e con le lingue avvinghiate, Viola iniziò a leccare e bere tutti gli umori della sua vagina.
Vennero insieme, trattenendo le urla, l'una nella bocca dell'altra.
Fuori, dalla finestra a vetri della serra, Diego che finiva di masturbarsi: probabilmente aveva goduto per tutto il tempo di quell'avventura.