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Il viaggio
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Titolo: Il viaggio
Autore: Cherie
Contatto:
Racconto n° 1305
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IL VIAGGIO
Era parecchio che non prendevo un treno, non è il mio mezzo di trasporto preferito.
Forse troppo lento, rispetto ai suoi colleghi "moderni", ma a volte, soprattutto in questo caso, necessario.
Arrivata alla stazione, solo poche fermate di metro e sarò in centro.
Appuntamento di lavoro, spero vada bene, sicuramente andrà bene.
Cerco una carrozza poco affollata, magari uno scompartimento vuoto, ho voglia di rimanere sola con i miei pensieri, guardare il mondo che scorre velocemente fuori dal finestrino, e pensare, pensare, pensare.
Forse riuscirò a far passare prima le ore, odio viaggiare in treno... questa è una certezza.
Trovo il mio "rifugio" e mi ci ficco dentro, come un ghiro nella tana, all'inizio dell'inverno.
Mi tolgo gli stivali e piego le gambe sotto al sedere, la gonna lunga mi fa da coperta e scalda i miei piedi nudi, non porto collant, non li sopporto.
Un libro, l'acqua a portata di mano, cosa posso chiedere di più (vorrei un aereo).
Manca la concentrazione però, non riesco a leggere,i pensieri corrono alla velocità di questo mezzo su rotaie, e davanti a me scorrono le mie paure, le mie certezze, i mei sogni.
-Posso?-
Una voce calma e dal tono profondo mi fa trasalire. Mi volto e vedo solo due occhi neri, che mi penetrano a tal punto, da farmi sentire nuda.
-Certo, prego.-
Il mio tono di voce forse ha svelato la mia voglia di solitudine, ma al tipo di fronte non sembra interessi molto.
Getta la sacca sopra il portaoggetti e si accomoda davanti a me.
Jeans strappati, giubbotto di pelle, cappello abbassato sopra la fronte, scarpe da tennis.
E' giovane, almeno lo è più di me, traffica con un taccuino, e quando ha finito, alza lo sguardo e mi sorride: -Viaggio lungo?-
Il suo sguardo cade sui miei piedi coperti in parte dalla gonna, cerco di ricompormi, ma è un gesto goffo ed inutile.
-Si,arrivo fino al capolinea-, rispondo.
-Allora, ci faremo buona compagnia.-
Un sorriso malizioso illumina quel viso da bambino presuntuoso, troppo sicuro di sé.
-Ma che tipo!- penso fra me e me, -ma chi si crede di essere?-
Un senso di rabbia m'invade, mi sistemo meglio che posso e ricomincio a leggere il mio libro.
Niente! Non riesco a concentrarmi, sento il suo sguardo addosso.
Riesco a vedere i suoi occhi oltre le lenti scure, degli occhiali da sole che indossa.
Lascio scivolare il libro sulle gambe, e rivolgo lo sguardo al finestrino.
Fuori tutto corre velocemente, la vista è quasi infastidita da quel passare veloce di colori di forme, sono talmente assorta nei miei pensieri che la mano abbandona il libro, che cade...
Mi chino, si china... gli cadono gli occhiali.
Occhi negli occhi, la sua mano sopra la mia, sopra il libro.
E' calda, come il suo respiro che accarezza le mie guance, come le sue labbra che sfiorano le mie, senza toccarle, senza baciarle
-Baciami- penso -che aspetti?-
Ci rialziamo, senza distogliere gli sguardi, senza staccare le mani.
I nostri corpi si chiamano, le nostre menti si parlano, i nostri occhi corrono già oltre i prati che fuori continuano a scorrere velocemente.
Blocca la porta, chiude le tende...
Le sue braccia intorno alla mia vita, scaldano quel pezzetto di pelle che è rimasta nuda, scoperta dalle sue mani sotto la mia camicia.
La sua bocca sul mio collo, lenta, inesorabile, assapora la mia pelle morbida...
Non ci muoviamo lentamente, e nemmeno freneticamente.
E' come se i nostri corpi seguissero un ritmo, quello del treno.
Le mie mani, gli sfilo il maglione, il suo petto caldo.
Lo bacio, mi spoglia, mi sfila la camicia.
Lo accarezzo, le mie culotte scivolano ai miei piedi.
Si siede, mi siedo sopra di lui.
Non c'è bisogno di "prepararmu", il mio scrigno è gia caldo e umido, slaccio i suoi jeans, e scopro che anche lui è già pronto.
Mi cinge la vita con le mani, mi accompagna, l'assecondo.
Sentirlo entrare, mi da una scarica, l'adrenalina sale.
Le nostre lingue non hanno un attimo di tregua, i nostri respiri diventano sempre più intensi.
La danza del treno accompagna i miei movimenti, diretti dalle sue mani, sempre sui miei fianchi.
Mi piace come mi stringe come mi fa muovere sopra di lui.
I suoi occhi scuri, mi penetrano forse più del suo membro, senza tregua senza via di scampo.
Improvvisamente mi ferma...
-Alzati- mi dice, lo faccio.
Mi alza la gonna, passa dietro di me, appoggio le mani allo schienale e lo sento accarezzare la mia vulva fradicia e bollente.
Accarezza e sposta, trasferisce il miei umori verso un anfratto ancora chiuso.
Lo sento entrare con decisione ma delicatezza, una poi due dita.
La mia schiena s'inarca, un gemito esprime il mio piacere.
Sento il suo bacino sui miei glutei, le sue labbra sul mio collo, lui dentro di me.
-Toccati- mi sussurra all'orecchio, quella voce, la sua voce, penso che riuscirebbe a farmi fare di tutto.
Stacco un braccio dallo schienale e comincio ad accarezzarmi, lentamente, ma le mie labbra sono talmente aperte e bagnate che nemmeno le mie mani riescono a fermarsi, la mia eccitazione mi eccita.
Premo, solletico, cerco la perla già gonfia, l'accarezzo la stuzzico, mentre la sua voce nelle mie orecchie:
-Sei bellissima, sei tremendamente eccitante-
Sento il suo respiro sempre più intenso, il suo ritmo accellera ed accellera anche il mio.
Improvvisamente, una galleria, ci avvolge l'oscurità e in essa le nostre voci si uniscono in un ultimo gemito.
La luce del sole ci ritrova sdraiati, uno sopra l'altro, la mia gonna copre le mie gambe ripiegate sotto i glutei.
Le sue braccia attorno al mio corpo.
Alza il mio mento con la mano, mi bacia mi sorride.
Quel sorriso impertinente, da bambino troppo sicuro di sé.
Lo piglierei a schiaffi, invece lo bacio.
Fuori dal finestrino, il paesaggio scorre davanti ai nostri occhi,ed io penso che il viaggio è ancora lungo.