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Fabio & Sara
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Titolo:
Fabio & Sara |
Autore:
Silverwings |
Contatto:
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Racconto
n° 1327 |
Altri
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Fabio & Sara
Ho ancora una voglia pazzesca di farlo! Non so da quanto tempo m'immagino il momento, il posto, le sensazioni. Ma adesso che siamo qui distesi sull’erba, mentre tu stai dormendo, non riesco a pensare che ai tuoi occhi nascosti dal tuo dolce dormire. Svegliati amore, illuminami, guardami ancora una volta prima che me ne vada. Mi avvicino per sentirti respirare, per sentirti viva, come la prima volta che ti sei distesa su di me e il tuo cuore ha battuto contro il mio. Hai sempre l’odore della prima volta che ho potuto baciare il tuo collo. Sai di primavera, delle rose bianche che ogni anno aspetti che fioriscano perché possa regalartele. Non ti ho mai detto che ogni volta fingevo di dimenticarmi del nostro anniversario per vedere, per qualche istante, il tuo volto imbronciato, che mostrava i tuoi lineamenti delicati come le ali delle farfalle. Sto pensando di andarmene senza dirti una parola, i più aulici poeti non hanno saputo aiutarmi nell’esprimere quello che provo per te, forse di parole non ne esistono. Almeno un bacio, io che non so vivere nemmeno un giorno senza il tuo sapore, ora devo esserne privato per un tempo interminabile. Sara apre gli occhi, svegliata dal mio bacio, mi guarda con sguardo interrogativo perché i miei occhi stanno piangendo. “Cosa succede Fabio?” mi chiede “Non ho potuto dirtelo prima, Sara, ma domani parto.” “Per dove?” “Devo andare in Germania con la mia famiglia, mio padre ha trovato lavoro” “Cosa? Ma come...” Quel come le esce strascicato, non ho mai sopportato vederti piangere lo sai, mi avvicino per baciarti le guance, per raccogliere un sorso delle tue lacrime amare, come se nel farlo potessi lenire il tuo dolore, ma non c’è amaro in te solo dolcezza, persino le tue lacrime sanno di miele. “Non c’è modo che tu rimanga qui, hai provato a parlarne con tuo padre?” Perché mi chiedi questo, mi conosci, lo sai che ho fatto il possibile perché questo non accadesse, ho litigato con lui e mi ha anche picchiato, per le mia ira nei suoi confronti. “Vieni” mi dici e mi prendi la mano, mi tiri talmente forte che sto per cadere. “Sara dove stiamo andando?” è una domanda inutile tanto so che non me lo dirai, ti è sempre piaciuto sorprendermi. Corriamo su di un prato protetto da alberi secolari, mentre il giorno si sta addormentando e il sole colora di rosso ogni cosa che lambisce, anche la pelle delle tue braccia nude. “Qui” mi dici “Qui cosa?” rispondo io come fossi un idiota. Ma non rispondi alla mia domanda con le parole, capisco tutto mentre ti togli la camicetta rosa sulla quale ti ho rovesciato il gelato l’estate scorsa. “Sara non credo di essere capace...” La mia voce trema come la tua mano, la sento quando predi la mia e la porti sul tuo seno, mi ritrovo sopra di te e l’affanno che c’è nel mio e tuo respiro rende ancora più goffi i miei tentativi di alzarti la gonna, devi aiutarmi ancora tu, sorridendo per un istante per quanto sono imbranato. Sono dentro di te e sento il nostro amore pulsare su ogni parte del nostro corpo, mentre mi muovo le foglie attraversate dalla brezza, insieme al cinguettare delle rondini, cantano una canzone per noi. Non so quanto tempo sia trascorso, forse tutto il mondo si è fermato, mi sdraio sopra di te spossato e felice mentre parte del mio corpo e della mia anima scendono su di te. Mi guardi e sorridi, anche se il sole non c’è più in verità è qui che mi sta guardando. Ti sei ancora addormentata, mentre la Luna si è affacciata nel manto scuro della notte, tra poco dovremo rientrare ognuno alla propria casa. Ti guardo Luna, tu che esisti da sempre e hai visto il nostro segreto qui, in questo giorno di primavera, e ti faccio una promessa, un giorno vedrai la mia bella Sara vestita di bianco che tiene la mia mano, mentre piogge di riso ci cadono sulla testa, la mia Sara sarà splendida, più splendida di te Luna e di tutte le stelle. Si, vestita di bianco, come le rose che le regalo ogni primavera, come le rose che le regalerò per tutta la vita.
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