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Mani sul tuo corpo... rubando la tua mente!
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Titolo:
Mani sul tuo corpo... rubando la tua mente! |
Autore:
Master E |
Contatto:
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Racconto
n° 1343 |
Altri
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Ricordi di una vita passata, emozioni che tengo in me, ricordandoti. Grazie a chi vorrà inviarmi commenti e giudizi.
Afosa notte estiva, una corsia d'ospedale, tranquilla e silenziosa, stanze e studi si aprono sul lungo corridoio fiocamente illuminato. Uno studio, un PC acceso, connesso alla rete. Immagini sullo schermo fluorescente. Immagini di corpi, di pelle sudata, di amplessi selvaggi, di bocche assetate di sapori eccitanti, di mani frementi, di dita ansiose di raccogliere viscidi umori odorosi. Un esile corpo di donna acerba davanti a quel PC, coperto da un candido camice. Seduta su una poltroncina a rubare quelle immagini, inseguendole con la mente. TU! Giovane allieva infermiera ai primi noiosi turni di notte. Tu che affoghi la noia di ore lente lasciando che la mente voli lontano, aiutata da ciò che la rete offre, vivendo virtualmente ciò che nella vita reale temi, ciò di cui ti vergogni. Immagini che si susseguono su quello schermo. Donne piegate nel loro orgoglio, umiliate. Eppure scorgi nel loro volti una luce che vorresti avere. Fierezza! Gioia! Appartenenza! Vergogna! E la tua mano scivola sulle tue gambe, sulla tua pelle nuda offerta alla calura di questa estate. Senti i primi brividi scorrere nel tuo corpo mentre le dita lentamente si muovono, rallentano, stringono, accelerano, rallentano ancora imponendosi di muoversi piano per prolungare lo sfinimento di quell'attesa di piacere. Sguardi severi su quello schermo giudicano corpi usati, donati, offerti. Sguardi che tu immagini su di te mentre impudicamente schiudi le gambe, lasci che il bacino scivoli in avanti, cercando la tua mano. Il camice, al tuo muoversi, scopre il tuo corpo mostrandoti, offerta a quel video che non può vederti. Immaginando di essere offerta a quegli ignari spettatori. L'esuberante desiderio dei tuoi 20 anni esplode nella notte, sussulti spasmodici sollevano il tuo bacino, i capezzoli che premono la stoffa ruvida del camice mentre fantasie perverse ti portano con loro. La tua mano che finalmente racchiude il tuo sesso umido appena velato dal leggero perizoma già intriso di te, un fremito, un brivido che scorre sulla tua pelle sentendo il tuo desiderio bagnarti le dita, ma lentamente allontani la mano, come se un ordine deciso ti imponesse di aspettare! Le tue dita umide sul collo, scivolano sulla gola, sul volto, riempiendoti la mente del tuo odore eccitante, la tua lingua cerca quelle dita, ti beve, avida di sapori perversi. Immagini nella tua mente, tu, protagonista di ciò che vedi su quello schermo: tu nuda, in ginocchio, le mani strette da una corda che segna i polsi, il capo chino, il viso arrossato, davanti a colui che sai essere il tuo Padrone, che senti e vivi come tale, non per Suo ordine, ma per istinto, riconoscendolo. E la tua mano torna a cercarti, preme piano lo slip, senti il clitoride tendersi, cercarti, implorarti, mentre rapidi ora i tuoi polpastrelli lo muovono, accordandosi con il ritmo del tuo respiro, sempre più rapido, sempre più frequente, mentre le tue gambe si spalancano sorrette dai braccioli di quella poltroncina, mentre il tuo seno sembra esplodere in quel camice divenuto troppo stretto. Mani, mani che tremanti slacciano il camice, rivelando la tua pelle, mani che ansiose imparano il tuo corpo, soffermandosi, sfiorando, stringendo severe; nella tua mente lo sguardo del tuo Padrone ti giudica ed a lui ti offri, vedendolo severo in piedi davanti a te. Il tuo seno ancora acerbo, i capezzoli rosei, tesi nell'eccitazione, l'odore del tuo desiderio che ti circonda, ti avvolge. Ed ancora, ancora la tua mano ti trova, scosta quel pezzetto di stoffa fradicio, sente il pulsare delle grandi labbra, il viscido piacere della tua voglia. Mani, mani che sfilano ansiose quello slip zuppo di te ed odoroso di sesso, sentendolo scivolare sulla pelle in un lungo brivido. Dita che ti schiudono, mentre rovesci il capo gemendo, non ti servono più quelle immagini ora, ora stai vivendo, ora sei tu, tra le Sue mani, ora lui ti sta guidando, muove la tua mano, lentamente, prolungando il tuo desiderio, i muscoli contratti, il respiro trattenuto, per poi soffiare in un attimo la tua voglia di piacere, la tua urgenza di un orgasmo liberatorio. Ed il respiro torna ad arrestarsi, quasi ad impedire che anche quel rumore possa distoglierti da questo mondo. Dita, le tue, che immagini guidate da Lui, che ora ti aprono, mentre ti immagini aperta da lui, mentre ti sogni immobile tra le Sue mani, mentre doni il tuo corpo, preso ora da quelle dita che sono tue, ma che immagini, d'altri. Immagini sempre più vivide, che sempre più spesso tornano alla tua mente, come ora, che sempre più spesso fai tue, segretamente, che cerchi negli anfratti della tua mente anche nei momenti di intimità con il tuo ragazzo, nascondendogliele, vivendole in segreto. Immagini che ora sai rappresentano ciò che sei. Schiava, slave, puttana. Movimenti rapidi della tua mano ora, abile, che ti conosce. Dita che stringono con forza i capezzoli, dolore e piacere, mentre scivoli sulla tua umida voglia, riempiendoti di te. La bocca spalancata soffiando il tuo desiderio e la tua perversa sessualità. Fauci secche in un urlo muto. La gola contratta in uno spasmo di piacere. Dita, che schiudono piano il tuo sesso, lentamente, sentendolo pulsare, che si bagnano nei tuoi umori scorrendo lente tra le grandi labbra gonfie e sensibili, risalgono fino al clitoride, turgido, urlante, solleticandolo, tornano a scivolare, premendo più forte, unite, accompagnando i sussulti del tuo corpo. Per un attimo appena entrano in te, escono tornando rapide sul clitoride, lo muovono veloci e decise, facendolo scorrere tra i polpastrelli, stringendolo un poco, di nuovo accarezzandolo con furia, schiacciandolo, mentre stringi con forza le gambe, imprigionando la tua mano, quasi a costringerla a donarti il piacere, per poi spalancarle oscenamente, schiaffeggiandoti piano, e, finalmente, le dita unite entrano in te, prendendoti, spingendo a fondo mentre trattieni il respiro, muovendosi rapide accompagnate dai tuoi gemiti sussultanti, per poi fermarsi, improvvisamente, in te. Immobili. Le dita immobili, il corpo arcuato per meglio cogliere ciò che provi, i muscoli contratti in una lunga apnea, per poi lentamente uscire, le dita lucide di umori, e furiosamente tornare a prenderti. Con decisione ora, spingendo in te la tua mano, sollevando il bacino con scatti sussultanti, mordendoti le labbra per non gemere in quella silenziosa corsia. Nebbia perversa copre la tua mente, il vuoto scaccia la razionalità per lasciar posto al solo istinto, alla voglia, al piacere che ora guida il tuo corpo e la tua mente, incurante di ciò che esce dalle tue labbra, di ciò che il tuo corpo urla, di ciò che dice al tuo immaginario Padrone. SUA! Completamente! Senti il piacere crescere, impossessarsi di te, i muscoli si tendono, il corpo flesso, contratto, il respiro trattenuto nella attesa dell'urlo liberatorio. Stringi con forza le gambe, imprigionando la tua mano mentre le tue dita, immobili, riempiendoti, aspettano di essere inondate dal tuo piacere così desiderato ed atteso. E d'improvviso, inaspettata, una mano severa si posa sulle tue labbra impedendoti ogni suono. Una mano decisa strappa le tue dita da te, negandoti quel piacere troppo a lungo desiderato. Paura! Tensione! Inaspettata eccitazione! Vergogna al pensare che qualcuno ti abbia colta così, mentre stai masturbandoti davanti ad immagini perverse, squallidamente davanti allo schermo, di un PC, alla ricerca spasmodica di un solitario piacere. Mentre lunghi brividi percorrono il tuo corpo. Un sussurro accanto al tuo orecchio, cogli severità e decisione in quella voce che ti ordina di non voltarti, di tacere, allontanando quelle dita dalle tue labbra. Resti immobile, sopraffatta da ciò che sta accadendo, la realizzazione delle tue fantasie più segrete, dei tuoi timori più nascosti. E non sai se averne paura o desiderarle. Ti abbandoni a quelle mani, a quella voce. Ancora in quel mondo dove stavi trasportandoti, sola, e per il quale ora hai trovato forse una guida. Mani, non le tue ora. Che sfiorano il tuo collo, scendono sul tuo corpo accarezzandoti, semidistesa su quella poltroncina, le cosce spalancate alla voglia, la pelle fremente, il sesso umido e pulsante, impudicamente offerto a solitari piaceri, offerto a Lui ora. Mani che sfiorano i capezzoli mai così sensibili, gemiti trattenuti a stento a quelle carezze volute e sognate, movimenti involontari a cercare quelle mani, a dir loro il tuo appartenere; per un attimo realizzi l'oscena posizione in cui ti stai mostrando, il tuo viso si arrossa, ma il sentire altri occhi su te, così offerta, così femmina, fa contrarre il tuo ventre di spasmi dolorosamente eccitanti, accresciuti dal piacere appena negato. Mani, non le tue, che lentamente si bagnano in te, strappandoti un roco gemito, che dichiara involontariamente la tua accettazione, la tua sottomissione forse. Mani che trovano il tuo clitoride, ancor più sensibile nell'attesa spasmodica dell'orgasmo, mani che schiudono imperiose il tuo sesso, sfiorandolo piano, negandosi, tornando decise ad appropriarsene. Dita che entrano in te, Padrone, mentre sollevi il bacino accogliendole. La tua pelle freme a quel contatto, involontari movimenti le cercano, le inseguono, e invocano quasi. Mani che ora tornano al tuo viso, il tuo odore su altre dita, diverso dal coglierlo sulle tue, più eccitante, più perverso. Dita, non le tue ora, che scivolano tra le tue labbra, frugando la tua bocca, dandoti una sensazione di totale appartenenza, di abbandono al Suo possesso. Mani, che abbandonandoti per un attimo, tornano improvvise coprendo i tuoi occhi con una seta nera, buio, non più immagini virtuali davanti a te, ma ora non importa, ora non servono più, ora sono nella tua mente per ciò che stai vivendo; ed il buio ti fa nel contempo sentire indifesa e sicura di ciò che sei e vuoi. Ti fa sentire completamente Sua, fiera di ciò. Mani, severe ora, che afferrano i tuoi capelli con forza, trascinandoti a terra. Non serve vedere, ora sai che Lui è davanti a te, sovrastandoti, scrutandoti, guidandoti. I tuoi polsi tra le sua mani, una stretta decisa, una corda che li segna costringendoli dietro la nuca. Il tuo seno proteso in avanti, donato a lui, che lo sfiora, stringendo i capezzoli, rubandoti un lieve gemito, donandoti inatteso piacere che senti colare tra le tue cosce, che senti sfuggire tra ansimi e rochi gemiti. Mani, mani di Padrone, che guidano il tuo capo, tirandolo a sé. Odore del Suo sesso davanti a te, che ti ubriaca di desiderio, mentre schiudi le labbra, ansiosa di assaggiare il Suo sapore. Diverso ora, nuovo, non come ami fare con il tuo ragazzo stavolta, non muovendo perversamente le tue labbra lungo la sua asta, non allontanandoti per tornare a sfiorarlo con la punta della lingua, soffiando il tuo caldo alito eccitante, non facendoti desiderare per poi accoglierlo in te, avvolto dalla tua calda saliva, e fuggire, per tornare con brevi tocchi ad eccitarlo, sfidarlo, e di nuovo lasciarlo scivolare in te, quasi fosse un premio, un dono, sentendo in te il potere della decisione, di sapere quando portarlo lontano, succhiandogli l'anima con un sorriso negli occhi. NO, stavolta non così! Stavolta le Sue mani forzano il tuo capo, che pure vuole seguirle, stavolta il Suo sesso schiude deciso le tue labbra, che pure sono ansiose di accoglierlo, stavolta le Sue mani guidano i tuoi movimenti mentre il Suo sesso conosce la tua bocca, la fruga, spinge nella tua gola, soffocandoti, esce tra la tua fame d'aria, lucido della tua saliva e subito torna in te, con movimenti decisi, ritmici, facendo sussultare il tuo capo sotto i suoi colpi, scopandoti in bocca, facendo contrarre, nel tuo desiderio ormai inarrestabile, il tuo ventre ad ogni colpo. Impari ad amare quelle mani che guidano il tuo capo, quelle dita che stringono i tuoi capelli, il dolore che viene dai tuoi polsi costretti dietro la nuca, dai gomiti forzatamente sollevati, e tutto ciò si trasforma in piacere inaudito. I colpi aumentano il loro ritmo, senti il Suo sesso gonfio contro il palato, la tua lingua che lo circonda, il tuo respiro che viene mozzato ad ogni affondo mentre gorgogli la tua voglia, la tua appartenenza, in suoni smozzicati umidi di saliva. Un gesto secco, deciso, allontana il tuo volto, esce da te. Ti senti ripudiata, temi di aver sbagliato, di averlo offeso, gli occhi si riempiono di lacrime sotto quel velo nero ed un tremito continuo ti scuote, rannicchiata a terra, singhiozzante. Delusione! Timore! Voglia negata ancora una volta! Lunghi minuti scorrono, in silenzio, nel buio di quella benda. Dov'è? Se ne è andato silenzioso come era giunto? Ti ha abbandonata? Non ti ritiene degna di seguirlo? Mille domande nella mente, mille paure. Non di ciò che è stato e vorresti che ancora fosse. Al contrario, paura che ciò che ora sai di volere spasmodicamente non si realizzi. Il tempo scorre, minuti di una lentezza esasperante. Tensione! Dubbi! Un pensiero improvviso ti brucia l'anima; se fosse andato via? Scomparso? Lasciandoti così, a terra, i polsi stretti da quella corda? Nuda ed umida del tuo desiderio, con quel monitor ancora acceso su immagini perverse? Se non tornasse? Il cuore in gola al pensiero di restare così, impossibilitata a muoverti, al pensiero che altri entrino in quello studio, trovandoti, capendo, giudicando. Un filo di voce, parole appena sussurrate, forse al nulla: -La prego, la prego.- Ancora attimi lenti, l'ansimare del tuo respiro, poi una mano, quella mano che riconosci, che sfiora il tuo viso in una carezza, rinfrancandoti, scacciando fantasmi, facendo rinascere improvviso il desiderio. Quella mano che ti solleva, che si muove sul tuo corpo, accendendolo. Quella mano che, decisa, ti guida nella stanza, preme il tuo collo facendoti chinare, trovando davanti al tuo viso il ruvido piano di una scrivania, sentendoti completamente nelle sue mani in quella posizione, indifesa, le natiche sollevate, esposte oscenamente, offerte. Quella mano che scivola sulla tua schiena, leggera. Che accarezza le natiche. Che scivola all'interno delle tue cosce, ancora umide dei tuoi umori. Che, con una lieve pressione ti obbliga a schiuderle, aprirle, per ciò che tu stessa vuoi: spalancarle, offrendoti. Quella mano che risale lenta verso il tuo sesso che già senti bruciare dal desiderio mentre ondeggi il bacino cercandola. Quella mano che torna sul tuo collo, sfiora le tue mani costrette in quella posizione innaturale. La voce, quella voce, che torna a sussurrare al tuo orecchio, calda, sicura. -Ti guiderò, ti porterò lontano, volerai con me vivendo ciò che fino ad ora hai solo sognato.- Un lungo brivido a quelle parole mentre la mano torna a solcare la tua pelle, si posa sicura tra le tue gambe, le Sue dita frugano in te, con decisione, aprendoti senza ritegno, mentre annaspi cercando aria, mentre premi il seno su quella scrivania, sfregando i capezzoli tesi contro il legno lucido, mentre spingi il ventre contro quella mano per essere ancor più sua. Senti le Sue dita colmarti, le senti sfiorare il collo dell'utero, lentamente circuirlo, aprirsi dentro di te, richiudersi, accompagnate dai tuoi gemiti sempre più forti. Uscire piano, con una lentezza sfinente, mentre i tuoi muscoli si contraggono nel disperato tentativo di trattenerle, di richiamarle in te, mentre inghiotti invocazioni, preghiere. Il vuoto! L'abbandono di quelle dita! Il tuo sesso che resta schiuso, quasi implorando! E tornano, umide di te, scivolando nel solco tra le natiche, solleticando il tuo buchino. Tensione! Timori! Mentre mordi le labbra e vorresti urlare NO! Non lì la prego! Ricordi quanti NO hai urlato al tuo ragazzo per lo stesso motivo, quanti rifiuti decisi. Ma ora no, non puoi, non vuoi. Lasci che quelle dita ti solletichino, premano piano, si allontanino, tornino premendo più decise, sicure, certe del loro potere e del tuo desiderio. Senti il tuo buchino rilassarsi, mentre vuoti la mente. Un dolore improvviso mentre entrano in te, VIOLANDOTI! Avanzando lente, ed il dolore cede il posto ad un piacere nuovo, diverso. Mentre le piccole lacrime di dolore che bagnavano quel velo nero si asciugano Mentre i tuoi no timorosi ed ingoiati si trasformano in ansimi di piacere perverso. Mentre senti il tuo corpo aprirsi, accogliendolo, cercandolo. Lo senti vicino a te, il calore del Suo corpo contro il tuo, immobile, a prolungare la sfinente attesa. Sa cosa vorresti, cosa desideri, cosa sei pronta ad implorare, umiliandoti, tu che mai hai implorato piacere, ma sempre hai fatto implorare ad altri. E finalmente ecco! Il Suo sesso teso che sfiora il tuo, pulsante di desiderio, lo muove lentamente tra le grandi labbra, lo batte sul clitoride, sensibile come non mai, strappandoti mugolii imploranti, si veste dei tuoi umori mentre le Sue dita continuano a violare quel tuo tabù che ora non è più tale, e lentamente senti il Suo sesso farsi strada scivolando sulla tua voglia, schiuderti senza trovare resistenza, pulsare contro le tue labbra gonfie, superarle entrando. Movimenti impercettibili, quasi immobilità, per farti gustare, attimo dopo attimo, l'essere Sua. D'improvviso un colpo deciso. PRENDENDOTI! Non puoi soffocare il gemito prolungato che libera il tuo piacere, mentre i primi colpi ti frugano, mentre senti le Sue dita aprirti sempre più, mentre, attraverso di te, le Sue dita accarezzano il Suo sesso. Più veloce ora, mentre, il viso premuto su quella scrivania, rantoli di piacere, mentre densa saliva bagna le tue labbra, mentre la gola secca di desiderio trattiene parole che vorresti urlare, mentre il tuo corpo è un fremito di piacere. Non importa dove ti accarezzi, dove ti stringa, dove ti prenda. Il tuo corpo ormai è trasformato in piacere puro. Ansimi più forte, senti l'orgasmo nascere, scivolare sotto la pelle, scorrere nei tuoi nervi, nelle vene, esplodere nel cervello in un lungo rantolo continuo. Mentre le Sue mani sculacciano con forza le tue natiche, arrossate dai colpi, eccitate del dolore, estatiche nel piacere. Ed ancora, ancora, ancora. I Suoi colpi non smettono, il Suo ritmo incalza. In te, profondamente come non mai, finalmente come mille e mille volte nei tuoi sogni. Le sue mani che ansiose accarezzano la tua pelle. Una stoffa leggera tra le sue dita, che corre al tuo volto a sfiorare il tuo viso. Un odore noto, l'odore della tua voglia su quella stoffa. Il tuo slip fradicio di te che scivola tra le tue labbra forzate dalle Sue dita. Che accogli, gustando il tuo sapore. Muovendo rapida la lingua raccogliendo il tuo piacere. Gemendo sordamente mentre sempre più gli appartieni. Ancora l'orgasmo ricopre l'orgasmo. Ancora piacere sul piacere appena vissuto. Mentre copiosi i tuoi umori lo inondano, bagnando le tue cosce. Ed ancora, ancora colpi decisi, poi più lenti, uscendo piano. Ancora un po'. Sfilandosi da te. Il tuo sesso che resta schiuso per un attimo, e, prima che si contragga, Lui torna in te. Fino in fondo. Deciso e severo. Si piega su te, coprendo di pelle la tua pelle. Mescolando sudore al sudore. Il suo viso accanto al tuo, senti il suo respiro caldo sul volto, la sua mano che ti abbandona per accarezzarti le gote, per donarti nuovi odori di te, di quella parte di te appena violata che per la prima volta hai donato con gioia. Inconsciamente schiudi le labbra, cerchi quelle dita, le baci, le succhi. Ansiosa. Mentre la sua saliva cola sul tuo volto, bagnandolo. Mentre la sua mano la spande sulla tua pelle, sui tuoi gemiti continui, vivendo quel gesto non come umiliazione, ma come proseguimento del piacere, come ulteriore appartenenza. Ed i suoi colpi aumentano. Ancora rapidi ora, ancora decisi, ancora severi. A farti Sua ancora una volta, a frugarti fino in fondo all'anima, a possederti come nessuno mai. Ed ancora, ancora l'orgasmo giunge, repentino, assordante, sfinente. In un turbinio di piacere ed emozioni che ti lasciano sfinita, assente, perdendo per un attimo ogni cognizione di tempo e luogo. Avvolta nella nebbia dell'abbandono. Persa nel piacere troppo a lungo desiderato. In quel mondo che a lungo ti sei negata ed ora vivi. Lentamente la tua mente si snebbia dal torpore del piacere, apri gli occhi, scoprendo che nessun velo li copre ora. Passi una mano sul tuo volto, coperto da un velo di sudore, realizzando che nessuna corda serra i tuoi polsi. Ti volti guardando lo studio deserto. Nessuno! Solo uno schermo di PC che rimanda immagini perverse. Delusione cocente. Un groppo in gola. Un sogno. Era solo un sogno. Illusioni! Fantasie! Desideri repressi! Non realtà. Poi, piano, il tuo sguardo fissa i tuoi polsi, sottili strie rosse li segnano. A terra una striscia di seta nera. Sorridi felice a te stessa. SI, hai vissuto finalmente, non sogno o fantasia, ma realtà. Il cuore impazzito mentre cerchi di ricomporti, allacciando il camice sulla pelle nuda, mentre gusti a fondo il piacere vissuto che incolla le tue cosce. Vuoi conservare quegli odori. Sentire il piacere asciugarsi sulla pelle racchiudere in te le emozioni vissute, sapendo che altre notti verranno. Si, ora lo sai, ne sei certa, ora gli appartieni.
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