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Squilli a vuoto
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Titolo:
Squilli a vuoto |
Autore:
Goldensword |
Contatto:
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Racconto
n° 1352 |
Altri
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SQUILLI A VUOTO
La sua schiena era larga. Larga e scura. Pelle abbronzata ed abbondante che riempiva le mani di Dario. Era un mare nero e profondo in cui era difficile galleggiare. Solo i capelli lunghi, ricci e neri si distinguevano dalla carne. Le mani di Dario continuavano ad esplorare quel corpo, dal collo fino alla schiena, senza mai vedere il volto di lei. Senza sentire un sussulto. Dario sentiva caldo e poteva sentire il sapore di lei sulla lingua mentre percorreva la distanza fra il collo e le natiche. Oltrepassava i capelli lucidi e lunghi, le pieghe della carne sui fianchi, prima con le mani, poi con la bocca. Tanta carne, tanta pelle sulle abbondanti e sudate forme della donna che gli mostrava solo una sensuale schiena scura ed immobile. Le mani di Dario strinsero finalmente le natiche abbondanti, larghe, abbronzate e scure. Esse accolsero le sue mani con un abbraccio caldo per poi lasciarsi allargare docilmente così da lasciar passare la lingua che pennellò la distanza tra la schiena ed il piacere diverse volte lentamente, sempre più lentamente e sempre tracciando un percorso più lungo. Dario si sentiva sudato. La sua lingua riprese il percorso inverso salendo dalle natiche e seguendo il solco della colonna vertebrale fino alla testa. In prossimità del collo un rumore in lontananza disturbò Dario. Prima piano, poi sempre più forte, sempre più insistente, sempre più vicino… -Pronto? - Dall’altra parte del telefono solo rumori lontani. -Pronto? - Dario riattaccò il telefono e si girò nel letto verso il soffitto. Due settimane che lei se ne era andata e la casa era precipitata nel caos come la sua vita. Vestiti sparsi per terra, bagno in disordine e una smorfia di dolore sul cuore ad ogni passo. Persino in ufficio i suoi colleghi non lo sopportavano più. Solo Marta da dietro i suoi occhi neri gli rivolgeva ancora la parola. Ma lui la ignorava, come ignorava tutti e tutto, aspettando solo il momento di spegnersi la sera. Un attimo prima però di chiudere gli occhi una strana sensazione lo colpì. Per pochi secondi, ebbe l'impressione che qualcosa non quadrava. E si sentì meglio. Poi la sensazione svanì.
Le gambe erano grosse. Grosse e scure. Leggermente divaricate, abbastanza da lasciar vedere la pieghe della carne sotto al ginocchio. Le mani di Dario scorrevano sui polpacci sudati contemporaneamente alla bocca che baciava un ginocchio. La donna inarcò una gamba esponendo l’interno coscia ed invitando, con essa, la bocca di lui a assaggiarla, mordendola leggermente dove era più chiara e baciandola dove era più scura. Era sempre più caldo, sempre più immobile l’aria. La lingua di Dario conobbe il sapore del piacere della donna. Nero, e riccio il prato che stava assaggiando. Calda e lucida la carne che stava esplorando nelle pieghe di quel sorriso. Le sue mani risalirono dai fianchi, larghi, superando l’addome prominente sfidando quel mare di carne ma non trovarono il seno prima che un rumore lontano catturasse l’attenzione di Dario. Anche lei che aveva preso un movimento sussultorio appena percettibile si arrestò. Il rumore proseguì, sempre più forte ed insistente… - Pronto? - Nessuna risposta. -Pronto?- Solo rumori. Dario riattaccò il telefono, e dalla rabbia lo scagliò contro il soffitto ma gli ricadde subito in faccia. Sudato e con la testa sanguinate incominciò un altro giorno nel tetro grigiore nel quale la sua vita stava scivolando. Solo Marta in ufficio gli chiese di quel cerotto sul sopracciglio. Dario avrebbe solo voluto dirle, invece, che lei stava bene con la tinta nera ed i capelli ricci ma disse solo: – Niente! - Lei insisteva e lui avrebbe voluto dirle che non si era mai accorto di quanto fosse bella cosi mora ed abbronzata e di non preoccuparsi della sua taglia, ma ridisse solo: – Niente, niente! - Solo la sera, mentre mangiava del tonno direttamente da dentro la scatoletta, gli venne in mente un pensiero strano, un attimo di luce, un flash. Per un momento gli sembrò di sentire che qualcosa non era al posto giusto, ma svanì subito. Preferì sdraiarsi a letto, direttamente vestito.
Il suo seno era maestoso, imponente. I capezzoli, larghi e bruni sembravano sorridergli. Li assaggiò desiderando una bocca più grande, morse un capezzolo e sentì la donna respirare profondamente. Il caldo era insopportabile, ma quel seno era irresistibile. Ci passò in mezzo tutto il viso, quasi cercando, sperando, di affogarci dentro. Alzò lo sguardo per vedere il viso che stava per baciare, ma l’eccitazione nel sentir i capezzoli di lei graffiargli il petto, lo rallentò nei movimenti. Scostò con una mano il mare di capelli ricci e neri dal viso ma un rumore distolse la sua attenzione. Sempre più forte, sempre più vicino il rumore aumentò… -Pronto? - -Pronto? - Dario chiuse il telefono tornando fra le lenzuola. Elena ormai era sveglia accanto a lui. Dario la sentì tendersi verso di lui con il corpo e mettersi su un fianco dietro di lui. Sentì la mano di lei venirgli su dalle gambe ed infilarsi nei boxer. Lei incominciò ad accarezzarlo piano, poi, appena ebbe la certezza di aver avuto la meglio su Morfeo cominciò a scorrerlo con più violenza. Dopo poco lei infilo la testa sotto le coperte, poi tra le gambe di lui. Lo assaggiò ripetutamente. Dario sentiva la lingua calda scorrergli fino nell’anima. Sentiva la bocca di Elena cingerlo con decisione ma al contempo con delicatezza. D’un tratto lui la girò di peso spostando le coperte, la mise a carponi e con la lingua seguì la spina dorsale dal collo fino alle natiche attraversando la bianca schiena. Scese ancora fino alle congiunzione delle cosce inoltrandosi nella peluria bionda e cercando avidamente un punto d’appoggio, lo spazio angusto dei desideri, che trovatolo, salutò la sua lingua con il caldo umido del suo sorriso liquido. La lingua di Dario percorse tutto quello spazio, sentiva Elena che rispondeva ansimando ad ogni suo affondo sempre più affannosamente. Lui staccò la lingua all’improvviso, la cinse in vita sollevandola appena, la raggiunse nel profondo prendendola da dietro. Lei docile chinò le braccia finendo con il viso sul cuscino. Dario prese un movimento sussultorio che aumentava sempre più vorticosamente. La sentiva gemere mentre ondeggiavano assieme come una cosa sola e le loro anime ballavano sopra di loro. Lei mordeva il cuscino e gemeva sempre più forte. Il ritmo aumentò vorticosamente fino a che l’esplosione dei sensi non li bloccò uniti e saldati come le loro anime, per un attimo una cosa sola. Si accovacciarono una accanto all’altro. - 'Giorno amore. - - Buon giorn o- - Dario, ti prego, aggiusta quel telefono. Stanotte ha squillato a vuoto tre volte... E abbassa anche il riscaldamento. - Dario annuì.
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