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La croce di S. Andrea
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Titolo:
La croce di S. Andrea |
Autore:
Mgz |
Contatto:
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Racconto
n° 1369 |
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Nel silenzio umido di quel buio avvolgente e disarmante si udivano solo due rumori, il suo respiro agitato e un ritmato gocciolìo di acqua piovana che filtrava da una crepa di quel vecchio muro in pietra. Oscurità totale. La sala dei giochi rimaneva ancora un frutto della sua immaginazione, solo umidità e agitazione. Il suo corpo nudo era stato legato mani e piedi ad una scomoda sedia di legno, umida come tutto il resto della mobilia di quella cantina enorme e inquietante. E poi l’avevano lasciata lì, in un’interminabile attesa che si faceva sempre più opprimente ogni minuto che passava. Tirò la testa indietro, a cercare un po’ di sollievo in quella tensione che l’accompagnava ormai da quasi un’ora e proprio mentre riuscì a trovare un po’ di rilassamento, sentì il rumore dei passi che scendevano le scale; passi secchi e decisi, non riuscì a capire subito quante persone potessero essere, sicuramente più di due. La porta di legno si aprì cigolando e un piccolo spiraglio di luce le diede la possibilità di vedere per pochi secondi le sagome che entravano nella stanza. Potevano essere quattro, forse di più, queste presenze cominciarono a cancellare la sua agitazione, per lasciare posto a un’eccitazione crescente, di cui lei cominciava vagamente a sentirne l’odore. La luce di due piccoli lumini posti all’estrema destra della stanza ne illuminarono una parte, facendo emergere una curiosa sagoma quasi contro il muro scrostato e un po’ ammuffito. Sembravano due assi di legno attaccate a x fra loro, ma man mano che i suoi occhi si abituavano alla poca luce, riuscì a definire meglio quello strumento. Le due assi non erano attaccate fra loro, ma quella particolare croce era stata ricavata da un unico pezzo di legno, liscio e perfettamente trattato. Sulle due estremità superiori e su quelle inferiori erano stati applicati dei legacci di cuoio, e dietro la croce c’era ancora qualcosa che non riusciva a definire. Uno degli individui spostò i due lumini vicino alla croce e ne accese altri, sempre lì intorno, creando un effetto davvero macabro di quel terribile oggetto di tortura. La luce era leggermente aumentata e riuscì a definire con precisione il numero delle persone nella sala. Erano otto, difficile dire se uomini o donne, perché delle lunghe tuniche con i cappucci nascondevano i contorni dei loro corpi. Cercò di scacciare il peso sullo stomaco che aveva, ma l’avanzare verso di lei di una di quelle figure trasformò il suo peso in un brivido sensuale che la percorse tutta, muovendo la sua pelle bianca e liscia. Fu slegata e guidata verso la croce. Attimo di esitazione Uno strattone la ricondusse sulla strada giusta. Era davanti alla croce ora. Nuda, in balia degli occhi dei suoi carnefici. Abbassò gli occhi e si fece guardare, in silenzio nella semioscurità. Quello che l’aveva slegata, le si avvicinò nuovamente, per legarla nuovamente sulla croce. Mani e piedi. Odore di cuoio e legno. Ora, così legata, riuscì a distinguere la sua sagoma in un frammento di specchio che stava sul muro di fronte a lei. La visione di quell’angelo biondo legato e impotente, alla mercè di otto individui incappucciati, le provocò un’eccitazione tale che questa si rese evidente davanti a tutti, attraverso le gocce del suo piacere che le colavano lentamente sulle gambe. Il suo respiro forte, aumentò ancora di intensità quando due degli incappucciati le si avvicinarono e cominciarono a toccarla, con una calma incredibile. Ansimò e chiuse gli occhi, gemendo forte, quando sentì un panno morbido e vellutato sfregarsi contro il suo sesso. Quella stoffa si insinuava pian piano nella sua carne, facendole stringere i pugni per frenare quell’ardore che sarebbe culminato in un orgasmo ovattato, se lei non si fosse trattenuta. Era ancora troppo presto e lei lo sapeva. Decise di tenere gli occhi chiusi per gustarsi quelle mani che la toccavano dappertutto. Man mano cominciò a sentire anche delle lingue sul suo corpo che assaggiavano la pelle bianca come vaniglia, leccando e mordendo quella carne viva e pulsante. Lingua nel suo sesso. Dita nel suo ano. I capezzoli, toccati e baciati. Le mani sul collo, sulle guance e sulle labbra. Capì dopo un po’ quello che si nascondeva dietro la croce, perché uno dei misteriosi interpreti di quel gioco azionò una leva alla base della croce che la fece pian piano ruotare, fino a farla arrivare a testa in giù. Mentre la croce ruotava, quel fiume di mani e di lingue non si fermava un attimo, bagnando il suo corpo di saliva e dei suoi umori, che ormai sgorgavano dal suo sesso senza più un freno. L’aria umida della cantina rendeva l’odore della stanza davvero intenso e carico di sensualità. Lei ormai era in preda ad un piacere finora mai provato e a stento si accorse che le mani si erano interrotte, così come il resto. Riaprì gli occhi; la croce riposizionata come quando era stata legata e nuovamente i suoi carnefici messi in circolo intorno a lei. Di nuovo quegli sguardi pesanti sul suo corpo. Si sentì un attimo a disagio, non capiva cosa stava succedendo, perché si erano fermati, guardava di sfuggita ognuno di quei cappucci in cerca di una risposta, che arrivò di lì a poco. Dal gruppo di persone spuntò un nuovo soggetto, alto imponente e mascherato in modo diverso dagli altri. Non più un cappuccio, ma una strana maschera da diavolo, celava il suo viso. Le si avvicinò e il terrore si manifestò su di lei quando vide nella mano destra del suo carnefice un pugnale dalla lama ricurva. La paura e un senso di morte la percorrevano, avrebbe voluto gridare, ma era completamente soffocata dal piacere che aveva provato fino a quel momento. Non riuscì a spiegarselo, ma chiuse gli occhi e non gridò, c’era una strana rassegnazione dentro di lei che in quel momento le avrebbe fatto accettare qualsiasi cosa, persino la situazione più estrema. La lama si appoggiò su una guancia e scese giù piano sul collo senza mai ferirla, ma lasciandola al limite tra il piacere e il dolore, con un macabro solletico che disegnava brividi sensuali sulla pelle ancora segnata dalle mani e dai morsi dei carnefici. Il pugnale segnava una linea metallica sul suo corpo ancora desideroso di attenzioni, piano piano quella sensazione al limite del piacere la fece tornare nel suo ruolo e l’eccitazione tornò a crescere… Dopo che ebbe finito di disegnarla, il demone posò il pugnale e prese un oggetto cilindrico, anch’esso di metallo e lo passò sulle sue gambe… Una fredda sensazione la percorse di nuovo, la punta arrotondata di quell’oggetto si fece piano piano strada in mezzo alle sue natiche. Entrò nel suo ano con una delicata decisione che le provocò un nuovo e immenso piacere. Anche il suo sesso fu delicatamente profanato da qualcosa di freddo e grosso, che si alternava con l’altro strumento dentro di lei. Movimenti decisi, i suoi occhi di nuovo chiusi, la figura nella sua testa del suo corpo penetrato in contemporanea da due oggetti. L’orgasmo salì, tra gemiti e grida strozzate, inondandola di un piacere denso e profumato che la fece crollare dopo qualche minuto in una stanchezza inebriante. Fu slegata e a stento riuscì ad arrivare con le sue gambe su una specie di poltrona di pelle, rimasta nascosta dal buio fino a quel momento. I carnefici andarono via lentamente, sfilando davanti ai suoi occhi stanchi e al suo viso sovrastato dalle sensazioni forti. Il gioco era finito, nella sua testa ancora qualche frammento delle scene precedenti. Rimase ancora un po’ sdraiata, con in mano il pugnale di quel demone audace, accarezzandosi con quella lama le gambe, il ventre e le braccia, assaporando ancora per qualche minuto quell’inquietante piacere sulla sua pelle…
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