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Il sogno premonitore
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Titolo: Il sogno premonitore
Autore: Ilaria Tammaro
Contatto:
Racconto n° 138
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Lei era bella e nuda sopra di lui. La forma sferica e abbondante del suo seno troneggiava su di lui. I suoi capezzoli rosei, appena accennati, ma eretti lo inchiodavano al suolo. I suoi occhi neri che trafiggevano i suoi, lo disarmarono. Lui sudava, in un altro momento sarebbe stato contento e se la sarebbe mangiata in un sol boccone, ma ora tremava. Lei con voce decisa ma suadente lo incoraggiava, sebbene si cogliesse un tono leggermente imperioso nei suoi inviti. Sul suo maschio addome vi era appoggiata lei, una cavità buia, umida che contorcendosi in impercettibili movimenti lo aspettava per ingurgitarlo. La donna diventava sempre più vogliosa, le gambe spalancate erano chiaro segno di un desiderio incontenibile, la vulva sembrava sciogliersi per le abbondanti secrezioni, avanzava, risalendo, verso il torace e intanto ne sentiva il passaggio caldo umido sulla sua pelle. Riusciva a vederla più vicino, pareva quasi minacciosa: un mostro, con la sua bocca piena di saliva nell’attesa di digerirlo. La donna si passava febbrilmente la lingua sulle labbra superiori, con le proprie mani si palpava le grandi tette. Lui a questa visione cedette e prendendola per i fianchi l’avvicinò a sé, alla sua bocca e avidamente cominciò a sprofondare la lingua dentro la vagina e a lambirla, un incontro di due mucose, sembravano non volersi lasciare più. Reagì con violento ardore lui, aveva dovuto sopportare quelle dure provocazioni. In un regresso d’infantilismo si lanciò sulle poppe, succhiandole anche l’anima, con le mani sembrava spremerle, ne uscì del latte, bevve avidamente, era lui che la ingurgitava. Scoperto l’inguine rivelò il fallo, non eretto ma addirittura irto, tumefatto dall’eccitazione il suo profilo terminava a punta, pronto a trapanare quella carne bollente. Abbassò la testa di lei sul membro, accarezzava i capelli morbidi, questo era piacevole ma mai quanto le sensazioni date dalla suzione e stimolazione dell’atto. Lei tirò su la testa e avvicinò la bocca intrisa di un certo sapore a quella di lui: si fusero in un bacio profondo. Solleticati dallo sfregamento dei loro corpi, cavernosi e non, si lasciavano andare a caldi gemiti di piacere. Reclamavano la fusione dei corpi, degli organi, che inglobati l’uno nell’altra avrebbero dato luogo a una dolce danza, fatta da una stimolazione ideale, che sarebbe stata, a dir poco, eccelsa. Con il suo compagno di avventure, inseparabile amico, lui stava inoltrandosi in quel pertugio acceso e……….
“Dario, svegliati”. “E’ tardi, forza!”. “Dariooooo!”. La voce stridula della sua mamma ruppe l’incantesimo, costringendolo a svegliarsi. Amareggiato da questa crudele irrealtà, Dario si preparò per andare a scuola. Quella era una giornata fredda, gli sarebbe piaciuto davvero godersi il tepore di quella donna bruciante, che smaniava per lui.
A scuola.
Suonò la campanella della terza ora, lui e i suoi compagni aspettavano il supplente che avrebbe sostituito il professore malato. Fra lazzi e urli, la classe si movimentava, quando all’improvviso il supplente varcava la soglia, Dario girò lo sguardo nella direzione di questo e rimase come pietrificato: “E’ lei!” “no, non ci posso credere, com’è possibile?” Sbiancò in viso, riconoscendo nella supplente la calda protagonista del sogno. Era identica, stesso corpo da favola, stesso viso delizioso e stessa voce sensuale. Da sotto il tailleur avorio comparivano due seni prosperosi su un fisico armonioso. A guardarla stava avendo un’erezione, memore anche delle cose “avvenute” tra loro. “Salve, ragazzi, sono la vostra supplente di storia, come già vi sarà stato riferito”. Si presentò lei e quando pronunciò la parola vostra, un brivido percorse la sua schiena, pensando che magari fosse così!
“Prima di proseguire nella spiegazione degli altri capitoli, purtroppo per voi dovrò interrogare, come mi è stato delegato dal vostro professore” Anche in questa veste intimidatoria era stupenda, per Dario. Aprì il registro di classe e intenta a scegliere chi interrogare o martoriare, come dir si voglia, scelse proprio Dario con Gina, la secchiona della classe.
“E’ proprio un segno del destino, alla fine mi vorrà” pensava Dario.
“Gina parlami dei regimi di ispirazione fascista in Europa, dopo la prima guerra mondiale” disse la supplente, mentre estasiato Dario la rimirava.
“Adesso Dario mi spiegherà la Grande Depressione nell’America degli anni ’20 ”.
Dario non riusciva a concentrarsi, non tanto sui concetti da riferire, visto che non ne sapeva uno, ma almeno su come sistemare i discorsi per sembrare di aver detto qualcosa. Pensava solo alle scene hot della mattinata, all’aria licenziosa della donna, alla “cosa licenziosa” della donna: era confuso o eccitato, non sapeva neanche questo.
“Allora Dario spiegami!”.
Incalzato (ancora una volta e con quell’aria imperiosa) Dario, disse: “Be’, la Grande Depressione …. è…..esattamente la sua! Perplessa, la supplente: “Non capisco!”.
Lui: “La Grande Depressione è la sua topa!”.
Fu un’esclamazione spontanea che lo indusse nel momento stesso ad eiaculare abbondantemente, non riuscendo più a trattenere ciò che doveva succedere precedentemente, si risolse tutto in una nuvola bianca che ammollava i suoi pantaloni. Vide la supplente che lo guardava allibita; tutti gli altri ragazzi scoppiarono in una gran risata; Gina, mezza morta dalla gelosia, lo fissava con occhi sbarrati e con aria frignante. Senza dubbio, il sogno meraviglioso si era tramutato in un incubo.