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Seduzione di una ragazza africana
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Titolo:
Seduzione di una ragazza africana |
Autore:
Consolidato |
Contatto:
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Racconto
n° 1403 |
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Fine luglio di un anno qualsiasi, caldo in Italia, quel caldo che rende tutto offuscato e che bagna tutto, anche le menti. Al termine di una stagione lavorativa pesante e in vista delle vacanze agognate Andrea viene chiamato da suo maggiore cliente, una grossa multinazionale dell’acciaio con il quartier generale in Italia. “Senti Andrea, che ne diresti di fare un giretto in Africa? Partenza stasera a mezzanotte, ho già fissato il volo per te; biglietto in aeroporto.” “In Africa, e dove, a fare cosa, e poi così all’improvviso?” “Si andrea. Sai quello stabilimento di tubi che dobbiamo costruire a Lagos, bhe il contratto è stato firmato la scorsa settimana e bisogna andare a Lagos, Nigeria, per fare un primo giro di contatti tra consulenti locali che ci dovranno seguire, fornitori e costituire una nuova società per questo. Mi sembri la persona adatta, sei giovane ma devi crescere, e poi sei disponibile, vero?" Andrea ci pensa un attimo, ha già avuto esperienze all’estero, ma in paesi più tradizionali e comunque con un minimo di preavviso, anche solo per fare mente locale e programmare la propria vita. Ma alla xxxx non si può dire di no ed un fuori programma come quello potrebbe essere anche piacevole. Svegliatosi la mattina alle 7 come sempre, entra nell’ordine di idee che quella sera dormirà a Lagos, avendolo saputo solo alle 11,30. Dopo un viaggio di diverse ore atterra a Lagos alle 2 di notte, in un ambiente surreale. Fuori dall’aeroporto solo mendicanti, storpi e gente che si fa in quattro per portargli (via) la piccola borsa da viaggio preparata per il breve soggiorno e la ventiquattro ore. Scampato a questa corte dei miracoli di storpi e mendicanti, con nelle narici l’odore dell’Africa calda e putrida di fogne a cielo aperto sotto un sole che scalda anche di notte quando è tramontato, prende un taxi, il primo che trova, non ufficiale, perché a Lagos non ce ne sono di gialli. Il viaggio verso l’hotel dura 40 minuti, forse per giustificare la corsa più elevata, o forse per andare in un luogo appartato e derubarlo di tutto. In mezzo a strade asfaltate e piene di buche, in vie senza lampioni, arriva all’albergo, quando ormai si dava per spacciato e s’immaginava con il cranio fracassato in un fosso a bordo strada. Distrutto fa il check in e non mette la sveglia. Si addormenta di un sogno inquieto e profondissimo.
La mattina seguente viene svegliato dal telefono. All’altro capo un uomo che non conosce, di chiare origini africane che in un inglese perfetto ma con accento locale, si presenta come emissario della xxxx e quindi come suo accompagnatore. L’appuntamento è per le 10,30 nella stanza 315 dell’emissario. Nudo corre verso la doccia, ma prima da un’occhiata al balcone della camera e scopre una vista incantevole. Un Eden di rigogliose piante viste solo negli zoo o in televisione, costellati animali quali scimmie e uccelli fantastici alti 3 piedi che balzellano sull’erba. Lo coglie un odore salmastro e umido che viene dal mare in lontananza. L’Africa che la sera gli era sembrata paurosa e oscura ora si apre in tutta la sua sensualità ed il suo fascino. Il caldo è asfissiante, l’umido incredibilmente oltre il livello di sopportazione di un europeo.
Puntuale alle 10,30 bussa alla porta della 315 e coglie una conversazione che l’uomo sta tenendo al telefono con il suo accento inconfondibile. Sta parlando con uno studio legale per fissare un appuntamento. Finita la conversazione si presenta. “Ciao sono Abdel, sono Etiope ma seguo la fascia tropicale africana per conto della xxxx da 25 anni e spesso sono qui a Lagos. Lagos per me non ha segreto, dimmi dove vuoi andare e cosa dobbiamo fare, io sarò la tua guida.” Abdel è un Etiope filiforme, vestito in modo europeo, ma con una cravatta orribile, forse comprata in qualche aeroporto senza badare alla fantasia. Inoltre ha delle scarpe mocassino di cuoio nero intrecciato che fanno molto missionario, invece di emissario di una multinazionale. Al polso un orologio tutto d’oro ed una catena sempre d’oro di dubbio gusto. Nel medio della mano destra un anello a fascia con un rubino incassato. Insomma un concentrato di grezzeria che non passa inosservato ad Andrea, impeccabile nel suo completo estivo di cotone beige chiaro, camicia bianca e cravatta celeste. Andrea si presenta e cominciano a pianificare la giornata. Li avrebbe raggiunti un’ingegnere italiano in arrivo dal Sud Africa che avrebbe dovuto curare la parte tecnica della realizzazione dell’impianto, una volta partito il lavoro. Betti, l’ingegnere, sarebbe atterrato a Lagos con il volo serale delle 20.
La giornata si svolge tranquilla ma intensa tra uno studio legale ed una riunione con la controparte, il Ministero dell’Industria Nigeriano nella persona di un funzionario dall’aspetto ancora più pacchiano di Abdel, se possibile.
Giunti alle 17,30, Abdel decide che la giornata di lavoro è finita e fa ritorno all’Hotel, conducendo Andrea in piscina per un bagno defatigante. La piscina dell’albergo è poco frequentata, solo qualche uomo d’affari ed alcune ragazze locali che prendono il sole e sorseggiano acqua e limone.
Andrea prova rilassarsi e si tuffa sotto un sole che, pur essendo le sei del pomeriggio, ha la stessa intensità e altezza nell’orizzonte, come in Italia alle 2. Dopo mezz’ora sente le spalle bruciare e capisce che è meglio andare sotto una palma sdraiato.
Tanto per dare un’occhiata e per capire l’ambiente guarda verso le poche ragazze presenti che sono tutte di ceppo africano. Sedere in fuori e molto pieno. Alcune di loro hanno tolto il pezzo sopra e, con grande meraviglia di Andrea, recano il segno del costume. In altre parole Andrea capisce che anche le persone di colore si abbronzano, il che non appare scontato. Dopo questa perla di scienza applicata, Andrea fa ritorno nella stanza, non senza dare un’altra occhiata verso il panorama del giardino e della natura straripante che lo adorna. Le scimmiotte saltellano da una pianta ad un’altra e sembrano giocare con piccole bacche cadute da un cespuglio.
La cena è organizzata nella zona bene della capitale, verso la scogliera, in un locale a picco sul mare da cui scendono delle scale che terminano in una piattaforma di palafitte sull’acqua. Il tetto di paglia fa molto villaggio delle Maldive, ma la mancanza delle pareti e la brezza dell’Oceano recano sollievo ai clienti.
Nel frattempo è arrivato Betti, stanco del viaggio ma affamato. Betti ha circa 50 anni, è alto, vestito decentemente e parla un inglese fluente. Ha vissuto una vita all’estero e mostra una naturale capacità di sapersi muovere nell’ambiente africano. I tre, raggiunti da un sedicente assistente del Ministro delle Finanze invitato da Abdel, discorrono amabilmente dei luoghi e, di tanto in tanto, del progetto che deve realizzarsi. Andrea intrattiene il funzionario e accenna ad alcuni problemi burocratici che potrebbe incontrare. Il funzionario è però distratto dalle enormi aragoste e dallo Chablis (mis en bouteille au chateau, biensur) che, opportunamente, Betti ha fatto portare. Il vino annaffia le gole secche ed annebbia le menti. I quattro quindi si sciolgono e passano a parlare di argomenti meno seri.
Betti senza mezzi discorsi propone un dopo cena di svago, con il chiaro intento di combinare qualcosa in campo di donne. Il funzionario dice di essere disponibile, così come Abdel, il quale propone un locale sulla costa a 10 km dal centro, popolato a suo dire dalle ragazze più carine di tutta Lagos.
Andrea è pietrificato. Proiettato o meglio catapultato a Lagos senza preavviso, ora si vede coinvolto in una storia di maiali 40/50enni che vogliono scopare e non accetterebbero un suo rifiuto. Per correttezza di rapporti umani da un assenso vago e li accompagna.
Il locale in realtà è uno scantinato, alquanto kitch, di una costruzione altrettanto kitch con improbabili colonne doriche nella facciata. Si chiama Palladium scritto con incredibili caratteri greci.
Scendendo le scale Andrea è quasi impietrito dall’odore dolciastro di profumo femminile messo in abbondanza dalle donne locali. Le pareti sono di velluto rosso e i divani hanno una tappezzeria leopardata di dubbio gusto. Completa il quadro una musica soft dai ritmi vagamente disco anni ’70. Insomma Andrea si trova in un bordello, o casino come volete chiamarlo. Lui, così preciso ed igienista, che si lava prima le mani e poi fa pipì, ha problemi seri anche a sedersi nelle poltrone. Il locale è popolato da almeno 20 ragazze non nude, ma abbigliate e truccate in modo pesante, con un pesante strato di crema chiara in volto per sembrare più simili alle bianche.
I gesti sono di accoglienza calda ma normale. Le ragazze non sono aggressive. I quattro trovano posto in un angolo della sala principale, alla luce di un faretto che proietta luce soffusa rosata.
Abdel per fare lo splendido con i soldi del rimborso della xxxx ordina champagne per tutti, anche se Andrea non avrebbe voglia di bere. Si fa avanti la padrona del locale, o almeno così si definisce, la quale prospetta varie alternative per la serata. Andrea è quasi sconvolto e comincia ad essere imbarazzato. Non ha problemi con le donne, ma pur essendo attratto dal genere femminile non è abituato a frequentare certi ambienti e certe ragazze. Inoltre ha una paura fottuta di qualsiasi tipo di malattia e non dimentica le statistiche che si leggono sui giornali circa la Nigeria.
Abdel adocchia quattro ragazze ad un tavolo e fa un gesto poco elegante con la mano, accennando a contare il denaro, facendo insomma capire che è disposto a pagare, se ce ne fosse stato bisogno. Le quattro si avvicinano. Sono quattro donne di al massimo 25 anni, chi più slanciata e chi meno, con forte trucco e vestiti sgargianti. Andrea è particolarmente colpito da una delle quattro che porta dei pantaloni attillatissimi e fascianti con sandali vertiginosi. La ragazza lo fissa e sorride, ma non è particolarmente aggressiva di modi.
L’offerta viene formulata da Abdel che preferisce portare le ragazze all’Hotel per averne la disponibilità, così si esprime letteralmente, per tutta la notte. Andrea a quel punto declina l’invito e dice di essere stanco. Gli altri uomini nemmeno ci fanno caso e allora viene scartata una delle quattro. Ma la ragazza con i pantaloni attillati rimane tra le prescelte.
Abdel dice il nome dell’Hotel alle ragazze, da loro i soldi per un taxi e comunica loro i numeri delle stanze dei clienti, esclusa quella di Andrea.
Andrea per niente pentito segue i tre alla macchina, quasi sollevato di esserne uscito indenne. All’ultimo momento il funzionario del Ministero decide che non vuole pagare la camera dell’albergo e resta nel locale stoppando una delle tre ragazze in attesa del taxi: sceglie quella più minuta e bassa, ma con un sedere più prominente delle altre. Evidentemente il canone di bellezza locale lo aveva colpito.
Abdel, Betti ed Andrea tornano all’albergo e Betti quasi prende in giro il ragazzo perché non vuole scopare.
“Guarda che se è per i soldi non ci sono problemi, te la offro io.” E ancora: “Se ti manca il preservativo, che dovresti sempre portare con te, tieni e ripensaci. Anzi sai che faccio te la mando in camera prima di farmela io, consideralo un regalo personale”. Andrea è atterrito e quasi vorrebbe rifiutare il preservativo che Betti, poco elegantemente, lascia scivolare nella tasca giacca della giacca del giovane. Ma non può essere scortese e rimane fermi, dicendo comunque che non è interessato.
Arrivano nella lobby dell’Hotel e Betti, con fare consumato, da una mancia al portire di notte perché faccia passare le ragazze al loro arrivo in taxi. Il portiere accetta e in un inglese accentatissimo esclama: ”No proooooblem, Sir”, accompagnando la frase con una strizzata d’occhio inequivocabile. Latitudini differenti, ma i portieri sono spesso conniventi e sensibili alle belle mance.
Andrea saluta gli altri due e va verso la sua camera. Riflette sull’accaduto e si dice convinto di aver fatto la cosa giusta, anche se ripensandoci la ragazza con i pantaloni attillati aveva fatto intravedere un sorriso smagliante ed un fisico notevole. Sotto la doccia canticchia una canzone dei Doors e si prepara a dormire, dopo aver messo l’aria condizionata a palla.
Dopo 20 minuti circa, sente bussare alla porta. In boxer e magliettina si dirige alla porta non pensando alla sorpresa. Davanti a sé si presenta Aileen, la ragazza con i pantaloni bianchi. Splendida nella silhouette controluce, con la stanza in penombra, rotta dai neon del corridoio. Chiede di entrare. Qui Andrea tentenna un po’ ma l’insistenza della ragazza lo fa capitolare. Lei, con il dito davanti alla bocca in segno di silenzio, comincia a bisbigliare una storia.
“Ciao, non parlare forte, sono quella del locale (come se dovesse spiegarlo) non voglio andare da quel maiale bianco. Io voglio te!”
Andrea è sconvolto ed impreparato e balbetta senza efficacia. E’ letteralmente stordito dall’improvvisata, ma comincia a realizzare. Ecco perché mi hai guardato facendo gli occhi dolci per tutto il tempo che eravamo nel locale, ora capisco, dice dentro di sé.
La ragazza, di fronte alla titubanza di Andrea non si scompone ed esclama: “Forse non ti piaccio?” La frase suona molto pesante ad Andrea, quasi come un macigno. Carina è carina, non c’è dubbio, anzi ha dei tratti del viso, pur negroidi, godibilissimi. Il seno prosperoso ed un vitino di vespa, apre le porte ad un culo da urlo.
Lei non accenna a smontarsi e di fronte al silenzio attonito di Andrea comincia a spogliarsi. Elegantemente e con gesti semplici allo stesso tempo, si toglie la maglietta e dischiude due pere gonfie gonfie alla vista del giovane. Poi prosegue e, voltandosi, si abbassa e si sfila i pantaloni.
Quello che prima Andrea aveva solo potuto intuire, ora appare celato solo da un completino intimo color verde pastello che non ha nulla dell’aggressività di una prostituta. Il seno è sostenuto, ma non ce ne sarebbe bisogno, da un reggiseno a coppe e gli slip sono sgarbatissimi, mettendo in risalto le lunghe leve da giraffa.
Andrea esclama: ”Sei bellissima, sei la più bella ragazza che io abbia mai incontrato!” E mentre lo dice scava dentro di sé, convincendosi di aver detto una cosa fondata. Lui, pur carino non ha mai trombato o visto in completo intimo una ragazza con il classico fisico da modella, impreziosito da due tette di dimensioni e consistenza ragguardevoli.
La ragazza lo spinge sul letto e gli intima di togliersi la maglietta. A sua volta esclama con voce sensuale apparentemente sincera: ”E’ tutta la sera che ti tengo d’occhio, fammi vedere che spalle che hai, devi essere muscoloso, mmm”. Andrea in effetti, pur non curandosi affatto ha una buona dotazione di serie e fa un figurone in costume da bagno con due spalle larghe e regolari e pettorali, naturalmente tesi e prominenti. Il ventre è piatto anche se non definito e il poco moto derivante (fa jogging praticato quando può) lo mantiene asciutto ma massiccio. Le sue gambe sono infatti particolarmente possenti e lasciano immaginare che abbia giocato a football o a rugby. Niente di tutto questo, ma le apparenze ingannano e piacevolmente.
Aileen, si mette a cavalcioni sopra le ginocchia di lui e scostandosi il reggiseno scopre un seno comiciando a massaggiarsi sul capezzolo con la mani destra. Appare estasiata dalla vista di lui a torso nudo in boxer e con l’altra mano comincia a toccarlo nei pettorali e nelle spalle. La ragazza non parla più, ma comincia ed emettere suoni di donna lasciva e calda, stimolata come è dalla contemporanea vista di lui e dal piacere che si dona strizzandosi il capezzolo. Il suo seno, ora scoperto e prominente, sembra quasi esplodere per quanto è gonfio. Il capezzolo è enorme.
Andrea continua a dire ad Aileen no, no non voglio, scusami ma non voglio, ma lei continua nelle carezze. Aileen allora esclama: ”Perché non mi vuoi, sei una statua, ti voglio sei mio, ti voglio dentro…” A quel punto inizia a prendere in mano il cazzo di Andrea che dava già segni di vitale risveglio, a dispetto del non voglio di prima.
Ma Andrea veramente non vuole e all’insistenza di lei risponde solo con “I can’t, really, I cannot. I don’t want to hurt you, but I don’t want to make love with you.” Però ormai la palpeggia sul seno e delicatamente prende in mano il suo didietro. Andrea pare meravigliato dalla reazione di Aileen che invece di essere smontata dalle parole di lui ora ha lasciato il suo seno per dedicarsi alla propria fica. Poi si alza e va alla borsetta tirandone fuori un preservativo. Lui si irrigidisce ulteriormente perché capisce che le cose stanno precipitando e non vuole cedere, ma in qualche modo è eccitatissimo.
Allora va alla propria giacca e prende il preservativo in carta dorata che Betti gli aveva infilato nella tasca e che ora poteva essere utile. Andrea dice: ”No, no lascia usiamo questo”. Rimessosi steso sul letto lei tenta di toglierglielo dalle mani per infilarlo sull’uccello di lui. Andrea però è fermo e risoluto. Faccio io. Vatti a lavare le mani, ordina lui e lei, docilmente esegue. Le mani della ragazza ora profumano di pulito.
Lei si aspetta che lui lo indossi da un momento all’altro e intanto si prepara la strada con le dita, infilandole sotto le mutande tra le labbra già umidissime. Ma improvvisamente lui che fa: scarta il preservativo e invece di infilarlo sull’uccello che sbuca da fuori dei boxer, lo fa scorrere con la mano destra intorno al medio e all’indice della mano sinistra, come a proteggere le sue dita.
Lei lo guarda stranita, ma ormai è in un mondo lontano fatto di gemiti e sospiri rotto solo da espressioni gutturali e strozzate. Allora lui si mette di fianco e toccandole il seno scoperto con la destra, assaporandone la setosità della pelle, introduce con delicatezza le due dita protette nella fica di lei. La trova calda e aperta a sufficienza per penetrarla con movimenti ora ad uncino, ora rotatori.
Insomma Andrea la sta masturbando con fare risoluto e lei, di rimando gli ha preso l’uccello in mano accennando una sega lenta. I due continuano e lei sembra arrivare al punto di rottura non la fica che pulsa e i gemiti sempre più rotti da sospiri profondi. Quando lei accenna a chinare il capo per prenderlo in bocca lui, in perfetto inglese con educazione esclama: “No, please, just with your hand; but I don’t want to come.” Lei rimane perplessa ma esegue, asservita come è dai movimenti e dalle stimolazioni delle due dita infagottate. Alla fine non regge e viene con un gemito più lungo degli altri, accompagnato da un abbassamento del busto verso di lui a baciare il petto ed i suoi capezzoli, quasi per riconoscenza.
Lei capisce che può interrompere la sega e lascia l’uccello di lui, prima però lo bacia lievemente alla base con un gesto pieno di affetto e tenerezza. “It’s a pity, my dear” sospira allontanando le labbra dall’uccello di lui.
Aillen si stende sul letto ormai appagata e massaggia il petto di lui con lievi movimenti delle unghie laccate. Andrea guarda il soffitto e ricomincia a respirare in modo regolare, pur mantenendo l’uccello in tiro.
Poi lei si riveste e quando è pronta lo attira e se, prende la mano di lui, la porta sul seno ed esclama: ”I love you. You’re a sweet sweet lover, honey”.
Andrea la accompagna alla porta, la fa uscire, e dopo aver chiuso si avvicina al letto sfatto. Poi stenta ad addormentarsi, ma ripensa a quella storia incredibile, che difficilmente potrà raccontare senza passare da finocchio tra gli amici. Ho sedotto ed abbandonato una ragazza africana…
La mattina la voce nasale di Betti lo richiama alla realtà davanti all’immenso banco della frutta tropicale tagliata dagli chef dell’Hotel per la colazione degli ospiti: “Che trombata ragazzo mio, che rombata, aveva un culo da favola e lo succhiava da urlo. Ma a ripensarci queste zoccole sono tutte senza cuore, questa trombava con me, ne voleva ancora, ma pensava ad altro, chissà a che pensava? Poi? Io intanto una bella ripassata gliel’ho data, non ti preoccupare… vai”.
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